Calciomercato.com, Zeman per primo capì l’importanza del portiere

Calciomercato.com si interroga sulla moda pericolosa di costruire dal basso con il portiere. Si cita Zeman come precursore nell’aver dato un ruolo più importante, ma di sicuro più offensivo, più veloce nel far ripartire l’azione, approfittando delle difese non sistemate.

Costruzione dal basso, portieri nel panico. Il dibattito sia aperto. Prima domanda da porsi: sono più i vantaggi o i rischi? Seconda domanda: è davvero un’opportunità? Ormai in Serie A come altrove giocano tutti così. Con conseguenze – talvolta – afferma calciomercato.com – da far rimpiangere il caro vecchio rilancio alla cieca dei portieri di una volta. Pum. E il pallone era già sulla trequarti avversaria. Calcio antico, direte. Può darsi. Ma se la modernità è questa qualche problema c’è. I due errori macroscopici in disimpegno di Alisson – probabilmente il miglior portiere al mondo – fanno sorgere il dubbio che c’è qualcosa che non va. 

Zeman, Mancini e il Foggia

Proviamo a ragionarci sopra, con una premessa: la costruzione dal basso – ovvero l’inizio dell’azione che coincide con il passaggio corto del portiere ad un suo compagno – è la vera novità tattica di questa stagione. E’ chiaro che il portiere che gioca con i piedi è un uomo in più. Lo capì per primo Zeman. Il suo Foggia trent’anni fa giocava con Mancini che stazionava a venti metri dalla propria porta. Era di fatto un difensore aggiunto. C’è stata l’evoluzione della specie e negli ultimi dieci anni Neuer – al Bayern e con la nazionale tedesca – ci ha fatto vedere quanto sia importante avere un portiere che giochi anche da libero

Però qualcosa è andato storto

Se la costruzione dal basso diventa una delle cinque-dieci soluzioni per far partire l’azione, allora siamo d’accordo che è un buon modo per aprirsi il campo. Ma se diventa la regola allora scivoliamo nel territorio dello psicodramma. Abbiamo visto cose che voi umani non immaginate: portieri incespicare sul pallone, altri azzardare passaggi di due metri con il fiato sul collo del centravanti avversario, altri ancora – la maggioranza – scambiarsi tre-quattro volte il pallone con i compagni per poi calciarlo a casaccio, facendo solo guai e spesso consegnando il pallone agli avversari. E così diventa una costruzione/distruzione dal basso. 

De Zerbi

Il primo ad insistere su questa soluzione – continua calciomercato.com – è stato De Zerbi a Sassuolo l’anno scorso. Gli obiettivi erano chiari: uscire dal pressing, dare ampiezza al campo, trovare una chiave per un’azione che diventa subito offensiva. Bisogna avere i piedi buoni, per prima cosa. E la qualità media dei difensori della Serie A negli ultimi anni si è livellata, ma verso il basso. Banalmente: nel Barcellona di Guardiola la costruzione dal basso è un meccanismo (quasi) perfetto, nel Napoli di Gattuso – o nel Crotone di Stroppa – no. Cioè: se hai Ederson hai un valore aggiunto, se hai Meret (o Ospina) o Cordaz no. E parliamo qui di capacità di gestire il pallone con i piedi, non di valore generale del portiere. E’ certamente una rivoluzione filosofica, che dà valore al primo passaggio del portiere; ma il nostro sospetto è che sia diventata una moda. Lo fanno tutti, lo faccio anch’io. La regola introdotta l’anno scorso – secondo cui su rimessa dal fondo il portiere può passare la palla ai propri compagni in area di rigore (prima doveva calciarla fuori) – ha sicuramente spinto verso la direzione di un avvio di manovra costruito in questo modo. 

Ritorno al lancio lungo del portiere?

Abbiamo il timore – conclude calciomercato.com – che la costruzione dal basso porti a conseguenze simili a quelle provocate dalla zona del Milan di Sacchi alla fine degli anni ’80. Allora sembrava che non si potesse giocare in altro modo. Giocavano tutti a zona, dalla Serie A alla C2, girone C. Pochi, rari e preziosi gli allenatori che andavano controcorrente o che – meglio ancora – erano in grado di trovare soluzioni alternative. Sta succedendo un po’ la stessa cosa. E non è un bene quando il calcio trova la sua comfort zone e si adagia. Meglio inventarsi qualcosa, meglio rendere semplice ciò che è complicato. Poi magari tra qualche anno scopriremo che il lancio lungo del portiere – a scavalcare la mattanza di centrocampo – sarà tornato di moda e allora saranno tutti preoccupati di trovare portieri-quaterback. Nell’attesa cerchiamo di capire se – come da domanda iniziale – sono più i vantaggi o i pericoli che la costruzione dal basso comporta.

