LA SUPERLEGA E’ L’ANTITESI DI ZEMANLANDIA

Il terremoto Superlega ha scatenato reazioni di tutto il sistema calcio. Ovviamente anche di chi ha conosciuto e amato Zemanlandia

Il senso del calcio per come lo abbiamo conosciuto e amato, era già agonizzante e moribondo da tempo. Con la conferma della Superlega, sembra aver avuto la mazzata finale e non sappiamo a cosa davvero porterà questa “nemesi” del pallone. Di certo la storia di Zemanlandia, racconta di una squadra, il Foggia senza campo di allenamento, che si allenò nel parcheggio del suo stadio, ospitare la Juventus allo Zaccheria e batterla giocando un calcio nuovo, veloce e spettacolare. Chi ha vissuto queste favole ne ha ancora gli occhi e il cuore pieni, specialmente di nostalgia, quella mai ricompensata e ancora mortificata da quando il calcio è diventato più azienda che sport.

Tutti a ridere quando Zeman tornando in serie A a Roma dichiarò che nel calcio soffiava ancora il “Vento Del Nord”. Ci pare che non si sbagliasse così tanto, specialmente ora che la credibilità di quest’ultimo campionato va a farsi benedire. Quanti oggi crederanno di non aver assistito ad una stagione farsa? Gli spettatori calano inesorabilmente, quelli rimasti sono tanti disillusi e forse neanche più in buonafede!

LA SUPERLEGA COME LA WWE DEL WRESTLING

In odore di interessi e tornaconti chi ancora crederà alla storia dello scudetto perso in albergo del Napoli, solo per aver visto la Juve vincere con errori arbitrali a San Siro? Con la chiamata anche del Napoli in Superlega, l’asse Agnelli-De Laurentiis, sui cui scrivemmo anche un articolo, alimenta più ombre che luci. Il mondo del calcio diventa giorno per giorno meno credibile, il mondo del Wrestilng americano è più onesto con il suo pubblico. Lo dice apertamente con il linguaggio del corpo e dei suoi personaggi, che è tutta una messa in scena.

SALVIO IMPARATO

Liguori: “Sarri, come Sacchi e Zeman, ha fatto la storia con un’impronta”

Paolo Liguori, direttore del TgCom24, è intervenuto ai microfoni di Radio Goal (Kiss Kiss Napoli). Si parla di Fonseca, Gattuso, Sarri, Sacchi e Zeman

Riapertura stadi

“L’Italia riapre per il calcio – dice Liguori – sotto la pressione della Uefa, e da qui una cascata di riaperture. Per avere una rete digitale efficiente bisogna dare il calcio a Dazn, per avere una riapertura bisogna fare gli Europei di calcio, l’Italia è un paese che sente molto la questione del calcio se no le riaperture chissà quando ci sarebbero state. Non si è aperto per il turismo, che è un’industria pari al 15% del Pil italiano, ma lo si fa per il calcio, questo è un Paese strano.

La Roma e l’Europa League

 Mi piacerebbe se vincesse l’Europa League, ma dopo lo scoglio dell’Ajax bisogna pensare al favoritissimo Manchester United, e poi non ci dimentichiamo della ‘talpa’ Arsenal in una possibile finale.

Napoli-Inter? I tifosi interisti non si devono offendere ma credo che il Napoli domani vincerà. La squadra di Conte, per statistica, prima di vincere lo scudetto dovrà perdere qualche partita. Dall’altra parte vedo un Napoli con una forma che non aveva quasi mai avuto quest’anno, è al top della condizione stretto attorno a Gattuso.

Scambio Gattuso-Fonseca?

