Immobile: “Zeman fondamentale per me tatticamente” (VIDEO)

Ciro Immobile, il bomber di Torre Annunziata, si racconta a Diletta Leotta nel programma di Dazn “Linea Diletta”, dove parla anche dell’annata a Pescara

“Quando ho iniziato ero molto giovane, giocavamo per vincere le partite e divertirci. Zeman per me è stato fondamentale – afferma Immobile – anche sotto l’aspetto tattico e tecnico. Lui mi diceva sempre: “Sei la rovina di questa squadra”. Si riferiva al modo di giocare, voleva che gli esterni tagliassero, che le mezzali si inserissero. Io facevo solo movimenti finalizzati al gol. Riuscivo magari a segnare anche due volte, poi entravo nello spogliatoio e lui mi diceva sempre che non andava bene”

“Pensate – confessa Immoblie – che sono stato titolare la prima volta a causa di una tuta arrotolata. Il mister era fissato per l’abbigliamento. Un mio compagno di squadra (Maniero ndr) non giocò proprio perché aveva arrotolato la tuta che indossava. Andò in tribuna ed entrai io. Da quel momento ho iniziato a far gol e giocare”.

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Bonan (Sky): “Sempre affascinante Napoli. Zeman ha segnato un’epoca”

Alessandro Bonan, conduttore di Sky Calcio Show e Speciale Calciomercato, ha presentato a Napoli (Libreria Io Ci Sto), il suo romanzo “La Giusta Parte”.

Al termine della presentazione e dopo aver firmato varie copie del suo romanzo, che racconta ironicamente e romanticamente il dramma di due calciatori dalla diversa sorte e dal diverso temperamento, avvicino Bonan per sollecitarlo su uno dei personaggi più romantici del nostro calcio, Zdenek Zeman.

“È sempre affascinante Napoli – esclama Bonan uscendo dalla libreria – vado a scoprirla”

Ovviamente non è la prima volta che viene

“No e tornarci da sempre una certa sensazione”

La nostra testata si chiama zemaniano.com, il nome Zeman cosa le suscita?

“Zeman ha segnato un’epoca e questo di per sé un è grande merito. Rappresenta il sogno di una filosofia resa vincente”

Raro ascoltare la parola vincente, accostata a Zeman, da un giornalista italiano

“È vincente il sogno, poi per i numeri classici del calcio magari ha vinto poco. Ha avuto forse una grande squadra, la Lazio più che la Roma, dove aveva una rosa che lo obbligava a vincere qualcosa”

Bisogna considerare anche che la Lazio è stata la sua prima grande squadra dopo Foggia

“Questo è vero, forse gli imputo solo di essere passato, come i grandi giornalisti, dal curare più il suo personaggio e il proprio ego, che l’allenatore”

In che senso?

“Per esempio mi sono sempre chiesto come mai non abbia mai, nei momenti topici dei campionati, curato di più la fase difensiva e cercato qualche punto in più”

Il figlio Karel racconta che Zeman non allena molto la fase difensiva per paura che la squadra perda mentalità offensiva

“È un punto di vista molto psicanalitico – afferma Bonan incuriosito – è un aspetto interessante posto così”

Salvio Imparato

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Spinelli: “Dirò a Breda di giocare alla Zeman”

Attraverso le pagine del Tirreno Spinelli, presidente del Livorno, rivela una conversazione con l’allenatore Breda in cui lo solleciterà a giocare alla Zeman

“A Venezia – afferma Spinelli – abbiamo subito un solo gol ed abbiamo perso, non meritavamo la sconfitta. Breda? non è a rischio ma serve una scossa; martedì mi incontrerò con lui, mio figlio e Signorelli e chiariremo ciò che sta succedendo. Ultimatum? No, non lo è ma serve più di coraggio: il Mister dovrebbe giocare più alla Zeman – confessa Spinelli -perché i calciatori ci sono. Diamanti? Ci sarebbe servito, mi pento di non averlo confermato ma mi sono affidato alla libertà del tecnico. Alino ti porta almeno 10 gol in più ed anche sotto l’aspetto della personalità manca una figura come la sua o come quella di Mazzoni”.

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Il Pescara regala la panchina a Zeman? Superato l’Empoli 1-2

Bucchi in discussione ad Empoli, era a rischio già prima di affrontare il Pescara. I toscani, sconfitti 1-2 dal Delfino, saranno ore di riflessione in quanto ora ci sarà la sosta. Occasione per il ritorno di Zeman?

Empoli, piazza da sempre attenta alla crescita dei giovani e di una certa filosofia, potrebbe essere la panchina giusta per il rilancio del Boemo. Nel 2014/15 i ragazzi di Sarri furono letteralmente travolti dal gioco verticale del Boemo. Oggi l’Empoli avrebbe bisogno di ritrovare un maestro di calcio. Con Laribi, Romagnoli, Mancuso e Veseli, Zeman ritroverebbe giocatori con cui ha già lavorato e troverebbe Provedel, portiere cercato al Lugano. Inoltre troverebbe due mezzeali come Frattesi e Bandinelli, che con lui potrebbero esplodere e poi gli attaccanti La Gumina e Dezi che nel tridente zemaniano andrebbero a nozze. Si attendono sviluppi.

SALVIO IMPARATO

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Karel Zeman: “La carriera di mio padre finita nel 98. A Coverciano si parla solo di lui” (VIDEO)

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Karel Zeman figlio d’arte torna in panchina. Lo fa su quella del Messina dove suo padre lanciò Totò Schillaci. Presentandosi alla stampa è amaro su Zeman senior penalizzato dalle denunce sul doping.

