Zdenek Zeman al Giraud un’immagine dolceamara

Il boemo Zdenek Zeman era tra i presenti, allo stadio Giraud di Torre Annunziata, per assistere alla sfida del Messina di suo figlio Karel, in casa del Savoia.

Il Maestro a Torre Annunziata per assistere a Savoia-ACR Messina ❤️❤️❤️

Geplaatst door GruppoZeman.com op Zondag 8 december 2019

L’immagine è sempre la stessa, non cambia. La sagoma all’apparenza immobile di Zdenek Zeman, racconta, al contrario, la curiosità calcistica ancora giovane di respirare una partita di serie D, con lo sguardo vivo di sempre a fissare il rettangolo di gioco. Non importa la categoria, il calcio scorre potente nel boemo. Tutto questo, per chi vorrebbe rivederlo presto in panchina, rincuora si, ma allo stesso tempo rattrista e addolora.

#SavoiaAcrMessina #SoloSavoia ZEMAN PRESENTE AL GIRAUD

Geplaatst door solosavoia.it op Zondag 8 december 2019

Eh si leggere di tante panchine in bilico in A e B, e non vedere mai il nome di Zeman accostato seriamente ad una qualsiasi squadra irrita non poco. È mai possibile che nessun presidente e nessuna società si renda conto dell’occasione di aver uno come lui libero? Dobbiamo davvero credere che, con tutto il rispetto, Filippini, Bucchi, Gelain, Castori etc. siano un’alternativa migliore al Boemo? Perché poi dovrebbe essere un’eresia volerlo accostare al Napoli?

In un paese normale una squadra che dice di essere fatta per il 4-3-3, orfana di un lavoro di campo, può essere, se parliamo esclusivamente di calcio, presa in mano solo da un uomo. Da chi il 4-3-3 lo ha come marchio di fabbrica. Modulo interpretato con un calcio che ha scritto pagine di storia del calcio italiano, a cui dopo anni di esilio ha regalato in poco tempo 4 nazionali, e ha riscritto i testi di Coverciano.

Quindi non ce ne vogliano Gattuso, Reja, Prandelli e anche Ventura, ma se vengono presi seriamente questi profili, per Zeman l’onestà intellettuale pretende si faccia lo stesso. Non ci si riduca sempre troppo tardi, Zeman fu mandato via dalla Roma per prendere Capello. Don Fabio ebbe bene o male gli stessi problemi di Ancelotti. Un gran mercato di Sensi l’anno dopo lo aiutò a vincere. Quindi la lezione del buon Zdenek sulla differenza tra gestore e allenatore sembra avere un’altra conferma. Meriterebbe davvero di sedere sulla panchina del Napoli sostituendo uno dei tecnici più titolati. Almeno solo per restituirgli simbolicamente, con un gesto, tutto quello che il calcio del “belpaese” gli ha levato.

Salvio Imparato

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Napoli-Bologna 1-2, Ancelotti non si è voluto adattare a questa squadra

Gli azzurri crollano in casa contro i ragazzi di Sinisa Mihajlovic. Napoli-Bologna finisce 1-2. Non è bastata la prova di cuore ad Anfield e il confronto tra squadra e De Laurentiis. Ancelotti intanto e attacca la squadra.

Assurdo parlare ancora di tattica, folle pure esaltare una partita (Liverpool) che, per quanto il momento fosse…

Geplaatst door Salvio Imparato op Zondag 1 december 2019

Non è più, da tempo, una questione tattica

Assurdo parlare ancora di tattica, anche se il passaggio da 4-3-3 a 4-2-4 ha creato una voragine alla squadra, folle pure esaltare una partita (Liverpool) che, per quanto il momento fosse delicato, si motivava e preparava da sola. Il progetto tecnico tattico di Ancelotti è finito da mesi. La squadra ha mollato lui in primis e le scelte comunicative di De Laurentiis hanno peggiorato le cose.

Ancelotti, De Laurentiis e le valutazioni sbagliate del dopo Sarri

Ancelotti, chi vi scrive lo ripete da quando è finito il primo ritiro estivo, ha avuto la presunzione di poter fare meglio di Sarri con questo materiale e la grave colpa di accettare una squadra derubata e vogliosa di riscatto, senza farsi fare un mercato degno del suo nome e del suo palmares. I giocatori hanno le loro responsabiltà, ma avevano ancora ambizioni e lo hanno dimostrato provando, la stagione scorsa, un altro l’ennesimo miracolo, poi ovvio che molli.

