Lavello, la Zemanlandia di Karel Zeman

Karel Zeman, figlio del mito del 4-3-3 Zdenek Zeman, si è raccontato al Corriere Del Mezzogiorno.

Zeman è un congnome pesante. Specie se fai l’allenatore e sei l’erede del tecnico che ha lasciato un segno nel mondo del calcio. Ma Karel Zeman, classe 1977, non è solo il figlio di Zdenek. Non si è cullato sul cognome, ma ha nutrito i valori calcistici e familiari, con lo studio e l’esperienza. Oggi con il suo Lavello, secondo nel girone H della serie D secondo con il migliore attacco, contende a Taranto e Casarano la promozione diretta tra i professionisti.

Mister quanto sente sua questa squadra?

”Molto, come spesso accade quando una squadra assimila rapidamente le idee di un tecnico e le esprime in campo. A Lavello è accaduto molto rapidamente. Ora stiamo tornando ai livelli di inizio stagione.”

La partita migliore sinora?

”Quella di Sorrento, con una fase difensiva clamorosa a livello di aggressività e pressing, al di là dei tre gol subiti.”

Tra rinvii e recuperi, chi è la favorita e chi l’outsider?

”Casarano favorito, sin dall’inizio. Ma diamo merito al Taranto capolista e stiamo attenti all’Andria, al Picerno e al Bitonto.”

E il Lavello?

“Siamo già felicissimi di aver disputato un campionato che sta facendo parlare di questa realtà: non era facile per una neopromossa, malgrado una solida struttura.”

Karel papà Zdenek: questione di DNA?

”Per me allenare e la normalità. Da quando avevo due anni sono sempre stato in campo con lui, finché non sono diventato coetaneo dei calciatori. Ho sempre vissuto il calcio con l’atteggiamento di chi voleva studiarlo, da quando avevo sei anni. Crescendo non mi sono visto come prof. di lingue e lettarature straniere, ma in panchina a soffrire.”

Differenze e analogie con suo padre?

”Per me il suo calciò è il calcio. Però un allenatore ha un sacco di altre sfumature. Lui ha un modo di gestire, un carisma molto particolare. Io sono diverso da lui come persona, anche se condividiano gli stessi valori. E poi, siccome non mi piace copiare, ogni giornon studio e imparo.”

A 15 anni dalla prima panchina, in cosa è maturato?

“Che si può insegnare in tanti modi. E la strada per arrivare non è dritta, ma l’esperienza insegna come arrivare.”

Ricorda le prime chiacchierate di calcio con suo padre?

“Non ricordo la prima, ma ho avuto la colpa di aver voluto sempre commentare le partite che vedevo. E adesso, dopo che per 30 anni l’ho fatto io con lui, lo fa lui con me. Tempo il lunedì (sorride) perchè so che arriveranno i suoi commenti e le sue critiche.”

E’ un fedelissimo del 4-3-3 o si adegua in base ai giocatori?

”Ad inizio stagione, si ha tempo e modo di cercare i giocatori adeguati a ciò che si vuole proporre. Come abbiamo fatto a Lavello.”

Cos’è per lei il bel gioco?

”Il bel gioco è quando una squadra ha un’idea di quello che fa, non buttata a casaccio e ogni sua giocata esprime un’identità.”

Chi le piacerebbe allenare in A?

“Avendo casa nella capitale, arrivare a Roma o Lazio sarebbe fantastico. Come giocatori Muriel e De Paul.

Come si diventa Zeman oltre Zdenek?

“Con valori ed idee come solidi presupposti. Non mi sarei mai permesso di inziare questa carriera se non avessi saputo di poter dare qualcosa”.

Juve Stabia, miracolo Pavone e Padalino in stile Zemanlandia

Juve-Stabia-Pavone

Ancora una vittoria in trasferta per la Juve Stabia. Le vespe superano 1-3 la Paganese e da quando è arrivato Pavone, ex Foggia di Zemanlandia, la squadra è sempre stata in crescita.

Ad inizio gennaio 2021, la Juve Stabia era in crisi di risultati e all’allenatore Padalino era stato chiesto, come a Gattuso, di eventuali dimissioni. Ma nello stesso mese è arrivata la conferma del ritorno del ds Peppino Pavone, lo storico Ds del Foggia di Zeman, divenuta poi Zemanlandia. Da quando è arrivato a piccoli passi qualcosa è cambiato. Insediatosi in periodo di forti contestazioni ha subito portato la sua mentalità, professato calma, confermato l’allenatore e con idee chiare di mercato.

Con lui sono arrivati, Borrelli, Elizalde e Margiotta per dirne alcuni. Giocatori che hanno portato gol e spettacolo, in casa e in trasferta. Una chicca la rimonta alla Favorita contro il Palermo, che rievoca imprese zemaniane e certifica, se mai ce ne fosse ancora bisogno, il valore e l’importanza di un grande direttore sportivo e la sua grande storia. Di ennesimo miracolo, quindi, si può parlare per le condizioni in cui era iniziata la sua personale stagione alla Juve Stabia. E se continuerà questa serie positiva Castellammare può anche permettersi di sognare.

leggi la nostra intervista a Pavone

SALVIO IMPARATO

Zeman: “Italiano mi somiglia, in Italia si lavora poco fisicamente”

Zeman-Corsport-Italiano

Dopo un lungo silenzio, il Boemo è tornato a parlare. Ecco le parole di Zeman al Corriere Dello Sport, intervistato da Antonio Giordano.

La Roma è rientrata ieri pomeriggio dalla Ucraina

«Penso non incida. Se sei allenato bene – afferma Zeman – hai la possibilità di recuperare sino a domenica sera. E comunque non sarà un aspetto condizionante: gli organici sono ampi, si può procedere con le rotazioni».

Ma la Roma le piace?

«Non glielo posso dire…».

Faccia un’eccezione… 

«Contro le prime della classifica, ha conquistato pochi punti. E domenica scorsa hanno cominciato anche a perdere con il Parma. Anche questi sono segnali».

Domenica ha la possibilità di rivalutarsi, anche agli occhi della classifica, con il Napoli. 

«Che per me è favorito, in questo momento. Ma pure a loro manca la continuità nelle prestazioni, un paio buone e poi una o qualcuna sbagliata. E dipende, comunque, da come affronteranno la partita: se per vincerla o se per non perderla».

Il campionato del Napoli è border line: può arrivare in Champions o ritrovarsi anche niente tra le mani. 

«È una stagione deludente, complessivamente, ma la vittoria di Milano è una speranza, riavvicina gli azzurri al quarto posto e consente almeno di credere che sia possibile qualifi carsi per la Champions».

Insigne è sempre di più il miglior calciatore italiano? 

