Insigne, il pupillo di Zeman è la stella del Napoli

E menomale che Insigne era il problema del Napoli. Il talento di Frattamaggiore determinante in tutti e tre i gol ai danni dei Reds.

Sono lontani i tempi in cui Zeman disse: “Insigne è più forte di chi gioca adesso nel Napoli”. Era il 2010 e il Boemo, esiliato e dimenticato (per loro), dimostrava di avere ancora la visione dell’illuminato, dimostrando di saper guardare dove il calcio italiano non ha mai avuto il coraggio di guardare, un po’ per non ammettere i propri errori e un po’ per non evidenziare l’incompetenza di tanti nel settore. 

E pensare che se non ci fosse stata la folle idea di Casillo, di riprendere il Foggia e formare la vecchia squadra con Pavone, Franco Mancini, Franco Altamura e ovviamente il Maestro, magari Insigne vagherebbe ancora tra prestiti e scetticismi aspettando a 28 anni la definitiva crescita: e chi oggi sostiene che Lorenzo non è consacrato, o è ciuccio o è in malafede. 

INSIGNE E IL DOPO ZEMAN

Da quando è rientrato a Napoli, dopo gli insegnamenti di Zeman, ha trovato purtroppo Mazzarri. Il toscano non ha aiutato il talento di Frattamaggiore a mettere in mostra le sue qualità, un po’ per il modulo e un po’ per la sua scarsa attitudine con i giovani. Va dato atto però a De Laurentiis di aver incominciato, dopo aver visto il Pescara di Zeman, a cambiare visione calcistica. E quella visione oggi lo aiuta ancora oggi a saper essere in contrasto tattico con gli allenatori, anche con Ancelotti. 

Insigne è sempre stata la chiave del dopo Mazzarri ed ha facilitato non poco il lavoro di Benitez e Sarri, anche se entrambi sono sempre stati scettici sul 4-3-3, mentre squadra e presidente no e guarda caso la vera esplosione nel gioco del Napoli avvenne proprio con questo modulo nelle mani di Sarri. Ora è il modulo di riferimento del toscano, ma qui sosteneva di non gradirlo per questioni di baricentro, però con l’ottimo lavoro sulla difesa, sul pressing e su determinati concetti ne uscì fuori uno spettacolo di gol ed equilibrio. In serie A era proprio dai tempi di Zeman che non si vedeva un 4-3-3 di questo livello, un caso? Almeno nella fase offensiva no.

LA POSIZIONE DI ANCELOTTI SCRICCHIOLA

Con Carlo Ancelotti il dilemma Insigne ritorna e la situazione in casa Napoli oggi sembra di leggero contrasto tattico con la società. Ovviamente contrasto che si trasferisce sul mercato. Si vuole puntare su Insigne ala sinistra, mentre Ancelotti insiste su un determinante trequartista e la sua posizione, dopo la prestazione di Lorenzo fondamentale in tutti e tre i gol contro i reds, scricchiola un po’ ovunque, sia da quella tattica che da quella di allenatore titolato, da cui avrebbe potuto dettar un po’ più legge invece di cedere alla totale linea aziendalista. 

COSTRUIRE IL NAPOLI SU INSIGNE

Di sicuro arrivare alle 4 partite in pay per view senza acquisti importanti non è un bel biglietto da visita. Non ci fa bella figura il Napoli , Ancelotti e nemmeno Sky. Speriamo arrivino presto specialmente per Insigne. L’unico napoletano del Napoli che vuole vincere e merita finalmente che si costruisca una squadra attorno a lui, per il calcio che da anni dispensa in azzurro.

Salvio Imparato 

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Zeman: “Ho smesso? No non mi chiamano. Insigne è un esterno sinistro”

Zdenek Zeman torna a parlare dopo l’exploit in nazionale dei suoi due pupilli, Insigne e Verratti. Il Maestro Boemo si concede a 360° sulle pagine de Il Mattino.

Due gol in due partite con il 4-3-3 della Nazionale: è questo, non il 4-4-2 del Napoli, il modulo giusto per Insigne?

«Ha fatto molto bene, dice Zeman, gol a parte: quello alla Grecia è il tipico suo colpo, quello con il tiro al volo alla Bosnia era fuori programma. Da sempre sostengo che Lorenzo è un attaccante esterno e fa le cose migliori in attacco. Quando gioca più arretrato non riesce a fare la differenza».


Quindi, meglio con il 4-3-3?

«Con me, ha fatto 40 gol in due anni. Per le sue caratteristiche ha più difficoltà quando gioca al centro perché i difensori sono più forti. Il suo pezzo migliore è nell’uno contro uno, con il tiro o il cross: provarlo al centro è più complicato».

La conclusione del ragionamento è chiara.

«Ma Insigne deve giocare dove lo mette l’allenatore. Poi, il giocatore non si discute: ha qualità tecniche notevoli e, per quanto riguarda l’aspetto fisico, ha una grande corsa».

È stato evidente il cambio di ritmo e qualità di gioco passando dal Napoli alla Nazionale, dal grigiore degli ultimi mesi alle brillanti prestazioni.