“Tutti possono essere capaci di giocare – ribadisce Karel Zeman – con il 4-3-3. È evidente che servono caratteristiche, abilità tecniche e fisiche che al momento non ci sono al cento per cento ma possono essere acquisite. Contano di più volontà e unità d’intenti”. 

“Oggi è arrivato l’allenatore in seconda, Simone Quintieri, che sarà affiancato da un altro collaboratore. Se fossi venuto a inizio anno ce ne sarebbero stati anche altri, adesso sono sparpagliati in varie squadre. Per facilitare l’intesa tra di loro sto lavorando quasi sempre a metà campo. Non posso quindi giudicare l’aspetto fisico. Non mi sto magari rendendo conto di quanto potrebbero reggere a campo intero”. 

Sono in arrivo due probabili Ds di sua conoscenza, Martino e Martello

“Entrambi mi hanno dato totale fiducia. Sono persone che stimo, a cui voglio bene Con Martino ho lavorato per un anno, con Martello un po’ di meno perché la società non era molto organizzata e ho deciso di lasciarla presto. A Gela sono venute a mancare un po’ di cose, soprattutto la stabilità da parte della proprietà, che aveva minacciato di lasciare a più riprese. Ovviamente la squadra non si allenava come doveva e io non potevo fare il mio mestiere”. 

Modica che le ha detto? Le è mancata la panchina?

“Giacomo mi ha fatto l’in bocca al lupo. Siamo come fratelli, io tifo per lui e lui tifa per me. La panchina mi mancava tantissimo anche perché ho frequentato il corso Uefa Pro a Coverciano e mi sono reso conto che anche chi allena squadre di Champions League, serie A o B veniva a chiedermi qualche consiglio. Quindi non capivo perché dovessi restare a casa”. 

Suo padre?

“La storia di mio padre la conoscete. Quando era a Messina ancora era un allenatore libero. Poi è stato inquisito e quindi la sua carriera è terminata nel 1998, quando si è permesso da persona onesta di accusare chi non lo era”. Anche a Coverciano si parla soltanto di lui, quando si studia il calcio, anche se al di fuori purtroppo viene detto altro. Anche se tanti addetti ai lavori non fanno spesso il suo nome, la gente ricorda sempre il suo marchio di fabbrica”. 

Lei subentra in una situazione complicata, è il terzo allenatore della stagione. Ha in mente qualcosa in sede di calciomercato?

La squadra – afferma Karel Zeman – andrà rifatta perché per come la vedo io è un po’ troppo vecchia. C’è da correre di più e alcuni per limiti atletici non lo possono fare, anche se sono grandi calciatori. Ci vorrà tempo, ma gli abbonati e i tifosi meritano uno spettacolo più idoneo. Con il lavoro potremo migliorare e fare qualcosa di buono. La squadra c’è ma sicuramente c’è da correre molto di più”.

E’ sempre antipatico parlare dei singoli, ma di Coralli che ci dice?

“Non si discutono i giocatori presi uno per uno, ma il loro adattamento a una squadra che deve macinare chilometri, piuttosto che essere un’accozzaglia di stelle. Se alcuni di loro riescono a essere utili è un discorso, viceversa non faranno al caso nostro. È un gruppo poco consapevole della propria forza rispetto alle individualità. Abbastanza timido ma voglioso di lavorare”

Dove può arrivare questo Messina?

“Capisco la domanda, ma adesso non so cosa rispondere. Gli abbonati e i tifosi meritano uno spettacolo più idoneo. Io non ho visto tutte le partite ma so che c’è del malcontento che può essere curato con prestazioni migliori, che dovranno essere corroborate dai risultati. Ci vorrà tempo”.

Il gruppo come lo ha trovato?

“È un gruppo poco consapevole della propria forza rispetto alle individualità. Abbastanza timido ma voglioso di lavorare. Non vedono l’ora di applicare tanto i miei metodi e questo – conclude Karel Zeman – mi fa molto piacere”.

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Gasperini e la lezione della filosofia Zeman (VIDEO)


Gasperini:“Spero che una donna rivoluzioni il calcio come Zeman e Sacchi”

Se esiste questa testata non è solo per i meriti del bel calcio di cui Zeman ci ha fatto innamorare. Esiste anche per il demerito della stampa italiana, per come è solita raccontare gli allenatori che perseguono una filosofia all’antitesi del difensivismo. Zeman, Sarri e Gasperini elogiati quando non si può fare altro, ma attesi al varco impazientemente alle prime sconfitte, appena le cose sembrano non andare.

Sembrano appunto, perché Gasperini ci ricorda la lezione di Zeman, quella in cui cercando di fare quello su cui stai lavorando, anche nella sconfitta ti sta insegnando qualcosa. Bisogna credere nelle proprie idee e provarle anche a livelli più alti. Nonostante le sconfitte di Champions, Gasperini non è arretrato di un centimetro, sapeva benissimo che pur funzionando in Serie A, la sua filosofia in Champions andava migliorata. Dettagli, intensità e mentalità andavano portati ad uno step superiore. Il cosiddetto salto di categoria. Ed ecco che il primo punto storico, dell’Atalanta in Champions League arriva contro il Manchester City devastante di Pep Guardiola.

