Fiorentina – Napoli 1-2: le sette meraviglie azzurre

Koulibaly sconfigge il razzismo della curva Fiesole mentre il Napoli batte la Viola in casa sua, all’Artemio Franchi. Secondo alcuni, gli azzurri non avrebbero brillato. Il valore della Fiorentina attuale esalta un Napoli stanco ma di rara personalità e lucidità. I gigliati perdono la battaglia del tifo e la partita. Da poco, il presidente italo americano Commisso ha annunciato che Vlahovic non rinnoverà e a fine stagione andrà via. In realtà, Mr Commisso, scegliendo Italiano al posto del permaloso Gattuso, ha intrapreso strada di lungimiranza calcistica. Tale soluzione programmatica già sta fruttando i suoi dividendi. La Fiorentina potrebbe (nemmeno troppo sorprendentemente) scalzare a fine anno una delle sette sorelle dalla Zona Europa. Il calcio offensivo e verticale di Italiano, informato per stessa ammissione del mister ex Spezia di principi e nozioni zemaniane, produrrà tanti punti.

1. Un grattacapo complicato

La trasferta toscana per il Napoli si è sin da subito proposta complessa. Gli azzurri trovavano una blasonata e rinascente squadra, come la Fiorentina, alla fine di un ciclo terribile di 7 partite in meno di un mese. Si è giocato ogni tre giorni. Inoltre, il Napoli arrivava al match con qualche incertezza dovuta dalla prima sconfitta stagionale rimediata in Europa al cospetto della bestia nera Spartak Mosca. La squadra russa ha espugnato il Maradona stadium. Il club sovietico fu anche l’ultimo Napoli pre-aureliano in Coppa Campioni, l’ultimo vagito internazionale del gruppo partenopeo guidato dal D10S.

La Fiorentina, dal canto suo, offriva allo studio di Spalletti pressing alto, verticalità offensiva nascente da un recupero palla alto e furibondo. L’ideatore di questo calcio si chiama Vincenzo Italiano e predilige giocare con due difensori centrali sulla linea del centrocampo, due terzini sganciati contemporaneamente e due ali che entrano dentro al campo a dialogare con due mezz’ali destinate a stoccare da fuori o ad inserirsi nell’area di rigore per affiancare l’unica punta. In questo caso il temibilissimo giovane serbo Dusan Vlahovic, il quale al cospetto del pari età Osimhen ha evocato negli occhi dei media e nel cuore dei tifosi sfide tra futuri fuoriclasse.

In realtà, Italiano ha leggermente modificato il suo assetto base in fase offensiva sperimentato a La Spezia. Infatti, la scelta a destra di puntare su un’ala come Callejon che si tira fuori dal gioco tra le linee per dare sfogo in ampiezza alla manovra dei compagni apre un corridoio che il terzino spagnolo, di proprietà del Real Madrid, Odriziola sfrutta con verve e dinamismo. Alla fine, il trequarti è molto più quest’ultimo che Callejon.

2. La tattica di Italiano

Il pressing, dunque, che il Napoli si trova di fronte è un muro violaceo quanto la tumefazione del volto della squadra partenopea a sbatterci contro lungo tutto il primo tempo. Italiano schiera una linea di sei uomini il cui compito è giocare sia sulla figura degli avversari ma quando la palla passa ai difensori del Napoli, centrali o terzini, allora i ragazzi in Viola devono muoversi sulle linee di passaggio. Lo scopo tagliare fuori dal gioco Zielinski e Osimhen. Il polacco, affogarlo nel marasma tambureggiante del centrocampo; il nigeriano, costringerlo ad essere cercato con palla addosso. Che tutto si può dire di Osimhen fuorché abbia la dimestichezza del controllo e del lavaggio di una sfera sporca lanciatagli sul corpo.

Come si può vedere l’intento chiaro della Fiorentina era spaccare in due il Napoli, tagliando qualsiasi rifornimento a Zielinski e Osimhen lavorando sulle linee di passaggio. Tattica riuscita sola in parte.

