Italia – Inghilterra 1-1 (3-2 r.): l’Italia è campione d’Europa

L’Italia del calcio vince per la seconda volta nella sua storia il massimo trofeo iridato continentale per Nazioni. E’ una vittoria insperata ma meritata sul piano calcistico. Gli azzurri hanno giocato il miglior calcio (strano a dirsi) e battuto un’Inghilterra più forte che con il più classico dei suoi storici harakiri ha trovato la strada per perdere in casa un Europeo già ad un passo dalle mani della Regina e di Kane.

1. Il primo tempo

L’Italia arrivava alla sfida di Wembley da sfavorita, con il sentore diffuso che alla chiamata di Londra l’Italia avesse risposto con due finali (quella di Berrettini a Wimbledon e dell’Italia a Wembley) entrambe difficilmente vincibili. E infatti uno stoico Matteo si arrende al probabile tennista più vincente della storia: Novak Djokovic. Inoltre, pronti via, appena cantati gli inni, l’Italia del calcio è già sotto 1-0 contro l’Inghilterra.

Gli azzurri intorno alla fine del primo minuto di gioco pressano male in avanti. L’inghilterra trova una uscita palla pulita sul centro sinistra del campo. Il 3421 proposto da Southgate, per trovare ripartenze mortifere alla stregua del Belgio di Martinez, consente di trovare subito l’ampiezza sul quinto di destra, ossia Trippier. Il terzino inglese in forza all’Atletico Madrid crossa come d’uopo sull’altro quinto di centrocampo, quello di sinistra, Luke Shaw, il quale approfittando di una lettura tattica errata di Di Lorenzo scarica al volo un fendente mancino che fulmina Donnarumma sul primo palo.

L’Inghilterra, sull’onda dell’entusiasmo del gol immediatamente subito, riesce a controllare il gioco con faciltà. L’Italia è offensivamente sterile causa un Immobile giunto a completa consuzione dopo la buona partenza agli Europei. Ciro il grande non tiene botta contro Stones e Maguire. I terzini azzurri sono tenuti bassi dai quinti inglesi. L’Inghilterra è padrona del campo e svernicia il tricolore ogni qualvolta i ragazzi del Mancio provano a ripartire, essendo gli italiani atleticamente e strutturalmente inadeguati a farlo. Basti per tutti il mismatch per centrimetri e corsa tra Insigne e Walker.

2. Il Secondo tempo

L’Inghilterra non riuscendo a chiudere la pratica nel primo tempo ed essendo dotata, a differenza dell’Italia, di grandi contropiedisti preferisce affidare il possesso palla all’Italia e stagnare nella propria metà campo. La difesa dell’area di rigore, affidata d’altronde alla massiccia fisicità anglosassone, presuppone l’incapacità italica di abbattere il suddetto muro. Il contropiede è invece consegnato dal ct inglese ai furetti che animano le fasce.

Tuttavia, la consegna della sfera agli azzurri da parte dei padrone di casa si configura come opzione strategica non reddittizia. Anche grazie al fine cervello di Jorginho Frello, l’Italia macina passaggi, acquista convinzione e produce occasioni da gol. E i leoni d’oltremanica progressivamente si rimpiccioliscono in gatti spaventati, sempre più rintanati ad un palmo dal verboso e rissoso Pickford. Si consegnano al destino, quello degli inglesi, che alla fine con addosso la maglia della nazionale trovano il modo di perdere la partita.

Calcio d’angolo: l’Italia è nettamente più bassa ma il cross è tirato bene, teso. La spizzata sul primo palo di Cristante, entrato per compensare la mancanza di fisicità degli azzurri, muore nell’area piccola senza dare tempo al portiere anglosassone d’intervenire. Chiellini crea scompiglio facendo saltare la marcatura che Stones gli riservava. Quindi, sulla palla vagante si avventa Verratti che offrendo in sacrificio la sua tempia incoccia il pallone e la testa del più maestoso Philipps ma sull’incocciata ravvicinata del pescarese Pickford compie un miracolo e devìa la palla sul palo. Quest’ultimo però, a mo’ di flipper, riporta la sfera al centro della contesa dove si avventa il mai simpatico Bonucci per siglare l’1-1.