Anania: “Zeman ha tanti pregi, nessun difetto”

Luca Anania, ex portiere dell’Avellino, del Lecce e del Pescara di Zeman, ha parlato ad Ultrà Avellino.

“Zeman? Tanti pregi – afferma Anania- è un maestro de calcio, lo intende nella maniera più spettacolare del termine. Ci insegna i movimenti dell’attacco e come tenere il campo per 90 minuti. Posso parlare solo bene, non ha difetti. Con lui segnano tutti”. 


L’ Avellino del 2004

“Fu un campionato strano, oltre ad alcuni particolari che sono di dominio pubblico e che non mi va di ripetere. Il girone di andata perdemmo tanti punti e lì ci condannammo. Nel girone di ritorno andammo benissimo e facemmo una media punti quasi da playoff, ma non ci servì. Bastava un altro mese e ce l’avremmo fatta, sarebbe stata una grande impresa ma purtroppo è andata male. Rimpianti? Tanti, come detto il girone di andata fatto male e poi tante cose, siamo stati presi di mira da tutti, anche dagli arbitri. Soddisfazioni? Una dozzina di partite giocate, un rigore parato ad Ascoli e una grande partita a Cagliari”. 


Ricordi di Avellino

“A parte la retrocessione appena raccontata ho ricordi belli. Mi sono trovato bene, è una piazza calorosa e ambiziosa e sono contento di essere passato da questa società importante. Mi sono messo in mostra, ero il secondo di Cecere ma mi sono fatto notare e grazie all’Avellino ho toccato anche la Serie A. Avellino è una città che vive di calcio, con tifosi passionali e ricorderò sempre la mia esperienza in Irpinia”. 

Anania sull’Avellino di oggi

“Si certo, sta facendo bene e auguro che possa continuare così e conquistare una buona posizione per i playoff e giocarsi poi la promozione in B”. 

La Legge del Partenio 

“E’ un qualcosa di strepitoso, entrare nello stadio e sentire migliaia di persone urlare lupi lupi lupi, e’ un fortino, un campo difficile per tutti, una vera tana del lupo. Peccato che quell’anno non riuscimmo a rispettare questa legge più di tanto”. 
Colleghi con cui è in contatto: “All’inizio con tutti quasi, poi con il passare degli anni i rapporti si sono persi. Mi sento ogni tanto con Puleo, Nocerino, Sardo”. 

Dal Nord al Sud

“Certo, consiglio il Sud perchè ci sono piazze calorose, che vivono per la propria squadra, c’è una adrenalina pazzesca. Io mi sono trovato benissimo e al Sud devo la mia carriera, Avellino, Lecce, Pescara, Catania”. 

Allenatore

“Una volta che mi sarò ritirato ho intenzione di fare l’allenatore. L’Avellino? Sarebbe un sogno, è una piazza importante, non si rifiuta mai. Magari potessi un giorno tornare, come allenatore o nello staff tecnico, sarebbe un sogno”. 

Galeone, il Profeta “geloso” di Zeman compie 80 anni

Giovanni Galeone compie 80 anni, il Profeta amato soprattutto a Pescara è famoso per il 4-3-3 e il calcio offensivo. Annosa la diatriba sulla paternità di un certo tipo di calcio tra lui e Zeman, tornata di moda quando il Boemo approdò sulle sponde dell’adriatico.

Si dice spesso che i due, Zeman e Galeone, no. si siano mai amati, ma ad onor del vero è sempre stato il Profeta nato a Napoli, un pò “geloso” del Boemo. Tutte le punzecchiature che si ricordano e si trovano, partono sempre dalle parole taglienti del Gale. Uomo vero e di cultura, non ha mai negato la sua sincerità a nessuno, recentemente spiegò anche l’origine della sua antipatia verso la Vecchia Signora, la Juventus.

“Non mi sta simpatica la Juve, ricordo che giocammo una gara giovanile contro la Juventus e loro ogni volta che chiamavano ‘fallo’ l’arbitro lo fischiava. Quella volta, era il 1958, decisi che non avrei mai tifato per la Juventus. Non mi piace questo modo di fare”.