La tattica funziona. Il Napoli sembra spaesato e in affanno sia mentale che fisico. Anguissa, ad esempio, rincorre per 45 minuti l’opacità storica di Bakayoko. Zielinski sparisce dal campo e mai ci rientrerà salvo lasciare ai posteri una singola e decisiva giocata, di cui parleremo, nel bel mezzo del nulla cosmico della sua partita.

La Fiorentina, che capitalizza sempre e comunque nei primi 45′, ne approfitta e prima impegna Ospina con Pulgar dalla distanza. Poi sullo sviluppo da calcio d’angolo beffa la marcatura a zona del Napoli, sensibile sul secondo palo, trovando il piede di Pulgar inopinatamente solo il piatto di Vlahovic che riversa in area piccola il pallone sul quale Martinez Quarta segna il vantaggio fiorentino.

3. Il fuoriclasse Osimhen

Il Napoli è sotto. Vlahovic con un assist si sta assicurando la sfida tra baby fenomeni con Osimhen. Ruiz pedinato ad uomo da Pulgar ha smarrito sapienza e dominio del gioco eppure su giocata codificata: palla in avanti di Mario rui per Insigne, avanzamento della linea difensiva fiorentina perché il pallone durante la trasmissione della palla si può intendere coperto, palla indietro d’Insigne per Fabian Ruiz ed immediato lancio nel corridoio laterale di sinistra per Osimhen accoppiatosi con Quarta.

ll difensore argentino, pur centrale di sinistra, aveva coperto la profondità alla sua destra su Osimhen. Il compagno di reparto Milenkovic, infatti, era impegnato ad aggredire in avanti Zielinski.

Zona 1 e Zona 2 gli unici spazi liberi concessi da Zielinski, il quale mai ne ha saputo approfittare. I corridoi, evidenziati dalle frecce, invece lo spazio che la Fiorentina ha scelto di concedere ad Osimhen.

Il lacio di Fabian è preciso. Quarta non ha una chance di tenere Osimhen invlatosi in campo aperto. Alla fine l’argentino opta per il male minore, il rigore. E sul dischetto si presenta Insigne, in questo inizio di campionato non tranquillo dalla linea della carità. Infatti, il capitano azzurro sbaglia ma Lozano ribadisce in rete il gol del pari.

4. Salgono in cattedra Koulibaly e Rrahmani

Il pareggio improvviso ringalluzzisce il Napoli. La Fiorentina, invece, proverbialmente inizia a calare in modo progressivo. Gli azzurri, tuttavia, famelici approfittano di un calcio piazzato dalla trequarti destra. Sceneggiata alla Mario Merola di Spalletti che impone a Zielinski di far calciare Lorenzo a giro di destro. Il polacco si allontana per poi riavvicinarsi nonostante i moniti del suo allenatore a stare lontano. Poi Piotr con abbagliante velocità calcia di sinistro, lui che è destro, punizione docile ma precisa tra linea dormiente della Viola e dell’incredulo Dragowski. La traiettoria incontra la testa di Rrahmani che ormai in maglia Napoli ha preso gusto nel segnare. E’ 1-2.

Ci si aspetta un secondo tempo rampante, soprattutto da parte della Fiorentina. In realtà il pressing ultraoffensivo di Italiano, sebbene meno veemente di quello offerto contro l’Inter, mantiene un costo psicofisico. Il Napoli dal canto suo ha una grande voglia di gestire e colpire in contropiede. Così si abbassa ma non commettendo l’errore del primo tempo, dove abbassando Zielinski in un centrocampo a 3, il regista avversario trovava troppo campo e troppe idee poi da calmierare. Spalletti sceglie di difendersi con il possesso palla, dapprima, e poi con il 442 o 4231, come dir si voglia.

E in questa fase gestionae Koulibaly e Rrahmani vincono ogni sorta di duello possibile e immaginabile. Il pepe ad un secondo tempo in cui la scelta è tra il finire 1-2 o aspettarsi l’ennesimo e definitivo allungo del Napoli lo cospargono Insigne e Koulibaly. Il capitano esce sbraitando. Nulla di grave. Quanto basta per farsi richiamare dagli osservatori perbenisti e per far ricamare certa stampa voyeuristica.