3. I supplementari e rigori

Ora gli azzurri diventano, dopo il pari, l’unica squadra in campo. Accarezzano l’idea svariate volte di un forcing arrembante rimasto però tale, una ipotesi. Alla fine coscienziosamente entrambe le squadra addivengono da due premesse diverse allo stesso risultato… i rigori: l’Italia, da un lato, impaurita dalla devastante capacità di ribaltare il fronte degli inglesi in virtù anche di una panchina dal talento sterminato a disposizione di Southgate; dall’altro, i britannici tatticamente impreparati a reagire alla fitta trama di gioco degli azzurri a cui loro stessi hanno pemesso di entrare in ritmo.

La lotteria dei rigori, occorsa sotto la curva degli inglesi, è un trattato di antropologia. L’esperienza conta eccome. L’Italia non esegue una cinquina perfetta. Sbagliano lo spaurito Belotti e l’impallidito Jorginho. Quest’ultimo, peraltro, il decisivo. Avesse segnato era già vittoria. Ma dopo il maldestro penalty tirato dal maestro italo-brasiliano, l’esterno gunners Boukayo Saka, come gli altrettanti ventenni Rashford e Sancho, sbaglia il terzo rigore per l’Inghilterra. Il secondo dei tre sui quali Donnarumma, fresco acquisto del Psg, mette i guantoni, regalando alla sua Nazione il titolo di campioni d’Europa e a sé stesso il premio di miglior giocatore del torneo.

Southgate perde ancora una volta in casa ai rigori. Nel 1996 sbagliò da giocatore il rigore decisivo in semifinale contro la Germania agli Europei che anche in quell’occasione l’Inghilterra ebbe l’opportunità di giocare di fronte al suo pubblico. Ieri sera, da allenatore, ha perso anche l’occasione di riportare un trofeo per Nazioni dopo il mondiale casalingo del 1966. Unica finale peraltro giocata dall’Inghilterra in una competizione per Nazioni.

4. L’Italnapoli

Continua la fase dell’Italia nel nuovo millennio: dipendere dai calciatori campani. Una schiera nutrita a questo europeo ha partecipato alla spedizione. Come nel 2006, alla stregua di Fabio Cannavaro, un altro campano – per l’appunto Donnarumma – si prende la scena e l’appellativo di fuoriclasse. Curioso che nell’ultimo europeo vinto dall’Italia, quello dell’evocativo anno del 1968, fossero anche in quell’occasione due i giocatori del Napoli in campo: all’epoca Zoff e Iuliano, stavolta Insigne e Di Lorenzo. Fosse stato convocato Politano al posto dell’immeritevole Bernardeschi, il Napoli sarebbe stata la società più rappresentata dall’Italia campione d’Europa. Così è solo seconda al pari di altri club come ad esempio il Sassuolo.

4. Il senso della vittoria

Il movimento calcistico italiano ora ha una grande occasione, stante l’impossibilità di colmare nell’immediato il gap infrastrutturale ed economico con altri campionati, quello di offrire alla platea dei propri tifosi un calcio eticamente pulito e tatticamente oltre che tecnicamente piacevole, all’insegna dell’estetica che non disdegna il conseguimento del risultato.

Cioè i capisaldi di cui l’accoppiata doriana Mancini – Viali si sono fatti portatori a Coverciano e che sono valsi un titolo che mancava da circa 50 anni. Il loro abbraccio a fine partite, tra le lacrime di entrambi, ha portato stile macchina del tempo un paio di generazioni indietro alla gioventù e acceso un interrogativo al telespettatore sul senso della vittoria e della vita.

Così non fosse, il successo impossibile dell’Italia a Wembley si rivelerebbe un racconto pretestuoso: ossia, sin dall’inizio, trovare la panacea del bel gioco per lenire una possibile prematura sconfitta. Una Italia poco talentuosa ma bella da vedersi. Applausi comunque. Applausi mai riconosciuti, invece, a chi in Italia ha provato a fare lo stesso tipo di calcio del Mancio perdendo nel rush finale scudetto o coppe.