«Si vede che ha più voglia e ci mette più impegno, credo si trovi meglio in questo contesto: da esterno sinistro può rendere di più. Però Ancelotti deve fare le proprie scelte e mettere in campo la propria squadra».

Insigne era diciannovenne nel suo Foggia: adesso è arrivato al massimo?

«Lo conosco bene, può fare ancora meglio. Quanto vale ha cominciato a dimostrarlo ai tempi del Foggia e del Pescara».


Forse, quando gioca in Nazionale, è più sereno rispetto a Napoli, dove può avvertire il peso della fascia di capitano e del problematico rapporto con una parte della tifoseria.

«Il pubblico del San Paolo tiene ai napoletani: non pensi ad altro, Lorenzo, e continui a giocare». 

Insigne ha stretto un patto di fedeltà con Napoli nonostante l’amarezza della contestazione in una serata di Europa League. Ma se arrivasse la grande offerta?

«Ma dove vuole andare? Quando era a Foggia e Pescara, non vedeva l’ora di scapparsene a Napoli… Lorenzo è napoletano, deve sentire la fiducia ma anche essere più continuo. L’affetto del pubblico? Le carezze fanno bene ma non bisogna esagerare. Questa è la squadra di Insigne e qui può prendersi grandi soddisfazioni».


Lo scudetto? Ma è davvero realizzabile considerando la dittatura della Juve?

«Ancelotti ha avuto un anno di tempo per provare tutti i suoi giocatori: nel prossimo campionato sicuramente faranno meglio».

Può vincere lo scudetto?

«Può competere per vincerlo, non fermandosi a dieci o più punti di distacco».


Ancelotti ha allenato in cinque Paesi e i migliori al mondo: ha fatto la scelta giusta venendo a Napoli?

«Le scelte si fanno là dove vi sono le possibilità, comunque Ancelotti non ha sbagliato. È stato dove avevano il piatto già pronto, nel senso che dove ha vinto lui avevano vinto anche gli altri. Napoli è una piazza diversa, con una società che non è abituata a vincere. E lui vuole provarci».

È una nazionale col marchio zemaniano: per Insigne, per il 4-3-3, per Verratti.

«Il valore di Verratti, come quello di Insigne, non si è scoperto nell’ultima partita. Marco, dopo gli ottimi inizi a Pescara, è uno dei migliori giocatori del campionato francese. Ha raggiunto una grande maturità e ha trovato la giusta sintonia con Jorginho, così come era accaduto con Thiago Motta al Psg, anche se lui rende di più quando è da solo in regia».


Il calcio italiano le sembra in ripresa?

«Sul piano della qualità abbiamo assistito a un campionato non bello. Quanto alla Nazionale, ha giocato bene contro la Bosnia ma ha fatto il primo tiro dopo 22 minuti e ha segnato il gol della vittoria a 4 minuti dalla fine. Benino la Under 20 ai Mondiali, però non è un successo essere stati eliminati dall’Ucraina. C’è ancora da fare».


Visto il predominio della Juve, si potrebbero provare i playoff?

«Sono contrario. Dopo 38 anni partite la classifica dà l’esatta immagine di quanto è stato fatto in un campionato e non sarebbe giusto se a vincere lo scudetto fosse chi è arrivato sesto».

Sarri alla Juve dopo essere stato la bandiera del Napoli e di Napoli: che ne pensa?

«La Juve continua a sorprendermi. Se è stata una scelta giusta da parte di Sarri, lo capiremo durante la stagione. Ha tutto per poter lavorare bene alla Juve, bisogna poi vedere se i giocatori si adattano al nuovo allenatore».

E il nuovo corso della Roma con Fonseca?

«Il problema della Roma, sentenzia Zeman, non è l’allenatore».

Lei, a 72 anni, ha smesso di allenare?

«Vorrei ma non posso».

Perché?

«Se non mi chiamano, confessa Zeman, come alleno? Mi piacerebbe mettermi a disposizione, però evidentemente ci sono pochi progetti o non ci sono squadre adatte a me. Non sono vecchio e poi mica devo essere io a correre in campo»

Fonte intervista a Zdenek Zeman su Il Mattino

Seguici e metti Mi Piace:
error0

SARRI: “L’ITALIA SPRECA OCCASIONI, MA IL RICHIAMO È FORTE”

Maurizio Sarri esce allo scoperto, lo fa sulle pagine di Vanity Fair e liquida un po’ il personaggio dipinto dalla pagina che lo celebra e dai suoi tifosi. Un Sarri che non ti aspetti, ma che si intuiva per come ha lasciato Napoli.

RITORNO IN ITALIA

 «Per noi italiani il richiamo di casa è forte. Senti che manca qualcosa. È stato un anno pesante. Comincio a sentire il peso degli amici lontani, dei genitori anziani che vedo di rado. Ma alla mia età faccio solo scelte professionali. Non potrò allenare 20 anni. È l’anagrafe a dirlo (…) È roba faticosa, la panchina. Quando torno a casa in Toscana mi sento un estraneo. Negli ultimi anni ci avrò dormito trenta notti».

