Insigne: “Se sono qui è merito di Zeman. Sarri poteva evitare la Juve.

Insigne-Zeman

Lorenzo Insigne ha rilasciato un’intervista a Radio Kiss Kiss. Ha affrontato vari argomenti e ha manifestato la voglia di vincere.

 «Sono contento dei tifosi – confessa Insigne – Il mio obiettivo è quello di fare un campionato migliore rispetto a quello dell’anno scorso. Siamo una squadra da primissimi posti in serie A. Koulibaly è il miglior difensore in Europa e Manolas ha fatto tanti anni a Roma sempre ad alti livelli. Ha segnato in semifinale di Champions, ma abbiamo anche altri difensori che ci hanno dato una grossa mano».

FASCIA DA CAPITANO E POSIZIONE IN CAMPO

«Al di là della fascia ho sempre cercato di dare una mano ai compagni negli spogliatoio. Era giusto farlo perché sono napoletano. Mi spiace quando non riesco dare tantissimo perché sono il primo a rimanerci male quando il Napoli non vince».

«Posizione nuova in campo? Ho parlato col mister e sappiamo il modulo che adotta, ho chiesto di spostarmi sulla sinistra anche se lui sa che sono a disposizione. A me piace rientrare dalla sinistra. e spero che il mister mi sposti lì».

I FISCHI

«Rimango male per i fischi perché sono napoletano e poi non penso che si possa fischiare i giocatori: in campo diamo l’anima. Sono il primo a sentirmi male quando non facciamo il risultato. Bisogna sempre lavorare e cercherò sempre di dare il massimo».

«Rispetto ad altre squadre abbiamo una bella base solida creata negli anni e questa cosa ci può dare vantaggio. Quest’anno possiamo partire col piede giusto e arrivare in fondo».

«In Nazionale dite che gioco meglio perché ho segnato, altrimenti non lo avreste detto. A Napoli la numero 10 è stata indossata dal più forte al mondo, io ho fatto una scelta del 24 con dedica a mia moglie. Poi in nazionale si può prendere la 10 e mi fa piacere, ma il numero non fa il giocatore»

MERCATO E ABBONAMENTI

«James? Abbiamo le porte aperte a tutti i calciatori forti che la società riesce a prendere. Stanno lavorando su vari obiettivi, James ha qualità ed è un numero 10. Con noi si troverebbe benissimo. Le scelte le fanno la società e il mister. Magari se arriva James vinciamo davvero».

«Giusto abbassare il prezzo degli abbonamenti: per noi è importante il sostengo del pubblico. Spero lo stadio si riempia».

ZEMAN E SARRI ALLA JUVE

«Se sono arrivato fin qui è merito di Zeman – ribadisce Insigne – che mi ha voluto a Foggia e a Pescara. Sarri poteva andare dappertutto ma è stata una sua scelta e alziamo le mani. Come allenatore ci ha dato tantissimo. All’inizio con noi non è partito benissimo ma lì ci sono grandi campioni».

ZIELINSKI E CHAMPIONS LEAGUE

«Zielinski per me è un top player, gli manca solo un pizzico di cazzimma. Fabian speriamo che torni più forte dell’anno scorso».

«Col Liverpool abbiamo fatto una grande partita all’andata, ad Anfield non abbiamo fatto una delle migliori prestazioni dell’anno – afferma Insigne – e ci dispiace. Quando esci dalla Champions avendo messo in difficoltà Psg e Liverpool ti fa rabbia e quello è stato lo sbaglio più grande: pensare sempre alla Champions. Non abbiamo affrontato l’Europa League nel modo giusto. Ma sono stati sbagli importanti per crescere. Quest’anno non ricatterà. Adesso basta con i secondi posti. Siamo umani: ci esaltiamo se va bene ma se qualcuno parla male ci abbattiamo».

SALVIO IMPARATO

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Calciomercato.it, Zeman: “Non vogliono farmi lavorare”

Zdenek Zeman parla in esclusiva a Calciomercato.it. Racconta i suoi punti di vista su Sarri, Totti, Conte, Lazio e Roma. Nel finale manifesta scetticismo sul suo ritorno in panchina.

Mister Zeman, la Juventus ha ingaggiato Sarri. Cosa ne pensa?  

“Dopo tanti di Allegri, dice Zeman ai microfoni di calciomercato.it, credo che la Juventus cerchi qualcosa di diverso e Sarri sono convinto sia l’allenatore giusto”. 

Il club bianconero punta al bel gioco, ma l’imperativo vincere resta primario. Secondo lei riuscirà il nuovo tecnico a coniugare le due cose? 

“Penso di sì, resto convinto che chi gioca meglio abbia più possibilità di vincere Lui ha fatto bene a Napoli e con il Chelsea, credo possa dare qualcosa di diverso sotto il profilo del gioco”. 

L’ex allenatore del Chelsea predilige il gioco offensivo. Qualcuno lo ha accostato a lei. Vede qualche similitudine?

“Sul piano tattico no. Lui fa più possesso palla rispetto a me, io preferisco verticalizzare. Però, anche Sarri, come il sottoscritto, dà un’identità alla squadra e predilige il gioco d’attacco”. 