«Più passa il tempo e lui più diventa bravo. A me le classifiche sui calciatori non piacciono, però lui ci mette qualità, ti diverte, fa le due fasi, anche se una di queste non è cosa sua. Quando bisogna difendere, lui non ne prende una. Però ci mette tanta buona volontà e comunque sa fare ombra al giocatore avversario. Solo che per andare a coprire è costretto a rimetterci qualcosa in chiave offensiva”.

“L’Inter per vincere lo Scudetto ha dovuto rinunciare alla Champions?

“E invece seriamente io dico che in quel momento l’Inter non era convinta delle propria forze. Resto convinto che giocare ogni tre giorni sia possibile e che una squadra con quell’organico potesse permettersi il doppio e triplo impegno. Però, rivado a quei giorni e ripenso che all’epoca, probabilmente, Conte e i suoi non fossero pienamente consapevoli della loro consistenza. Succede”.  

Italiane eliminate in Champions

“Non siamo mai stati grandi lavoratori. Siamo indietro fisicamente, tecnicamente e tatticamente – dice Zeman – c’era già un gap. Si è dilatato con il virus, il problema è ampio. Ma siano concesse le attenuanti generiche”.

In Europa è rimasta solo la Roma

“E’ l’ennesimo campanello d’allarme, vuol dire che si è commesso qualche errore in precedenza”.

Scelga il nome di un allenatore che l’ha incuriosita. 

«Il primo, ma da anni, è Gasperini: ha una mentalità che colpisce, vuole sempre avere la palla e poi attacca, insegue la vittoria. In un calcio in cui in tanti passano la palla all’indietro, manco fossimo nel rugby, l’Atalanta fa altre cose e anche assai belle».

E poi un giovane: ce n’è uno in giro che un po’ qualcosa di lei sembra ce l’abbia dentro. 

«Italiano non si accontenta, devo dire che penso un poco mi somigli. Vuole salvarsi attraverso il gioco: lo propone e non lo subisce. E non ha paura».

Per divertirla, tra un po’, ci saranno gli Europei: perché la Nazionale di Mancini le piace.

 «Sempre pensato che fosse il Ct ideale per l’Italia. E il campo lo sta confermando…».

Le faccio alcuni nomi: Florenzi, Immobile, Insigne, Romagnoli e Verratti… 

«Li conosco bene. E spero che tutti e cinque possano esserci all’Europeo. Hanno meritato queste soddisfazioni, hanno lavorato duro e sempre, non si sono accontentati di ciò che il destino gli ha concesso. Io li ho semplicemente allenati e ognuno si è impegnato per migliorarsi”

Scarpa d’oro, Immobile: “Zeman tecnico di attacco, attacco e attacco”

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A margine del ritiro della Scarpa D’oro, Ciro Immobile si è raccontato ai microfoni di Marca e ha parlato anche di Zeman.

“È stato bello aspettare il trofeo Scarpa D’Oro, la cosa più importante è che l’ho presa. Dopo un romanista non potevo mancare io. Toni e Totti erano giocatori straordinari e campioni del mondo. Sono orgoglioso di seguire le loro orme e vedere il mio nome tra tutti i grandi calciatori che hanno vinto prima di me. Questa Scarpa d’Oro è una sorta di vendetta, ma non contro qualcuno personalmente. Nel calcio ognuno ha il suo momento e la scorsa stagione è stato il mio”.

IMMOBILE, LA PANDEMIA E GLI INIZI ALLA JUVE

 “Ho scoperto la passione per la cucina e per il giardino. Poi ballo con mia moglie e i miei figli. Questo mi ha fatto andare avanti. La Juve a 17 anni? É stato un cambiamento difficile per me tra due realtà completamente diverse. A quel tempo ero giovane e pieno di sogni per arrivare in Serie A. Per farlo devi sacrificarti tanto e avere un amore assoluto per il calcio. Ho lavorato duramente per arrivare a questa Scarpa d’Oro. So che molti giovani hanno questi sogni e stanno attraversando un momento difficile in questo periodo di pandemia. Ma voglio incoraggiarli: stringete i denti, non mollate, perché tutti abbiamo l’opportunità di realizzare i nostri sogni professionali. Mia madre venne a Torino per farmi tornare a casa, era il giorno del mio compleanno. Mi disse: ‘Sbrigati e torna, che ci fai qui?’ Fortunatamente, per una volta, non ho ascoltato mia madre”.

LAZIO E NAZIONALE 

“A Roma siamo felici, la mia famiglia adora la città. Insieme alla società e all’allenatore Inzaghi stiamo costruendo insieme un progetto che ci ha portato tanti successi. E vogliamo lavorare per altre gioie. È stato difficile prendere l’eredità di Klose alla Lazio. La stessa situazione mi è capitata al Borussia Dortmund dopo l’addio di Lewandowski.”

KLOPP E TUCHEL

Non mi piacciono i confronti. All’estero ho comunque imparato molto anche se, a livello sportivo, le cose non sono andate in modo ottimale. Klopp è stato impressionante, si distingue per il suo spirito combattivo. Tuchel mi è sembrato un tipo meticoloso, un allenatore all’italiana”. 

ZEMAN

“Zeman era un tecnico da “attacco, attacco e attacco”. Questo mi ha regalato il primo titolo da capocannoniere in Serie B nel 2012 con il Pescara. In quella squadra c’erano anche Insigne e Verratti. La Nazionale? Non andare al Mondiale 2018 la più grande delusione della mia carriera. Ma come spesso accade, abbiamo imparato molto da questo. Con Mancini ora stiamo facendo un risultato fantastico e i risultati parlano chiaro. Si sente che i tifosi sono di nuovo entusiasti dell’Italia”

Pazienza: “Zeman ha aiutato molto Insigne”

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L’ex centrocampista del Napoli Pazienza, ha parlato del suo Napoli e di quello attuale, di Insigne e Zeman al programma “Il Sogno Nel Cuore”.

“Il mio Napoli – dice Pazienza – veniva da un momento diverso rispetto al Napoli attuale. Anche un pareggio, come quello ottenuto al Meazza in San Siro nel 2011, era qualcosa di meraviglioso visto che venivamo dalle ceneri del fallimento, dalla Serie C e dalla Serie B.

SPIRITO DEL GRUPPO

Quel gruppo, però, aveva uno spirito che ha aiutato tantissimo la società a crescere sempre di più, fino ad arrivare ai livelli attuali. Nello spogliatoio attuale si intravede uno spirito molto diverso da quello che avevamo noi. Nel calcio moderno – afferma Pazienza – si formano squadre dove si scontrano culture, lingue ed abitudini diverse”

COESIONE

“Per mantenere coesi questi gruppi c’è bisogno di calciatori che facciano da collante. Probabilmente, al Napoli di oggi mancano proprio queste figure, che sono importantissime all’interno di uno spogliatoio. Servono innesti di figure di riferimento, che siano trainanti per il resto del gruppo. E nel mio Napoli c’erano diverse figure di questa caratura.”