Questa volte però la sorte ha coniugato il risultato col bel gioco. Chi lo dirà ai detrattori dei mister dal calcio piacevole e organizzato, come Zeman e Sarri, – al cui ultimo Mancini si è ispirato – che è possibile giocare anche in Italia in modo internazionale e divertente?

Gravina e i dirigenti della Lega di A hanno il dovere di restituire al calcio italiano il senso dell’abbraccio tra Mancini e Vialli, il senso del calcio. Ritrovato una estate durante una notte magica.

Massimo Scotto di Santolo

Change.org, petizione per il ritorno di Zeman al Foggia

change-org-zeman-foggia

Da Foggia parte una petizione su Change.org, per riportare Zdenek Zeman al Foggia. Dopo la cittadanza onoraria anche la panchina

E’ di qualche giorno fa la notizia, che confermava, la cittadanza onoraria di Foggia, al tecnico boemo Zdenek Zeman. Nome che a distanza di anni suscita ancora entusiasmo e speranze. È così che molti sognano ancora un ennesimo ritorno e hanno lanciato una petizione su Change.org. La petizione recita:

Puoi aiutarci firmando anche tu questa petizione? Arriviamo a 100 firme
http://chng.it/yk88XjtQ

E’ facile e veloce
1) cliccare il link
2) inserire nome, cognome ed indirizzo mail
3) confermare mail ricevuta su propria casella di posta!

Grazie! e forse ce la facciamo a riportarlo a casa…

un grande “vecchio” per un calcio giovane e … pulito 

10 motivi perché Zdenek Zeman può essere la migliore scelta per la panchina del Foggia:

  1. Spettacolarità del gioco
  2. Mentalità vincente
  3. Entusiasmo e stadio pieno 
  4. Valorizzazione giocatori
  5. Portatore di alti valori etici e morali
  6. Virtuosità gestione economica
  7. Grande risonanza mediatica
  8. Rapporto speciale con Foggia
  9. Lealtà e genuinità nei rapporti umani 
  10. Personalità con forte fascino e carisma

….il ritorno del “Maestro” a Foggia… dove tutto è iniziato… per completare una favola meravigliosa da poter raccontare alle nostre future generazioni….

PRESIDENTE, PER FAVORE, REGALACI QUESTO SOGNO

Chi ha fatto partire la petizione su change.org poi ci racconta

“Ci saranno molto probabilmente dei cambiamenti del ds e mister. Magari riusciamo a sensibilizzare la società, il maestro vuole allenare è sembra sempre in forma. Incredibile che non l’abbiano già contattato!!!”

SALVIO IMPARATO

Pio e Amedeo: “Zeman è una divinità, ha rivoluzionato il calcio”

pio-e-amedeo-zeman

Pio e Amedeo si raccontano alla Gazzetta Dello Sport, passando da Emigratis al loro ultimo successo non dimenticano mai il loro idolo Zeman

Pio e Amedeo, Emigratis e Insigne che consiglia i neomelodici

“Da Morata e Zappacosta ci siamo fatti regalare un Rolex – confessano Pio e Amedeo – quando facevamo Emigratis, noi ora gli mandiamo le ciabattine che ti danno negli hotel con la nostra faccia. Lorenzo Insigne ha un posto privilegiato perché ci consiglia tutti i neomelodici napoletani. Poi Immobile, Quagliarella, Donnarumma. Tutti cervelloni come noi…”. 

Zeman una divinità

“I calciatori di oggi dalla Serie D in su si atteggiano, hanno tutti il gel e sono più simili a dei tronisti che a degli sportivi. A noi piaceva Attilio Lombardo che sembrava Lino Banfi e Franco Baresi. Zeman è una divinità, ha rivoluzionato il calcio come Arrigo Sacchi. Guai a toccarci Rambaudi-Baiano-Signori. Oltre c’è solo il mito: Roberto Baggio”. 

Antonio Conte

“Antonio Conte ci ospitò per una notte nella sua casa di Londra e ci diede pure 500 euro. Siamo rimasti amici, nel privato è simpatico e ha una vena comica. Scudetto strameritato per la continuità”. 