Con l’arrivo di Conte, l’Inter potrà colmare il gap dalla Juventus?

“Credo che l’Inter sarà la rivale numero uno dei bianconeri”.  

In casa Roma ennesimo cambiamento. E’ arrivato Fonseca. Farà bene?

“Bisogna vedere la campagna acquisti”.

 Sulla proprietà americana si è espresso più volte

“Per me la Roma è una delusione, merita di più. Pallotta ha fatto tutti gli sforzi esclusivamente per costruire lo stadio. Ora vedremo come andrà a finire”. 

Quale effetto le ha fatto l’addio di Totti? 

“A me ha fatto più male il suo addio da giocatore, perchè credo potesse dare ancora qualcosa. Come dirigente non gli hanno fatto fare nulla,  non serviva, se non come rappresentanza. Meglio che sia andato via. Francesco è nato nella Roma e credo dovesse ‘morire’ in questa società, ma non hanno voluto”. 


La sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa andò male. Ha qualche rimpianto?

“Sì, non aver potuto disputare la finale di Coppa Italia, visto che l’avevo conquistata io. Mi hanno mandato via prima”. 

Sponda Lazio, confermati Inzaghi e il ds Tare. I biancocelesti possono fare il salto di qualità tanto atteso dai tifosi?

“Credo possa lottare per la Champions League”.

Lei è tifoso della Lazio o della Roma? 

“Mi sono trovato bene sia nella Lazio sia nella Roma di Sensi”.

Il suo cuore però immaginiamo abbia una preferenza…

“Fare qualcosa di buono per la Roma mi ha dato più soddisfazioni”.

Quando rivedremo Zeman su una panchina? 

“Sto aspettando. Io ho il desiderio di lavorare, ma gli altri evidentemente non vogliono”.

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Zeman: “Ho smesso? No non mi chiamano. Insigne è un esterno sinistro”

Zdenek Zeman torna a parlare dopo l’exploit in nazionale dei suoi due pupilli, Insigne e Verratti. Il Maestro Boemo si concede a 360° sulle pagine de Il Mattino.

Due gol in due partite con il 4-3-3 della Nazionale: è questo, non il 4-4-2 del Napoli, il modulo giusto per Insigne?

«Ha fatto molto bene, dice Zeman, gol a parte: quello alla Grecia è il tipico suo colpo, quello con il tiro al volo alla Bosnia era fuori programma. Da sempre sostengo che Lorenzo è un attaccante esterno e fa le cose migliori in attacco. Quando gioca più arretrato non riesce a fare la differenza».


Quindi, meglio con il 4-3-3?

«Con me, ha fatto 40 gol in due anni. Per le sue caratteristiche ha più difficoltà quando gioca al centro perché i difensori sono più forti. Il suo pezzo migliore è nell’uno contro uno, con il tiro o il cross: provarlo al centro è più complicato».

La conclusione del ragionamento è chiara.

«Ma Insigne deve giocare dove lo mette l’allenatore. Poi, il giocatore non si discute: ha qualità tecniche notevoli e, per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha una grande corsa».

È stato evidente il cambio di ritmo e qualità di gioco passando dal Napoli alla Nazionale, dal grigiore degli ultimi mesi alle brillanti prestazioni.

«Si vede che ha più voglia e ci mette più impegno, credo si trovi meglio in questo contesto: da esterno sinistro può rendere di più. Però Ancelotti deve fare le proprie scelte e mettere in campo la propria squadra».

Insigne era diciannovenne nel suo Foggia: adesso è arrivato al massimo?

«Lo conosco bene, può fare ancora meglio. Quanto vale ha cominciato a dimostrarlo ai tempi del Foggia e del Pescara».


Forse, quando gioca in Nazionale, è più sereno rispetto a Napoli, dove può avvertire il peso della fascia di capitano e del problematico rapporto con una parte della tifoseria.

«Il pubblico del San Paolo tiene ai napoletani: non pensi ad altro, Lorenzo, e continui a giocare». 

Insigne ha stretto un patto di fedeltà con Napoli nonostante l’amarezza della contestazione in una serata di Europa League. Ma se arrivasse la grande offerta?

«Ma dove vuole andare? Quando era a Foggia e Pescara, non vedeva l’ora di scapparsene a Napoli… Lorenzo è napoletano, deve sentire la fiducia ma anche essere più continuo. L’affetto del pubblico? Le carezze fanno bene ma non bisogna esagerare. Questa è la squadra di Insigne e qui può prendersi grandi soddisfazioni».


Lo scudetto? Ma è davvero realizzabile considerando la dittatura della Juve?

«Ancelotti ha avuto un anno di tempo per provare tutti i suoi giocatori: nel prossimo campionato sicuramente faranno meglio».

Può vincere lo scudetto?

«Può competere per vincerlo, non fermandosi a dieci o più punti di distacco».


Ancelotti ha allenato in cinque Paesi e i migliori al mondo: ha fatto la scelta giusta venendo a Napoli?

«Le scelte si fanno là dove vi sono le possibilità, comunque Ancelotti non ha sbagliato. È stato dove avevano il piatto già pronto, nel senso che dove ha vinto lui avevano vinto anche gli altri. Napoli è una piazza diversa, con una società che non è abituata a vincere. E lui vuole provarci».