 Non so cosa accadrà per la panchina Napoli l’anno prossimo, ma se mi dicessero di cambiare Gattuso con Fonseca neanche li farei finire di parlare. Lo scambio Gattuso-Fonseca mi farebbe adorare De Laurentiis, perché magari il portoghese col suo tono flemmatico andrebbe benissimo, ma magari a Roma con quei giocatori va meglio uno come Ringhio. Ho sempre apprezzato Gattuso, e in ogni caso ha portato una squadra che probabilmente andrà in Champions. Credo che alla fine in Champions ci andranno Napoli e Atalanta, e a rischiare di più saranno Milan e Juve.

Sarri alla Roma, Sacchi e Zeman

“Magari arrivasse Sarri a Roma, la politica del club giallorosso è basata sui giovani e mi piacerebbe vederli allenati da un tecnico ambizioso come Sarri. Il gioco della squadra con il tecnico toscano si vede, penso che i tifosi del Napoli se lo ricordano bene. Sarri, come Sacchi e Zeman hanno fatto un po’ di storia dando una propria impronta al gioco del calcio”.  

Maifredi: “Sacchi stia zitto, io e Zeman abbiamo cambiato il calcio, non lui”

Maifredi-Zeman

Gigi Maifredi è intervenuto alla trasmissione Radio Gol. Intervenuto su Juventus-Napoli, ha detto la sua anche sulle parole di Sacchi sullo scudetto del Napoli 89/90.

 “Il ruolo dell’allenatore – dice Maifredi – è completamente cambiato. Vedo certi allenatori che in panchina recitano perché sanno di essere inquadrati. Ora l’allenatore che esce da Coverciano è pronto anche con i giornalisti, è molto attento per non creare attriti. Il livello degli allenatori di un tempo era molto più alto, ora appena i calciatori finiscono di giocare vengono subito buttati ad allenare in Serie A.

Gattuso e Pirlo? 

Gattuso ha fatto la gavetta, a Napoli ha avuto alti e bassi ma ora sta avendo un colpo di coda. Pirlo è stato il playmaker più forte del mondo, ma un conto è andare in campo e un altro è cercare di far rendere al massimo i giocatori. Ci sono 30 calciatori contro di te e sono difficili da gestire. Spero che si riprenda e venga confermato, perché l’esperienza che ha fatto quest’anno vale 10 anni di gavetta.

Juve-Napoli? 

La qualificazione in Champions è fondamentale più per la Juve che per il Napoli. La gestione amministrativa degli azzurri è eccezionale, mentre i bianconeri sono quotati in borsa e senza Champions sarebbe un dramma.

Sconfitta della Juve ed esonero di Pirlo? 

Se dovesse essere esonerato Pirlo la Juve punterà su un nome forte come Allegri. Se dovesse tornare Allegri credo che Paratici e Nedved se ne andranno perché sono stati loro a non volere più Max.

Le parole di Sacchi contro lo scudetto vinto dal Napoli?

 Sacchi dovrebbe tacere, ha la memoria corta. Il Milan ha vinto contro il mio Bologna con un nostro gol non visto dall’arbitro Nicchi, la palla era entrata di mezzo metro. Sacchi ha vinto la Coppa Campioni partendo dalla partita sospesa di Belgrado per nebbia e poi rigiocata, penso che Arrigo debba stare zitto. Tutti hanno gli scheletri nell’armadio e chi non ha peccato scagli la prima pietra. Io e Zeman abbiamo cambiato il calcio, non lui”.

Blog, Zeman ha venduto più libri di Lippi e Capello

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Se ci si imbatte nel web e in gruppi e blog dedicati a Zeman, ci si rende conto che per tanti è come una rockstar.

Quanti allenatori possono dire di avere una vera e propria schiera di fan e Blog a loro dedicati? Nemmeno i milioni followers di Ancelotti, che piacevano tanto a De Laurentiis, posso essere calcolati in questa speciale conta di VERI appassionati di un allenatore. Zeman da Foggia a Roma, Lecce, Salerno, Pescara, fino addirittura a Napoli, Avellino e Cagliari dove ha avuto esperienze sfortunate, ha raccolto innamorati proseliti. Anche dove non ha allenato, puoi trovare almeno uno zemaniano con il suo piccolo oracolo, dedicato al tecnico Boemo. Oggi mi sono imbattuto in un post, nel gruppo ZEMAN nel segno del 433, di Marco Del Coco.