INSIGNE E ZEMAN

“L’ho vissuto da giovanissimo, e già si vedevano delle qualità tecniche importanti, anche se non mi aspettavo riuscisse a fare questo tipo di carriera a causa del suo fisico. Ma lui è stato bravo andando a giocare in prestito dove c’era Zeman che lo ha aiutato a migliorarsi e specializzarsi nel suo ruolo.”

BAKAYOKO

“Non credo si sia involuto, ma c’è un evidente calo di tutta la squadra. Lui ha un nome importante, così come lo stipendio, e, di conseguenza, viene preso maggiormente di mira dalle critiche quando fa male. Sulle sue prestazioni può pesare anche il fatto che sia in prestito secco, soprattutto nel finale di stagione, in un momento come questo dove non si riesce a dare una svolta ai risultati sul campo. In maniera involontaria potrebbe essersi lasciato un po’ andare, sapendo di non fare parte del progetto futuro del Napoli”.

Nocerino: “Se ti allena Zeman puoi giocare due partite al giorno”

Zeman-Nocerino

Antonio Nocerino si è concesso ad una lunga video intervista sul canale Twitch di Nicolò Schira. Ha parlato del suo passato tra cui l’esperienza con Zdenek Zeman.

https://m.twitch.tv/videos/944052344

L’ALLENATORE NOCERINO 

“Ho finito il corso per il patentino da allenatore – dice Nocerino – poi dovrò fare gli esami e conseguire ufficialmente il titolo per allenare. Ho vissuto un bel percorso, la nostra scuola è importante, fatta di dettagli e cose che da giocatore non si notano, mentre in questo nuovo percorso vengono viste in modo totalmente diversa. Mi affascina l’idea di allenare e credo che questa sia la strada giusta per il mio futuro. Il ruolo di centrocampista aiuta ad allenare. Devi essere veloce di pensiero, controllare tutto, studiare i movimenti dei compagni e fare da collante tra difesa e attacco. Inizialmente ero curioso riguardo a questo ruolo da allenatore, poi mi è salita pian piano la voglia e ho deciso di fare il corso a Coverciano.”

BENEVENTO

La convinzione definitiva mi è venuta nella mia esperienza a Benevento, aiutando i più giovani. Vedevo che il mio modo di parlare era diverso rispetto a quello che ero prima, e ho iniziato a fare i corsi. Ho anche iniziato ad allenare ad Orlando, provando l’esperienza della panchina, e ora non mi immagino un futuro diverso dalla panchina. Divoro partite su partite a tutte le ore, e senza calcio non so stare: sono capitato in un momento storico in cui non ci si può muovere e vedere partite dal vivo, allora le guardo da casa con un occhio diverso, quello da tecnico. Prendo appunti, studio e mi informo: credo che questi passi siano fondamentali, in ogni ruolo o ambiente”.

ALLENATORI

“Da tre/quattro anni osservo Nagelsmann e le sue squadre. In Italia seguo tutti, ma guardo con piacere alla ventata d’aria nuova portata da De Zerbi, oltre a Gasperini, Juric, Simone Inzaghi che reputo un grandissima. Amo Bielsa, che ha un modo di trasmettere le idee in maniera impressionante. Oltre ovviamente a big come Guardiola e Klopp. Agli allenatori che ho avuto ruberei la lealtà: bisogna essere sinceri, limpidi, senza crearsi maschere o fingere qualcosa. La tecnica, la tattica, la strategia si migliorano, la personalità rimane per sempre. Ho avuto grandi allenatori, ho imparato qualcosa da tutti, ma la prima cosa che voglio ottenere è il rispetto e l’apprezzamento dei giocatori per l’uomo Nocerino. Senza stima, non si può trasmettere la propria idea calcistica al giocatore”. 

ZEMAN E AVELLINO

 “Zeman mi lanciò titolare a 18 anni, in Serie B. Mi aveva visto in un torneo estivo, che non avrei dovuto fare perchè dovevo sostenere gli esami per il diploma di maturità: sono riuscito a giocare e studiare, mi sono diplomato e dall’altro lato Zeman mi vide e mi disse che mi voleva nel suo Avellino. Mi ha insegnato tantissimo, è un allenatore che ti spiega, ti insegna, ti forma come giocatore e come uomo ed è fondamentale per la crescita dei giovani. La preparazione fisica di Zeman è mostruosa ed estenuante: i 45km di fartlek che facevi alla ripresa, i gradoni, i mille ripetuti undici volte in sequenza… Però in partita, dico per me, avrei potuto giocare due partite in un giorno senza sentire la fatica. Con l’allenamento ti abituavi all’intensità della partita, e in campo potevi fare di tutto: come ti alleni, così giochi”.

GASPERINI

“Gasp era già così quando mi allenò, è identico ai suoi inizi. Gli allenamenti sono gli stessi, l’intensità è la stessa e ti prepara alla partita. A mio avviso, l’Atalanta è la squadra più “europea” che abbiamo. Fisicamente regge contro tutti e rispecchia l’idea di calcio di un allenatore che in allenamento ti massacra, ma poi ti fa rendere al massimo in partita. Spero che possano rimontare contro il Real Madrid, per il calcio italiano e per l’Atalanta che ha una convinzione nei suoi mezzi incredibile. Non sarà facile per i blancos, e speriamo che possano togliersi grandi soddisfazioni”.

JUVE OUT IN CHAMPIONS 

“Quando è stata sorteggiata col Porto, tutti hanno pensato che fosse un avversario “morbido”, ma così non è andata. Il primo tempo dell’andata è stato tutto tranne che all’altezza, poi è arrivato il gol di Chiesa e nel ritorno ci si aspettava la rimonta della Juventus. Ieri la Juventus non ha iniziato bene, e poi ha giocato oltre sessanta minuti in dieci contando anche i supplementari. Vedendo la qualità e la forza delle due squadre, e per di più in 11 vs 10, non mi sarei mai aspettato che la Juve potesse uscire.

CONTRACCOLPO JUVE

Sarà una bella batosta, inaspettata per di più. Tutti i match di Champions sono difficili, però quando vuoi vincere la coppa non ti puoi permettere passi falsi ed errori come quelli che ha fatto la Juventus, è una bella botta. Avevano pescato una seconde più “abbordabili” della Champions. Il Porto ha fatto la partita che doveva fare, sia all’andata che al ritorno, preparando il match al meglio. Ripartivano bene, Corona ha fatto un match incredibile e Pepe a 38 anni ha dato lezioni di difesa. Sono stati perfetti e hanno sfruttato le loro qualità, reggendo nonostante l’inferiorità numerica e passando con merito”.