È una nazionale col marchio zemaniano: per Insigne, per il 4-3-3, per Verratti.

«Il valore di Verratti, come quello di Insigne, non si è scoperto nell’ultima partita. Marco, dopo gli ottimi inizi a Pescara, è uno dei migliori giocatori del campionato francese. Ha raggiunto una grande maturità e ha trovato la giusta sintonia con Jorginho, così come era accaduto con Thiago Motta al Psg, anche se lui rende di più quando è da solo in regia».


Il calcio italiano le sembra in ripresa?

«Sul piano della qualità abbiamo assistito a un campionato non bello. Quanto alla Nazionale, ha giocato bene contro la Bosnia ma ha fatto il primo tiro dopo 22 minuti e ha segnato il gol della vittoria a 4 minuti dalla fine. Benino la Under 20 ai Mondiali, però non è un successo essere stati eliminati dall’Ucraina. C’è ancora da fare».


Visto il predominio della Juve, si potrebbero provare i playoff?

«Sono contrario. Dopo 38 anni partite la classifica dà l’esatta immagine di quanto è stato fatto in un campionato e non sarebbe giusto se a vincere lo scudetto fosse chi è arrivato sesto».

Sarri alla Juve dopo essere stato la bandiera del Napoli e di Napoli: che ne pensa?

«La Juve continua a sorprendermi. Se è stata una scelta giusta da parte di Sarri, lo capiremo durante la stagione. Ha tutto per poter lavorare bene alla Juve, bisogna poi vedere se i giocatori si adattano al nuovo allenatore».

E il nuovo corso della Roma con Fonseca?

«Il problema della Roma, sentenzia Zeman, non è l’allenatore».

Lei, a 72 anni, ha smesso di allenare?

«Vorrei ma non posso».

Perché?

«Se non mi chiamano, confessa Zeman, come alleno? Mi piacerebbe mettermi a disposizione, però evidentemente ci sono pochi progetti o non ci sono squadre adatte a me. Non sono vecchio e poi mica devo essere io a correre in campo»

Fonte intervista a Zdenek Zeman su Il Mattino

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SARRI: “L’ITALIA SPRECA OCCASIONI, MA IL RICHIAMO È FORTE”

Maurizio Sarri esce allo scoperto, lo fa sulle pagine di Vanity Fair e liquida un po’ il personaggio dipinto dalla pagina che lo celebra e dai suoi tifosi. Un Sarri che non ti aspetti, ma che si intuiva per come ha lasciato Napoli.

RITORNO IN ITALIA

 «Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti».

FEDELTÀ AL NAPOLI 

«I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero».

ASPETTI NEGATIVI IN ITALIA

 «Il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».

SARRISMO E SOCIAL

«È un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».

LA POLITICA

 «Nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».

ALLENARE CAMPIONI

 «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».

SENZA LA TUTA

«Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».

SUPERSTIZIONI 

 «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».

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Inter-Napoli 1-0, Spalletti Mago Merlino, Ancelotti problema 442

A San Siro va in scena il Big Match Inter-Napoli, Ancelotti contro la sua bestia nera Spalletti. Un’atipica sfida di vertice dove la seconda della classe dista 9 punti dalla vetta e la terza addirittura a 17.

Dopo il pareggio, con polemiche, a Bergamo tra Atalanta e Juventus, il Napoli di Ancelotti aveva la grande occasione di riaprire il campionato. L’Inter da parte sua, svanita la possibilità di recitare la parte dell’AntiJuve, aveva solo l’occasione di dimostrare che potenzialmente sa e può fare di più. La prima sorpresa di Inter-Napoli è nella formazione diramata da Ancelotti, con Callejon schierato terzino basso. Forse Ancelotti si sarà sentito in vena di omaggiare l’Inter di Mourinho a San Siro, chi potrà mai dimenticare Eto’o terzino, ma con tutto il rispetto l’Inter attuale non è né il Barcellona di Guardiola, né il Bayern di Van Gaal tanto da meritare questo timore tattico.

Il 4-4-2 di Ancelotti

Se questo sistema di gioco è stata inizialmente la svolta della sua gestione, ora forse Ancelotti deve fare i conti con gli apparenti difetti che sta portando alla manovra azzurra. E’ vero che Re Carlo la partita la stava portando dove voleva lui, e Spalletti in conferenza stampa è stato buon profeta, ma la sensazione è che da un po’ di partite il Napoli ha cambiato radicalmente mentalità.

Chi vi scrive parla di involuzione offensiva. Questa squadra era abituata a fare un certo tipo di calcio, fatto di palleggio, schemi e l’insistita ricerca di una mentalità di dominio. Ancelotti disse al suo arrivo di non voler stravolgere questo modo di interpretare il calcio. Onestamente sembrava voler aggiungere solo più verticalità rispetto all’era Sarri. Purtroppo una serie di contrattempi, tra cui l’esperimento Hamsik regista che non ha dato nell’immediato gli effetti sperati e un gruppo ancora provato dallo scudetto perso nelle ultime giornate, hanno costretto Ancelotti ad una soluzione immediata: il 4-4-2.