PESCARA, GALEONE E ZEMAN

Pescara da anni è terra di favole calcistiche e prima dell’approdo di Zemanlandia, erano ormai quasi vent’anni che non c’era materiale da romanzo calcistico. Le ultime pagine di storia biancoazzure le aveva scritte proprio il “Profeta”Galeone. E proprio quando De Cecco decise per la soluzione Zeman, dopo l’addio di Di Francesco, si riaccese immediatamente il dibattito. In città è puramente di cuore, ma è chiaro a noi zemaniqni che Galeone ha un significato troppo più grande per Pescara come lo ha Zeman a Foggia.

Le due promozioni 86-87 e 91-92 e l’unica salvezza in A 87-88, hanno un posto speciale nel cuore dei pescaresi e forse anche se Zeman non avesse “tradito”, zemanlandia avrebbe fatto fatica comunque a scalcare la storia galeoniana. Se si legge il bellissimo racconto di Ultimouomo, si fa meno fatica a capire perchè. Poi è risaputo si è sempre gelosi di certi ricordi, di certe imprese che spesso non si fa in tempo a godersi quelle nuove, specie se passa troppo tempo tra l’una e l’altra. Aiuti il tempo a renderle più preziose e quasi insostituibili. E magari anche se il Profeta sarà stato geloso delle sue favole pescaresi e ben cosciente che Zeman avrebbe potuto riscriverne un’altra, avrà gioito come un tifos a quella storica promozione del 2012. Nonostante qualche provocazione accolse il Boemo con belle parole.

“Zeman? Ah, tranquilli: fa lo stesso calcio da venti anni, ma siccome molti altri si sono fermati a 40anni fa, lui sta sempre avanti. In fondo gli dò atto che sta avanti a gran parte dei suoi colleghi. Indubbiamente per la piazza Pescara può essere l’ideale. Il suo modo di giocare, le soluzioni offensive che propone credo che piaceranno molto ai tifosi pescaresi. Lì c’è voglia di vedere gioco, anche di rischiare, ma cercare il risultato in ogni circostanza, alla difesa dei risultati striminziti non sono più abituati.Neanche in B. Se prendi Zeman vai sul sicuro, ma devi fargli fare la squadra come vuole lui. E credo che lui non accetti condizioni diverse”.

Sapeva bene, da grande uomo di calcio, il valore aggiujto che Zeman poteva portare al Pescara. Forse per grandi caratteri, anche un pò arroganti ed egocentrici, è difficile condividere gli elogi e i primati di bellezza. Di miracoli può farne solo un Dio e due sono troppi. Ed è inutile qui contare chi ne ha fatti di più o cercare di dare valore ad uno piuttosto che ad un’altro. Sono due uomini che hanno ottenuto grandi risultati giocando al calcio, con un’altra filosofia e senza mai negare la loro visione del calcio davanti ai microfoni. Ancora oggi dispensano taglienti opinioni sul calcio di oggi. E per rinnovare gli auguri al Gale, ricordiamo una sua bellissima frase con cui si congedò dalla panchina. Li decise di aver definitivamente abbandonato il ruolo di allenatore.

«No, non mi siederò mai più su una panchina. Un po’ per la condizione fisica, che comunque è un problema che si risolverebbe chiamando un “secondo” giovane e in forma. Ma soprattutto perché non riesco ad avere più un rapporto con i calciatori. Me ne sono reso conto quattro anni fa, ad Udine. Non li sopporto più, i calciatori. Ormai hanno un potere contrattuale spaventoso, che porta molti di loro a non avere rispetto per la divisione dei ruoli. Scegli di non far giocare uno e quello mica te lo dice in faccia. No, si lamenta col suo procuratore, che poi chiama il direttore sportivo, che il giorno dopo chiama te».

Ancora auguri Profeta

SALVIO IMPARATO

Burrai: “Zeman mi disse che al massimo mi sarei stirato e mi fece allenare”

Burrai, ex calciatore del Cagliari e Foggia di Zeman, si racconta su acperugiacalcio.com. Ha parlato di passato, presente e futuro

Salvatore Burrai all’inizio della sua carriera, ha avuto la fortuna di essere allenato da Massimiliano Allegri e Zdenek Zeman.