Poi colui che un tempo era una montagna troppo alta da scalare, Kalidou Koulibaly il k2, è divenuto grazie alla narrativa spallettiana il comandante. E il comandante K2, uscendo dal campo, sente offese rivolte al suo colore della pelle. Scimmia o chissà quale altra oscenità gridano dalla curva Fiesole. Kalidou li sfida. Lui ha già vinto. Si spera che ora lo faccia anche la serie A, non con semplice solidarietà ma perseguendo penalmente i razzisti che alle cime di Koulibaly veramente non voleranno mai.

Massimo Scotto di Santolo

Memushaj: “Poco importante per Zeman. De Zerbi 3 mesi senza parlarci”

Memushaj-Zeman-Pescara

Ledian Memushaj si confessa al Corriere Dello Sport. Il centrocampista Albanese parla della non felice avventura a Benevento e del suo non sentirsi importante per Zeman e De Zerbi.

“Benevento – confessa Memushaj –  è una scelta che non rifarei. Dopo qualche mese avevo già nostalgia di Pescara. A volte un calciatore rende di più o meno a seconda dell’empatia con la piazza. Nel Sannio non c’è stata molta empatia. Te ne accorgi subito, a me basta anche l’emozione di una passeggiata in centro. A Pescara ho comprato casa. Comunque a Benevento ci sono andato perché mi voleva Baroni, mentre Zeman si era capito che non si sarebbe strappato i capelli senza di me. Forse non mi riteneva adatto al suo calcio.  All’inizio bene, poi ho avuto dei contrasti con De Zerbi. Gli avevo chiesto di dirmi se ero importante, altrimenti me ne sarei andato. Lui rispose che lo ero, ma poi non lo dimostrò con i fatti. Ci fu uno scontro, restammo due, tre mesi senza parlarci. Lui è un po’ rancoroso”.

SALVIO IMPARATO

Padova, Bisoli a rischio esonero. Il sogno è Zeman

Padova-Zeman

Dopo la sconfitta contro il Perugia di Alessandro Nesta, il Padova pensa seriamente all’esonero di Bisoli.

Una sfida tra due compagini nella stessa situazione panchina. Alessandro Nesta, in quanto a rischio esonero, tira un sospiro di sollievo e mantiene ancora le redini del Perugia. La vittoria sul Padova, per 3-2, salva l’ex difensore di Lazio e Milan, ma mette nei guai Bisoli. L’esonero sembra molto vicino.

Secondo le prime indiscrezioni di Padovagoal e poi confermate da SerieBnews, Zdenek Zeman sarebbe il sogno proibito della dirigenza biancoscudata. Troppo brevi i termini per organizzare un eventuale ingaggio del Boemo e troppa, per ora, sembra la distanza economica. In pole per la panchina dei patavini ora c’è Serse Cosmi, ma l’esonero , se ci sarà, avverrà dopo il derby di sabato contro il Cittadella.  Gli altri nomi per la panchina del Padova sono Foscarini, DI Carlo, Breda e Marcolini.

SALVIO IMPARATO

 

Radio Goal, Zeman: “C’è sempre disponibilità degli arbitri verso la Juve”

Radio Goal-Zdenek-Zeman

Zdenek Zeman ha parlato  ai microfoni di Radio Goal, programma di Radio Kiss Kiss la radio ufficiale del Napoli. Ha parlato del duello Napoli-Juventus, di Insigne e dell’inchiesta di Report contro la Juventus.

RADIO GOAL, ZEMAN INIZIA DAL DUELLO NAPOLI JUVE

Il distacco della Juventus è aumentato – afferma Zeman a Radio Goal – ma il Napoli ha giocato molto bene e meritava di vincere, nel calcio succede, capiterà altre volte, non solo agli azzurri. Passaggio da Sarri ad Ancelotti? A parte il cambio di posizione di Lorenzo, il Napoli ora fa meno possesso palla rispetto al passato”.

INSIGNE

“Insigne nel Pescara? Sono sempre convinto che possa rendere abbastanza bene anche da esterno – continua Zeman a Radio Goal – la sua forza è saltare l’uomo nell’uno contro uno, lì in mezzo è più difficile.