FEDELTÀ AL NAPOLI 

«I napoletani conoscono l’amore che provo per loro, ho scelto l’estero l’anno scorso per non andare in una squadra italiana. La professione può portare ad altri percorsi, non cambierà il rapporto. Fedeltà è dare il 110% nel momento in cui ci sei. Che vuol dire essere fedele? E se un giorno la società ti manda via? Che fai: resti fedele a una moglie da cui hai divorziato? L’ultima bandiera è stata Totti, in futuro ne avremo zero».

ASPETTI NEGATIVI IN ITALIA

 «Il concetto di vittoria a ogni costo. Un’estremizzazione che annebbia le menti dei tifosi e di alcuni dirigenti – cosa che mi preoccupa di più. È sport, non ha senso. Non si può essere scontenti di un secondo posto».

SARRISMO E SOCIAL

«È un modo di giocare a calcio e basta. Nasce dagli schiaffi presi. L’evoluzione è figlia delle sconfitte. Non solo nel calcio. Io dopo una vittoria non so gioire. Chi vince, resta fermo nelle sue convinzioni. Una sconfitta mi segna dentro più a lungo, mi rende critico, mi sposta un passo avanti. Mio nipote mi fa leggere la pagina facebook Sarrismo e Rivoluzione. Si divertono, io sono anti-social, non ho nemmeno whatsapp».

LA POLITICA

 «Nel calcio ci si schiera poco. Per non trovarsi qualcuno contro. La mia estrazione è nota. Papà era gruista all’Italsider di Bagnoli. Mio nonno era partigiano, salvò due aviatori americani abbattuti dai nazisti, li tenne in casa per due mesi. È normale che avessi certe idee, oggi la politica non mi interessa più. Vedo storie di una tristezza estrema. Da lontano l’Italia è un posto che spreca occasioni».

ALLENARE CAMPIONI

 «Esistono squadre medie di grandi giocatori o grandi squadre di giocatori medi. Io lavoro su questo. Il fuoriclasse è quello a disposizione della squadra, altrimenti è solo un bravo giocatore. Siamo pieni di palleggiatori fenomenali. Pure ai semafori. Il divertimento è contagioso se collettivo. Se ti diverti da solo, in 5 minuti arriva la noia».

SENZA LA TUTA

«Se la società mi imponesse di andar vestito in altro modo, dovrei accettare. A me fanno tenerezza i giovani colleghi del campionato Primavera che portano la cravatta su campi improponibili. Mi fanno tristezza, sinceramente».

SUPERSTIZIONI 

 «Ne ho meno di quelle che mi attribuiscono. Ho smesso di vestire solo di nero. Mi è rimasta l’abitudine di non mettere piede in campo, dentro le linee dico, finché la partita non è finita. Prima o poi abbandonerò pure questa: già in certi stadi le panchine son dalla parte opposta degli spogliatoi e il prato devo calpestarlo per forza. Quando cominci a vincere, le scaramanzie finiscono».

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Insigne: “Devo tutto a Zeman, lui e Pavone mi vollero a Foggia”

Ad inizio campionato parlammo, dopo la sconfitta a Genova contro la Samp, di un Napoli ferma ito e demotivato. Lorenzo Insigne, in una lunga chiacchierata con Antonio Giordano del Corriere Dello Sport conferma e si sofferma sul futuro, attacca Higuain e ringrazia il suo maestro Zeman.

“Le pressioni sono maggiori, rispetto ad altri calciatori – confessa Insigne – perché la gente da te si aspetta di più. E a volte le responsabilità costituiscono un energizzante, dunque hanno effetti positivi, ma ci sono anche momenti in cui possoo essere controproducenti e quindi negative. Non siamo macchine, ricordiamocene, un periodo buio è inevitabile”.

Zeman e Pavone

“Zeman? Gli sarò grato per sempre e gli voglio bene. Mi ha lanciato, mi ha costruito, se sono arrivato sin qui è merito suo. Lui e Pavone hanno avuto un ruolo nella mia scelta di Foggia e l’anno successivo stavo per andare al Crotone, mi chiamò il boemo, mi disse guarda che ho firmato con il Pescara: non ebbi dubbi”.


Insigne si immagina con un’altra maglia addosso? 

“Adesso, mentre ne stiamo parlando, e più in generale ora, in questa fase, non ci penso neppure. Però so bene che magari in giro possa esserci qualcuno che mi stimi. Ma non esistono squadre, né interessamenti. Ho il dovere di pensare, senza essere immodesto, che in questi anni con il Napoli abbia già dato qualche dimostrazione di ciò che so fare”.

Raiola per andare via? “Niente di tutto ciò e siete liberi di non crederci. Ma ritengo che Raiola, con Jorge Mendes, sia il più forte in circolazione e che rappresenti un’autorità in materia. Ma non c’è dietrologia. Finché starò qui darò sepre il 110 per cento e qua voglio starci a lungo. So anche che ho ventotto anni e che possa capitare, in carriera, di ritrovarsi dinnnanzi ad un’offerta, come dire? irrinunciabile. Questo sì, può succedere”.

Insigne è felice? 