”Max oltre alle grandi capacità calcistiche era sempre sorridente e nello spogliatoio con il suo buon umore metteva tutti a proprio agio. Quando ci rivediamo ci rincontriamo sempre con lo stesso entusiasmo”

Burrai e il timore Zeman

“Dai racconti di Peppino Pavone, che avevo avuto prima a Manfredonia, ero intimorito di incontrare Zeman a Foggia. Mi aspettavo di trovare un burbero, invece è una persona molto solare e divertente. Non sembra ma ama scherzare ed è sempre pronto alla battuta. Un giorno chiesi di fare un lavoro diverso e gli dissi che avevo molto dolore alle gambe, lui restò in silenzio nel fumo della sigaretta e poi mi disse – << ti alleni lo stessi, non hai niente al massimo ti puoi stirare>> – sorrise e mi allenai senza problemi. Però rischiai davvero di farmi qualcosa.

Il futuro da allenatore

“Ho avuto la fortuna di scrivere tutto quello che facevo con gli allenatori che ho avuto, lunedì ho l’esame per il patentino Uefa B e un giorno mi piacerebbe fare l’allenatore. Ma sia chiaro, per ora mi sento ancora un calciatore.”

L’arrivo in estate al Perugia

“Sto meglio – confessa Burrai -, domenica ho fatto un pezzo di partita e sono indietro rispetto agli altri, restare un mese lontano dal campo non è facile ma questa settimana ho lavorato bene. Stiamo vivendo un bel momento dopo le difficoltà iniziali. Ci conoscevamo poco e dovevamo capire le idee di Caserta. Ma qualcosa è cambiato, siamo diventati gruppo e squadra, la svolta è arrivata a Mantova, dove ci siamo vergognati tantissimo per la sconfitta e per come è arrivata. Quel giorno ha decretato l’inizio del nostro campionato. Ora stiamo andando molto bene ma non abbiamo fatto niente, piedi per terra, il campionato è lungo e difficile”.

SALVIO IMPARATO

Varrella: “Sacchi e Zeman hanno aperto un nuovo fronte ai giovani”

Varrella intervenuto a Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport, ha parlato dell’attuale esperienza da Ct del San Marino, di Sacchi, Zeman e il nuovo fronte allenatori.

“In Campania – afferma Varrella – ho allenato tanto, ho tanti bei ricordi in questa terra, ma mio padre era nato a Pozzuoli,  quindi ho sempre vissuto da innamorato le mie esperienze lì. Sono stato il vice di Sacchi, ero l’uomo che dalla tribuna con walkie talkie dicevo a Sacchi se la linea si muovesse bene.

Oggi ct di San Marino

“L’ho sempre considerato – confessa Varrella – come il piacere del nostro entroterra romagnolo, ho capito l’amore per la loro nazione che hanno i sammarinesi. Devo ammettere che San Marino vive il rapporto con le Nazionali in modo un po’ particolare: il ragazzino che dà 4 calci al pallone, già gioca nell’under 16 o nell’under 17. L’imbarazzo è che vivono un mondo dilettantistico all’ennesima potenza e sono in difficoltà al lasciare il lavoro, dovendo entrare anche in questione in Coni sammarinese.

Sarajevo nel 1996

Non venimmo mai abbandonati, c’era un’aria ostile, difficile. Il famoso viale dove i cecchini sparavano costantemente, qualche cecchino pare ci fosse ancora. Fu una visione triste, brutale: un conflitto vissuto in modo intenso”.

Sacchi e Zeman ispirazione per gli evoluti

“Sacchismo, ascesa e caduta e qual è il modello dominante? Sacchi e Zeman, hanno aperto un fronte nuovo ai giovani d’oggi. In Europa già si vedeva un calcio diverso: abbiamo etichettato il calcio olandese come il calcio fisico, era una farsa. Il calcio olandese interpretava il correre meglio. Grazie a Sacchi e Zeman esistono i Guardiola, i Klopp, gli evoluti attuali.

Pirlo e Gasperini

“Ho fatto a Pirlo, duranti i corsi Uefa Pro, tre lezioni. Gasperini è evoluto perché i suoi giocatori interpretano una tattica individuale non più nell’uomo copre uomo, ma uomo marca uomo. Non solo si toglie tempo e spazio, ma si fa in modo che non riceva il pallone”.

Togni: “Ho avuto Sarri e Conte, ma il calcio l’ho capito con Zeman”

Togni-Zeman

Romulo Togni, oggi allenatore del Mezzolara, ha rilasciato un’intervista al Resto Del Carlino. Le sue parole sono una vera e propria dichiarazione d’amore verso il Boemo Zdenek Zeman. Lo descrive come una vera e propria folgorazione.