IL GIOVANE NOCERINO 

“Ho sempre giocato da centrocampista, magari giocando a volte trequartista o davanti alla difesa, ma sempre in mezzo. Chi mi ha cambiato la carriera è stato Iachini a Piacenza, mi mise mezzala e da lì è partita la mia reale carriera: ho segnato sei gol in Serie B e sono esploso. I miei idoli, da ragazzo, erano Redondo, Albertini e Guardiola.

All’inizio giocavo a calcio per divertirmi, perchè mio padre allenava in una scuola calcio e potevamo passare del tempo assieme, poi mi sono appassionato. Giocavo dalla mattina alla sera, e ho dovuto fare il triplo/quadruplo della fatica perchè sono cresciuto in una zona difficile. La famiglia mi ha dato grande forza, e da lì ho iniziato a fare dei provini: la prima volta che mi hanno notato, erano venuti per vedere un altro giocatore, invece hanno visto me e ho iniziato a fare tutti i vari provini per entrare nei grandi club.

Mio padre si alzava di notte per accompagnarmi e collezionavamo “Vi faremo sapere”, allora dissi a mio padre di lasciar stare, il classico “Se mi vogliono, mi vengono a prendere”. Poco dopo successe la cosa della Juventus, e da lì iniziò un altro percorso perchè la concorrenza era impressionante e per di più venivo da un’altra città e un’altra zona: l’inserimento è stato difficile, ma non mi sono mai abbattuto neppure nei momenti più difficili.

Dicevo a mia mamma che andava tutto bene, poi piangevo non appena attaccavo il telefono, perchè mi mancava la mia famiglia: sentivo di avere un’opportunità enorme e volevo sfruttarla. Pian piano ho iniziato a scalare le gerarchie, fino ad arrivare a quel fatidico torneo in cui mi notò Zeman e mi cambiò la vita. I miei genitori mi hanno dato grandi valori: mi avrebbero fatto andare alla Juventus solo se avessi preso il diploma. Ho avuto una famiglia unita, semplice, umile e con  dei principi chiari e saldi nella testa. Ho accontentato mia mamma e ho ripagato i sacrifici di mio padre raggiungendo grandi traguardi”.

IL DEBUTTO IN A 

“12 febbraio 2006, a Marassi, Sampdoria-Messina. Sono cresciuto in un posto difficile, e il mio sogno era quello di giocare a calcio e sbarcare un giorno in Serie A. Ci sono arrivato facendo enormi sacrifici, vista la concorrenza dell’epoca, ma ricordo ancora quel match in cui debuttai in Serie A. Negli anni seguenti ho segnato la Nazionale e la Champions, e sono arrivato a giocare entrambe. Ogni anno mi mettevo uno step in più da raggiungere per crescere anche caratterialmente, e posso dirmi molto soddisfatto”. 

IL PIACENZA E IACHINI 

“Ho vissuto la Serie B con Juventus, Napoli e Genoa. Il mio Piacenza, con Cacia, Campagnaro e Nainggolan, arrivò 4°. Avevo cambiato spesso squadra prima di andare lì, e quell’anno decisi di andare a Piacenza perchè volevo continuità. Iachini mi trovò il ruolo, la posizione e trovammo subito una grande affinità: da lì in poi cercavo sempre continuità a livello calcistico, per giocare e mostrare di meritare ciò che avevo ottenuto e che meritavo di mettermi in mostra. Anche facendo un passo indietro per farne due avanti. L’anno dopo sono andato in Serie A grazie a Iachini, che mi ha dato una conoscenza del ruolo totalmente diversa da quella che avevo in precedenza. Sono tornato alla Juventus da protagonista, giocando 32 partite da protagonista formando un grande tandem con Cristiano Zanetti”.

NOCERINO E RANIERI

“In estate ero sul mercato, volevo continuità di gioco e mi cercarono Fiorentina e Napoli. Non volevo tornare ad avere uno scarso impiego o girare l’Italia in prestito. La Juventus e Ranieri mi tolsero dal mercato: il mister, in ritiro, fu di parola e mi disse che facevo parte del progetto, anche se erano stato acquistati grandi giocatori investendo tanti. Una grande persona, che mi disse “Se meriti, giochi”: a quel punto mi ha stimolato, ho lavorato duramente e ho giocato tantissime partite da “ragazzo del settore giovanile”. Feci la prima amichevole, giocai bene e da lì non sono più uscito dalla formazione titolare.

NOCERINO, NEDVED E LA JUVENTUS

Lì ho avuto la conferma che mi sarei potuto ritagliare uno spazio importante in Serie A, nonostante avessi oltre cento presenze in Serie B. Nedved mi ha aiutato molto, è stato fondamentale perchè mi ha fatto capire che cosa vuol dire arrivare ad alti livelli, meritarsi stima e fiducia e stare ad altissimo livello. Con un’unica parola chiave: lavoro. Senza mai accontentarsi e mostrando serenità e voglia. Se ho giocato e mi sono meritato quell’anno di giocare titolare alla Juventus, è stato anche per l’esempio di Pavel. Un calciatore e un uomo impressionante, che spesso non viene capito dall’esterno. Aver conosciuto questi campioni mi ha preparato alle sfide successive”. 

NOCERINO, IL PALERMO E ZAMPARINI 

“Nel 2008 la Juventus voleva Amauri, e in quel momento storico i giocatori del settore giovanile non venivano ritenuti così fondamentali per il progetto. Zamparini voleva me, la Juventus voleva Amauri e mi sfruttò per abbassare il prezzo insieme ad altri giocatori. Ringrazio il Palermo, che oltre ad avermi dato la possibilità di conoscere una piazza incredibile, mi ha consentito di lanciarmi a tutti gli effetti.

Abbiamo sfiorato la Champions e costruito stagioni fantastiche, con un gruppo che era una famiglia e venne costruito dal nulla. Si veniva dagli anni di Guidolin e bisognava migliorare quegli anni. Al mio arrivo non ci fu un bell’inizio: venne cambiato l’allenatore dopo la prima partita, con Ballardini avemmo continuità, però facemmo la differenza a livello di gruppo e squadra con Delio Rossi.

Lì creammo una macchina perfetta, raggiungendo la finale di Coppa Italia e ottenendo il record di punti, oltre ad avere grandissimi giocatori e nazionali in ogni paese. Ce la giocavamo con le big e spesso le battevamo. Un gruppo impressionante, che riuscì a resistere anche senza direttore sportivo e si compattò: non ci serviva nulla per rendere al meglio, andavamo col pilota automatico. Vivere un gruppo così è stato un onore. Se Zamparini avesse tenuto l’ossatura della squadra, vendendo solo Pastore e comprando un difensore e un regista, avremmo avviato un ciclo di altissimo profilo come quello del Napoli: avremmo potuto centrare la Champions e divertirci ogni anno. Vendendo qualche big ogni anno, il nostro ciclo fu devastante. Pensate se fossero rimasti tutti…”.