Cr7

“Cristiano Ronaldo? Guardatevi la puntata di stasera e lo sketch con Eros Ramazzotti, tifoso juventino. Ci ironizziamo un po’. CR7 è molto forte, ma sembra costruito in laboratorio. Sembra che pensi solo ai cazzi suoi. Messi è più umano e vicino alla gente”. 

Totti

“Totti è un ragazzo figo, ci faceva ridere anche quando ci mandava al diavolo. Si è instaurato un rapporto di correttezza, siamo stati onesti e sinceri. Lui è stato bravo, sa mettersi in gioco e la gente è impazzita”. 

Rino Gattuso

“Avremmo voluto ospitare anche Rino Gattuso. Ci fu una polemica per dei cori che gli facemmo in Foggia-Pisa, lui allenava il Pisa e non la prese bene. Ma se ci vedessimo ci abbracceremmo, è ruspante come noi”. 

Superleague, Zeman: “Tornare ad un calcio con meno soldi e più valori”

superleague-zeman

Era impensabile che uno come Zdenek Zeman fosse stato d’accordo con la Superleague. Infatti su Gazzetta.it esprime il suo dissenso e la speranza che non parta.

Ho sempre considerato l’idea della Superleague profondamente sbagliata. Nelle ultime ore sembra che il progetto sia destinato già a conoscere la parola fine. Me lo auguro per il bene del calcio. Perché non esiste nessuna sana competizione sportiva che non sia basata sui concetti di meritocrazia e di partecipazione di chi se la conquista sul campo e di vittoria di chi si dimostra più forte: non solo nei conti in banca.

Svilimento dei campionati nazionali

La sua nascita favorita solo da interessi economici dei pochi club titolati a parteciparvi di diritto svilirebbe i campionati nazionali dove invece affondano le radici sociali e culturali del calcio. Che è innanzitutto un grande generatore di passioni ed esiste perché ci sono i tifosi, troppo spesso dimenticati da chi vive questo sport solo come business. Non c’è altra ragione nella creazione di questa competizione se non l’aspetto economico. Ma se questo è vero allora non possiamo pensare che l’idea della Superlega sia recente e nata in modo carbonaro solo nelle ultime settimane.

Debiti e non rispetto delle regole

I top club, zavorrati da bilanci disastrati a causa non solo della pandemia ma della cattiva gestione, da tempo pensano solo a come aumentare in ogni modo i ricavi. Come si è arrivati fino a qui? Perché prima di arrivare a questa montagna di miliardi di debiti che rischiano di far collassare l’intero sistema non si è intervenuti seriamente per far rispettare le regole e sanzionare chi le ha scavalcate? Trovando scorciatoie spesso con la compiacenza di chi il Sistema lo gestisce?

Perché una cosa è certa, le regole, in Italia come all’estero, c’erano e ci sono. Sarebbe bastato farle rispettare per non ritrovarsi nella necessità di reperire liquidità per non fallire. Operazioni senza ritorno sono state avallate permettendo a dirigenti spregiudicati di drogare i bilanci e l’intero sistema.

Meno business e più sport

L’augurio che faccio al calcio è che questo progetto di Superlega osteggiato da tutti a tutti i livelli, tranne pochi club, non parta. E che si possa tornare a un calcio magari con minori risorse ma più competitivo e sano.

LA SUPERLEGA E’ L’ANTITESI DI ZEMANLANDIA

Il terremoto Superlega ha scatenato reazioni di tutto il sistema calcio. Ovviamente anche di chi ha conosciuto e amato Zemanlandia

Il senso del calcio per come lo abbiamo conosciuto e amato, era già agonizzante e moribondo da tempo. Con la conferma della Superlega, sembra aver avuto la mazzata finale e non sappiamo a cosa davvero porterà questa “nemesi” del pallone. Di certo la storia di Zemanlandia, racconta di una squadra, il Foggia senza campo di allenamento, che si allenò nel parcheggio del suo stadio, ospitare la Juventus allo Zaccheria e batterla giocando un calcio nuovo, veloce e spettacolare. Chi ha vissuto queste favole ne ha ancora gli occhi e il cuore pieni, specialmente di nostalgia, quella mai ricompensata e ancora mortificata da quando il calcio è diventato più azienda che sport.