Tra il 2011 e il 2013, Romulo Togni ha giocato le stagioni più importanti della sua carriera con la maglia del Pescara. L’incontro che lo ha folgorato è stato quello con Zdenek Zeman, l’allenatore che lo ha ispirato anche per intraprendere il percorso sulla panchina dopo aver appeso le scarpette al chiodo. Era il Pescara dei vari Verratti, Insigne e Immobile, che hanno trascinato la squadra in serie A prima di consacrarsi in campo internazionale.

TOGNI E IL PESCARA DI ZEMAN

“È stata un’esperienza fantastica – ricorda il brasiliano –. Mi sono potuto confrontare con giocatori fortissimi e un tecnico che considero un maestro. Quello che mi ha più impressionato di Zeman è la capacità di farsi rispettare senza aprire bocca.

ZEMAN E IL RISPETTO SENZA APRIRE BOCCA

“Per un allenatore – osserva Togni – è un’impresa quasi impossibile, invece parlava col contagocce e tutti pendevano dalle sue labbra: un fenomeno. Vivendo da tanti anni in Italia so perfettamente che ha tanti detrattori, ma a chi lo critica dico che bisognerebbe conoscerlo per capire davvero chi è il boemo.”

CALCIO MODERNO? ZEMAN LO PRATICAVA 30 ANNI FA

“Sento parlare di calcio moderno, ma lui praticava già un certo tipo di gioco 30 anni fa. Un grande innovatore, e non era certo solo merito del lavoro atletico a cui eravamo sottoposti. Basti pensare a quanti ragazzi ha lanciato ad alti livelli: per un giovane è una grande fortuna aver avuto a che fare con lui. Non ero più un ragazzino ai tempi del Pescara, ma il calcio l’ho cominciato a capire davvero con Zeman, eppure in precedenza avevo avuto la fortuna di avere allenatori del calibro di Sarri e Conte. È evidente però che le sue idee possono tradursi in risultati soltanto in un certo contesto, con giocatori adatti al suo modo di concepire il calcio”.

Glerean: “Zeman fuori dal calcio è un insulto a questo sport”

Ezio Glerean è stato intercettato da calciototale14.it. Ha parlato del suo presente e del suo passato a Cittadella, ricordando amche Zeman

Il miracolo Cittadella ha la sua firma, dalla C2 alla B, una cavalcata vissuta intensamente negli anni ’90, in una piazza che prima di lui non si era mai spinta alle soglie della cadetteria. Ma anche Bassano, San Donà, Palermo, Padova. Ezio Glerean e il suo 3-3-4, un must ispirato ai principi di gioco dell’Ajax. Proprio la permanenza in Olanda gli ha permesso di studiare da vicino la scuola olandese. Un calcio corale e offensivo, alla continua ricerca del gioco verticale. Fatto di principi e non solo di numeri, che ha appassionato chi ne ha condiviso l’esperienza.

Oggi è un’altra storia, allena in Promozione la Marosticense, lì dove tutto ebbe inizio nel 1988. Una scelta maturata dopo tante riflessioni fatte negli anni che lo hanno condotto nuovamente a “casa”. “Per stare in B e C dovevi sottostare a determinate scuderie e allora ho fatto il mio percorso”.Dritto verso i suoi obiettivi, con i giovani sempre al centro dei suoi progetti, che negli anni hanno imparato a responsabilizzarsi e a compiere delle scelte al posto dell’allenatore. 

Mister, ci racconta il progetto giovani della Marosticense?

“Quando sono rientrato dall’Olanda c’è stato l’incontro con i miei ragazzi di un tempo della Marosticense. Portiamo avanti un progetto di autogestione per il settore giovanile, dai pulcini al primo anno di giovanissimi. Sono i giocatori con il capitano a fare la formazione, con l’allenatore che si accomoda in tribuna insieme ai genitori. E’ un percorso che responsabilizza i ragazzi e lascia sereni i genitori. Tanti capitani non si schierano per far giocare i più bravi, questo è un messaggio forte anche per i più grandi”.

Dove e quando nasce l’amore per il calcio olandese?

“L’incontro con la mia attuale moglie è stato determinante. Lei è olandese, mi ha permesso di andare in Olanda e di seguire il modello Ajax da vicino. E’ un modo di essere dentro nel gioco, soprattutto per i bambini che poi crescono con quell’idea. Bisogna essere lì a guardare per capire”.

3-3-4 o 3-3-1-3, come si è sviluppata negli anni l’idea di calcio di mister Glerean?