NOCERINO E CAVANI 

“Devastante già da giovane. Correva come un centrocampista, aveva una fame e una grinta impressionanti. Si vedeva a occhio nudo che lui e Pastore erano fatti per altre piazze. E, come per Pastore con Ilicic, Zamparini si era già portato avanti prendendo il sostituto: avevamo Abel Hernandez e Pinilla, c’era Mchedlidze che è stato molto sfortunato… E anche Ilicic, era già un fenomeno pur essendo molto giovane. Vedere ciò che è successo al Palermo dopo la finale di Coppa Italia mi ha fatto male: immaginatevi Belotti, Dybala e Vazquez in un gruppo granitico come quello del Palermo che sfiorò la Champions con Delio Rossi. Avremmo potuto creare un’isola felice e un progetto simile a quello dell’Atalanta di adesso. C’era tutto per fare benissimo: tifoseria calda, gente straordinaria e grandissimi giocatori”.

NOCERINO E L’ADDIO AL PALERMO 

“Volevo rimanere, perchè avevo mia moglie incinta della seconda bambina e non volevo muovermi. Temevo il cambiamento, perchè stavo benissimo al Palermo. Dissi al presidente: “Sono a scadenza, voglio restare, mi faccia firmare anche lo stesso contratto senza adeguamenti e fronzoli”. Avevo raggiunto la mia stabilità calcistica e umana a Palermo, sarei rimasto a vita e avrei chiuso lì la carriera. Così non fu. Partii in ritiro, c’era Pioli che venne mandato via dopo il preliminare col Thun, e piano piano venne smontata tutta la squadra, facendo così finire il progetto: io andai al Milan, Pastore e Sirigu al PSG, rimasero Balzaretti e Cassani, ma il blocco pulsante della squadra venne distrutto. La piazza non si meritava un finale così”.

NOCERINO E IL MILAN 

“Mi ingaggiarono per soli 500mila euro, una cifra impensabile oggi. Un affare clamoroso per il Milan, che fa capire anche come il Palermo volesse “liberarsi” di me e non mi trattò da bandiera. C’erano gli Europei all’orizzonte, andai in una grandissima squadra e ricca di campioni. Già dal numero che dovevo scegliere sudavo, non sapevo cosa fare e temevo di pestare i piedi a qualcuno. Pirlo mi disse di prendere la 21 in Nazionale, mentre al Milan presi la 22. Non l’avessi mai fatto, era di Kakà e i giornali impazzirono

“Ha distrutto il numero di Kakà, non è da Milan…”. Nel primo mese venni distrutto, però vengo da un posto che mi ha fatto diventare grande velocemente e ho la testa molto dura. Qualche critica non mi ha abbattuto, avevo avuto esempi importanti e lavorando mi sono conquistato la stima di tutti. Nel primo allenamento, mi sono scontrato con Ibra e sono volato per 5/6 metri: lì ho capito che, o lavoravo il triplo degli altri, o non avrei ottenuto nulla.

NOCERINO E GATTUSO

Vedendo Gattuso, che poi è diventato un amico e un esempio, ho iniziato a lavorare duramente, sono diventato titolarissimo e ho segnato proprio contro il Palermo la mia prima rete col Milan. Da lì ho iniziato a prendermi spazio e ho capito che ero sulla buona strada. Il difficile era continuare così: andavo sempre al limite, non mi risparmiavo e volevo vincere la sfida-Milan, facendo cambiare idea a chi mi aveva massacrato. Ho fatto un’annata straordinaria, tantissimi gol (11) e sono stato convocato a furor di popolo all’Europeo, facendo ricredere i critici.

E’ stata la più grande soddisfazione della mia carriera calcistica. La Curva Sud mi ha subito adottato – confessa Nocerino – perchè davo tutto. Io non avevo le qualità di Seedorf o Ronaldinho, però la maglia del Milan mi faceva sentire invincibile e mi trasformava in un “supereroe”: sapevo che potevo contare su degli uomini incredibili, su un pubblico che mi ha subito accolto e mi ha dedicato uno storico e bellissimo coro (“Oh Nocerino, picchia duro, facci un gol/Chiamato Mister X, per due soldi è giunto qua/Adesso gioca segna ed esulta con gli ultrà”), e su un Milan che era una grande squadra”. 

NOCERINO E BOATENG 

“Kevin è un grande, una persona meravigliosa che è l’opposto di quello che la gente pensa. Le etichette sono sbagliate, non si dovrebbe giudicare chi non si conosce o prendersi certe libertà. Un grande ragazzo, che faceva parte di un grande gruppo di campioni che ti indicavano la strada: stava solo a noi non sbagliare e sprecare l’occasione. Auguro a Boateng e al Monza di approdare in Serie A, anche perché ci sono Berlusconi e Galliani che sono due grandissimi dirigenti. Persone che amano il calcio e di grandissima competenza, meriterebbero di nuovo di tornare ai massimi livelli”.

NOCERINO E IBRAHIMOVIC 

“Un mostro, nulla di ciò che fa è casuale. L’età per lui è solo un numero. Ha un carisma e una forza fisica impressionante, si diverte ancora a giocare e dà il mille per mille. Sposta gli equilibri e sono contento che sia ancora strepitoso come allora”.

NOCERINO SUL MILAN ATTUALE 

“Quando il Milan è partito, un anno e mezzo fa, nessuno si aspettava che arrivasse così rapidamente al secondo posto e alla lotta-scudetto. Maldini, Massara e mister Pioli stanno facendo un lavoro enorme e dando continuità, eliminando gli alibi del cambiamento societario ai giocatori. Allenandosi con Ibra e avendo continuità a livello di progetto e di società, quegli alibi sono svaniti. I giocatori attuali hanno capito che per stare ad alti livelli e indossare quella maglia si deve lavorare duramente. E i risultati arrivano. Kessie sta facendo un campionato pazzesco, sta facendo molto bene e la sua crescita è merito di Pioli: gli ha dato consapevolezza e tranquillità, così ha potuto mostrare le sue qualità. Kessie, Bennacer, Calabria e Calhanoglu crescono di anno in anno in maniera impressionante. Spero che possa farlo anche Leao, che ha qualità importanti”.

NOCERINO SU DONNARUMMA 

“Gigio fa un altro sport, è uguale per doti e applicazione a Buffon con cui ho giocato da ragazzo. Lui e Theo Hernandez fanno un altro sport. Mi piace molto Tomori”.

NOCERINO E IL WEST HAM 

“I sei mesi in Premier League sono stati stupendi, come cultura e mentalità li consiglio a chiunque abbia voglia di imparare, conoscere e crescere. Quell’esperienza mi ha aperto tanto la mente: conoscere altre culture, paesi, abitudini è fondamentale. Un mondo diverso: non c’è ritiro, il calcio si vive diversamente. Un’ora e mezza a tutta in allenamento o in campo, poi si stacca e si vive con meno stress e meno pressioni. Non ci sono radio, televisioni, giornali che parlano 24h su 24, 365 giorni all’anno e ogni secondo di calcio, ed è molto diverso. Bisogna prendere il buono da ogni paese e/o cultura”.