La sconfitta di ieri a San Siro era preventivabile, un po’ come quella a Genova contro la Sampdoria. Il Napoli veniva da due vittorie in rimonta in cui aveva mostrato approcci preoccupanti. Giampaolo ne seppe approfittare più di Inzaghi e Gattuso. Dopo quella partita Ancelotti sentì l’esigenza di parlare al gruppo optando per una soluzione che avrebbe garantito più equilibrio e sicurezze. Ora sembra però che quelle sicurezze si siano tramutate in timore o forse hanno solo aiutato il Napoli a cambiare radicalmente veste. Un cambiamento radicale nel pressing, nel palleggio e nell’uscita palla al piede. Difficile pensare che Ancelotti volesse questo quando affermò che era più difficile cambiare le cose fatte bene.

ZEMAN, FILOSOFIA OFFENSIVA E RAZZISMO

iIn questo contesto si inserisce benissimo la cultura del Boemo sull’iniettare un certo tipo di mentalità. La spiega benissimo in una frase – << Alleno poco un certo tipo di fase difensiva perché ho paura che la squadra perda la mentalità offensiva>> – e l’involuzione di mentalità del Napoli sembra la perfetta materializzazione di questo concetto. Il Napoli è una squadra che si rigenera nei cambiamenti, non importa se forzati o per scelta. Forse ora si è davanti ad una nuova svolta che potrebbe chiamarsi 4-2-3-1. Difficile riproporre il 4-3-3 senza un vero regista. Il ritorno a quello che era il modulo di Benitez. Le certezze Allan e Ruiz a supporto di Insigne, Mertens, Callejon e Milik. Hamsik ha bisogno di rifiatare, ma potrebbe essere un’alternativa in mediana o nella trequarti, rivalutando il ruolo indigesto affidatogli da Don Rafael.

Per quanto riguarda gli episodi di ieri è ancora Zeman a fornire un interessante punto di vista – <<E’ più ignoranza che razzismo secondo me, in campo sono tutti uguali. Le offese ci sono sempre, anche in partite di soli bianchi>> – come dargli torto se proprio gli stessi bianchi si sono scontrati a morte per una partita.

INTER-NAPOLI, SPALLETTI MAGO MERLINO

Se per Ancelotti è stata una serata no, sconfitta, mancata riapertura del campionato e va -4 dal Napoli di Sarri, per Spalletti Inter-Napoli è stata significativa per la sua carriera di allenatore. Si conferma il più grande carnefice di Re Carlo, 9 vittorie, in 19 sfide contro le 6 del tecnico romagnolo. Spalletti potrà dire di essere stato Mago Merlino, lui che viene spesso criticato per i cambi stavolta può definirsi tale, e non per scherno come fece negli studi Rai quando fu criticato dopo Inter-Juventus della stagione scorsa. Stavolta i due cambi nel finale con cui ha inserito Keita e Lautaro Martinez gli hanno dato ragione e può sentirsi addosso un po’ di magia a dispetto di una serata che magica non è stata.

SALVIO IMPARATO



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Spalletti: “Temo più l’esperienza di Ancelotti che il calcio di Sarri”

Spalletti-Ancelotti

Luciano Spalletti è intervenuto in conferenza stampa, a differenza del suo collega Ancelotti, rivelando di temere più il tecnico romagnolo che Sarri.

“Secondo me è giusto giocare – afferma Spalletti parlando del boxing day – perchè il calcio è una delle forme di intrattenimento preferita dagli italiani. Basta vedere i numeri per questa partita”.

“I giocatori sono dispiaciuti per quanto successo a Verona, e vogliono riscattarsi subito”.

“Il Napoli è un avversario che sa come si fa, sa stare in campo, non dobbiamo avere l’impeto di chi vuole reagire per forza, ma piuttosto di chi sa quando deve andare ad affondare i colpi”.

“Ancelotti è uno dei migliori, se non il miglior allenatore che abbiamo in Italia. Avrà saputo ottimizzare il buon  lavoro fatto da Sarri, mettendoci dentro la sua esperienza, che poi viene fuori la macchina più precisa per andare a sviluppare calcio”.

“Il Napoli di Sarri sicuramente era un calcio fatto più di schemi, di ripetitività, di azioni, anche un pò simili, anche perchè l’atteggiamento era sempre lo stesso. Ancelotti sceglie più il momento di quando venirti addosso o di quando lasciarti campo. Sono due filosofie differenti, ma ugualmente redditizie, se messe a puntino, e diventa ugualmente difficile per chi deve andarci contro”.

“Ancelotti fa un pò di paura, perchè lui è davvero quello che le ha vissute tutte, che conosce la materia in profondità”.

“Sarebbe uno spettacolo in più affrontare più volte Ancelotti, perchè sono convinto che domani sera una bellissima partita. Che sia il Napoli che l’Inter avranno la possibilità di dire la loro. Divertimento probabilmentel, perchè la vedo difficile che finisca in parità.