VERRATTI

Il Napoli incontrerà il PSG di Verratti? Gli azzurri hanno fatto molto bene in Francia, devono ripetersi al ritorno, ma attenzione a quei tre dei francesi là davanti, che se hanno voglia sono molto difficile da fermare. Da Verratti non mi aspettavo di più. E’ stato per tre anni il miglior giocatore di Francia, quello è già grande merito. Più di quello non poteva fare, ha avuto anche qualche problemino fisico, ma è ancora giovane, c’è tempo.

REPORT E JUVENTUS

“Inchiesta Report sulla Juve? Purtroppo è un calcio difficile, sono cose brutte, che non riguardano solo la Juve. 36 scudetti allo Stadium? La Juventus pensa di poter fare quello che vuole perché è la migliore squadra italiana da tempo. La legge dovrebbe essere uguali per tutti, ma le risposte di Agnelli fanno pensare che per loro non è così. Rigori? C’è sempre disponibilità degli arbitri verso la Juve, a Empoli, a parti inverse, non l’avrebbero dato il rigore. Il Var? Il Var favorisce chi vuole come già fanno gli arbitri.”

SARRI QUELLO CHE HA DATO PIU’ IDENTITA’

“Io penso che Sarri ha dato tanto in termini di impronta e di identità. Chi fuma di più tra me e lui? Io credo lui, quando eravamo a Coverciano mi superava”

DiFFICILE ZEMAN IN QUESTO CALCIO

“Io vorrei fare ancora qualcosa, ma è difficile farlo in questo calcio. Ultimamente ho trovato giocatori che non si volevano stancare, ma io sono sempre convinto che se non ti stanchi non vai avanti. Se allenerei in C? Mi dispiace dirlo ma in quella categoria non si può fare calcio.”

 

SALVIO IMPARATO

Foggia-Juventus ’93, Zeman: “Vorrei essere trattato sul campo da Juve”

Foggia-Juventus

In questo video amarcord di Foggia-Juventus di 25 anni fa, c’è il modo di raccontare il calcio che non c’è più e le solite polemiche che contraddistinguono ancora oggi i post partita della Vecchia Signora. 

Era il 13 settembre 1993 e a Zemanlandia andava in scena la terza Foggia-Juventus dell’era Boema. La prima andò in scena al San Nicola di Bari, davanti ad una bellissima cornice di pubblico, nel settembre 1991 e il Foggia perse immeritatamente 0-1 con un gol in fuorigioco di Schillaci, aspramente criticato da Zeman nel video qui .

Mister fa più male una sconfitta firmata Schillaci?

“Fa più male una sconfitta con un gol irregolare. La squadra ha fatto quello che poteva e non è poco. Purtroppo è stata punita da un errore arbitrale.”

Allo Zaccheria invece dopo l’impresa della stagione precedente, in cui i Satanelli superarono la Juventus per 2-1, ecco servito il primo sfavore al Piccolo Diavolo. Verticalizzazione centrale di Stroppa per l’olandese Roy, che da ala sinistra esegue una perfetta diagonale insaccando sul secondo palo di Peruzzi. Gran bel gol e classica azione Zemaniana, ma tutto vano l’arbitro Amendolia annulla. Il grande Beppe Capano della Rai iniziò il suo servizio proprio raccontando, come meglio non si può, quell’episodio.

“Non sapremo mai che partita avrebbe regalato oggi zemanlandia ai suoi fedeli, se dopo 120 secondi, quando Trapattoni aveva avuto appena il tempo di carburare il mitico fischio, l’arbitro Amendolia non avesse annullato, per presunto fuorigioco, la prodezza con la quale Roy trasforma in gol un delizioso assist di Stroppa. Forse non sapremo mai perché nemmeno con l’aiuto della moviola di Zuccalà. Sappiamo però quello che Zeman ha pensato in quel momento e detto a fine partita” 

Ed ecco che appare un corrucciato Zeman. Il Boemo grida a bassa voce la volontà di non essere sempre penalizzato ogni volta che incontra la Vecchia Signora.

“Vorrei una volta essere trattato sul campo da Juventus.  Non ci riesce sempre. Sul piano di gioco non discuto. La Juve è la Juve, può fare gol in qualsiasi momento e hanno avuto le loro occasioni, ma noi abbiamo fatto gol – due gli ricorda ancora Capano – eh due!”