“Mi scoccia assai arrivare ad un passo dal successo e poi ritrovarmi senza niente tra le mani, che so un trofeo da alzare al cielo. E questo dà fastidio anche ai miei compagni di squadra di questo Napoli che è fortissimo e meriterebbe di regalarsi una soddisfazione”.

Come sta Insigne? 

“Meglio e quasi bene. Ho fatto un differenziato robusto giovedì e un allenamento in gruppo venerdì. Ora resta la rifinitura e poi deciderà Ancelotti. E’ chiaro che il pensiero è all’Arsenal. Mi aspetto di affrontare una squadra che ha talmente tanta qualità da non poter scegliere quale sia il migliore. E poi troveremo ritmo, intensità, organizzazione tattica”.

Sullo scudetto perso a 91 punti?

“Un ferita difficile da suturare, ma bisogna guardare avanti. Ci abbiamo creduto, potevamo farcela e fa male. Come l’eliminazione dal Mondiale a San Siro: sono le sofferenze che mi porto dentro. E’ come se in quegli istanti mi fosse crollato il mondo addosso”.

Sull’Europa League

 “Ci aspettano due gare complicate e poi, dovessimo farcela, la semifinale. Non è semplicissimo, non abbiamo paura. Anzi, è il nostro folle desiderio”.

Higuain

 “Non mi andò giù il suo modo di esultare. La Juventus fu una scelta, libero di prenderla ci mancherebbe, però poi ci siamo incrociati altre volte e mai una volta, mai una dico, che sia venuto a salutarci nello spogliatoio, come pure sarebbe stato naturale fare. Vuol dire, allora, che ce l’aveva anche con noi, con i suoi ex compagni di squadra che lo hanno aiutato a segnar trentasei gol in campionato”.

Ancelotti

“È un onore essere allenato da lui”

Benitez

“Una maturazione ampia, con lui ho scoperto nuovi ruoli”

Sarri

“È il mio ritorno alle origini, il 4-3-3. Gli auguri ogni bene”

Domenica ritrovi Prandelli

“Che felicità quando mi convocò in Nazionale”

Mazzarri

“Mi ha fatto esordire in A. Gli sarò per sempre riconoscente”.

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Salisburgo, ecco chi è il prossimo avversario del Napoli

Sarà il Salisburgo il prossimo avversario del Napoli in Europa League. Il club austriaco è in vetta al suo campionato con 48 punti e 46 gol in 18 gare contro i 16 subiti, che totalizzano un +30 differenza reti.

In Europa League il Salisburgo è il secondo attacco e la loro stella è Dabbur, acquistato per giugno dal Siviglia e capocannoniere di questa competizione. Vediamo con l’aiuto di un identikit fatto dal Corriere Dello Sport di scoprire di più sui prossimi avversari degli azzurri.

SALISBURGO, LA STORIA

L’antico club dell’Austria Salisburgo, che perse contro l’Inter una finale di Coppa Uefa nel 1994, ha cambiato nome, colori sociali e simbolo col passaggio alla Red Bull, socio di minoranza e controllante di fatto. Il Napoli affronterà gli austriaci, secondo miglior attacco di questa Europa League e semifinalista l’anno scorso, in casa all’andata il 7 marzo. Gara di ritorno a Salisburgo il 14.

IL PERCORSO IN EUROPA LEAGUE

Campioni d’Austria per il quinto anno di fila nell’ultima stagione, il Salisburgo hanno chiuso il girone di Europa League a punteggio pieno: è la prima squadra a raggiungere questo traguardo per tre volte nella storia della manifestazione. Gli austriaci, imbattuti in casa nelle ultime 17 partite europee, hanno centrato gli ottavi per la terza volta dopo il 2013-14 e la semifinale dell’anno scorso, centrata dopo i successi su Real Sociedad, Borussia Dortmund e Lazio, prima di cedere ai supplementari contro il Marsiglia. Decisivo il gol in extremis di Rolando.

L’ALLENATORE E’ MARCO ROSE

Dal 2017, il Salisburgo è guidato dall’ex tecnico delle giovanili Marco Rose, promosso dopo aver vinto la UEFA Youth League per prendere il posto di Óscar García. Ex difensore del Lipsia, dell’Hannover e del Mainz, è entrato nello staff degli austriaci già dal 2013.

DABBUR LA STELLA DEL SALISBURGO

Munas Dabbur, capocannoniere di questa edizione di Europa League, 7 gol con 14 tiri in porta, è la stella degli austriaci imbattuti in casa in Europa da 17 partite. Dabbur, che ha segnato oltre 50 gol da quando è arrivato in Austria nel 2016, è stato già acquistato per giugno dal Siviglia. Dabbur, esploso al Maccabi Tel Aviv con Paulo Sousa in panchina nel 2013-14, è poi passato in Svizzera al Grasshoppers prima di arrivare in Austria e festeggiare l’anno scorso il titolo da capocannoniere del campionato. 

I PRECEDENTI TRA NAPOLI E SALISBURGO

Il Napoli non ha mai affrontato il Salisburgo che nella sua storia ha un bilancio di 4 vittorie contro formazioni italiane. L’ultima nel ritorno dei quarti di Europa League dell’anno scorso contro la Lazio.