Re Carlo senza un mercato adeguato il vero fallimento

Lo sapevano anche le pietre che servivano, non dico tre, ma almeno due Top per coccolare e dare forza psicologica a questa squadra, che poteva e meritava di vincere molto di più. Purtroppo dal secondo anno di Benitez Adl non ha mai dimostrato con salti di qualità di voler vincere, la squadra nonostante questo ci ha sempre provato e forse questo ricatto, e non patto, delle multe tolte in cambio della zona champions o zona pappone, come dicono i meno affezionati al presidente, è stata l’ennesima rottura. Intanto Ancelotti, nel post di Napoli-Bologna, torna a parlare incolpa la squadra, mai si è visto a questi livelli un tecnico che difende se stesso, dandosi si una parte di responsabilità, ma solo perché non poteva fare altrimenti. Sapeva di trovarsi in un contesto diverso rispetto alle sue precedenti esperienze, ma nonostante questo ha allenato questa squadra come se avesse a disposizione i campioni a cui è abituato, privandola gradualmente degli automatismi che l’hanno fatta grande irritando i calciatori che, non è un mistero, lo hanno abbandonato da parecchie giornate.

Zeman?

Questa squadra non ha altri obiettivi che tornare a divertirsi. Noi un nome, il migliore, ce l’abbiamo e De Laurentiis risolverebbe tanti problemi economici rivalutando la squadra, anche i nuovi. Ci siamo anche stancati di ripeterlo, stufi delle etichette e della pazza idea. Zemanlandia non è follia, non è utopia, è cultura calcistica e grande competenza, illuminismo tecnico, atletico e tattico.

Salvio Imparato

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Roy: “Il mio Foggia con Zeman mi ricordano l’Ajax”

roy-zeman-foggia-ajax

Bryan Roy ricorda il Foggia di Zeman, paragonandolo all’attuale Ajax. L’occasione è un’intervista rilasciata a Tuttomercatoweb, in cui si commenta la scelta di De Ligt di accettare la Juventus.

Roy, partiamo ovviamente da De Ligt: la scelta Juve è quella giusta?

“Non è giusta – confessa Roy – è giustissima. De Ligt ha fatto una grande scelta decidendo di vestire la maglia della Juventus. Se c’è qualcosa in cui deve ancora crescere, infatti, è la fase difensiva: quale posto migliore per farlo se non la squadra bianconera? La difesa della Juve è un esempio in tutto il mondo, Chiellini e compagni si muovono all’unisono difendendo secondo un algoritmo ben preciso. E De Ligt, in Serie A, avrà sicuramente tanto da imparare”.

Ormai ne parlano tutti, ma ci aiuta a conoscere più in profondità questo diciannovenne che ha attirato l’interesse delle big mondiali?

“De Ligt è un difensore fortissimo di testa e con una personalità mostruosa. Infonde sicurezza a tutti i suoi compagni, è un capitano e un leader assoluto. Ma non è stato sempre così…”.

Com’era quando lo allenava proprio lei nell’Under 17 dell’Ajax?

“Già all’epoca si notavano bene le sue qualità tecniche fuori dalla norma, si capiva che sarebbe diventato un campione. Lo spostai proprio io dal centrocampo alla difesa per la prima volta, Matthijs aveva tutto: potenza fisica, colpo di testa, tocco di palla. Mancava ancora però di un po’ di carisma, visto che a 15-16 anni era davvero timidissimo. In questo senso ha avuto uno sviluppo incredibile negli ultimi anni”.

Dopo il botto Cristiano Ronaldo della scorsa estate, De Ligt è l’uomo che manca alla Juve per vincere la tanto agognata Champions?

“Non so se sia proprio lui il calciatore che manca, la Champions è una competizione a sé. Ma De Ligt, secondo me, può dare un’ulteriore spinta alla Juventus verso il raggiungimento del suo grande obiettivo. È un fuoriclasse e lui stesso ha bisogno di un trofeo così importante per imporsi definitivamente nel calcio che conta”.

Non solo De Ligt, lei ha avuto modo di allenare anche Donny van de Beek, oltre a conoscere da vicino Frenkie de Jong.

“Altri due grandi calciatori, due talenti puri. De Jong ha tutto, è un centrocampista straordinario in ogni fase di gioco, già pronto per il grande salto al Barcellona. Van de Beek, invece, ha magari bisogno di ancora un altro po’ di tempo per tirare fuori tutto il suo strepitoso potenziale”.

De Ligt, De Jong, Van de Beek sono tutti figli di un Ajax coinvolgente e appassionante. Qual è il segreto dei lancieri?