SALVIO IMPARATO

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Da Sarrismo a Sarriball: lo stato dell’arte del progetto-Chelsea 

Sarri-Sarrismo-Sarriball

 

La coniatura enciclopedica del termine Sarrismo, se da un lato rappresenta la risultante di tre stagioni in cui nessun altro come il Napoli è riuscito ad andare vicino a scalfire il potere della Juventus, dall’altro racchiude in sé il rischio che l’allegoria prenda il posto di quel terreno verde in cui lo stesso neologismo collegato alla figura del tecnico tosco napoletano trova una propria sublimazione. Sarri, del resto, è uomo di campo prima di qualsiasi altra cosa e appare fondamentale, in questa fase, accendere i riflettori su punti di forza, debolezze e potenzialità del suo Chelsea, al termine di un primo scorcio di stagione in cui i blues – risultati alla mano – sembrano respingere al mittente le aspettative di difficoltà di recepimento tattico del credo sarriano da parte del gruppo, da più parti vaticinati.  

 4-3-3  NON SI CAMBIA 

Il modulo di gioco resta il 4-3-3. Nelle idee iniziali, dei punti di contatto con il Napoli ci sono. In primo luogo, la chiara intenzione di impostare una catena di costruzione a sinistra ed una catena di equilibrio-finalizzazione a destra. Basti pensare alla caratteristiche dei terzini (Azpilicuetaviene dalla difesa a tre mentre Alonso è maggiormente portato ad offendere).Ciò è reso evidente dalla presenza di Kante a destra e Kovacic a sinistra, quest’ultimo deputato principalmente ad un ruolo di raccordo non solo della catena mancina, ma delle due fasi di gioco. In particolare, Kovacic ha un doppio compito, tra i più delicati nell’economia complessiva degli equilibri tattici: 1) coprire la spinta di Alonso, rinculando in fase difensiva; 2) inserirsi quando Hazard si abbassa a prendere palla per creare gioco. Un Hamsik più solido? Mettiamola così, volendo ridurre tutto ad una semplificazione che serve comunque a far comprendere quanto il croato dia a Sarri in termini di equilibrio complessivo. Le catene, rispetto all’assetto tattico del Napoli, vedremo che presentano una struttura dinamica differente, determinata principalmente dal fattore-Hazard.  

 LA FASE DI IMPOSTAZIONE: NON SOLO JORGINHO 

L’impostazione: ovviamente, il faro è inutile specificare chi sia. Anche perché è facile credere lo sappia chiunque abbia dato lo sguardo alla distinta di un qualsiasi schieramento del Chelsea, tecnici avversari compresi. Quindi, prima cosa: schermareJorginho. Quando avviene – ed avviene sistematicamente – come mutano le dinamiche dei blues in fase di inizio azione?Kepa Arrizabalaga, man mano che passano le giornate, dà la sensazione di giustificare gli 80 milioni di euro investiti per il cartellino. Prodigiose le sue performance tra i pali contro Liverpool e Southampton. Pur essendo in netta crescita e pur migliorando l’intesa con i compagni, il basco sbaglia tuttavia ancora alcune scelte, come quando sceglie di aprire su terzini la cui linea di trasmissione palla è soffocata. L’opzione due (in attesa di capire se e come Kepa possa divenire col tempo un’opzione-tre) divengono così i centrali, bravi ad allargarsi e portare palla, specie David Luiz che quando riesce a divenire centrocampista aggiunto scompagina spesso gli equilibri avversari, specie quelli con attaccanti che non rientrano. Le statistiche appaiono in tal senso eloquenti: se prendiamo come riferimento Whoscored ed analizziamo i passaggi totali, notiamo che i due centrali David Luiz e Rudiger hanno collezionato rispettivamente 614 e 629 passaggi, secondi solo a Jorginho che guida la classifica con 853. Per dire quanto Kepa in questa fase non sia, a differenza di Pepe Reina a Napoli, un’opzione è sufficiente evidenziare che di passaggi il portiere (collezionista di cardellini) ne ha finora fatti segnare “appena” 238, pur senza sbagliarne mai la finalizzazione. Proprio l’aggiunta di Luiz in impostazione libera di fatto una linea di passaggio, spesso decisiva per una rapida verticalizzazione. Interessante tuttavia notare come Jorginho vada a grandi passi verso la direzione di un percorso di crescita che lo porta a giocare una doppia partita: con i piedi, ma anche con le mani, da tecnico in campo e depositario più di ogni altro del credo sarriano. Per farsi un’idea, è sufficiente tornare al precampionato: osservate questo video al minuto 0.55. Chi appare in difficoltà invece Cesc Fabregas. Sarri lo ha eletto vice-Jorginho, ma le caratteristiche sono diverse. Se l’italobrasiliano, pur avendo meno qualità dello spagnolo, sa già cosa deve fare due o tre passaggi prima, Fabregas ha necessità di avere la palla tra i piedi, determinando il venir meno di alcuni tempi di gioco fondamentali ad inizio azione.  