Seguici e metti Mi Piace:
error0

Insigne: “Se sono qui è merito di Zeman, gli devo tanto” (VIDEO)

Lorenzo Insigne intervistato da DAZN alla vigilia di Milan-Napoli ha parlato dei suoi gol a San Siro, di razzismo e non è mancato il ringraziamento al Boemo Zdenek Zeman.

Insigne e il rapporto con Zeman

“Ho sempre avuto un ottimo rapporto con il mister. Mi ha lanciato nel grande calcio. Mi ha voluto a tutti i costi a Foggia e a Pescara. Se sono questo giocatore – continua Insigne – molto è merito suo. Ogni giorno ci faceva pesare nel suo ufficio, ma entrare lì dentro era come essere a Milano, tutto bianco. Pieno di fumo”

Ancelotti

“Con lui ho un ottimo rapporto. Ho sempre voluto lavorare con lui, perché ha vinto tanto e l’ho sempre stimato. Il cambio di ruolo me lo propose dopo la sconfitta contro la Samp, è stata una sua intuizione e io mi sono messo subito a sua disposizione”.

San Siro, Koulibaly e razzismo

“Se a San Siro contro l’Inter non fosse successo ciò che è successo a Koulibaly, non credo che io mi sarei fatto espellere. A volte – conclude Insigne – per il nervosismo perdo un po’ la testa, so che devo controllarmi di più”.

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Radio Kiss Kiss, Zeman: “Tifo Napoli. Allegri o Sarri? Sto con Maurizio”

Zeman-Radio-Kiss-Kiss

Zdenek Zeman ancora una volta ospite a Radio Kiss Kiss, nel programma Radio Gol. Ecco le suo parole riportate da Area Napoli.

ZEMAN A RADIO KISS KISS SI PARTE CON LA JUVENTUS 

“I bianconeri sono più forti di tutti. Il Napoli e le milanesi possono migliorare ancora per ridurre il gap”.

ANCELOTTI  ED ELIMINAZIONE

“Peccato per il Napoli, ma i partenopei hanno affrontato squadre di grande valore. La squadra azzurra ha dimostrato di poter competere con tutti. Il Napoli non snobberà l’Europa League. .Carlo ha vinto tutto, spero possa trionfare anche in Italia col Napoli”.

TIFO  NAPOLI

“Per chi devo tifare? Dico Napoli perché c’è Insigne, solo per questo. Gli voglio molto bene”.

MERET 

“Portiere di grande talento, ha dei grandi margini di crescita”.

NAPOLI E L’ESONERO

“Se non mi esoneravano credo che ci saremmo salvati. La squadra non era affatto male, non sicuramente da retrocessione”.

LA FRASE PAGATA CARA

“Dissi: ‘Il calcio esca dalle farmacie’. Da quel momento la mia carriera è stata penalizzata. In qualche modo me l’hanno fatta pagare”.

ALLEGRI O SARRI 

“Sono con Sarri quando dice che bisogna giocare bene per vincere. Il motto che conta solo vincere non mi appartiene”.

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Da Sarrismo a Sarriball: lo stato dell’arte del progetto-Chelsea 

Sarri-Sarrismo-Sarriball

 

La coniatura enciclopedica del termine Sarrismo, se da un lato rappresenta la risultante di tre stagioni in cui nessun altro come il Napoli è riuscito ad andare vicino a scalfire il potere della Juventus, dall’altro racchiude in sé il rischio che l’allegoria prenda il posto di quel terreno verde in cui lo stesso neologismo collegato alla figura del tecnico tosco napoletano trova una propria sublimazione. Sarri, del resto, è uomo di campo prima di qualsiasi altra cosa e appare fondamentale, in questa fase, accendere i riflettori su punti di forza, debolezze e potenzialità del suo Chelsea, al termine di un primo scorcio di stagione in cui i blues – risultati alla mano – sembrano respingere al mittente le aspettative di difficoltà di recepimento tattico del credo sarriano da parte del gruppo, da più parti vaticinati.  

 4-3-3  NON SI CAMBIA 

Il modulo di gioco resta il 4-3-3. Nelle idee iniziali, dei punti di contatto con il Napoli ci sono. In primo luogo, la chiara intenzione di impostare una catena di costruzione a sinistra ed una catena di equilibrio-finalizzazione a destra. Basti pensare alla caratteristiche dei terzini (Azpilicuetaviene dalla difesa a tre mentre Alonso è maggiormente portato ad offendere).Ciò è reso evidente dalla presenza di Kante a destra e Kovacic a sinistra, quest’ultimo deputato principalmente ad un ruolo di raccordo non solo della catena mancina, ma delle due fasi di gioco. In particolare, Kovacic ha un doppio compito, tra i più delicati nell’economia complessiva degli equilibri tattici: 1) coprire la spinta di Alonso, rinculando in fase difensiva; 2) inserirsi quando Hazard si abbassa a prendere palla per creare gioco. Un Hamsik più solido? Mettiamola così, volendo ridurre tutto ad una semplificazione che serve comunque a far comprendere quanto il croato dia a Sarri in termini di equilibrio complessivo. Le catene, rispetto all’assetto tattico del Napoli, vedremo che presentano una struttura dinamica differente, determinata principalmente dal fattore-Hazard.  