Le parole di Gasperini dopo il 5-1 di Manchester

Se l’Italia pallonara ha sempre guardato con scetticismo la rivoluzione della filosofia Zeman, ignorando la sua validità attraverso le epoche (Foggia anni 90’, Lecce 2004/05 unica squadra italiana in A a salvarsi con la peggior difesa e il Pescara 2011/12 che vinse il campionato con il suo calcio definito vecchio) ora non può più ignorarne l’eredità. Gasperini dopo la aver perso a Manchester 5-1 giocando bene, ha ribadito un concetto forte e chiaro. Un qualsiasi allenatore italiano avrebbe cambiato moduli e atteggiamento tattico, lui invece ha puntato sulla maggiore convinzione nelle proprie idee. Risultato? Un bel 7-1 immediatamente dopo contro l’Udinese, un 2-2 a Napoli e un pareggio storico a San Siro contro Pep Guardiola. Una lezione per tutti i tecnici, per le società e anche per un certo tipo di stampa, che addirittura si è permessa di accostare Gasperini a Zeman in accezione negativa per i gol subiti… Studiate gente studiate.

La lezione zemaniana di Gasperini tutta da ascoltare dopo la sconfitta di Manchester ai danni della sua Atalanta….

Geplaatst door GruppoZeman.com op Maandag 28 oktober 2019

SALVIO IMPARATO

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Paolo Bordino, da Ancelotti a Pep e Sarri passando per Zeman.

Paolo-Bordino-Ancelotti-Zeman-Sarri-Guardiola

Chiacchierata zemaniana con il nostro Paolo Bordino. Paolo l’ho conosciuto a Castellammare in occasione di Juve Stabia-Pescara del 2011, il giorno in cui conoscemmo per la prima volta il nostro vate di Praga Zedenk Zeman. Presentatomi come uno dei più esperti conoscitori del calcio zemaniano e del calcio in generale, da quel giorno non abbiamo mai smesso di parlare di calcio ed oltre a scrivere di calcio campano su varie testate è stato anche nostro inviato a Cagliari nella trasmissione RossoBlu95, alla quale ha preso parte per tre edizioni.

Paolo Bordino con Zeman in occasione di Juve Stabia Pescara nel settembre 2011

Ciao Paolo spesso nelle nostre chiacchierate private parli spesso di Ancelotti come allenatore che cura quasi esclusivamente lo sviluppo. Prima di addentrarci nel discorso su Carletto nel calcio contemporanea vuoi spiegare che tipo di lavoro è?

Parlo di sviluppo inteso come lavoro per lo più impostato sulla capacità di lettura delle situazioni di gioco – afferma Paolo Bordino – nella tattica collettiva e individuale. L’idea iniziale di Ancelotti, del Napoli “liquido”, era questa. Il punto è un altro…

Quale?

Siamo sicuri che, per qualità della rosa e caratteristiche dei singoli il Napoli sia una squadra che può fare a meno del lavoro continuo sulla ricerca degli automatismi? Vedi, nell’opinione pubblica calcistica si tende a creare dicotomie che non esistono: quella tra “giochisti” e “risultatisti” e quella tra “offensivisti e difensivisti”. Nulla di più sbagliato. La vera linea di frattura è quella tra tecnici come Zeman, Sarri o lo stesso Mazzarri che, a prescindere dalla filosofia di gioco, creano la loro impronta nel lavoro settimanale basato su certezze tattiche e automatismi ed allenatori come Ancelotti che, in un’ottica di gestione del gruppo e di fiducia nel valore dei singoli puntano per lo più su un lavoro teso all’interpretazione delle varie fasi del match. Qui casca l’asino: il Napoli ha una rosa del livello delle squadre in cui Ancelotti ha mietuto successi? Può bastare al Napoli un lavoro sul campo che accantoni la ricerca di automatismi in nome della pura e semplice ricerca dello sviluppo del gioco? I fatti dicono di no. Così come la stessa storia recente ci dice che il tipo di allenatore che serve al Napoli è di diverso tipo rispetto a quello attuale.

Ma Ancelotti con l’avvento di Guardiola e Klopp resta un tecnico attuale?

Guardiola e Klopp hanno avuto un enorme merito: dimostrare al mondo che il lavoro maniacale su princìpi di gioco ed automatismi, unito alla ricerca di innovazioni tattiche che hanno già cambiato il calcio contemporaneo, è un qualcosa che di esportabile ai livelli più alti del calcio europeo e non soltanto un lustro per gli occhi da confinare in provincia tra gli sghignazzi di chi etichetta un certo modo di giocare come “bello ma poco redditizio”. Con Guardiola e Klopp più di qualcosa è cambiato: impostazione con doppio regista, uscita sul falso e “gegenpressing” sono diventati materie di studio per allenatori di ogni categoria. Oggi, nel 2019, per vincere non basta più la mera “gestione” dei talenti. Basta guardare la classifica dell’ultima Premier League. Chi sono stati i primi tre? Guardiola, Klopp e Sarri, con il primo e il terzo a trionfare in Europa. Qualcosa vorrà pur dire. Così come appaiono tuttora indicative ed eloquenti le difficoltà incontrate dallo stesso Ancelotti al Bayern…

Guarda caso sostituì proprio Guardiola sulla panchina dei bavaresi e qui a Napoli Sarri. Forse è proprio passare da un lavoro ossessivo ad uno più rilassato a mettere in difficoltà i giocatori? Delle lamentele sul poco lavoro a Monaco c’è stato da parte dei giocatori