Tutti a ridere quando Zeman tornando in serie A a Roma dichiarò che nel calcio soffiava ancora il “Vento Del Nord”. Ci pare che non si sbagliasse così tanto, specialmente ora che la credibilità di quest’ultimo campionato va a farsi benedire. Quanti oggi crederanno di non aver assistito ad una stagione farsa? Gli spettatori calano inesorabilmente, quelli rimasti sono tanti disillusi e forse neanche più in buonafede!

LA SUPERLEGA COME LA WWE DEL WRESTLING

In odore di interessi e tornaconti chi ancora crederà alla storia dello scudetto perso in albergo del Napoli, solo per aver visto la Juve vincere con errori arbitrali a San Siro? Con la chiamata anche del Napoli in Superlega, l’asse Agnelli-De Laurentiis, sui cui scrivemmo anche un articolo, alimenta più ombre che luci. Il mondo del calcio diventa giorno per giorno meno credibile, il mondo del Wrestilng americano è più onesto con il suo pubblico. Lo dice apertamente con il linguaggio del corpo e dei suoi personaggi, che è tutta una messa in scena.

SALVIO IMPARATO

Liguori: “Sarri, come Sacchi e Zeman, ha fatto la storia con un’impronta”

Paolo Liguori, direttore del TgCom24, è intervenuto ai microfoni di Radio Goal (Kiss Kiss Napoli). Si parla di Fonseca, Gattuso, Sarri, Sacchi e Zeman

Riapertura stadi

“L’Italia riapre per il calcio – dice Liguori – sotto la pressione della Uefa, e da qui una cascata di riaperture. Per avere una rete digitale efficiente bisogna dare il calcio a Dazn, per avere una riapertura bisogna fare gli Europei di calcio, l’Italia è un paese che sente molto la questione del calcio se no le riaperture chissà quando ci sarebbero state. Non si è aperto per il turismo, che è un’industria pari al 15% del Pil italiano, ma lo si fa per il calcio, questo è un Paese strano.

La Roma e l’Europa League

 Mi piacerebbe se vincesse l’Europa League, ma dopo lo scoglio dell’Ajax bisogna pensare al favoritissimo Manchester United, e poi non ci dimentichiamo della ‘talpa’ Arsenal in una possibile finale.

Napoli-Inter? I tifosi interisti non si devono offendere ma credo che il Napoli domani vincerà. La squadra di Conte, per statistica, prima di vincere lo scudetto dovrà perdere qualche partita. Dall’altra parte vedo un Napoli con una forma che non aveva quasi mai avuto quest’anno, è al top della condizione stretto attorno a Gattuso.

Scambio Gattuso-Fonseca?

 Non so cosa accadrà per la panchina Napoli l’anno prossimo, ma se mi dicessero di cambiare Gattuso con Fonseca neanche li farei finire di parlare. Lo scambio Gattuso-Fonseca mi farebbe adorare De Laurentiis, perché magari il portoghese col suo tono flemmatico andrebbe benissimo, ma magari a Roma con quei giocatori va meglio uno come Ringhio. Ho sempre apprezzato Gattuso, e in ogni caso ha portato una squadra che probabilmente andrà in Champions. Credo che alla fine in Champions ci andranno Napoli e Atalanta, e a rischiare di più saranno Milan e Juve.

Sarri alla Roma, Sacchi e Zeman

“Magari arrivasse Sarri a Roma, la politica del club giallorosso è basata sui giovani e mi piacerebbe vederli allenati da un tecnico ambizioso come Sarri. Il gioco della squadra con il tecnico toscano si vede, penso che i tifosi del Napoli se lo ricordano bene. Sarri, come Sacchi e Zeman hanno fatto un po’ di storia dando una propria impronta al gioco del calcio”.  

Pardo racconta la Bellezza Zeman, Sarri e Bielsa

Pardo-Zeman-Sarri-Bielsa

Sul sito Repubblica.it Pierluigi Pardo presenta a viderubrica “È il calcio, bellezza”. In questa bellissima puntata si parla di Zeman, Sarri e Bielsa.