 LA FASE DI IMPOSTAZIONE: NON SOLO JORGINHO 

L’impostazione: ovviamente, il faro è inutile specificare chi sia. Anche perché è facile credere lo sappia chiunque abbia dato lo sguardo alla distinta di un qualsiasi schieramento del Chelsea, tecnici avversari compresi. Quindi, prima cosa: schermareJorginho. Quando avviene – ed avviene sistematicamente – come mutano le dinamiche dei blues in fase di inizio azione?Kepa Arrizabalaga, man mano che passano le giornate, dà la sensazione di giustificare gli 80 milioni di euro investiti per il cartellino. Prodigiose le sue performance tra i pali contro Liverpool e Southampton. Pur essendo in netta crescita e pur migliorando l’intesa con i compagni, il basco sbaglia tuttavia ancora alcune scelte, come quando sceglie di aprire su terzini la cui linea di trasmissione palla è soffocata. L’opzione due (in attesa di capire se e come Kepa possa divenire col tempo un’opzione-tre) divengono così i centrali, bravi ad allargarsi e portare palla, specie David Luiz che quando riesce a divenire centrocampista aggiunto scompagina spesso gli equilibri avversari, specie quelli con attaccanti che non rientrano. Le statistiche appaiono in tal senso eloquenti: se prendiamo come riferimento Whoscored ed analizziamo i passaggi totali, notiamo che i due centrali David Luiz e Rudiger hanno collezionato rispettivamente 614 e 629 passaggi, secondi solo a Jorginho che guida la classifica con 853. Per dire quanto Kepa in questa fase non sia, a differenza di Pepe Reina a Napoli, un’opzione è sufficiente evidenziare che di passaggi il portiere (collezionista di cardellini) ne ha finora fatti segnare “appena” 238, pur senza sbagliarne mai la finalizzazione. Proprio l’aggiunta di Luiz in impostazione libera di fatto una linea di passaggio, spesso decisiva per una rapida verticalizzazione. Interessante tuttavia notare come Jorginho vada a grandi passi verso la direzione di un percorso di crescita che lo porta a giocare una doppia partita: con i piedi, ma anche con le mani, da tecnico in campo e depositario più di ogni altro del credo sarriano. Per farsi un’idea, è sufficiente tornare al precampionato: osservate questo video al minuto 0.55. Chi appare in difficoltà invece Cesc Fabregas. Sarri lo ha eletto vice-Jorginho, ma le caratteristiche sono diverse. Se l’italobrasiliano, pur avendo meno qualità dello spagnolo, sa già cosa deve fare due o tre passaggi prima, Fabregas ha necessità di avere la palla tra i piedi, determinando il venir meno di alcuni tempi di gioco fondamentali ad inizio azione.  

 

L’EDEN SARRIANO 

Hazard è finora il fattore che sposta gli equilibri. Un peso specifico paragonabile a quello di Higuain tre stagioni orsono. Sarri ha compreso sin da subito che il belga, che non è un omologo di Insigne e nemmeno di Mertens, presenta caratteristiche sue proprie che vanno ricondotte non già ad uno schema, ma ad un’idea in cui, a nostro modo di vedere, lo vede più vicino ad un Higuain. Un finalizzatore più che un creatore, pur tuttavia risultando imprescindibile anche per la sua profonda vena creativa. Sarri, per questi motivi, in questa fase chiede ad Hazard essenzialmente una cosa. Non di mantenere la catena (la partenza a sinistra è solo nominale, ma svaria su tutto il fronte) ma di restare negli ultimi 30 m, laddove può suggerire e soprattutto finalizzare, che è ciò che gli riesce meglio, alla luce delle sette reti in otto gare (lo scorso anno ne aveva complessivamente realizzate dodici). Anche per questa ragione, in questa fase, a Morata sta preferendo Giroud, che si rivela essere un elemento fondamentale capace di far crollare la letteratura secondo la quale Sarri ripugnerebbe il centravanti-boa. Perché Giroud si rivela così determinante? L’abbiamo visto in Russia. Non segna, ma fa vincere mondiali e partite perché non solo crea spazi con la sola stazza in partite “chiuse”, ma si rivela un’arma in più nel suggerire quelle palle, talvolta sporche, sfruttando molto le sue lunghe leve. Anche qui è opportuno proporre un video: minuto 1.36 e 3.50. Un po’ di numeri che attestano il maggior impatto del francese nella manovra dei blues:  finora Giroud è il top-assistman (4) e ha collezionato 120 passaggi contro gli 89 di Morata, a fronte degli stessi minuti giocati. Sarri dispone di cinque attaccanti titolari. Li ha alternati abbastanza regolarmente anche perché non si tratta di “doppioni”. Ognuno ha caratteristiche di base differenti: oltre a Giroud ed Hazard, ti ritrovi con Pedro che ha nel taglio-Callejon la sua arma (ed è risaputo quanto un elemento dalla sue caratteristiche, capace di mettere finora segno tre reti, sia fondamentale nel momento in cui gli avversari fanno densità in zona palla o quando l’azione si sviluppa sul lato opposto, laddove il Chelsea costruisce, al fine di sfruttare il lato debole, come qui al min. 0.55), Morata che legge la profondità (le sue difficoltà iniziali sono spesso dovute alle squadre che chiudono il verticale) e Willian che è in grado di creare superiorità con il dribbling a rientrare, pur non essendo un finalizzatore. Più dietro nelle gerarchie c’è il nigeriano Moses, parzialmente adattato per le sue caratteristiche rivolte alla copertura, al punto che Conte non disdegnava di impiegarlo esterno a centrocampo nel suo proverbiale 3-5-2.