“Non la porrei in questi termini – dice Paolo Bordino – io vedo una questione di tipologia di lavoro inadatto all’organico che Ancelotti ha a disposizione. Se un tipo di approccio oggi inizia a non andare bene finanche per gruppi di lavoro forgiati di vittoria in vittoria, come può pensare di attecchire fino in fondo laddove, come a Napoli, c’è un gruppo che ha vinto poco e la cui vera leadership è stata quella degli automatismi in campo? Ancelotti per sintonizzarsi con la realtà napoletana dovrebbe tornare quello di Parma anziché l’uomo della “decima”…”

Quello di Parma forse finì proprio alla Juventus dove ora c’è Sarri. I risultati stanno arrivando, ma il gioco ancora non esplode, che idea ti sei fatto di questa prima fase del toscano nei bianconeri?

“Proprio l’avvento di Sarri è la riprova di quanto dicevo prima. La gestione del gruppo all’insegna dello sviluppo non basta più per restare ai vertici di un calcio che tende globalmente ad un livellamento verso l’alto. La Juve prendendo Sarri, un uomo di campo, di principi tattici, di schemi e di automatismi snatura un po’ sè stessa per provare ad andare oltre quanto il già fatto. Dal canto suo, Sarri ha dinanzi a lui un lavoro non facile: portare dalla sua parte un gruppo che, mentalmente, potrebbe inconsciamente cullarsi sulle certezze di anni di successi giunti per vie diverse rispetto a quelle che vuole battere Sarri.

Il lavoro è a metà, ma sembra bene avviato: il 4-3-1-2 di partenza sembra essere il vestito tattico individuato dal tecnico per valorizzare e sfruttare al meglio il potenziale offensivo notevole. Non mi aspettavo riuscisse in così breve tempo a far mettere in pratica a Pjanic il proprio credo. C’è ancora molto da lavorare, invece, su una linea difensiva che deve ancora comprendere appieno quando e come accompagnare il pressing e su i movimenti senza palla dalla trequarti di campo in su, ancora caratterizzati da un tempo di gioco di troppo. È chiaro, tuttavia, che i risultati aiutano e la Juve, quando conta, come nello scontro diretto di Milano, ha dimostrato di esserci e di voler intraprendere un cammino tattico nuovo.”

Veniamo al nostro vero ispiratore, Zeman. Il suo calcio è ancora attuabile? Modica con la sua Vibonese sembra volerci dire che quel calcio ancora riesce a mettere in crisi squadre più attrezzate. Il Bari di De Laurentiis e Vivarini, infatti, è stato letteralmente dominato nel gioco.

“Giacomo Modica è un tecnico preparato come pochi. È uno zemaniano di ferro con un autonomia di pensiero che porta a non scimmiottare il suo maestro dal punto di vista tattico. A Cava de’ Tirreni ha dimostrato tutto il suo valore salvando una squadra con un’ossatura di categoria inferiore. E se non fosse stato per alcune scelte societarie apparse come incongrue avrebbe senz’altro centrato i play-off. Con la proverbiale quantità che sopperisce alla qualità.

Tuttavia credo che, in realtà, il calcio di Zeman non sia mai stato pienamente attuato (se non a Licata e a Foggia). Anche a Pescara, spettacolo meraviglioso che è ancora nei nostri occhi, talvolta ha apportato dei correttivi tattici in difesa derogando ai suoi principi, come quando nel finale di campionato ebbe a mantenere Bocchetti bloccato a sinistra in difesa. In tal senso, le difficoltà maggiori incontrate da Zeman non derivano dal fatto che abbia deliberatamente trascurato la fase difensiva, come sostengono coloro che lo conoscono in modo superficiale. Piuttosto, dal fatto che Zeman richiede un tipo di concezione del modo di difendere radicalmente opposta a quella che viene inculcata a Coverciano ai tecnici di ogni livello.

Sin da piccoli, ai difensori viene insegnato non ad attaccare la sfera come avrebbe bisogno il calcio di Zeman, ma a coprirla e difenderla. Ed è naturale che, crescendo, il difensore assimila certi principi e li assume come innati. Per questo Zeman preferisce difensori giovani. Ricordate il lancio di Nesta, destinato al prestito al Sora? Oppure Marquinhos subito in campo alla Roma, contrariamente al parere di Sabatini, che intendeva destinarlo alla Primavera? Per Zeman il difensore ideale, da plasmare, è quello mentalmente sgombro da preconcetti mentali. Quindi, il giovane. A tal proposito, mi resta il rimpianto di non aver potuto vedere all’opera in giallorosso, con Zeman, la coppia Marquinhos-Romagnoli. Ci sarebbe stato da divertirsi…”

Eh si un vero peccato problemi simili li ha avuti anche a Cagliari e nell’ultima esperienza a Pescara..

Non è neppure colpa dei giocatori. Cambiare la mentalità di un trentenne non è semplice- afferma Paolo Bordino – il punto è nel tipo di mentalità che viene plasmata in Italia a livello difensivo. Difendere e coprire, mai “attaccare” la palla per essere mentalizzati verso la porta avversaria. Nella sua ultima esperienza a Pescara, in tal senso, Zeman ha dato la sensazione di adattarsi all’organico del pacchetto arretrato, difendendo spesso a baricentro basso. E l’intera manovra ne risentiva.