NOCERINO E LE ESPERIENZE DI TORINO E PARMA 

“Un’esperienza disastrosa. Venivo dal West Ham, avevo l’opportunità di rimanere in Inghilterra, però volevo rimettermi in gioco in Serie A e in Italia, per dimostrare di poter dare ancora tanto ad alti livelli. Non mi sentivo bene umanamente, stavo male per la situazione che si era creata e non ho reso. Dopo quell’esperienza sono andato a Parma, e paradossalmente pur non prendendo lo stipendio e avendo perso entrambi i genitori in 45 giorni, mi sono ritrovato. Quando sono morti i miei genitori volevo smettere, però a Parma mi sono ritrovato e sono andato oltre i mancati stipendi e i problemi personali: ero felice, pur avendo qualcosa in meno, rispetto a come mi sentivo al Toro.

Al Parma ho incontrato persone favolose: Donadoni era eccezionale, il gruppo ha fatto cose incredibili, aiutando i dipendenti del club. La società prendeva gli sponsor e pagava le spese necessarie, noi aiutavamo i dipendenti e ci sentivamo realizzati dal poter dare qualcosa a persone che guadagnavano 1000/1200 euro al mese e davano la loro vita per il Parma. Un’esperienza che non posso paragonare a nessun’altra, nonostante le difficoltà economiche. Ho giocato, mi sono divertito, ho fatto tre gol in venti partite e mi è tornata la voglia di divertirmi in campo. Ero arrivato al punto che era più importante la persona che avevo di fronte, che lo stipendio”.

NOCERINO E L’MLS E ORLANDO 

“Dopo Parma tornai al Milan, ma con Mihajlovic giocavo pochissimo e a febbraio decisi di risolvere il contratto, senza rancore. Era un altro Milan rispetto a quello che avevo vissuto negli anni precedenti: non eravamo pronti a sostituire i grandi campioni e non volevo rovinare il ricordo che avevo lasciato nei tifosi. In quel momento entrò in gioco Orlando, dove ho ritrovato Kakà, e ci siamo trasferiti armi e bagagli negli Stati Uniti. La franchigia dell’Orlando era nuova: Kakà aveva il 10, il portiere il “mio” 23 e mi sono preso la numero 22. Un’esperienza meravgliosa, non facile all’inizio per i bambini, ma che ci ha fatto conoscere un’altra cultura e un altro paese. Con la mia famiglia ci siamo supportati l’uno con l’altro e abitiamo tuttora ad Orlando: siamo qui da cinque anni, ci troviamo bene e abbiamo trovato la nostra dimensione”.

LA PARTITA DA RIGIOCARE  PER NOCERINO

“I quarti di Barcellona-Milan, quando siamo usciti con qualche errore di troppo (Niang, ndr). Potevamo vincere la Champions. Al Barcellona è legato il mio ricordo più importante da calciatore: segnai, mio padre era in tribuna e pianse al momento del mio gol al Camp Nou. Un sogno realizzato. Mi passarono davanti tutti i sacrifici fatti da me e mio padre: gli interminabili viaggi in pullman, perchè lui non aveva la macchina, per andare agli allenamenti o a giocare nonostante pioggia, vento e neve. Poter realizzare i miei sogni è stato bellissimo”. 

NOCERINO IL RITIRO

“Ho smesso troppo presto? Fisicamente stavo bene, mi trovavo bene col direttore e il presidente, non con l’allenatore (Bucchi, ndr). Da lì ho deciso di smettere, avendo anche la famiglia lontana e avendo fatto un sacrificio molto grande lasciandoli lontani. Per farlo, ne dovevo fare la pena. E non ne valeva la pena. Allora ho smesso e ci siamo stabiliti definitivamente a Orlando”.

AVVERSARI

“Tutti mi hanno messo in difficoltà (ride, ndr). Racconto un aneddoto. Giochiamo contro il Barcellona, io ero la mezzala destra e dovevo marcare Iniesta. Nel pre-partita pensi “chiudo qua, chiudo là, faccio qui, faccio lì”. Poi lo vedi giocare e ti dici: “Ma cosa vuoi chiudere, che quello con la palla fa quello che vuole? Vai e amen (ride). Ho affrontato giocatori fenomenali, allucinanti. Iniesta, nel suo ruolo, è stato il migliore al mondo per anni. Devastante. In Serie A mi ricordo di aver sfidato Vieira ed Emerson a Messina, e anche Kakà da avversario aveva il motorino quando partiva palla al piede. Imprendibile”.

I COMPAGNI  

“Balzaretti avrebe meritato una carriera diversa, di maggior livello. Fortissimo, tecnico, costante, nel giro della Nazionale… Giocatore troppo sottovalutato, era il più forte in Italia nel suo ruolo. Ho fatto un allenamento con la Juventus di Zidane, Davids e O’Neill: dei fenomeni di altissimo livello, mi sogno ancora le loro giocate. A volte pensavo: ma io cosa ci faccio qui, con loro? I numeri che tutti ricordate, Zidane li faceva anche in allenamento. E anche Robinho e Ronaldinho facevano cose assurde in allenamento, ma comunque distanti da quei tre che ho citato prima”.

NUOVI NOCERINO 

“Non credo che ci sia un giocatore che mi assomiglia, il calcio è cambiato. Barella mi piace tanto e spero che possa fare qualche gol in più: il centrocampista più forte della Serie A. Con Antonio Conte ha fatto uno step pazzesco in termini di qualità e intensità. Mi sarebbe piaciuto essere allenato da Conte, per quello che dà e trasmette ai giocatori. Antonio è straordinario e ti entra nella testa, facendoti andare oltre ogni limite. Con lui sono migliorati tantissimo parecchi giocatori e l’Inter è diventata la favorita per lo scudetto”. 

RIMPIANTI  

“Da napoletano, mi sarebbe piaciuto giocare nel Napoli. Per noi napoletani è il sogno di una vita. Può essere il mio unico rimpianto, insieme a qualche scelta diversa che avrei fatto: magari avrei pensato più volte ad alcune destinazioni, ma senza sbagli non s’impara”. 

IL FUTURO 

“Sono aperto a tutto. Vorrei trasferire ciò che ho imparato ai miei giocatori, evitando le cose brutte che ho appreso e corretto, facendo il contrario. Potrei allenare sia in Italia che all’estero. Voglio che i miei giocatori siano grandi uomini, prima che grandi calciatori, che abbiano dei valori forti. Magari potessi allenare a Palermo… Non sono ipocrita o finto, ma uno dei miei sogni da allenatore è quello di allenare in piazze che ho già vissuto da giocatore, e col Palermo ho avuto un rapporto speciale. Con le persone e con la città. Hanno un grande allenatore, ma a Palermo andrei di corsa. Il Parma? Spero che possa salvarsi, sono legato alla piazza: non è facile, ma auguro loro con tutto il cuore di mantenere la Serie A”.

