Romagnoli 200: “Devo tanto a Zeman. Mi volle lui in prima squadra”

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Alessio Romagnoli 200. presenze in serie A. Il difensore romano si racconta a Skysport, dalla Roma a Zeman e al presente ripercorre tutte le tappe.

Romagnoli 200 su skysport

Duecento presenze. Non un traguardo ma una partenza”

“Romagnoli 200. Duecento partite vogliono dire tante cose, le vedo come un punto di partenza e non di arrivo”- sostiene il numero 13 rossonero – “e spero di farne altre 200 se non di più, sono sempre orgoglioso di essere capitano del Milan, darò sempre il mio massimo ad ogni gara, Il mio sogno è di diventare il più forte di tutti, di vincere e di essere ricordato come un vincente. Ogni giocatore lavora per questo. Punto ad essere un vincente e a vincere il più possibile”. Sul futuro al Milan: “Mi trovo benissimo al Milan, è stato subito amore a prima vista, sto bene a Milano, ho un contratto fino al 2022, manca ancora tanto, poi vedremo. Finché starò qui darò sempre il massimo”. L’ambiente milanista piace ad Alessio, che si confa anche al suo carattere: “Fuori dal campo sono molto tranquillo, anche timido. Mi piace tenermi dentro le cose, ho mantenuto sempre le stesse amicizie, a Milano però ho trovato il mio ambiente ideale”.

La Roma e il primo gol, Zeman, Garcia e il ruolo di terzino

Parole dolci per il suo passato giallorosso:  “Devo tanto alla Roma, tantissimo. Mi ha preso da bambino e mi ha cresciuto, devo tanto a Zeman, mi ha voluto in prima squadra quando ero molto giovane. Fu veramente una bella esperienza. Il mio primo gol è stato molto emozionante”- continua Romagnoli- “poi andare ad abbracciare Francesco è stato fantastico. Sono contento di esserci stato anche io”. Sul passato da terzino con Garcia: “Mi sento un centrale, a diciotto anni non potevo dire di no a giocare terzino. Feci abbastanza bene, fu un’esperienza importante per me ed un passo importante nella mia carriera”.

Mihajlovic, Nesta e Gattuso

Molto importante per la sua formazione anche l’anno a Genova con Mihajlovic, ritrovato poi anche in rossonero: “La Sampdoria la ricordo con grandissima emozione, Mihajlovic per me è stato molto importante. Devo ringraziarlo perché mi ha voluto fortemente alla Samp e al Milan, ha fatto spendere tanti soldi per me, mi ha fatto giocare anche quando facevo qualche errore”. Sulla scelta di prendere il numero 13, lo stesso di Alessandro Nesta: “Nesta per me è il più grande difensore della storia, italiano e non solo. La 13 era disponibile, mi sono sentito di prenderla, senza problemi, con molta leggerezza”. Romagnoli ricorda poi l’arrivo di Gattuso in rossonero, con il relativo addio di Vincenzo Montella: “Mi dispiacque l’esonero di Montella ma il calcio va così, poi arrivò Rino, una persona vera come Sinisa, un vero uomo. Con lui arrivarono i risultati e le soddisfazioni, fu un anno veramente fondamentale per noi. Quel Milan è stato lo specchio del suo allenatore, un Milan sempre pronto a battagliare”.

L’arrivo al Milan, la Supercoppa e la fascia di capitano

“Ho detto sì al primo istante, è bastata una chiamata del mister. Tutto il resto lo ha fatto Galliani col mio ex procuratore. Il Milan vuol dire campioni, trofei vittorie, mi sono sentito sempre parte di una famiglia. Sono arrivato molto giovane, sono qui da sei anni e non posso chiedere di meglio, è stato subito amore a prima vista”. Un pensiero particolare alla Supercoppa, primo trofeo della carriera: “”Il primo trofeo non si scorda mai, negli anni abbiamo potuto vincerne altri, come la finale di Coppa Italia persa ai supplementari. Ne ho perse tre, spero di rimediare nei prossimi anni. Il primo trofeo comunque è stato molto importante”. Che emozione la fascia da capitano, ereditata da Gattuso: “Eravamo in tournée in America, Gattuso mi toccò il braccio e dissi subito sì. Essere capitano di una squadra così gloriosa a 23 anni può essere solo motivo di orgoglio. La fascia del Milan in pochi la indossano, l’hanno indossata i più forti al mondo, è una spinta per fare sempre meglio”.

Il Milan, Pioli, Ibra e il sogno scudetto

Grande stima per il tecnico rossonero Pioli: “E’ uno di noi. Una persona che fa le cose in gruppo, ha voluto tanto che questo gruppo potesse crescere. Non dobbiamo fermarci, siamo all’inizio, niente è scritto. Dobbiamo essere bravi a sfruttare il momento e fare il meglio possibile”. Su Ibrahimovic, vero trascinatore dello spogliatoio milanista: “Ha aggiunto fame di vittorie, mentalità e gol che all’inizio ci mancavano”.  Lo scudetto? “Il nostro obiettivo è e rimane la Champions, il campionato è ancora lungo, è ancora presto per fare previsioni. Giochiamo ogni partita al massimo per arrivare la Champions, poi vediamo”.