Il problema vero è sempre alla base, prendere Zeman e parlare di progetto, ma alle prime difficoltà delegittimare il lavoro del Boemo pubblicamente attraverso i media da parte dei presidenti..

“I progetti a certi livelli possono esistere fino ad un certo punto. I diritti televisivi fanno da sempre molta gola ed il rischio di retrocedere porta i presidenti a scelte fin troppo conservative. Se questo da un lato è comprensibile per le piccole squadre, ancora più clamoroso è il caso del Milan, che dà il benservito a Giampaolo ed al suo progetto tecnico addirittura dopo una vittoria! In un contesto del genere, chi rischierebbe di prendere Zeman non potendogli dare carta bianca? Sulle esternazioni passate di Giulini e Sebastiani direi che abbiamo consumato anche più inchiostro del dovuto…”

Chiudiamo con un pensiero sulla costante Gasperini e su Fonseca, quest’ultimo riuscirà a spuntarla sulla follia della piazza romanista?

“Gasperini – confessa Paolo Bordino – dichiarando dopo il cappotto dal City che mai avrebbe rinunciato alla propria identità contro Guardiola, anche per un discorso “formativo”, oltre a dare una lezione a tanti colleghi ha anche dimostrato che l’unica realtà progettuale del calcio italiano (con un fatturato strutturale a ridosso dei top-team) è una realtà atta a perdurare. Fonseca, dal canto suo, ha iniziato benissimo. Anche grazie ad un ambiente che, dato un taglio netto col passato, sembra essere più propenso ad affrontare il futuro in modo costruttivo”.

Grazie Paolo

Salvio Imparato

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SerieBnews.com: Zeman idea per Pisa ed Entella

SerieBnews.com pubblica un articolo che vorrebbe Pisa ed Entella mettere in discussione i propri allenatori. L’idea sarebbe, in caso di esoneri, prendere in considerazione Zdenek Zeman. Già che non titolano pazza idea è un passo avanti e comunque il Pisa di Zeman non suona male.

Alcune squadre di Serie B sono in difficoltà – recita l’articolo di SerieBnews.com – Zeman potrebbe essere il nome giusto per rilanciare Entella e Pisa

serie b zeman torna in panchina?
Zdenek Zeman (Getty Images)

Nella nona giornata del campionato di Serie Bha portato sconfitte pesanti per Pisa e Virtus Entella. I nerazzurri hanno perso il sentitissimo derby toscano contro il Livorno e sono ufficialmente in cirisi: la formazione di D’Angelo non vince da 6 partite e la posizione del tecnico comincia a traballare. Discorso identico per i liguri, che dopo una partenza sprint sono reduci da 3 punti nelle ultime 6 giornate, con Boscaglia messo in discussione.

Calciomercato Serie B, Zeman torna in panchina: idea per Pisa e Entella

Uno degli allenatori più apprezzati e più discussi al contempo potrebbe aver l’occasione per tornare in pista. Zdenek Zeman, dopo l’ultima esperienza di Pescara nella stagione 2017/2018, potrebbe essere pronto di nuovo a sedersi su una panchina di Serie B. Il tecnico ceco, a 72, potrebbe rimettersi in discussione e monitora la situazione di Pisa ed Entella.

Un allenatore da sempre al centro dell’attenzione per le sue dichiarazioni e le sua idee controversie, che dividono gli appasionati di calcio italiani. Nel nostro Paese ha vinto un campionato di Serie C2 con il Licata e due campionati di Serie B con Foggia e Pescare, oltre al rinoconoscimento della ‘Panchina d’Oro’ nel 2012.

SALVIO IMPARATO

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Giulini, lui la vera delusione, a fatti e parole, del “progetto” Zeman-Cagliari

Dopo le discutibili dichiarazioni di Tommaso Giulini, presidente del Cagliari, in cui etichetta Zeman come una delusione, riproponiamo un vecchio pezzo. Firmato Paolo Bordino è il diario di bordo di un idillio fatto solo di parole. Nato e crollato tra incoscienti adulazioni e critiche fuori luogo.

Dire di averlo detto, profetizzato, annunciato in tempi non sospetti, senza per questo essere tacciati di assurgere a ruolo di banderuole agitate dalla forza degli eventi, è un esercizio inutile. Quasi una tautologia, alla luce di ciò che è stata per Zdenek Zeman l’esperienza cagliaritana. Una fine prevista. Letta, annunciata sin dall’inizio di una calda estate in cui troppe volte si è sentito dalla bocca di presidente rossoblu Tommaso Giulini uscire la parola “progetto”. 

Un termine usato ed abusato, dalla connotazione spesso giovanottistica, ma che mal si confà ad una massima serie in cui il semplice rischio di abbandonare la categoria, con buona pace del c.d. “paracadute”, implica la perdita di cospicui introiti concordati con il sistema delle televisioni a pagamento e dei relativi gruppi di interesse ad esse sottese.

Ed è così che sembra essere finita l’avventura di Zeman nell’Isola dal mare smeraldo e dalle spiagge bianche, con una tifoseria che, nonostante la penuria di risultati davvero positive e le zero vittorie casalinghe, ha saputo comprendere (che è più difficile di saper amare, badate bene!) il Boemo assai più di qualsiasi piazza in cui egli stesso ha allenato. Ad esonero avvenuto, l’inaugurazione di uno Zeman club a Quartu Sant’Elena è un qualcosa di unico ed irripetibile. Alla luce di quanto ribadito, è evidente che la piazza cagliaritana avrebbe meritato ben altro dai protagonisti di una vicenda professionale e sportiva a cui sarebbe bastato davvero poco per decollare.