Blog-Zeman

È praticamente la foto dell’articolo e mi ha procurato una vera e propria emozione. Vedere tutti quei libri messi in posa ti fa arrivare forte quanto Zeman ha dato, restando scolpito nella memoria di tanti innamorati del suo 4-3-3. Sfido chiunque a dimostrarmi che altri allenatori come Lippi, Capello etc. abbiano lo stesso fascino, tale da conservare ogni cimelio come fosse una vera e propria rockstar.

SALVIO IMPARATO

Babu: “Zeman vide in me quello che altri allenatori non vedevano”

Babu-Zeman

Calcio Lecce riporta un’intervista di Anderson Babu apparsa oggi su Il Mattino. L’ex attaccante di Lecce e Salernitana ha parlato dell’imminente sfida al Via Del Mare e di… Zeman

BABU E LA VISIONE DI ZEMAN

“Per me fu importantissimo. Certo il merito fu anche mio – afferma Babu – per quello che feci in campo, ma senza di lui non so come sarebbe andata. Vide in me quello che non vedevano gli altri allenatori, tant’è vero che da centrocampista mi trasformò in esterno”.

LECCE E SALERNITANA

“Con Lecce e Salernitana ho vissuto momenti unici che fanno sì che la gara del prossimo week-end sarà ovviamente speciale per me. Si tratta di due piazze, due città, che mi hanno dato tanto e dove sono stato davvero bene. A Salerno ho conosciuto l’Italia e ho imparato gli aspetti principali del calcio, a Lecce ho raggiunto l’apice della mia carriera con due anni bellissimi vissuti nel grande calcio”.

TIFO NEUTRALE

“Non so scegliere chi tifare visto quello che mi lega a Salernitana e Lecce. Che vinca il migliore, ma con un pareggio sarei più contento sapendo però che, forse, potrebbe servire non tantissimo ad entrambi in ottica promozione in Serie A. A prescindere da tutto mi auguro di poter vedere una partita bella e avvincente, pur essendo convinto che sarà così visto quello che hanno dimostrato in questo torneo granata e giallorossi. Probabilmente l’unica differenza è rappresentata dall’organico del Lecce, più profondo rispetto a quello campano”.

PARTITA NON DECISIVA

“Vincere vorrebbe dire molto vista la classifica attuale, ma potrebbe comunque non bastare ad affermare come chiusa la lotta per il secondo posto. Primo perché c’è anche il Monza di Brocchi dietro di loro che può dire e che certamente dirà la sua fino alla fine, e secondo perché rimarrebbero comunque da giocare tante partite da qui al termine del campionato. Con 21 punti a disposizione tutto può ancora accadere”.

LA SFIDA CODA-TUTINO. 

“Parliamo di due attaccanti importanti per la Serie B, di quelli che risultano essere davvero decisivi e che quindi a un allenatore toglierebbero un bel po’ di pensieri nel corso di una stagione”.

Avenida, Zeman ringrazia per il brano dedicato a Franco Mancini (VIDEO)

Avenida-Zeman

Zdenek Zeman manda un video messaggio agli Avenida. Gruppo che ha dedicato un brano a Franco Mancini.

Gli Avenida hanno scritto un brano “Il volo del campione” dedicato a Franco Mancini. Di seguito il videomessaggio di Zeman che li ringrazia e conclude alla sua maniera pittoresca.