Pardo, “È il calcio, bellezza”: da Zeman a Bielsa, perché amiamo il calcio folle che seduce (e non vince)

Zeman, Bielsa, Sarri. Tre filosofi del calcio fuori dagli schemi, affascinante e coraggioso, spettacolare e coinvolgente ma di rado vincente. Ci sono allenatori che, nonostante possano vantare pochi titoli, restano nel cuore della gente, dei tifosi, dei semplici appassionati di calcio. E anche nel cuore degli stessi calciatori, come racconta Cassano a Pardo in questa puntata de “È il calcio, bellezza” dedicata al football folle in grado di sedurre anche quando porta alla sconfitta.

https://video.repubblica.it/dossier/e-il-calcio-bellezza/pardo-e-il-calcio-bellezza-da-zeman-a-bielsa-perche-amiamo-il-calcio-folle-che-seduce-e-non-vince/385259/385987

Così recita la didascalia che accompagna il bellissimo video, in cui Pardo, con le note dell’isola che non c’è di Bennato, ci racconta il perché ci si innamora di chi non vince ma incanta, emoziona e resta impresso nella storia. Infatti come racconta il cronista, giornalista e presentatore, il calcio è fatto di numeri. Dove la vittoria conta più di ogni cosa e crea certe categorie. Categorie di squadre, allenatori e calciatori. Mentre dall’altra parte c’è la categoria degli innovatori che entrano nei cuori e nella storia senza alzare tanti trofei. Di questa categoria fa di sicuro parte Zdenek Zeman innovatore estremo di attacco e spettacolo con il suo dogma… Il 4-3-3.

“Ho avuto squadre che non erano da primo posto che però hanno giocato da squadre da primo posto. Le vere soddisfazioni erano quando perdevamo le partite e il pubblico ci applaudiva comunque”

Maifredi: “Sacchi stia zitto, io e Zeman abbiamo cambiato il calcio, non lui”

Maifredi-Zeman

Gigi Maifredi è intervenuto alla trasmissione Radio Gol. Intervenuto su Juventus-Napoli, ha detto la sua anche sulle parole di Sacchi sullo scudetto del Napoli 89/90.

 “Il ruolo dell’allenatore – dice Maifredi – è completamente cambiato. Vedo certi allenatori che in panchina recitano perché sanno di essere inquadrati. Ora l’allenatore che esce da Coverciano è pronto anche con i giornalisti, è molto attento per non creare attriti. Il livello degli allenatori di un tempo era molto più alto, ora appena i calciatori finiscono di giocare vengono subito buttati ad allenare in Serie A.

Gattuso e Pirlo? 

Gattuso ha fatto la gavetta, a Napoli ha avuto alti e bassi ma ora sta avendo un colpo di coda. Pirlo è stato il playmaker più forte del mondo, ma un conto è andare in campo e un altro è cercare di far rendere al massimo i giocatori. Ci sono 30 calciatori contro di te e sono difficili da gestire. Spero che si riprenda e venga confermato, perché l’esperienza che ha fatto quest’anno vale 10 anni di gavetta.

Juve-Napoli? 

La qualificazione in Champions è fondamentale più per la Juve che per il Napoli. La gestione amministrativa degli azzurri è eccezionale, mentre i bianconeri sono quotati in borsa e senza Champions sarebbe un dramma.

Sconfitta della Juve ed esonero di Pirlo? 

Se dovesse essere esonerato Pirlo la Juve punterà su un nome forte come Allegri. Se dovesse tornare Allegri credo che Paratici e Nedved se ne andranno perché sono stati loro a non volere più Max.

Le parole di Sacchi contro lo scudetto vinto dal Napoli?

 Sacchi dovrebbe tacere, ha la memoria corta. Il Milan ha vinto contro il mio Bologna con un nostro gol non visto dall’arbitro Nicchi, la palla era entrata di mezzo metro. Sacchi ha vinto la Coppa Campioni partendo dalla partita sospesa di Belgrado per nebbia e poi rigiocata, penso che Arrigo debba stare zitto. Tutti hanno gli scheletri nell’armadio e chi non ha peccato scagli la prima pietra. Io e Zeman abbiamo cambiato il calcio, non lui”.