Partiamo da oggi. Dalle dichiarazioni di un presidente che presenta il successore del tecnico appena esonerato (non) spiegandone le ragioni:

Le motivazioni dell’esonero di Zeman me le tengo per me. Certo è che fatale è stata la sconfitta interna (0-4, nde) contro la Fiorentina. Non si può dire alla squadra che aveva giocato bene nonostante la larga sconfitta casalinga, episodio che ha fatto perdere le certezze alla squadra ed allo staff tecnico.

In buona sostanza, non spiegando le reali ragioni dell’esonero di Zeman, Giulini punta il dito contro la fase difensiva (tralasciando qualsiasi analisi sulla dinamica di un match che, nel corso del primo tempo, poteva vedere il Cagliari avanti almeno 3-1 ed a riparo da qualsiasi crollo mentale) ma esonera Zeman dopo la gara contro la Juve (“Zeman sapeva già da venerdì di essere esonerato ed ha continuato a lavorare nonostante sapesse della mia intenzione di esonerarlo…”) in cui sono trapelate critiche della società proprio per la “perdita di certezze” dovute al cambio di modulo in funzione di una maggiore copertura difensiva! Un vero e proprio controsenso.

Zeman recepisce le critiche (a nostro avviso fondate fino ad un certo punto) del presidente ed il presidente lo esonera. Qualcosa inizia a quadrare poco. Anche perché sembra che l’assenza per infortunio di Sau, una delle poche certezze tecniche presenti in organico per Zeman, così come lo stop forzato per il brasiliano Avelar, senza il quale il Cagliari, in sole tre gare e mezzo, ha preso più della metà del monte complessivo delle reti subite, siano episodi che non abbiano, a detta del presidente, influito.

Giulini e la dichiarazione a Zeman

Sappiamo tutti ormai che il matrimonio Zeman-Cagliari ha avuto origine a fine giugno quando Giulini strappò il Boemo al Bologna proprio sull’altare. “Mister, ho preso il Cagliari solo per lei…” sembra – stando a fonti attendibile – la frase che ha portato Zeman a scappare dall’altare e salire a bordo della sua metaforica motocicletta per accendere la Zemanlandia sarda.

Proclami, entusiasmi e termini da modernariato delle teorie d’impresa che ben presto hanno ammaliato una tifoseria desiderosa di uscire dalla spirale del palla lunga e pedalare a cui stagioni insipide l’hanno costretta. Fin qui le parole. La prova dei fatti è andata in direzione del tutto opposta alle premesse.

Per rendersi conto di quanto, oltre a quanto già chiaro in estate, da parte del presidente il rapporto con l’allenatore sia stato dal principio estremamente difficile e problematico, se non addirittura inesistente, occorre aprire il microfono e spalancare il taccuino alla viva voce dello stesso presidente:

Il rapporto con un allenatore è sempre teso a far conciliare le sue esigenze con quelle del club. Lui non è di molte parole, lo sapete. Un po’ pesa anche la differenza d’età, ma abbiano cominciato a giocare a golf insieme e ciò ci sta aiutando molto a dialogare

– Tommaso Giulini, 15/10/2014.

Nel calcio gli episodi sono fondamentali: probabilmente senza l’espulsione di Nagatomo non sarebbe finita 4-1. Nel secondo tempo speravo di fare il quinto gol per stare più tranquillo. Esonero di Zeman? Mai pensato a cambiare in corsa il progetto, ma quando non arrivano i risultati qualche domanda te la fai…

– Tommaso Giulini post Inter-Cagliari 1-4.

A fine primo tempo ho pensato che fossimo vittime della solita maledizione del Sant’Elia. Poi c’è stata una grande reazione dei ragazzi, ma sono deluso per non aver vinto questa partita.(…) Donsah e Caio? Hanno fatto entrambi benissimo, anche se sono entrati in un momento tatticamente difficile, andranno valutati anche in un contesto normale. (…) Il bilancio dopo 7 giornate non è buono (Cagliari in zona salvezza, nde), speriamo che questo pareggio ci sblocchi, possiamo fare di più. Mi pare che specialmente in casa i ragazzi siano un po’ tesi. Poi dobbiamo assolutamente lavorare sulle palle inattive (…) Oggi avremmo dovuto vincere, fino al primo gol della Samp la partita era nelle nostre mani. L’arbitro è stato eccellente (gol regolare annullato a Longo, nde), abbiamo avuto tante occasioni. Dovevamo fare tre punti ma non li abbiamo fatti. Non penso nemmeno che vinceremo tante partite continuando a buttare via tutti i calci d’angolo e le punizioni.

– Tommaso Giulini post Cagliari-Sampdoria 2-2.

Lo spettacolo è stato fantastico, in Italia dovrebbero esserci molte più partite del genere. Sono meno soddisfatto della gara della mia squadra, non si può entrare in campo con quell’atteggiamento, l’allenatore deve lavorare più seriamente perché non sempre è possibile recuperare dopo uno svantaggio simile…

– Tommaso Giulini post Napoli-Cagliari 3-3.

Ci siamo limitati ad estrapolare pezzi di dichiarazioni del presidente rossoblù relativi alla spiegazione del rapporto col tecnico caratterizzato, a detta dello stesso numero uno di viale La Playa, di pressoché totale incomunicabilità, sulle cui ragioni non vogliamo qui indagare e che possono semmai restare sullo sfondo del rapporto tra presidente e allenatore.