“E’ un brano bellissimo, mi viene da piangere a ricordarmi di Franco. Non solo per le sue parate, ma anche per il suo comportamento. Mi ha dato tanto e spero abbia dato tanto a tutti e poi… Basta”

https://www.facebook.com/AvenidaBand/posts/1777684285744654

SALVIO IMPARATO

Gigi Maifredi: “In Italia poca fantasia. Si vive ancora su quanto fatto da me e Zeman”

Gigi Maifredi ha rilasciato forti dichiarazioni a Tuttomercatoweb.com. Il suo è un duro attacco al modo si preparare gli allenatori a Coverciano.

“I problemi della serie A? Credo che fortemente indiziato sia Coverciano – confessa Gigi Maifredi – dove ti insegnano a essere tatticamente impeccabile e a giocare sugli avversari e questa è la cosa peggiore. L’Italia purtroppo non sforna gente di fantasia. Ancora si vive su quanto fatto da me e Zeman. Che poi è stato messo alla conoscenza di tutti da Arrigo Sacchi che si è adeguato a un gioco nuovo avendo una squadra fantastica. Ed è diventato un gioco che è ancora attuale”.

Che cosa serve allora?

“Il calcio non può star fermo ad una sola impostazione. Serve uno strappo e non vedo gente che salvo eccezioni, abbia la capacità di farlo. C’è bisogno di una squadra importante che faccia un gioco nuovo e può essere allora a quel punto un modello. In Italia non c’è più fantasia ma un impegno tattico incredibile. Il campionato italiano è il più difficile di tutti perchè se fai una cosa c’è subito lo studio per pararla, mentre all’estero si è più liberi mentalmente, lo dimostra anche l’Inghilterra con un gioco improntato su giocatori con caratteristiche diverse da quelle che ci sono in Italia”.

A Coverciano cosa occorrerebbe fare?

“Mi hanno chiesto spesso se volevo far qualcosa ma non ne ho mai sentito la voglia. Se vado a dire certe cose, sono atipiche e verrei combattuto come uno che bestemmia. Bisogna partire dalle conoscenze tecniche dei giocatori e poi occorre che emerga la fantasia. A Coverciano ti indottrinano in tutto, dalla medicina alla psicologia, e quando esci di lì sei bravo a rispondere ai giornalisti e bravo in campo ad applicare il tuo credo. Io vorrei invece che mi dicessero invece 5 modi intendere calcio. Invece uno esce da lì col suo unico modo che ha in testa. Nel basket ad esempio vengono fatti degli aggiornamenti ogni 3-4 mesi e i tecnici vanno ad imparare quel che altri propongono. Qui ognuno è geloso di quel che ha e pare se lo voglia portare nella tomba”.

Max Allegri al Club, “per me è no!”. Racconto del calcio che non convince

L’entusiasmo che ha accompagnato la presenza di Max Allegri al Club, ha incuriosito ma non ha convinto. I problemi del calcio italiano in Europa sono anche figli del racconto che il tecnico livornese ha portato in diretta a Sky Calcio Club.

Chiunque potrebbe dire – <<Ma come, Allegri è l’unico che ha portato la Juve a giocare due finali di Champions e voi scrivete queste eresie?>> – ma non avrebbe ragione, almeno non del tutto. Qui non stiamo scrivendo un articolo per dire – << Svegliatevi, Allegri non è bravo>> – anzi, Max Allegri è bravissimo, il numero uno dei gestori, come li definì Zeman. Ne è l’evoluzione, la versione 3.0 di Lippi, Capello e Ancelotti. Anzi come Ancelotti è un rinnegato, Carletto rinnegò Sacchi senza tradire il DNA del Milan, forse alla Juventus capì che non poteva replicare l’integralismo del suo maestro. Allegri invece ha rinnegato il bel gioco, con quello vinse la panchina d’oro alla guida del Cagliari, mutando invece il suo DNA personale, fino ad arrivare a quello che è oggi. Un allenatore moderno che va ospite di Caressa a far godere Capello e far felici gli anti Sarri e risultatisti.