“Dovevano coesistere tre o quattro giocatori offensivi, a secondo delle caratteristiche: 3-3-1-3 o 3-3-4. A Palermo, per esempio, erano quattro attaccanti, non c’era la figura della mezzapunta. Così come a Bassano. A differenza di San Donà e Cittadella dove con Caverzan avevamo il Baggio della situazione”.

Ha lavorato tanto e bene con i giovani, come sono cambiate le abitudini dei ragazzi dagli anni ’90 ad oggi?

I giovani non sono cambiati, sono uguali. L’esperienza che sto facendo a Marostica mi porta a pensare proprio questo. Sono pronti ad ascoltare se noi li facciamo appassionare. Dobbiamo trasmettere le emozioni e fargliele vivere. Il prodotto che noi abbiamo ai vertici del nostro calcio, non è di grandissima qualità. Abbiamo dei buoni giocatori ma siamo lontani dai Baresi, Del Piero, Baggio. Erano figli degli oratori, della strada, dove la fantasia ti stimolava. Nelle scuole calcio di oggi la fantasia non c’è più. Non si appassionano più e non vivono emozioni”. 

Cittadella resta l’esperienza più bella della sua vita?

“Cittadella è stata una delle esperienze, sicuramente quella che ha dato migliori risultati e mi ha dato più gusto. Ma ci siamo divertiti anche a San Donà, a Palermo, nonostante sia stata un’esperienza breve. Il calcio ormai segue altre direzioni dove non comandano più neanche i presidenti, ma altri personaggi che danno opinioni su qualsiasi cosa”.

Qual è la cosa che più le ha dato fastidio nel suo percorso da allenatore?

“Ai miei tempi si parlava di Glerean come un eretico, lo stesso per Zeman. Oggi, per esempio, è un insulto al calcio che un allenatore come Zeman sia fuori dal calcio. Dovrebbe essere a capo di una scuola per insegnare la fase offensiva ai giovani allenatori. Far vedere cosa significa far correre la palla in verticale. Il sistema di gioco lo determina la palla, se la palla va in orizzontale non è un sistema di gioco offensivo, se va in verticale allora sì. Non conta il numero degli attaccanti, ma come scegli di attaccare e come corre la palla”.

Tra i suoi allievi c’è Luca Gotti, attuale allenatore dell’Udinese, e Giovanni Martusciello, vice di Sarri alla Juve.

“Gotti l’ho avuto a San Donà. Si stava laureando in quel periodo, è una persona preparata. Lui si sente più un analista, un ricercatore del calcio ed è forse quello che gli riesce meglio. Però stiamo scoprendo che sa fare il primo, anche da come si comporta, sono molto fiero di lui. Martusciello era già un allenatore in campo, aveva le sue idee poi ha incontrato gente come Spalletti, Sarri, che ne hanno completato la sua crescita”.

E’ vero che Antonio Conte le ha chiesto del suo calcio super offensivo?

“Antonio l’ho incontrato in una partita di Coppa Italia: Bassano-Bari. Prima della gara ci siamo parlati, in quel periodo stava facendo il corso di Coverciano e studiava dalla mia tesi con il professor Ferrari, che adesso purtroppo non c’è più. Conte era interessato su come far coesistere i quattro attaccanti di ruolo. Da lì il suo 4-2-4 con i suoi esterni che erano più larghi rispetto ai miei che erano più centrali”.

C’è un allenatore in cui si rivede oggi?

“Gasperini, sono amico di Gian Piero. L’Atalanta è quella che più di tutte sta facendo un calcio diverso, un calcio collettivo dove attaccano tutti. Al di là degli interpreti, la palla corre continuamente. Con l’Ajax in Champions abbiamo visto due scuole a confronto. Ci si diverte a vederli e si ha la sensazione che anche i giocatori si divertano”.

Carraro: “Zeman mi ha dato tanto, con lui sono migliorato”

Marco Carraro, ex Pescara classe ‘98, si è presentato al Frosinone in conferenza stampa. Ha parlato anche dei suoi trascorsi con Zeman.

Quanta è stata importante la figura di Nesta nel tuo trasferimento a Frosinone?

“Sicuramente – spiega Carraro – è stato importante per il trascorso che ho avuto con lui nel Perugia. Con il mister e il suo staff mi sono trovato bene, per cui sono contento dell’opportunità che mi sta dando insieme alla Società giallazzurra”.

Cosa ti aspetti dall’esperienza a Frosinone e cosa pensi di portare in più alla rosa che hai trovato?