Zemanlandia continua, a Foggia Zeman cittadino onorario

A Foggia, dove nacque la favola Zemanlandia, viene proposta la cittadinanza onoraria a Zeman.

“Cittadinanza onoraria a Zdenek Zeman”. È la proposta protocollata oggi da Danilo Maffei. Delegato allo Sport del Comune di Foggia.

“L’istituto della cittadinanza onoraria costituisce un riconoscimento onorifico per chi si sia particolarmente distinto in diversi campi”. Per Zeman vale “l’indiscusso contributo fornito alla valorizzazione del patrimonio sportivo del nostro territorio. Nonché al prestigio e all’immagine della città di Foggia. Nei suoi anni trascorsi alla guida della panchina del Foggia Calcio ha contribuito significativamente, grazie a Zemanlandia, a far crescere e progredire il blasone del Foggia Calcio e dell’intera città”.

IL BATTESIMO DI ZEMANLANDIA

“Zdenek Zeman ha vissuto nella nostra città ed ha allenato per sette anni la squadra di calcio locale. Nel 1986/1987 serie C1. Nel 1989/90 il Foggia dei miracoli, caratterizzato da un 4-3-3 spiccatamente offensivo e da un gioco spumeggiante. Nel 1990/1991 serie B con promozione in serie A. Nel 1991/1992, 1992/93 e 1993/94 serie A. In questi ultimi tre anni il Foggia Calcio conquista la salvezza e la qualificazione alle coppe europee sfiorata a più riprese. Infine nel 2010/2011. Ha dato lustro ed onore all’intera Capitanata. Ha fatto balzare agli onori della cronaca sportiva, nazionale ed internazionale la città di Foggia, tanto da venir denominata ‘Zemanlandia’“.

PREMIO TOR VERGATA

Nel documento si ricorda anche che nel 2002, il tecnico boemo, “si è aggiudicato il premio speciale ‘Tor Vergata-Etica nello sport’ assegnato a personalità sportive che si sono contraddistinte per lealtà, correttezza, impegno sociale e lotta al doping all’insegna dei veri valori dello sport. Ancora oggi, a distanza di venti anni, la città di Foggia continua ad essere identificata con l’etichetta di ‘Zemanlandia’ a testimonianza di un periodo memorabile per l’intera Capitanata. La dedizione di Zeman ha permesso di scrivere pagine memorabili della storia calcistica foggiana dando lustro significativo all’intera città che attraverso il calcio e la modernità delle sue idee guadagnò la ribalta nazionale ed internazionale”.

Per tutti questi motivi, il consigliere Maffei impegna il sindaco e la giunta a conferire, “nella certezza di interpretare i sentimenti dei tifosi e della città, la cittadinanza onoraria a Zdenek Zeman”

Meluso (DS Spezia): “Sembra di vedere il primo Foggia di Zeman”

Meluso-Zeman-Spezia

Il direttore sportivo dello Spezia, Meluso, ha parlato oggi della sua squadra a Sky Sport e la paragona ai primi satanelli di Zeman

“Abbiamo avuto una certa continuità di prestazioni – dice Meluso – che ci ha sempre fatto ben sperare. C’è stata una flessione di risultati prima di Natale, ma mai di prestazioni. Non abbiamo avuto a disposizione tantissime risorse, ma quando ho accettato questo incarico sapevo che avremmo dovuto tenere i bilanci in linea. Ho trovato un allenatore ed uno staff di grande livello. Io lo seguivo da quando ero a Lecce, ma Vincenzo Italiano ed i suoi collaboratori sono gli artefici di questo momento magico. “

Il nostro articolo “Italiano come Zeman”

Italiano: “Sono cresciuto nel mito di Zeman”

“Sembra di vedere il primo di Foggia Zeman – confessa Meluso – con la differenza che qui si rischia di meno. La squadra ha preso consapevolezza: ha capito cos’è, cosa fa e come lo fa. Noi abbiamo fatto 19 acquisizioni e 12 uscite in trenta giorni in estate, abbiamo dovuto fare molto in fretta. Poi siamo cresciuti, ci siamo amalgamati, il gruppo ha fatto propri gli insegnamenti dell’allenatore che ho la fortuna di vedere lavorare ogni giorno. La nuova proprietà Platek? Per il momento non ci aspettiamo nulla. Adesso ci concentriamo sull’ottenere la salvezza, quello che verrà dopo si discuterà a tempo debito. Non dobbiamo cullarci sui risultati, l’esperienza dello scorso anno mi insegna di non farsi corteggiare troppo dai complimenti”

SALVIO IMPARATO

Pavone: “Io e Zeman due onesti. Convinsi Caffarelli a darmi Insigne”

Auguri Peppino Pavone

In occasione del suo compleanno abbiamo intervistato Peppino Pavone, lo storico direttore sportivo di Zemanlandia e attualmente Ds della Juve Stabia

Direttore buon compleanno, lei resta un mito per una comunità di tifosi di zemanlandia, di cui lei è uno dei maggiori fautori, come si sente a ricevere tutto questo affetto ed essere una figura storica del calcio italiano?


“Sinceramente sono sorpreso da tutto questo affetto – confessa Peppino Pavone – e certo mi fa molto piacere. D’altronde nella mia vita calcistica ho sempre cercato, per quelle che erano le mie competenze, di aiutare tutti, io penso che poi nella vita ciò che semini quello raccogli”


Ora il vostro modello sembra di ispirazione per tanti giovani tecnici, proprio in queste ore Italiano si è detto ispirato dal vostro Foggia, le da orgoglio tutto questo anche se dopo più di 30 anni?

“Certo anche perché ci inorgoglisce il fatto di essere stati i precursori in Italia di un calcio aggressivo veloce e verticale che oggi ha preso piede un po’ dappertutto”


In questi giorni Insigne ha raggiunto quota 100 gol con il Napoli. Lui spesso si è detto riconoscente a lei e Zeman. Può raccontarci di come e quando si accorse di lui?

“Ma io all’epoca lavoravo per la Cavese, a tutela delle quote che Casillo aveva acquistato, la squadra si allenava a Palma Campania e su quel campo disputava le partite ufficiali la primavera del Napoli, successe che un sabato finito l’allenamento della Cavese il custode mi disse che da lì a poco avrebbero giocato la partita Napoli Lazio primavera, per cui mi fermai per vedere la partita.In pratica la partita fu Insigne contro la Lazio, fece gol assist di tutto, naturalmente vinse il Napoli, i commenti sugli spalti erano che era bravino ma piccolino. Incurante dei loro commenti lo portai a febbraio dopo il Viareggio a Cava. Caffarelli, responsabile del settore giovanile, era l’unico che non voleva darmelo ma, siccome aveva giocato con me alla Cavese, lo convinsi a darmelo. Naturalmente l’anno dopo lo portai al Foggia”

Zeman fu colpito subito quando glielo segnalò?