IL CALCIO E’ CHI DIFENDE MEGLIO

Era l’ultima frase che si poteva sperare di sentire e Max Allegri we l’ha detta. E da li in poi non lo ascolti più con la curiosità di chi ormai si era buttato alle spalle il suo periodo Juventino, la contrapposizione con Sarri e i “giochisti”. Chi si è definito zemaniano non può non discostarsi dal racconto che ne è venuto fuori. Si tradirebbero le crociate filosofico-culturali di Zeman, dove il calcio è chi fa un gol più dell’avversario, ascoltando assoluti del calcio vecchia maniera. E si rischia anche di fare brutte figure se non si capisce, che ormai il calcio italiano sta pian piano accogliendo il calcio di chi è sempre stato vissuto come untore.

Non a caso le rivelazioni italiane sono tutte quelle che propongono un’idea di calcio ben precisa. Italiano, che è l’ultima in ordine cronologico, si emoziona in diretta per i complimenti ricevuti dal Boemo. Questa realtà dovrebbe raccontare molto di più di un – <<sono più importanti i calciatori e la loro tecnica>> – che diventa un racconto non più sostenibile. C’è ormai un pubblico attento che non si può entusiasmare a vedere Max Allegri e Don Fabio “farsi i pompini a vicenda” in stile Pulp Fitcion.

CON QUESTO TIPO DI RACCONTO NON SI VA LONTANI IN EUROPA

Sandro Piccinini in qualche modo ha tentato di ricordare, a Max Allegri, che in Europa le squadre cercano il risultato con una diversa mentalità offensiva. Ma Max ha tentennato, non ha saputo rispondere arrovellandosi con la storia del DNA delle società. Il Liverpool ed il City ad esempio, ora hanno il DNA di Klopp e Guardiola, quindi il suo discorso stona, se pragonato a queste realtà. Magari è più circoscritto alla serie A, ma in Champions perde molta forza. Insomma il suo racconto e tante altre realtà non dette o citate non convincono. Quando Zeman dice che in Italia si lavora poco nessuno lo cita o lo ascolta.

E’ chiaro che il colpo Sarri lo ha accusato. Un colpo forte da cui non ne è ancora uscito. E di sicuro non ne uscirà rafforzando questa limitata visione. Non ne uscirà consolidando miopi convinzioni, non sempre valide. Infatti prendiamo la sua regola in cui contasolo il valore dei calciatori. Perché da quando è arrivato Ronaldo, uno dei più forti del mondo, acciughina ha faticato di più? Max Allegri è intelligente e anche furbo, legge la partita come pochi. Ma il calcio che racconta e quello che rinnega screditandolo mettono a nudo il suo limite.

SALVIO IMPARATO

Lavello, la Zemanlandia di Karel Zeman

Karel Zeman, figlio del mito del 4-3-3 Zdenek Zeman, si è raccontato al Corriere Del Mezzogiorno.

Zeman è un congnome pesante. Specie se fai l’allenatore e sei l’erede del tecnico che ha lasciato un segno nel mondo del calcio. Ma Karel Zeman, classe 1977, non è solo il figlio di Zdenek. Non si è cullato sul cognome, ma ha nutrito i valori calcistici e familiari, con lo studio e l’esperienza. Oggi con il suo Lavello, secondo nel girone H della serie D secondo con il migliore attacco, contende a Taranto e Casarano la promozione diretta tra i professionisti.

Mister quanto sente sua questa squadra?

”Molto, come spesso accade quando una squadra assimila rapidamente le idee di un tecnico e le esprime in campo. A Lavello è accaduto molto rapidamente. Ora stiamo tornando ai livelli di inizio stagione.”

La partita migliore sinora?

”Quella di Sorrento, con una fase difensiva clamorosa a livello di aggressività e pressing, al di là dei tre gol subiti.”

Tra rinvii e recuperi, chi è la favorita e chi l’outsider?

”Casarano favorito, sin dall’inizio. Ma diamo merito al Taranto capolista e stiamo attenti all’Andria, al Picerno e al Bitonto.”