Insomma per la Juventus era sempre dura affrontare il Foggia di Zeman tanto che Vialli e Tacconi ne lodavano spesso le gesta. Da queste grandi imprese è cresciuto il mito di Zeman e della sua Zemanlandia, diventata ormai, come Itaca, una patria sempre più difficile in cui far ritorno. Forse non è più tempo di gradoni e denunce. Meglio non disturbare la Vecchia Signora  e giocatori che non amano il lavoro duro, anche se questo vuol dire rinunciare alla valorizzazione di tanti giovani talenti italiani.

SALVIO IMPARATO

Bartelt: “Se avessi seguito Zeman avrei fatto meglio”

Bartelt-Zeman

E’ raro trovare un’intervista di un ex calciatore di Zeman titolata con la migliore dichiarazione sul Boemo. Purtroppo molta stampa romana ha preferito titolare quella di Bartelt  “Tra me e Zeman non c’era sintonia” quando invece ha espresso un concetto molto educativo, un concetto, che se proposto come titolo ne esce rafforzato, e non depotenzia il grande lavoro del Boemo con ogni singolo calciatore. Ecco Gustavo Bartelt arrivato a Roma nell’estate del 1998 non elogia il suo ex allenatore in modo canonico, ma lo fa con una traccia di rimpianto.

“Zeman era un bravo allenatore, ma pure un personaggio particolare. Con lui mi trovavo spesso davanti alla porta. Se lo avessi seguito…”.

Ricorda quella serata al Bentegodi in coppa?

“Come no, indimenticabile. Segnai, presi una traversa e creai qualche altra occasione. I giornali elogiarono la mia prestazione. Tutti parlarono bene di me, tranne uno…”.

Chi?

“Zeman, il mio allenatore. Mi prese da parte e mi disse che non era contento della prova, nonostante avessi fatto gol. Mi invitò a partecipare di più al gioco di squadra e ad entrare maggiormente nei suoi schemi offensivi. Io ero un attaccante di movimento, dribblavo, non davo punti di riferimento. Il sistema, invece, prevedeva meno tocchi e più profondità. Avessi trovato maggior sintonia con lui …”.

Cosa sarebbe successo?

“Sarebbe andata diversamente la mia esperienza nella Roma, credo. Dopo quella partita con il Chievo feci benissimo con la Fiorentina in casa, ma poi giocai sempre meno e non trovai lo spazio necessario per mettermi in evidenza. Avrei avuto bisogno di maggiore protezione e di qualche bella parola. Venivo da un altro continente, ero completamente spaesato. Un peccato, ora invece apprezzo tanto la tattica italiana e quelle parole di Zeman oggi le capisco”.

Con Capello come andò l’anno dopo?

“Non fui convocato per il ritiro a Kapfenberg, alcuni dirigenti della società mi fecero sapere che non rientravo nei piani del mister. Io rimasi perplesso, per un motivo: Capello non mi aveva mai visto giocare. Poteva valutarmi. Successe qualche giorno dopo, a Trigoria. Facevo parte della rosa e fu costretto a vedermi in allenamento. E come notò i miei movimenti in campo, cambiò subito idea. Mi chiese: “Ma perché non ti sei allenato con noi finora?”. Io replicai e gli riportai la versione a me nota: “Perché non mi vuole lei, mister, così mi hanno detto”. Lui rispose che non era vero e che mi avrebbe tenuto in considerazione. Mi impiegò sei volte, tre in Serie A e tre in Coppa Italia. Con lui ci fu solo un problema tattico…”.

Quale?

“Mi vedeva centrocampista, come alternativa di Di Francesco o Tommasi. Ma io facevo l’attaccante e volevo giocare attaccante”.

Oggi chi sceglierebbe: Zeman o Capello?

“Difficile rispondere. Zeman era un bravo allenatore, ma pure un personaggio particolare. Con lui mi trovavo spesso davanti alla porta. Lo avessi seguito di più, come detto, avrei fatto meglio. Ma Capello mi lasciava maggiore libertà in campo, se mi vedeva dribblare non mi rimproverava. Due grandi tecnici, totalmente diversi”.

Ha menzionato Di Francesco, l’attuale allenatore della Roma.