“Subitissimo”

Lo vide da subito ala sinistra?

“Si, lo mise subito sugli esterni certo”

Che ne pensa di Gattuso e chi le piace come progetto attuale in A?

“Gattuso è un ottimo allenatore e motivatore, secondo me gli viene chiesto l’impossibile perché a mio modo di vedere il Napoli non è competitivo per lo scudetto e forse neanche per la Champions perché vedo Inter, Milan, Atalanta, Juve e Lazio più forti del Napoli”

Lei per fortuna è ancora nel calcio, il modello di cui parlavamo e che lei porta dipende anche dal sostegno delle societá, ci sono attualmente le condizioni per ritrovarla protagonista di una scalata? Molti sognano di rivederla ancora una volta con Zeman, il Boemo è in silenzio da molti mesi..

“Io spero – afferma Peppino Pavone – che qualcuno si affidi a noi, anche perché al di là delle capacità abbiamo due qualità che non dovrebbero far temere, l’onestà e l’aziendalismo, come dicevano i latini “SPES ultima dea”“.

SALVIO IMPARATO

Italiano: “Cresciuto nel mito di Zeman, fonte di ispirazione per il mio lavoro”

Spezia-Italiano-Mito-Zeman

Italiano ha parlato ai microfoni di tmw radio. Bella intervista in cui ha parlato del momento straordinario del suo Spezia, della serie A e del mito Zeman.

Le Parole di Vincenzo Italiano a Twm Radio

Oggi si parla solo dello Spezia:

“In mezzo a tutte queste difficoltà – dice Italiano – avute stiamo facendo qualcosa di straordinario. Stiamo cercando di salvaguardare quello che ci siamo conquistati lo scorso anno, passiamo un ottimo periodo ma questa categoria è tremenda e non dobbiamo distrarci. Dobbiamo continuare come stiamo facendo in questo momento”.

Una vittoria convincente contro il Milan:

“Abbiamo fatto una gran bella partita. Non tutte sono state come quelle con il Milan ma siamo a sei mesi di lavoro. Tutte le squadre devono cercare di maturare, sabato siamo stati capaci di esprimerci al meglio. Dobbiamo continuare così. Se la crescita è questa, ci lascia ben sperare per il futuro”.

In cosa è cresciuto lo Spezia?

“Soprattutto nell’esperienza, perché questa squadra ha tanti debuttanti e stranieri che non avevano mai conosciuto la categoria. Siamo stati costruiti in ritardo, ci siamo dovuti adattare, ma più passano le partite e più dimostriamo che possiamo batterci contro chiunque. Siamo contenti di questa crescita. Abbiamo faticato ma ora stiamo dimostrando che il lavoro paga”.

A qualcuno ricorda Zeman. Condivide?

“I complimenti fanno sempre piacere, gli apprezzamenti fanno sempre piacere. Sono cresciuto nel suo mito – confessa Italiano – era uno spettacolo vedere le sue squadre per come interpretavano le gare. Tante cose sono state fonte di ispirazione per il mio lavoro. Non l’ho mai avuto come allenatore ma chi lo ha visto non può non prendere niente da lui”.

Questo tipo di gioco dello Spezia può essere applicato in una big?

“Quando si ragiona sul fatto di non concedere tanto all’avversario, di non farlo esprimere al meglio negli ultimi venti metri, serve essere più coraggiosi in campo, lasciandosi anche un po’ di campo alle spalle. Certo, va fatto con intelligenza e con i tempi giusti e con un grande affiatamento tra i reparti. Per ora questa strategia la usiamo per soffrire meno e togliere le certezze a tanti campioni e grandi squadre”.

Quale la squadra che gioca meglio in Serie A?

“Devo dire la verità, sono rimasto stupito da tutte le squadre. Sono tutte organizzate, c’è lavoro e preparazione in ogni minimo dettaglio anche a livello strategico. Tutte propongono e lavorano, poi ci sono alcune che sono più in cpondizione. Sassuolo, Roma, Milan, Atalanta e Roma, come del resto a che tutte le altre, stanno facendo vedere il loro valore”.

Un tecnico deve adeguarsi ai suoi giocatori o imporre la propria idea?

“I protagonisti principali sono i calciatori. Poi l’allenatore deve preoccuparsi di farli rendere al massimo, di farli stare a proprio agio, per farli rendere per le caratteristiche che hanno. Faccio un esempio: Agudelo è un esterno, non stava rendendo al 100%, quando abbiamo avuto la necessità di sfruttarlo in mezzo all’area è migliorato e ora sta venendo fuori. Va sempre fatto il bene della squadra”

Il suo nome è accostato ora anche a tante big:

“Il mio futuro in questo momento è pensare settimana dopo settimana di portare a termine questa stagione e cercare di raggiungere il nostro obiettivo. Ora c’è una nuova società, tutto è stato fatto in grandissima velocità. Vedremo i loro programmi e cosa propongono. Pronto per il grande salto? Non riesco ad immaginare il mio futuro ora. Sono partito dalle categorie inferiori, ho fatto ottimi risultati ma non so come andrà a finire. La testa ora è solo concentrata sul presente e sullo Spezia. Non mi pongo limiti, come fanno tutti”

Quale giocatore dello Spezia ha più talento e margini di crescita?

“Siamo al seconda squadra più giovane della Serie A. Se continuano a crescere e maturare così, possono diventare calciatori di livello. Siamo pieni di giocatori di grande livello, se continuano così possono diventare importanti. Pobega? E’ al primo anno in A, ha già fatto prestazioni di livello, è bravo ad arrivare sempre alla conclusione, fisicamente è strutturato, ha forza, ha tutte le caratteristiche per diventare un grande calciatore. Deve lavorare ancora, perché ha grandissimi margini di miglioramento. Ricci? Sono convinto che possa crescere, ce ne sono pochi intelligenti come lui. Si sacrifica anche per la squadra e si ritaglierà un grande spazio in questa categoria”.

Chi vince lo Scudetto?

“Ci sarà molta più battaglia rispetto agli ultimi anni. Ce ne sono tante lì davanti”.

Ha un modello all’estero a cui si ispira?

“Da calciatore sono stato un centrocampista, quindi ho sempre battagliato cercando di dividermi nelle due fasi. Tanti allenatori mi hanno lasciato tanto e sono stati fonte di ispirazione. Un grande osservatore deve cercare di rubacchiare da tutti ed è quello che cerco di fare”