LA ROMA VINCE LA CONFERENCE LEAGUE

Josè Mourinho, dato da molti per finito, riesce nell’impresa di portare il primo trofeo internazionale riconosciuto dalla Uefa nella bacheca dell’As Roma. La squadra della capitale italiana è divenuta la prima detentrice della terza e nuovissima competizione internazionale introdotta da Ceferin: la Conference League

1. UNA FINALE BLASONATA

Il bellissimo disegno del vignettista Mauro Biani fissa in modo molto rappresentativo l’euforia giallorossa che ha invaso la capitale d’Italia e quella d’Albania, Tirana. Dove si è svolta la finale della nuovissima competizione internazionale targata Uefa, la Conference League, la terza per ordine d’importanza e di creazione.

Le finaliste erano la Roma per l’appunto e il gloriosissimo Feyenoord. Una finale blasonata benché i contenuti tecnici non siano stati altissimi. Partita nervosa anche per i precedenti non simpaticissimi tra le due tifoserie, che ha impermalito il clima anche in campo.

2. UNA ROMA CAPARBIA

La Roma ha alzato i gomiti e alla fine è bastato proprio per questo per avere la meglio sul gusto per il bel gioco veloce degli olandesi.

Alla fine Mourinho trova sempre il modo, nella partita secca, di avere la meglio dei suoi rivali nonostante le sue trame offensive non siano esaltanti o almeno non eccellenti in modo continuativo.

E il modo lo scova tra le pieghe psicologiche dei match come fosse più un tennista che un allenatore di calcio.

3. MOURINHO IL CALCOLATORE

Quest’ultimo ab origine non definibile lo sport del diavolo, come invece lo è il tennis, né scientifico, come invece lo è il basket.

Eppure Coach Messina, pluripremiato allenatore di basket, una volta uscito dallo studio del tecnico portoghese, ha decontratto il suo pregiudizio baskettaro dopo aver verificato che di casuale nel calcio di Mou non c’è veramente nulla.

4. IL PROMETTENTE ARNE SLOT

Stavolta ne ha fatto le spese Arne Slot.

Allenatore olandese di sicuro avvenire, il cui lavoro ha già ricevuto riconoscimenti durante la sua esperienza all’Az. Ad Alkmaar, Arne, ha tirato fuori una vera e propria generazione di campioncini oggi sparsi per l’Europa: Boadu, Stengs, Wijndal, Koopmeiners… solo per citarne alcuni.

Slot ha ricevuto in dote anche al Feyer squadra altrettanto giovane. Da Senesi a Sinisterra, da Dressers a Kokcu, tutti ragazzi ammirati già da tempo in Olanda e ora da tutta Europa.

5. MOURINHO IL COMUNICATORE

Pur tuttavia, la loro gioventù ed esuberanza è stata travolta dalla marea giallorossa, ingrossatasi fino a divenire uno Tsunami sotto la splendida opera comunicativa di Mou, il quale ha reso tale finale di Conference una ragione di vita o di morte.

L’avesse persa, con un sudatissimo 6° posto in campionato, le ragioni della morte avrebbero prevalso su quelle della vita.

Quando però l’AlPacino degli allenatori, José da Setubal, entra nella modalità motivazionale di “Ogni maledetta Domenica”, è difficile che perda. Così quei centimetri che sono intorno a noi e la cui somma raccolta farebbe la differenza tra la vittoria e la sconfitta, tra il vivere e il morire, sono stati bruciati in un attimo, nel più classico dei carpe diem, da Zaniolo.

6. L’UOMO DELLA PARTITA: NICCOLO’ ZANIOLO

L’enfant prodige capitolino, talentuoso, bello e dannato, un po’ Panatta e un po’ Cassano, sfrutta un intervento bucato di un inadeguato centrale difensivo olandese (Trauner) e segna il gol decisivo.

Decisivo per il primo trofeo, riportato a Roma, dopo 14 anni; per il secondo trofeo internazionale della storia romanista dopo la risalente nel tempo Coppa delle Fiere.

7. UN TROFEO PER INIZIARE UN CICLO DI ALLENATORI PORTOGHESI?

Roma ha un nuovo imperatore e al suo seguito i centurioni… sebbene i meriti e le corone d’alloro se le intesti Mou, la prima pietra di quel che per i giallorossi si spera sia l’alba di un nuovo impero (born in the Usa) l’ha posata un altro portoghese, Daniel Fonseca.

Uomo di mondo, di stanza in Ucraina, coach sottostimato, che ha restituito ad un gruppo la dignità e l’orgoglio di combattere per una maglia individuandone modulo e posizioni che il vincente José ha ottimizzato.

Un pensiero doveroso se la squadra per 8/11 sua festeggia mentre Fonseca e la sua famiglia son dovuti scappare dagli affetti più cari in fuga da una guerra insensata.

Massimo Scotto di Santolo

Roma-Napoli, Zeman: “Tornare?Se devo fare calcio devo farlo bene”

Il tecnico Boemo Zdenek Zeman, ancora in attesa di una chiamata è ad assistere alla gara Roma-Napoli all’Olimpico

Presente allo Stadio Olimpico per assistere a Roma-Napoli, anticipo dell’undicesima giornata di Serie A, il “doppio ex” Zdenek Zeman è stato intercettato dall’inviato di Calciomercato.it.

Roma-Napoli

“Le due squadre non sono al meglio dal punto di vista degli infortuni, hanno qualche problema, nonostante ciò sono due buonissime squadre. È difficile valutare Fonseca, si dice che sta facendo bene anche con tanti infortunati, vediamo cosa succederà quando rientrano tutti”.

Lotta scudetto

Juventus e Inter sono le due squadre che vincono di più, ma anche quelle che soffrono di più. Tutte le gare sono abbastanza equilibrate, poi il rigore al 95′ aiuta a fare tre punti, ma il rigore c’era e quindi è giusto”. 

Antonio Conte e la rosa corta

“Inter pericolo principale per la Juve? A sentire l’allenatore no. Dice che vuole di più, che non è contento. Quindi è convinto che si può fare meglio di così. Se sarei contento della sua rosa? Sì, è una buona squadra e ha anche più italiani di tutti, quindi si capiscono meglio”. 

Zaniolo come Totti, il parere di Zeman

“Credo che non c’entrano niente tra di loro. Zaniolo è più centrocampista che esterno. Sta facendo bene, segnando gol e aiutando la squadra. Può diventare un bravissimo giocatore, ma non può diventare mai Totti”.

Il suo futuro

“C’era qualche offerta, ma per ora nulla che possa interessarmi. Se devo fare ancora calcio, voglio farlo bene”.

Su Di Francesco

“Si sapeva che la situazione alla Samp non era chiara, la società era in vendita e quando non c’è chiarezza è sempre difficile fare bene”.