 

L’EDEN SARRIANO 

Hazard è finora il fattore che sposta gli equilibri. Un peso specifico paragonabile a quello di Higuain tre stagioni orsono. Sarri ha compreso sin da subito che il belga, che non è un omologo di Insigne e nemmeno di Mertens, presenta caratteristiche sue proprie che vanno ricondotte non già ad uno schema, ma ad un’idea in cui, a nostro modo di vedere, lo vede più vicino ad un Higuain. Un finalizzatore più che un creatore, pur tuttavia risultando imprescindibile anche per la sua profonda vena creativa. Sarri, per questi motivi, in questa fase chiede ad Hazard essenzialmente una cosa. Non di mantenere la catena (la partenza a sinistra è solo nominale, ma svaria su tutto il fronte) ma di restare negli ultimi 30 m, laddove può suggerire e soprattutto finalizzare, che è ciò che gli riesce meglio, alla luce delle sette reti in otto gare (lo scorso anno ne aveva complessivamente realizzate dodici). Anche per questa ragione, in questa fase, a Morata sta preferendo Giroud, che si rivela essere un elemento fondamentale capace di far crollare la letteratura secondo la quale Sarri ripugnerebbe il centravanti-boa. Perché Giroud si rivela così determinante? L’abbiamo visto in Russia. Non segna, ma fa vincere mondiali e partite perché non solo crea spazi con la sola stazza in partite “chiuse”, ma si rivela un’arma in più nel suggerire quelle palle, talvolta sporche, sfruttando molto le sue lunghe leve. Anche qui è opportuno proporre un video: minuto 1.36 e 3.50. Un po’ di numeri che attestano il maggior impatto del francese nella manovra dei blues:  finora Giroud è il top-assistman (4) e ha collezionato 120 passaggi contro gli 89 di Morata, a fronte degli stessi minuti giocati. Sarri dispone di cinque attaccanti titolari. Li ha alternati abbastanza regolarmente anche perché non si tratta di “doppioni”. Ognuno ha caratteristiche di base differenti: oltre a Giroud ed Hazard, ti ritrovi con Pedro che ha nel taglio-Callejon la sua arma (ed è risaputo quanto un elemento dalla sue caratteristiche, capace di mettere finora segno tre reti, sia fondamentale nel momento in cui gli avversari fanno densità in zona palla o quando l’azione si sviluppa sul lato opposto, laddove il Chelsea costruisce, al fine di sfruttare il lato debole, come qui al min. 0.55), Morata che legge la profondità (le sue difficoltà iniziali sono spesso dovute alle squadre che chiudono il verticale) e Willian che è in grado di creare superiorità con il dribbling a rientrare, pur non essendo un finalizzatore. Più dietro nelle gerarchie c’è il nigeriano Moses, parzialmente adattato per le sue caratteristiche rivolte alla copertura, al punto che Conte non disdegnava di impiegarlo esterno a centrocampo nel suo proverbiale 3-5-2.

DIFFICOLTÀ VECCHIE E NUOVE 

La difficoltà principale, per il momento, è data dalla paura che in certi momenti ha la linea difensiva nell’accompagnare l’azione in fase di non possesso, determinando spesso, oltre alle difficoltà nel portare un pressing efficace, situazioni di palla scoperta acuite dalla posizione di Alonso, sempre molto alta, oltre ad una certa distanza che va a crearsi tra centrocampo ed attacco di cui avversari bravi a riempire glihalf-spacespossono approfittare. In alcune fasi è stato Kante, a metterci una pezza con chiusure da lato a lato da antologia; in altre occasioni si ripresenta la tipica situazione napoletana di difficoltà sugli attacchi avversari da lato a lato. Tolti gli attaccanti che vengono ruotati molto tanto di partita in partita che all’interno della gara stessa, il “dodicesimo” uomo è Ross Barkley. Con lui il centrocampo cambia parte delle caratteristiche di base, alzando il baricentro e creando di fatto una situazione di 4-2-3-1 tale da alzare la pressione ed invertire le inerzie. Barkley, pur essendo più forte fisicamente, come Zielinski nasce trequartista e come il polacco, a fronte di un enorme talento ed un evidente positiva sfrontatezza, necessita ancora ultimare il suo processo di crescita, necessitando ancora di digerire a fondo il meccanismo delle catene, in cui l’interno di centrocampo deve coprire la spinta del terzino. Un esempio dell’altra faccia della luna lo si osserva nel match contro l’Arsenal, un proprio compendio di come, pur vincendo 3-2, gli uomini di Sarri soffrano molto le situazioni descritte, anche perché è proprio Barkley a far venir meno l’equilibrio sulla corsia mancina, lasciando spesso Alonso solo ad affrontare situazioni di 1vs2. 

 RUOTARE SÌ, RUOTARE NO 

Infine, rotazioni. Gli attaccanti, come detto, ruotano tutti. Sia nell’arco del match che da match a match. Tutti tranne uno, ovviamente. L’altra rotazione è proprio Barkley-Kovacic, la quale contro il Southampton sembra aver pagato dividendi enormi. Gli altri, almeno in campionato, sono quelli. Nelle coppe, invece, ruotano tutti. Contro il Videoton, difesa tutta nuova, contro il Liverpool in Carabaho Cup per tre quarti. Va specificato tuttavia che – come noto – le vicende estive, tra reduci dal Mondiale, infortuni e tardivo ingaggio dello stesso Sarri, hanno determinato che, di fatto, la squadra non ha portato avanti il ritiro precampionato. A dispetto di ciò i risultati danno ragione a Sarri, che continua a ripetere quanto Klopp e Guardiola siano uno step avanti e quanto sia difficile colmare il gap in una sola stagione.  