Blog, Zeman ha venduto più libri di Lippi e Capello

Blog-Zeman-Mancini

Se ci si imbatte nel web e in gruppi e blog dedicati a Zeman, ci si rende conto che per tanti è come una rockstar.

Quanti allenatori possono dire di avere una vera e propria schiera di fan e Blog a loro dedicati? Nemmeno i milioni followers di Ancelotti, che piacevano tanto a De Laurentiis, posso essere calcolati in questa speciale conta di VERI appassionati di un allenatore. Zeman da Foggia a Roma, Lecce, Salerno, Pescara, fino addirittura a Napoli, Avellino e Cagliari dove ha avuto esperienze sfortunate, ha raccolto innamorati proseliti. Anche dove non ha allenato, puoi trovare almeno uno zemaniano con il suo piccolo oracolo, dedicato al tecnico Boemo. Oggi mi sono imbattuto in un post, nel gruppo ZEMAN nel segno del 433, di Marco Del Coco.

Blog-Zeman

È praticamente la foto dell’articolo e mi ha procurato una vera e propria emozione. Vedere tutti quei libri messi in posa ti fa arrivare forte quanto Zeman ha dato, restando scolpito nella memoria di tanti innamorati del suo 4-3-3. Sfido chiunque a dimostrarmi che altri allenatori come Lippi, Capello etc. abbiano lo stesso fascino, tale da conservare ogni cimelio come fosse una vera e propria rockstar.

SALVIO IMPARATO

Babu: “Zeman vide in me quello che altri allenatori non vedevano”

Babu-Zeman

Calcio Lecce riporta un’intervista di Anderson Babu apparsa oggi su Il Mattino. L’ex attaccante di Lecce e Salernitana ha parlato dell’imminente sfida al Via Del Mare e di… Zeman

BABU E LA VISIONE DI ZEMAN

“Per me fu importantissimo. Certo il merito fu anche mio – afferma Babu – per quello che feci in campo, ma senza di lui non so come sarebbe andata. Vide in me quello che non vedevano gli altri allenatori, tant’è vero che da centrocampista mi trasformò in esterno”.

LECCE E SALERNITANA

“Con Lecce e Salernitana ho vissuto momenti unici che fanno sì che la gara del prossimo week-end sarà ovviamente speciale per me. Si tratta di due piazze, due città, che mi hanno dato tanto e dove sono stato davvero bene. A Salerno ho conosciuto l’Italia e ho imparato gli aspetti principali del calcio, a Lecce ho raggiunto l’apice della mia carriera con due anni bellissimi vissuti nel grande calcio”.

TIFO NEUTRALE

“Non so scegliere chi tifare visto quello che mi lega a Salernitana e Lecce. Che vinca il migliore, ma con un pareggio sarei più contento sapendo però che, forse, potrebbe servire non tantissimo ad entrambi in ottica promozione in Serie A. A prescindere da tutto mi auguro di poter vedere una partita bella e avvincente, pur essendo convinto che sarà così visto quello che hanno dimostrato in questo torneo granata e giallorossi. Probabilmente l’unica differenza è rappresentata dall’organico del Lecce, più profondo rispetto a quello campano”.

PARTITA NON DECISIVA

“Vincere vorrebbe dire molto vista la classifica attuale, ma potrebbe comunque non bastare ad affermare come chiusa la lotta per il secondo posto. Primo perché c’è anche il Monza di Brocchi dietro di loro che può dire e che certamente dirà la sua fino alla fine, e secondo perché rimarrebbero comunque da giocare tante partite da qui al termine del campionato. Con 21 punti a disposizione tutto può ancora accadere”.

LA SFIDA CODA-TUTINO. 

“Parliamo di due attaccanti importanti per la Serie B, di quelli che risultano essere davvero decisivi e che quindi a un allenatore toglierebbero un bel po’ di pensieri nel corso di una stagione”.