Ciò che abbiamo raccolto sono tre sfoghi del presidente al termine di tre tra le migliori prestazioni del Cagliari zemaniano. Dopo il successo 4-1 a San Siro, con quattro reti e rigore sbagliato già al termine dei primi 45’, roba che a Cagliari nessuno ha visto neppure ai tempi di Gigi Riva, la frecciatina al tecnico non mancava su due direzioni: a) l’espulsione di Nagatomo che avrebbe determinato, secondo Giulini, le sorti del match; b) il mantra in base al quale con le squadre di Zeman non sei mai tranquillo. Nel primo caso, se un alieno fosse giunto da Marte in quel momento, avrebbe probabilmente scambiato le dichiarazioni di Giulini con quelle di Mazzarri, mentre nel secondo caso è apparso di ascoltare il tipico refrain di ogni antizemaniano.

Dopo la gara contro la Sampdoria, che il Cagliari dovette affrontare con una coppia centrale inedita e pressoché esordiente in A al cospetto di una formazione che prima d’allora aveva subito solamente due reti, sembrava che gli unici scontenti fossero lui e il tecnico doriano Mihajlovic. Il match vide il Cagliari rimontare due reti dopo gli ingressi dei giovanissimi Donsah e Caio Rangel, determinanti entrambi nell’economia del match, e negare il terzo gol di Longo da una discutibile decisione arbitrale. Eppure, a completamento del quadro, alla scontentezza il presidente aggiunse la minimizzazione dell’impatto dei due giovani sulla partita (cosa che neppure un qualsiasi Zamparini avrebbe fatto) a fronte peraltro dell’esaltazione della prestazione di Benedetti (portato a Cagliari da Giulini in persona e bocciato già ad agosto da Zeman) e l’ingresso nel merito del lavoro dell’allenatore. La polemica sulle palle inattive, in tal senso, ebbe ad apparire eloquente sulla valutazione del lavoro di Zeman da parte di Giulini, che diede anche la sensazione che, per convincerlo, Zeman avrebbe dovuto vincere con Dessena, Conti e Pisano (contratti rinnovati per loro) prima che con giovani del ‘96. Il climax ascendente degli attacchi, neppure troppo velati, lo si raggiunse a Napoli, al termine di un 3-3 che ha ricordato, a tutti gli zemaniani storici, quello della stagione 91/92, un Napoli-Foggia che consegnò Zeman al calcio italiano e regalò ai satanelli terribili titoli di tutte le principali testate nazionali in visibilio.

Le analogie con quella gara dovevano essere colte, ma mentre sappiamo che un Pasquale Casillo avrebbe gongolato davanti a microfoni e taccuini, esaltando squadra e allenatore, mister Fluorsid ha preferito attaccare a testa bassa l’allenatore e la squadra per la prima mezz’ora di gioco al termine della quale lo stesso Napoli che ha sconfitto la Juve in Supercoppa, quindi non esattamente la Sangiuseppese, era avanti 2-0 per poi subire la rimonta rossoblù dando vita ad un 3-3 che ha riconciliato tutti con lo spettacolo del calcio. Eppure l’allenatore che ha dato asso e tre a Rafa Benitez (uno con un certo curriculum) avrebbe, secondo mister Fluorsid, dovuto lavorare “più seriamente”. Eloquente! Così come apparve sgradevole, nella circostanza, l’aver eletto Ekdal come migliore in campo, rilasciando una dichiarazione che, qualora fosse promanata da un’opinionista avrebbe avuto un senso, ma da un presidente ha assunto il sapore di un qualcosa di quanto mai inopportuno agli occhi della squadra.

Alla luce di queste dichiarazioni, la sconfitta con la Fiorentina ha avuto il sapore di un crollo mentale derivante dal fatto che da un lato l’allenatore si è trovato in sostanza delegittimato agli occhi di una squadra che pur l’ha sempre seguito, dall’altro la squadra ha inconsciamente finito per credere alle continue esternazioni del presidente dalla cui bocca sono uscite solo dichiarazioni al fiele nei confronti del tecnico uniti a valutazioni tecniche che sarebbe stato, alla prova dei fatti, più opportuno evitare.

Tralasciamo le dichiarazioni di Giulini rilasciate al termine della gara contro il Chievo in cui venivano mosse a Zeman accuse su precise scelte tecniche (l’impiego di Conti, Ibarbo e Cossu per tutta la gara contro il Modena in Coppa) perché non servono a far comprendere quale fosse l’esatta valutazione di Zeman e del suo lavoro compiuta da Giulini, la cui cartina al tornasole è possibile apprezzare solo nei casi in cui sprazzi di Zemanlandia ci sono effettivamente stati. Così come è bene ricordare che, fino al match contro i clivensi, una squadra composta in maggior parte da elementi provenienti dalla B con qualche ex Primavera stazionava stabilmente in zona salvezza.

“Caro Sdengo, quando imparerai a capire quanto vali?” – gli chiedemmo in estate. Già perché, ammaliato dalle belle parole (sistematicamente non tramutatesi in fatti) di Giulini, il Boemo ci è ricascato di nuovo, scivolando su più di una buccia di banana ed affrontando l’avventura cagliaritana a mo’ di salto nel buio. 