“Un grande “Difra”, mi aiutò tantissimo ad inserirmi nei primi giorni. Parliamo di venti anni fa, ormai, ma ricordo benissimo lui e i miei compagni di squadra come il capitano Totti, Montella, Cafu, Emerson, Candela. Ragazzi straordinari”.

Come si concretizzò il suo trasferimento dal Lanus alla Roma?

“Iniziai la preparazione in Argentina con la mia squadra, poi il mio procuratore mi parlò dell’interessamento della Roma e che di lì a breve sarei dovuto partire per la Capitale. Non me lo aspettavo, fu una bellissima sorpresa”.

Il suo agente era Cysterpiller.

“Sì, Jorge Cysterpiller, il primo procuratore di Maradona. È scomparso un anno fa, morto suicida dopo essersi gettato dal piano di un albergo. Brutta storia. Da quello che so, all’epoca, Cysterpiller non aveva un ottimo rapporto con il presidente Sensi. Forse nella Roma pagai anche questo”.

Lei arrivò alla Roma nell’agosto 1998 e segnò due gol all’Olimpico nell’amichevole di presentazione contro il Santos.

“Pure quella serata fu bellissima, anche se alla fine perdemmo 3-2. Non era facile entrare e fare bene. Segnai due gol, perdevamo 3-0 e per poco non riuscimmo a rimontare. Posso chiedere una cosa?”.

Prego.

“Mi piacerebbe rivedere quella partita. La racconto sempre ai miei tre figli, ma non ho mai avuto le immagini o un video per mostrargli sul televisore le mie giocate. Se qualche tifoso custodisce ancora la cassetta, magari potrebbe farmela avere attraverso di voi”.

Appello raccolto. I suoi figli giocano a calcio?

“Ho due maschi, Santino e Vincenzo, e una femmina, Valentina. Santino – 15 anni – è bravo ed è tesserato con l’Argentinos Junior. Chissà che un domani non giochi a Roma dove ha giocato il papà. Io lo spero tanto e proverò ad aiutarlo perché sarò sempre un sostenitore giallorosso”.

Lo sa che qualche tifoso dopo quel Roma-Fiorentina andò a comprarsi la sua maglia?


“Ascoltare queste parole mi fa piangere, lo dico con il cuore. Roma e i romanisti mi hanno sempre trattato bene. Avrei voluto regalargli qualche gioia in più, ma quel poco che ho fatto se lo ricordano bene. E mi basta così”.

SALVIO IMPARATO

Zeman finisce tra le cose vecchie

Zeman-Balzano-Pescara-Roma

Pescara e Balzano come la stampa romana. Così Zeman finisce tra le cose vecchie

La storia si ripete e così dal 1999 va in scena la partitura mediatica contro Zeman.  Non è più un diktat certo, ma quello nato 20 anni fa ha insinuato un luogo comune di cui il Boemo non si libererà più. Triste leggere da parte della stampa pescarese, dopo il pareggio raggiunto in extremis dai ragazzi di Pillon, confronti tra le rimonte subite dal maestro di Praga e quelle eseguite dal tecnico di Preganziol. Chi scrive le ritiene pretestuose e in realtà anche senza nesso.

PESCARA

Purtroppo a Pescara un problema mediatico tra stampa e Boemo esiste.  Lo scorso anno un risultato del genere a Cremona sarebbe stato accolto più come una sconfitta che altro. Basta, del resto, ripescare molti articoli dopo il pareggio a reti bianche dello Zini per cogliere la netta differenza di trattamento. Del resto, pur iniziando lo scorso anno con un 5-1 bugiardo contro il Foggia, alcune firme locali abbandonarono lo slogan  “vincere è l’unica cosa che conta” per poi descrivere una situazione intrisa di scetticismo. Operazione  poco onesta. Ma, del resto, è la cartina al tornasole di un feeling che, tra stampa pescarese e boemo, non è mai nato. Pochi gli hanno perdonato, alla vigilia del campionato,  ritenere la squadra non di vertice.