DIFFICOLTÀ VECCHIE E NUOVE 

La difficoltà principale, per il momento, è data dalla paura che in certi momenti ha la linea difensiva nell’accompagnare l’azione in fase di non possesso, determinando spesso, oltre alle difficoltà nel portare un pressing efficace, situazioni di palla scoperta acuite dalla posizione di Alonso, sempre molto alta, oltre ad una certa distanza che va a crearsi tra centrocampo ed attacco di cui avversari bravi a riempire glihalf-spacespossono approfittare. In alcune fasi è stato Kante, a metterci una pezza con chiusure da lato a lato da antologia; in altre occasioni si ripresenta la tipica situazione napoletana di difficoltà sugli attacchi avversari da lato a lato. Tolti gli attaccanti che vengono ruotati molto tanto di partita in partita che all’interno della gara stessa, il “dodicesimo” uomo è Ross Barkley. Con lui il centrocampo cambia parte delle caratteristiche di base, alzando il baricentro e creando di fatto una situazione di 4-2-3-1 tale da alzare la pressione ed invertire le inerzie. Barkley, pur essendo più forte fisicamente, come Zielinski nasce trequartista e come il polacco, a fronte di un enorme talento ed un evidente positiva sfrontatezza, necessita ancora ultimare il suo processo di crescita, necessitando ancora di digerire a fondo il meccanismo delle catene, in cui l’interno di centrocampo deve coprire la spinta del terzino. Un esempio dell’altra faccia della luna lo si osserva nel match contro l’Arsenal, un proprio compendio di come, pur vincendo 3-2, gli uomini di Sarri soffrano molto le situazioni descritte, anche perché è proprio Barkley a far venir meno l’equilibrio sulla corsia mancina, lasciando spesso Alonso solo ad affrontare situazioni di 1vs2. 

 RUOTARE SÌ, RUOTARE NO 

Infine, rotazioni. Gli attaccanti, come detto, ruotano tutti. Sia nell’arco del match che da match a match. Tutti tranne uno, ovviamente. L’altra rotazione è proprio Barkley-Kovacic, la quale contro il Southampton sembra aver pagato dividendi enormi. Gli altri, almeno in campionato, sono quelli. Nelle coppe, invece, ruotano tutti. Contro il Videoton, difesa tutta nuova, contro il Liverpool in Carabaho Cup per tre quarti. Va specificato tuttavia che – come noto – le vicende estive, tra reduci dal Mondiale, infortuni e tardivo ingaggio dello stesso Sarri, hanno determinato che, di fatto, la squadra non ha portato avanti il ritiro precampionato. A dispetto di ciò i risultati danno ragione a Sarri, che continua a ripetere quanto Klopp e Guardiola siano uno step avanti e quanto sia difficile colmare il gap in una sola stagione.  

Per ora, attimi di Sarriball non mancano.  

PAOLO BORDINO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Insigne, Baiano: “Da ala con Zeman attaccava la porta non la bandierina”

Insigne-Zeman-Baiano

Se c’è qualcuno che conosce il ruolo di attacante con Zeman, quello è Ciccio Baiano. Protagonista della prima Zemanlandia foggiana conosce benissimo i movimenti che chiede il Boemo e su Insigne si espone senza nessun dubbio. Ecco le sue parole a Radio CRC.

“Sono cresciuto con Maradona, mi ha dato tanti consigli su come trattare la palla. C’era tanto da imparare in quel periodo perché non c’era solo Maradona ma gente come Giordano, Careca e ne dimentico tanti altri. Il Napoli di Insigne?L’idea di Ancelotti di metterlo più vicino alla porta è stata azzeccatissima, ma poi il merito è del ragazzo. E’ da un bel po’ l’uomo in più del Napoli, anche quando segnava di meno. La cosa che mi dispiace è che appena sbaglia una partita viene attaccato e non mi piace per niente.

INSIGNE CONTRO LA JUVE E RUOLO CON ZEMAN

“I commenti sulla sua partita contro la Juventus sono stati negativi ma non ha giocato male, è stata una partita normale per lui e anche gli extraterrestri come Messi e Ronaldo ne hanno. A Pescara lo abbiamo visto più vicino alla porta e ha segnato tantissimi gol: lavorava con Zeman ma faceva l’esterno solo che gli esterni con il boemo non attaccano le bandierine ma le porte”.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0

Napoli-Liverpool, Ancelotti si è consolato bene con la coppa del 2003

Napoli-Liverpool

Una delle cose più belle del calcio è essere smentiti o meglio sorpresi da imprese che non ti aspetti. Napoli-Liverpool conferma che Carlo Ancelotti ha la Champions nel sangue. Un po’ come Terence Hill aveva le pallottole nei Due Superpiedi Quasi Piatti.