Per ora, attimi di Sarriball non mancano.  

PAOLO BORDINO

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Juve-Napoli, con Ancelotti ritorna il gap che Sarri aveva ridotto

Juve-Napoli-Sarri-Ancelotti

Il big match dello Stadium normalizza il Napoli. Juve-Napoli finisce 3-1 e  conferma il netto divario tra le due squadre già raccontato dal mercato.

Sembrerà una provocazione il titolo, così come sentire uno zemaniano parlare di mercato e di top player. Ma se al posto di un integralista arriva un signore che ha vinto tutto ed allenato grandi campioni, è d’obbligo uscire dai gusti e dal fanatismo e analizzare il quadro per come si presenta. Lo scenario era già chiaro da Dimaro e Juve-Napoli lo ha confermato.

SARRI E ANCELOTTI

Se fino ad oggi è sempre stata controproducente la contrapposizione tra Sarri e Ancelotti, era lecito in fase di costruzione valutare la differenza tra i due tecnici: Sarri con i suoi schemi ripetuti fino alla morte e Ancelotti con il suo calcio verticale più di concetto, che ha sempre espresso il meglio con i fantastici giocatori avuti a disposizione. Entrambi amano il bel gioco ma, vittorie a parte, impostano il lavoro in modo diverso.

Carletto, ex integralista di scuola sacchiana, si è sbarazzato di quel metodo quasi sempre indigesto ai giocatori. Sarri, invece, ha il merito di aver riportato in auge quel tipo di lavoro, mettendo in crisi i vertici del calcio italiano.

Il toscano ha razionalizzato il 4-3-3 di Zeman, mescolandolo con il calcio di Cruijff, Sacchi e Guardiola. Ecco perché chi scrive è convinto che lasciare quasi la stessa squadra di Sarri ad Ancelotti non è stato un errore, ma una dichiarazione di resa per le ambizioni scudetto: Juve-Napoli ha raccontato questo.

LA PARTITA

Se il 4-3-1-2 scelto da Allegri con Dybala dietro Ronaldo e Mandžukic intimoriva solo a leggerlo, il 4-4-2 del Napoli sollevava qualche dubbio. Rinunciare a Milik dopo la doppietta contro il Parma ha sorpreso molto. Mertens, gol a parte, è sembrato spesso fuori dal gioco e il più penalizzato dal nuovo modulo. Zielinski ci mette più volontà del solito nel rincorrere Cancelo. Hamsik sl centro non dà nerbo. Troppo poco contro questa Juventus. Infatti, abbassare il baricentro avendo quel tipo di caratteristiche non è stata una scelta vincente. Ancelotti ha dichiarato che ciò è dipeso però dal timore per l’avversario. E’ sempre il solo Allan, specialmente quando il 4-4-2 diventa in fase di possesso 4-2-4,  ad attenuare l’onda d’urto di una palla persa.

IL GAP

Contro squadre meno attrezzate, questo nuovo modulo sembrava aver ridato alcune certezze al Napoli. Contro la squadra di Allegri, però, si è rivisto quel gap tecnico che Sarri aveva quasi azzerato.  Far rendere la rosa più del suo valore, con ossessiva preparazione di ogni fase di gioco, si conferma una soluzione imprescindibile, specialmente con gli uomini a disposizione. I venti minuti di dominio azzurro sono troppo pochi rispetto all’ultimo Juve-Napoli, dove i partenopei per tutto il match pressarono i bianconeri nella propria area di rigore. Il coraggio di Ancelotti sarebbe stato ripagato solo con la continuità di quei venti minuti. 
Fino a gennaio bisognerà lavorare per la definitiva crescita di questo corso.

Come scritto già molte volte, ad un grande allenatore come Ancelotti andava affiancato un grande mercato. La piazza, ma anche la squadra, con l’ufficializzazione di Re Carlo si attendeva di competere subito, provando a “vendicare” uno scudetto sfiorato e non tentare di ripetersi oltre le aspettative.  Questo con buona pace di De Laurentiis e della sua comprensibile urgenza di valorizzazione dei tanti talenti esclusi. Il grande sacrificio serve anche in campo oltre che in panchina. Ancelotti forse presto lo chiederà, anche se per ora finge di non averne bisogno.

SALVIO IMPARATO

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Sarri: “Klopp uno dei migliori. Liverpool pronto per vincere”.

Sarri-Klopp-Liverpool

Maurizio Sarri ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del secondo match in quattro giorni contro il Liverpool. Qualche riflessione su Hazard e parole importanti per Klopp e la sua squadra.