BALZANO

Dalla Cisco Roma a Cagliari nel segno di Zeman e di nessun altro allenatore. Antonio Balzano se non avesse incrociato il boemo sulla sua strada avrebbe corso il serio rischio di vedere il suo talento confinato nei meandri della terza serie. Quindi, anche se di piccola entità, la polemica sullo scarso impiego della scorsa stagione sorprende non poco. Balzano era una pedina importante per il 4-3-3 zemaniano, e con le dinamiche di mercato che riguardavano Zampano sembrava chiaro quanto, il terzino di Bitonto, sarebbe stato fondamentale nelle fasi salienti della stagione. Un pò come successe per Bocchetti nella favola 2011-2012, dove anche Balzano ebbe un periodo di appannamento che non dovrebbe dimenticare.

STAMPA ROMANA

Per quanto riguarda l’ambiente romano zemanlandia è cosa vecchia già da tempo. Quando si sognava un suo ritorno gli amarcord erano all’ordine del giorno, oggi invece nel periodo del ventennale del suo arrivo in sponda giallorossa e delle sue dichiarazioni contro il doping, nessuna traccia di un articolo o di un ricordo. Niente paura però se c’è una rimonta a sfavore della Roma ecco che il nome Zeman torna un evergreen, in senso negativo ovvio, come se il Muto avesse insegnato all’Italia pallonara solo a subire gol. Inutile citare i tanti allenatori, tra i quali proprio Di Francesco e Spalletti, che hanno definito per loro fondamentale Z. Z. , tanto i giornalisti sembrano avere tanto da insegnare oggi. La statistica che racconta Zdenek Zeman come unico allenatore a salvarsi con la peggior difesa, spiega perfettamente il tipo di rivoluzione portata in questo paese.

SALVIO IMPARATO

Zeman all’Olimpico: “Finale per ora equilibrata”

Zdenek Zeman intercettato dai microfoni de Il Milanista, durante l’intervallo della finale di Tim Cup tra Juventus e Milan, commenta così il primo tempo.

“Partita equilibrata. Non mi sbilancio sul risultato. Douglas Costa può essere decisivo per la Juventus. Per il Milan Calhanoglu: ma deve essere più veloce”

SALVIO IMPARATO

Un po’ tardi per i complotti, Zeman ci avverte da anni (VIDEO)

https://www.youtu.be/4n9z-WvcvxY

Un po’ mi fanno sorridere i post complottisti, anche se assolutamente fondati, ma lasciano il tempo che trovano, specialmente se l’anno prossimo continueremo a riempire le casse di tutto il sistema, sia chiaro uno scudetto del Napoli l’anno prossimo o addirittura quest’anno, per esempio, non cancellerebbe quello che abbiamo patito in questi 20 anni, anche perché né la frode sportiva VERIFICATA per doping e né calciopoli, hanno davvero scalfito la potenza criminale di quelli là. Io so solo, e lo ripeterò sempre fino alla morte, che un uomo solo ha avuto le VERE palle di attaccarli sul campo e fuori, battendoli con il Foggia, la Lazio e la Roma, con rose nettamente inferiori, gli sono stati portati via due campionati, li ha portati in tribunale e nessuno del calcio, dico nessuno, si è accodato sostenendolo, anzi da tanti che, oggi e da qualche anno, fanno la cantilena amareggiata ho sentito ripetere tutti i luoghi comuni iniettati dal sistema Juve con le spalle al muro : “ma non ha mai vinto niente”, “non cura la difesa”, “non sa allenare i campioni”, “il suo calcio è finito”, etc etc… Lasciato solo da tanti è ripartito dalla C nel 2009, da dove aveva costruito la prima Zemanlandia e ha vinto un campionato a Pescara contro errori arbitrali, poteri forti e continuando ad attaccare mediaticamente la Juve, e successivamente si è dovuto aspettare Benitez per ascoltare un tecnico dargli ragione sul doping dopo 20 anni. La carriera non l’ha rischiata per mosse d’ego, ma per difendere la legalità, la dignità di questo sport e ovviamente di chi lo segue. Quindi oggi che siete disposti a fare per cambiare questo sport e l’incolumità della vostra passione? Vi basterà solo uno scudetto? Io più di portarvi sotto casa di Zeman e proporvi di iniziare un’altra guerra per portarli di nuovo in tribunale e provare a radiarli non posso fare, c’ammà fa, facciamo la storia o facciamo facebook?

SALVIO IMPARATO