E il Lavello?

“Siamo già felicissimi di aver disputato un campionato che sta facendo parlare di questa realtà: non era facile per una neopromossa, malgrado una solida struttura.”

Karel papà Zdenek: questione di DNA?

”Per me allenare e la normalità. Da quando avevo due anni sono sempre stato in campo con lui, finché non sono diventato coetaneo dei calciatori. Ho sempre vissuto il calcio con l’atteggiamento di chi voleva studiarlo, da quando avevo sei anni. Crescendo non mi sono visto come prof. di lingue e lettarature straniere, ma in panchina a soffrire.”

Differenze e analogie con suo padre?

”Per me il suo calciò è il calcio. Però un allenatore ha un sacco di altre sfumature. Lui ha un modo di gestire, un carisma molto particolare. Io sono diverso da lui come persona, anche se condividiano gli stessi valori. E poi, siccome non mi piace copiare, ogni giornon studio e imparo.”

A 15 anni dalla prima panchina, in cosa è maturato?

“Che si può insegnare in tanti modi. E la strada per arrivare non è dritta, ma l’esperienza insegna come arrivare.”

Ricorda le prime chiacchierate di calcio con suo padre?

“Non ricordo la prima, ma ho avuto la colpa di aver voluto sempre commentare le partite che vedevo. E adesso, dopo che per 30 anni l’ho fatto io con lui, lo fa lui con me. Tempo il lunedì (sorride) perchè so che arriveranno i suoi commenti e le sue critiche.”

E’ un fedelissimo del 4-3-3 o si adegua in base ai giocatori?

”Ad inizio stagione, si ha tempo e modo di cercare i giocatori adeguati a ciò che si vuole proporre. Come abbiamo fatto a Lavello.”

Cos’è per lei il bel gioco?

”Il bel gioco è quando una squadra ha un’idea di quello che fa, non buttata a casaccio e ogni sua giocata esprime un’identità.”

Chi le piacerebbe allenare in A?

“Avendo casa nella capitale, arrivare a Roma o Lazio sarebbe fantastico. Come giocatori Muriel e De Paul.

Come si diventa Zeman oltre Zdenek?

“Con valori ed idee come solidi presupposti. Non mi sarei mai permesso di inziare questa carriera se non avessi saputo di poter dare qualcosa”.

Juve Stabia, miracolo Pavone e Padalino in stile Zemanlandia

Juve-Stabia-Pavone

Ancora una vittoria in trasferta per la Juve Stabia. Le vespe superano 1-3 la Paganese e da quando è arrivato Pavone, ex Foggia di Zemanlandia, la squadra è sempre stata in crescita.

Ad inizio gennaio 2021, la Juve Stabia era in crisi di risultati e all’allenatore Padalino era stato chiesto, come a Gattuso, di eventuali dimissioni. Ma nello stesso mese è arrivata la conferma del ritorno del ds Peppino Pavone, lo storico Ds del Foggia di Zeman, divenuta poi Zemanlandia. Da quando è arrivato a piccoli passi qualcosa è cambiato. Insediatosi in periodo di forti contestazioni ha subito portato la sua mentalità, professato calma, confermato l’allenatore e con idee chiare di mercato.

Con lui sono arrivati, Borrelli, Elizalde e Margiotta per dirne alcuni. Giocatori che hanno portato gol e spettacolo, in casa e in trasferta. Una chicca la rimonta alla Favorita contro il Palermo, che rievoca imprese zemaniane e certifica, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il valore e l’importanza di un grande direttore sportivo e la sua grande storia. Di ennesimo miracolo, quindi, si può parlare per le condizioni in cui era iniziata la sua personale stagione alla Juve Stabia. E se continuerà questa serie positiva Castellammare può anche permettersi di sognare.

leggi la nostra intervista a Pavone

SALVIO IMPARATO