Re Carlo deve aver preso troppo sul serio la provocazione agli Juventini e con quella coppa del 2003 sembra essersi consolato proprio bene. Un grazie di cuore ai cori dello Stadium. Scherzi a parte, Ancelotti ha preparato Napoli-Liverpool da vecchia volpe, citando Klopp, e ne ha anche letto perfettamente i momenti, annusando anche la possibilità di poter rischiare.

IL CORAGGIO DI RE CARLO

La scelta di schierare un difesa a 4 con un centrale come Maksimovic al posto di Hysaj era inedita da queste parti. L’intenzione era quella di disinnescare il gegenpressing offensivo dei Reds sui due centrali Albiol e Koulibaly. Il risultato promuove la scelta, anche se onestamente il Liverpool, che siamo abituati a vedere, è un pò mancato. I Reds hanno giocato gran parte del match sotto ritmo, senza il supporto del loro famoso pressing ultra offensivo e questo gli ha impedito di cambiare passo.

Si è rivelato un suicidio contro questo Napoli in cui svettano le prestazioni di Hamsik, Rui e un Allan sempre più sontuoso. Attento e compatto anche tutto il pacchetto arretrato, non hanno concesso nulla e raddoppiato i portatori quando ce n’era bisogno. Ma se c’è una caratteristica fondamentale per competere in Champions, quella è il coraggio e Ancelotti ha dimostrato di averne, inserendo Verdi e Zielinski nel finale. Un assetto spregiudicato nel momento in cui sentiva di poter affondare, e conquistare tre punti fondamentali per non sentirsi già condannati all’Europa League.

DIFETTI NE ABBIAMO?

Se si vuole trovare il coraggio di trovare qualche difetto Napoli, va individuato nelle scelte negli ultimi metri. Molti movimenti senza palla, a cercare la verticalizzazione tra le linee, ignorati preferendo il tiro dalla distanza. Il Napoli resta una squadra che tira molto in porta, e anche contro una squadra come il Liverpool un gol è troppo poco dopo. Un dato evidente dall’amichevole contro il Chievo a Trento. A giudicare dalla prestazione di ieri contro i Reds sembra l’unico dato ancora da migliorare.

Ancelotti in pochissimo tempo ha ottenuto risposte sorprendenti, nonostante i tanti cambi testati in questa prima parte di campionato. Ha di colpo ribaltato le sensazioni dello Stadium di Torino e se riesce a migliorare la fase realizzativa, come ha fatto con l’attenzione e i duelli individuali a centrocampo e in difesa, porterà il Napoli ad un livello di consapevolezza superiore. Confermerà di aver sovvertito un sistema rigido in cui la perfezione del collettivo passava solo per alcuni singoli.

IL LEADER CALMO ANCELOTTI COME IL MINISTRO DI NORMAN

Napoli-Liverpool vista subito dopo La Vita Straordinaria Di Norman (film con un grande Richard Gere nei panni del compiacente faccendiere Norman Oppenheimer) consegna un Ancelotti simile al Ministro Micha Eshel. Due leader calmi contrappongono il compromesso al fanatismo, rendendo quest’ultimo vuoto e il primo capace di far sognare come un’impresa di idealismo.

“Cosa preoccupa il presidente, che non ho un messaggio unico? Stasera 50/100 leader di fazioni dichiaratamente avversarie si sono avvicinate a me dicendomi “la appoggiamo”, ciascuno con un programma completamente diverso. Non esiste una cosa come il messaggio unico e chiunque le dica di avere un messaggio unico probabilmente insegna all’università o tiene un blog. Glielo dico io qual’è il mio messaggio unico, io metterò fine a questo conflitto, dicendo si al compromesso, a tutti indistintamente. Perché l’opposto del compromesso non è l’idealismo, non è l’integrità, l’opposto del compromesso è fanatismo e morte. La vita è compromesso, io non solo credo in questo, ma è ciò che sono, ecco perché sono in questa posizione”

 

INSIGNE E I GRADONI 

Una menzione d’onore va a Lorenzo Insigne, sempre criticato eccessivamente, riesce sempre a dimostrare di saper portare il peso schiacciante di questa maglia da napoletano, con la forza di chi non si abbatte di fronte all’ingiustificato scetticismo della su gente e del suo paese. Il risultato è farsi trovare pronto e diventare decisivo nei momenti importanti. Ha segnato al Bernabeu, è uno dei prolifici in Champions ed è il mattatore di Napoli-Liverpool. Per favore non parliamo ancora di crescita, Insigne avrebbe bisogno di chi come Zeman allenandolo in seri c disse: “Lorenzo è più forte di chi gioca attualmente nel Napoli” era il 2010 e gli azzurri volavano con Cavani e Lavezzi. Insigne ha fatto i gradoni, dovrebbero farli tanti tifosi e tanta stampa.

SALVIO IMPARATO

Seguici e metti Mi Piace:
error0