Un buio derivante dal fatto che Zeman a Cagliari è stato solo. Avere dalla propria parte un pubblico che l’ha capito come nessun altro ed una stampa locale che mai come stavolta l’ha supportato senza se e con pochi ma non basta se in società e nello staff medico non ci sono suoi uomini. Mancava il Pavone di turno – il cui rifiuto di raggiungerlo a Cagliari non è suonato a sufficienza come campanello d’allarme, mancava l’Altamura di turno, trait d’union tra tecnico, squadra e società, così come non si è avuta dall’esterno la sensazione della presenza di uno staff medico in sintonia con i modi di lavorare dell’allenatore.

I suoi metodi sono particolari ed al giorno d’oggi rari. Per non delegittimarli agli occhi di chi non vive ogni giorno le vicende della squadra, la sintonia tra tecnico e staff medico è alla base di tutto, ma spesso (e Roma avrebbe dovuto essere d’esempio) il Mister tende a dimenticarlo. 

Per ricominciare in massima serie è bene che Zeman faccia tesoro di questi piccoli, grandi accorgimenti. Sembrano sciocchezze insignificanti, ma sono alla base di tutto. Così come è alla base di tutto evitare – specie in un contesto come quello appena descritto, con i “gatekeepers” non scelti dal tecnico – di andare sempre per miracoli.

Accettare che si punti su Farias, Caio Rangel, lo stesso eccezionale Ceppitelli “scarto” del Parma ultimo in classifica, due Primavera come Donsah e Capello, tre arrivi dalla B come Balzano, Crisetig e Capuano (elementi che hanno reso anche più del loro valore, beninteso), può essere possibile solo se tutto il contesto societario di contorno non solo crede, ma fa sue le scelte e il modo di vedere il calcio dell’allenatore.

Obiettivamente, il Cagliari di Giulini (con tutta la stima ed il rispetto per Marroccu, Sanfelice e lo staff medico) non era il contesto adatto per far sì che il calcio di Zeman trionfasse nel senso più ampio del termine. Ed è demerito dello stesso mister non aver compreso che in massima serie spesso non si può aspettare e che occorre andare con le spalle copertissime. Anche battendo i pugni sul tavolo. E lasciando perdere i “progetti”, perché non esistono in serie A, territorio in cui il tracollo economico è dietro l’angolo. 

Basterebbe un presidente che gli dica: “Sdengo, voglio risultati subito. Ma hai carta bianca. Scegli tutto tu, anche il magazziniere!”. Altro che progetto! Quella, sì, sarebbe Zemanlandia.

Intanto, a Cagliari arriva Zola. Zemaniano e amico di Zeman. Non sarà facile neppure per lui, schivo e riservato, trovare un punto di incontro con un presidente che non ha dato la sensazione di comprendere che la coperta che ha cucito è corta e non è possibile avere sempre botte piena e moglie ubriaca. Ha il vantaggio di conoscere l’ambiente e di avere quel giusto buonsenso tale da ragionare con la propria testa per lavorare su quella di un gruppo volenteroso ma al quale risultati e non solo hanno tolto più di qualche sicurezza. Lo merita Cagliari, lo meritano tifosi straordinari per cui la serie A è un patrimonio da non disperdere. Ma basterà?

PAOLO BORDINO

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Sebastiani: “Zeman? Lo adoro, potrei riprenderlo” (VIDEO)

Daniele Sebastiani torna a parlare di Zeman. Lo fa ai microfoni di Rete8 e scherza (forse ndr) su un ennesimo ritorno del Boemo. Di seguito le parole del presidente del Pescara e il video di GruppoZeman.com

“Adoro Zeman – dice Sebastiani – potrei riprenderlo (scherza ndr), non mi sono piaciute alcune cose, ma come allenatore non posso che essere entusiasta. È uno che i ragazzi li fa lavorare veramente. Oggi si parla dell’Atalanta di Gasperini, chiedetevi cosa fa dalle 8:30 fino alle 22:30 e perché arriva due ore prima e va via due ore dopo. È una cultura del lavoro che in Italia hanno in pochi”.

IL VIDEO POST DELLA PAGINA FACEBOOK GRUPPOZEMAN.COM

Non c’è dubbio, Sebastiani sa sempre come sorprendere e questa volta in positivo. Certo questo non cancella il trattamento riservato al Boemo l’anno scorso, ma nonostante il raggiungimento dei playoff sembra essersi accorto finalmente accorto, colpevolmente tardi e in contraddizione con se stesso, del grande lavoro del Boemo.

Ovviamente non lo riprenderà mai, ovviamente si è reso conto che non era il vecchio bacucco con cui pensava di aver a che fare, lo ha anche quasi dato per finito. Almeno grazie alla fede zemaniana di Massimo Profeta di Rete8 Sport, a cui vanno i complimenti per le domande punzecchianti sul parlare troppo a microfoni accesi di Sebastiani anche quest’anno, il presidente ha sinceramente elogiato Zeman come merita e avrebbe meritato la scorsa stagione.

Pescara è una piazza e un squadra rimasta nel cuore ed il sogno di rivedere un nuovo Pescara di Zeman dipingere calcio in B e in barba alla A, è un sogno sempre vivo.

Non c’è dubbio, Sebastiani sa sempre come sorprendere e questa volta in positivo. Certo questo non cancella il…

Geplaatst door GruppoZeman.com op Woensdag 29 mei 2019
Sebastiani loda Zdenek Zeman ai microfoni di Massimo Profeta (Rete 8 Sport)

Salvio Imparato

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