“Sicuramente arrivo in una piazza molto ambiziosa ed esigente, quanto al campo dobbiamo pensare partita per partita e non fissarci obiettivi e penso così facendo che potremmo riuscire a disputare un buon campionato”.

Contro il Frosinone hai giocato con il Pescara di Zeman e con il Perugia di  Oddo. Anche nella gara della rimonta canarina a Pescara.  Hai vinto, hai perso due gare e hai anche pareggiato. Che squadra hai affrontato in quelle quattro gare?

“Una squadra molto esperta, con giocatori che si conoscono da diversi anni peraltro di categoria superiore. Penso che sia uno degli organici più forti della serie B”.

Quanto c’è di Zeman nel suo modo di giocare e in cosa ritiene di dover migliorare?

“Zeman mi ha dato tanto, è stato il primo allenatore a farmi giocare in B. Con lui sono migliorato nel gioco in verticale, nel saper sfruttare lo spazio in profondità. Debbo migliorare invece nella fase di non possesso, spero di accrescere il mio bagaglio nello specifico qui nel Frosinone”.

Quali sono le tue caratteristiche principali? E in che ruolo del centrocampo ti piace giocare?

“A centrocampo mi piace giocare sia da play davanti alla difesa ma anche a due. Le caratteristiche sono di un giocatore al quale piace andare a prendere il pallone, palleggiare con i compagni, giocare un buon calcio sotto il profilo del fraseggio”.

Il suo ruolo di centrocampista la porta ad essere considerato il vice Maiello. Può giocare anche in altri ruoli del centrocampo?

“Io mi metto a disposizione del tecnico e di tutto l’organico, poi se posso dare una mano lo farò dove mi diranno di farlo. So adattarmi benissimo”.

Dopo l’esperienza a Perugia cosa si aspetta da questa stagione?

“Mi aspetto una crescita sia a livello personale sia come classifica rispetto alle ultime stagioni. E’ il punto più alto dei miei primi tre anni di carriera, arrivo in una piazza molto importante per questa categoria e spero di crescere insieme”.

In quale posizione di classifica collochi il Frosinone?

“E’ ancora presto per esprimere giudizi. Manca la condizione ottimale, sono arrivati dei giocatori nuovi e mi pare un po’ prematuro indicare una posizione precisa, credo che ne sapremo di più solo col passare delle partite”.

Clamorosa ipotesi, Zeman tris a Pescara? Si ma con carta bianca

Un’ipotesi clamorosa e suggestiva che non ci sorprende. Ci sorprenderebbe percorrerla senza evitare gli errori del passato

Quest’articolo pensato tutto durante il lockdown e scritto per il compleanno del MAESTRO. Era un periodo dove a Pescara mediaticamente si parlava solo di Zeman e grazie a Massimo Profeta su Rete8 Sport abbiamo saputo dell’sms “Auguri Vecchio” di Sebastiani al Boemo, che lo confessava in una clamorosa videchiamata ottenuta dal cronista abbruzzese. In quei momenti si respirava forte la sensazione di un insperato ritorno del Muto sulla panchina del delfino.

L’insofferenza del presidente biancoazzurro, verso Legrottaglie, sembrava tale da presagire un clamoroso colpo di scena. Già durante il Lockdown, in fatti chi vi scrive già esagerò affermando – <<Zeman già in panchina per finire la stagione>> – con razionale euforia. Che si stesse lavorando ai fianchi Sebastiani, da parte dei media e da qualcuno della dirigenza, era, sembrava chiaro. Ora forse siamo al k.o. e forse Zeman già è stato contattato ponendo dei dubbi sul prendere il timone proprio ora. Calcio senza pubblico, situazione in classifica e forse rosa non costruita da lui i probabili tentennamenti del mister e dei piani alti del Delfino.

Di sicuro un contratto di un mese più una stagione a Zeman con carta bianca sono una garanzia, a Sottil un’incognita. Quindi di sicuro gli sarebbe proposto un contratto di un mese con opzione, difficile da accettare. Sono solo ipotesi, ma come già scrivemmo nell’articolo sopra citato Sebastiani sa benissimo che prendere Zeman in questo momento, dandogli carta bianca e senza le continue dichiarazioni e gli errori fatti durante il bis significherebbe creare l’Atalanta d’Abruzzo, cosa che il Pescara 2011/12 già era, e ritornare una società economicamente più solida rispetto ai problemi attuali. Vediamo che succede!