HAZARD

Sarri esordisce in conferenza stampa rispondendo a domande su Eden Hazard. “Hazard in questo momento non so se è il miglior giocatore al mondo, ma sicuramente è uno dei più forti”. Questa la premessa di Sarri, che si sofferma però su un aspetto in particolare. “Credo che ogni giocatore preferisca giocare piuttosto che allenarsi senza il pallone, è normale. Ma Eden deve avere più continuità dal punto di vista fisico e mentale, perché penso che abbia le carte in regola per migliorare ancora. Può diventare il migliore al mondo già dal prossimo anno, io voglio che lo diventi. E’ molto difficile paragonarlo ad altri calciatori. Per me è un genio e tecnicamente unico”.

PARTITA

Sarri prosegue poi parlando delle aspettative sul match di domani. “Domani sarà un’altra partita, in un’altra competizione, con formazioni completamente diverse. Penso che loro possano aumentare la determinazione dopo mercoledì. E’ stato un match complicato e lo sarà anche domani. Credo che di solito si parta per vincere, sarà una partita aperta ed equilibrata. Fino a questo momento le cose stanno andando abbastanza bene. I ragazzi hanno risposto più velocemente di quanto mi aspettassi, e sicuramente ora non siamo ancora al 100%, ma abbiamo margini di miglioramento sotto tutti i punti di vista. Compreso quello tattico. Giocare con lo stesso avversario nel giro di tre giorni è molto complicato soprattutto dal punto di vista mentale”.

LIVERPOOL

Il tecnico del Chelsea spende poi parole importanti per Klopp e la sua squadra. “Klopp è certamente uno dei migliori allenatori al mondo in questo momento. Ha fatto molto bene l’anno scorso con questi giocatori, e credo che ora siano pronti per vincere. Che sia la Premier o la Champions, ma sicuramente qualcosa di importante.
Noi abbiamo un calendario complicato, ma anche per loro la settimana è delicata e importante. Dopo la partita di domani andranno a Napoli per la Champions, e il San Paolo non è uno stadio semplicissimo, e poi avranno il City”.
Per Sarri anche una battuta a questo proposito sulla strada che il suo Chelsea potrebbe tracciare al Napoli in vista del match di mercoledì. “Penso che il Napoli conosca benissimo il Liverpool. Mercoledì ho visto qualcuno del Napoli (sorride), quindi li stanno seguendo e conoscono già sicuramente tutto”.

INFORTUNI E SITUAZIONE CAHILL

Panoramica anche sulla condizione fisica di alcuni giocatori e sulle parole recenti di Cahill, che avrebbe manifestato la volontà di essere ceduto a gennaio. “Christensen non si è infortunato mercoledì, ha avuto solo un problema di stomaco durante la partita. Pedro si è allenato solo nella seconda sessione di allenamento di ieri, così come Rudiger e Loftus Cheek. Dobbiamo valutare nell’ultimo allenamento, ma la situazione è migliore rispetto a 3-4 giorni fa. L’unico giocatore che ho dovuto far giocare e che forse avrebbe potuto riposare è Kovacic. L’infortunio di Loftus è stato un problema anche per questo”.
Sarri commenta poi le dichiarazioni recenti di Cahill e la situazione attuale. “Ho parlato con Cahill, penso che abbiamo davanti i mesi di ottobre, novembre e dicembre. Deve aspettare. Dobbiamo aspettare. Sono molto soddisfatto della prestazione di Gary di mercoledì, per me è un giocatore utile. Gennaio è ancora lontano. Vedremo”.

FORMAZIONE

“Per Rudiger e Pedro dobbiamo attendere l’ultimo allenamento per valutare. Le possibilità però ci sono soprattutto per il primo. Possiamo eventualmente giocare con Willian sulla destra, che è un altro grande giocatore che contro il West Ham ha fatto molto bene. Ma possiamo eventualmente anche spostare Eden lì. Il suo ultimo gol è arrivato proprio da quel lato lì, quindi non credo che ci siano problemi in questo senso”.

GIOACCHINO PIEDIMONTE

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De Laurentiis: “Sarri non mi è piaciuto, errori non credo di averne fatti. Ho dovuto fare la voce grossa con il Chelsea, Sarri voleva smontarmi la squadra” (LINK VIDEO)

De Laurentiis oggi ha parlato anche a Sky, ecco le sue parole

“Non mi è piaciuto – dice il patron azzurro – quando ha detto che abbiamo fatto tutti e due degli errori, io non credo di averne fatti. Anche nel momento in cui non l’ho contestato non ho sbagliato, perché sarebbe stata la cosa più ovvia per come si stava comportando rinviando. Aveva un contratto, avrei potuto dirglielo perché stava facendo un atto non accettabile nei confronti di calciatori che lui stesso aveva valutato di non grandissimo calibro. Questi giocatori gli hanno dato tanto, li ha violentati nei suoi fantastici allenamenti ma loro hanno sempre risposto alla grande. Poi, cosa ancor più grave, voleva smontarmi la squadra, portandola tutta in Inghilterra. Ho dovuto fare la voce grossa con Marina, per farmi garantire che da qui non si sarebbe mosso nessuno. Poi si è preso Jorginho, perché ad Ancelotti piace Diawara e c’era l’intenzione di spostare Hamsik in quella posizione”

http://video.sky.it/sport/calcio/serie-a/de-laurentiis-sarri-non-credo-di-avere-commesso-errori/v436573.vid

SALVIO IMPARATO

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