SALVIO IMPARATO

Delli Carri: “Con Zeman grande sinergia e fiducia. Su Icardi avemmo entrambi ragione”

Delli Carri-Zeman

Continuano le celebrazioni del Pescara 2011/2012. Questa volta Massimo Profeta (Rete8), intervista il Ds di quella fantastica annata, Daniele Delli Carri.

“Quell’anno fu una chimica perfetta – confessa Delli Carri – tra me e l’allenatore, la diregenza e la cosa che rimpiango di più è il binomio Sebastiani-De Cecco. La paternità della scelta di Zeman? Appena avemmo la doccia fredda, della scelta di Eusebio Di Francesco di andare in A con il Lecce sondammo tre allenatori. Zeman era quello che sposava di più il nostro progetto anche se era il più esoso.

Quanto ha inciso Zeman in percentuale?

“I giocatori vanno in campo devono sempre avere più merito di tutti, ma se un allenatore riesce ad incidere così nella testa dei giocatori va messo insieme ai calciatori. C’è da dire che lui non si aspettava questa organizzazione e questa sinergia dirigenziale”

Il colpo di cui vai più fiero?

“Ogni singlo giocatore ha un aneddoto. Su Insigne per esempio ha inciso Zeman, perché Lorenzo aveva scelto già Crotone. Su Immobile non voglio la paternità, ma io ci puntavo molto. Parecchi mi hanno detto “che lo prendi a fare”, ma era un’operazione su cui io spingevo tantissimo. Ero sicuro fosse il giocatore ideale per il nostro progetto e poi lo è diventato pure per Zeman. Tutti sapete che il Boemo non aveva questa lampadina accesa su Immobile, perché non lo conosceva ancora bene ovviamente. C’è stata una grande empatia e sinergia basta sulla fiducia con il mister. Mi ascoltava e io ascoltavo lui. Mi ha seguito su Nielsen e sugli incastri tra i nuovi e i giocatori dell’anno precedente. Una sera parlammo fino alle 4 di notte in albergo dove gli parlai anche di Verratti su du cui aveva solo preso qualche informazione. Io spingevo per un ruolo, lui per un altro, e con patti di non belligeranza ci accordavamo. Per esempio io puntavo anche su Sau, ma lui disse che non gli piaceva.”

Zeman non entra mai nel lato economico

“C’era l’interesse forte del Padova su Verratti. Sebastiani si oppose, non d’accorda con l’offerta di Foschi, mentre De Cecco era preoccupato il giocatore si rompesse con la preparazione di Zeman. Ma io gli dissi che se Marco non si fosse rotto durante la preparazione non si sarebbe rotto. Quindi sulla cessione non ci fu il veto di Zeman, il mister non entra mai nelle questione economiche, se avessimo venduto Verratti avrebbe messo un altro senza problemi.”

Questione Icardi

“Su Icardi, che era alla Sampdoria, c’è stata la grande possibilità di portarlo al Pescara. Lo visionammo a Parma sotto la neve e decidemmo per il si spostando Maniero a Barletta. Zeman disse che il giocatore gli sarebbe anche andato bene, ma per l’amicizia e l’empatia che c’era tra Immobile e Maniero preferiva non rompere i loro equilibri. Con il senno del poi ebbe ragione per come andò l’annata (Maniero segnò anche la rete vittoria campionato ndr), come ebbi ragione io sulle qualità di Icardi.”

Su chi ha inciso di più Zeman tra i tre talenti Insigne, Verratti e Immobile

“Secondo me ha inciso di più su Verratti – afferma Delli Carri -non per il ruolo perché già Di Francesco lo mise al centro del campo. Ha inciso sulla tenuta fisica, lo ha reso calciatore, lo ha trasformato fisicamente. Immobile ha fame anche oggi e lo contraddistingue, Insigne invece rende dove c’è un allenatore che lo ama, nessuno lo dice ma la particolarità di Insigne è che rende dove si sente amato. E’ venuto grazie a Zeman, come Romagnoli, Kone, Anania e Balzano. Anche se quest’ultimo già lo trattavamo e lo conoscevamo tramite un’amicizia di Sebastiani. Però Zeman già lo gradiva tantissimo e c’era sulla sua lista, perché per lui era perfetto”.

Insomma una bellissima chiacchierata tra aneddoti e meriti di Zeman. Forse di questi ultimi è importante sottolineare come incide Zeman sulla visione di gioco, la tecnica e i movimenti. Il lavoro del Boemo su questi tre ha inciso particolarmente per l’intepretazione del loro ruolo.

Salvio Imparato