“Nell’Ajax ho avuto il piacere di giocare, allenare e lavorare come dirigente, sarà sempre parte di me. La filosofia di Johan Cruijff sta alla base di tutto: il suo calcio totale e totalizzante. In Olanda, fatta eccezione proprio per l’Ajax, si lavora tantissimo dal punto di vista tattico, forse però manca ancora qualcosa da quello tecnico. Proprio per questo negli ultimi anni ho cominciato a lavorare per colmare nel mio piccolo tale lacuna: gestisco una sorta di scuola calcio, con giovani calciatori tra i 12 e i 16 anni che vengono a migliorare i fondamentali”.

Lo spettacolo, d’altronde, era proprio ciò che ispirava il Foggia ‘zemaniano’ in cui ha giocato e incantato tutti tra il 1992 e il 1994.

“Assolutamente. Quel Foggia e l’idea di calcio di Zeman mi ricordano la freschezza e la temerarietà dell’Ajax che ha fatto innamorare tutto il mondo dello sport nell’ultima stagione. A proposito, ci tengo davvero tanto a mandare un messaggio di sostegno ai tifosi rossoneri in questo momento così difficile per il club. Spero che i Satanelli possano tornare presto in alto, una piazza così meravigliosa non dovrebbe neanche sapere cosa significa la parola fallimento”.

SALVIO IMPARATO

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Balzano e l’era Zeman: “Saremmo andati a morire tutti insieme” (VIDEO)

Toccante ricordo dell’insostituibile terzino del primo Pescara di Zeman. Antonio Balzano si racconta a Rete8.

“Fu un’annata fantastica, eravamo talmente uniti che saremmo andati a morire tutti e 22/24. Ultimamente ho rivisto il video della partita di Genova contro la Sampdoria, che ci diede la promozione diretta. Io piangevo già in campo – confessa Balzano – dopo il terzo gol ero crollato dall’emozione, per me era realizzare il sogno dei sogni. È stato toccante vedere Zeman piangere e dedicare la vittoria a Franco Mancini. Abbiamo vissuto momenti bellissimi e quelli tragici ci hanno unito e fortificati”.

L’ULTIMO PESCARA DI ZEMAN

“Per supportare un allenatore come Zeman – dice Balzano – devi avere giocatori con altre e forti motivazioni. Noi nel 2011 eravamo tanti giocatori provenienti dalla C tra cui Insigne. Con il gioco rischioso del mister ci davano per spacciati, invece Zeman dall’inizio disse che con noi sarebbe subito andato in A. Purtroppo l’anno scorso questo non c’è stato, eravamo tanti bravi giocatori ma non tutti adatti al gioco del mister e l’abbiamo pagato”.

CAGLIARI E PESCARA ATTUALE

“Quando sono andato via da Pescara piangevo perché da quando ci misi piede la scelsi come mia città. Ma la chiamata di Zeman a Cagliari era un’ulteriore occasione per me. Lì ho capito che non giochi per una città, ma per una regione intera e hai un elevato carico di responsabilità. Quando si è ripresentata l’occasione di ritornare a Pescara l’ho colta a volo. Ora abbiamo raggiunto la salvezza certa e dobbiamo giocare con più coraggio per conquistare la promozione. Mi dispiace che il pubblico non viene allo stadio, ne abbiamo bisogno e non parlo della curva nord che ci sostiene sempre , ma di tutta la città”.

SALVIO IMPARATO

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Coppa Italia. Napoli-Sassuolo, Ancelotti con il 4-2-3-1

Coppa-Italia-Napoli-Sassuolo

Per gli ottavi di finale di Coppa Italia va in scena al San Paolo la sfida Napoli-Sassuolo.

Ancelotti, per la sua prima partita di Coppa Italia con il Napoli, schiera il solito 4-4-2, che con gli interpreti schierati sembra più un 4-2-3-1. Diawara e Ruiz mediani, Ounas trequartista dietro alla punta Milik e Callejon ed Insigne ai lati.

DOVE VEDERE NAPOLI-SASSUOLO IN TV E STREAMING

La partita Napoli-Sassuolo sarà trasmessa in diretta su Rai 1. La gara di Coppa Italia sarà visibile anche in streaming attraverso la piattaforma Rai Play.

FORMAZIONI UFFICIALI NAPOLI-SASSUOLO

NAPOLI (4-4-2): Ospina; Hysaj, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Callejon, Diawara, Fabian Ruiz, Ounas; Milik, Insigne.

SASSUOLO( 4-3-3): Pegolo; Lirola, Magnani, Peluso, Rogerio; Locatelli, Sensi, Duncan; Berardi, Boateng, Djuricic.

SALVIO IMPARATO

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ForzaPalermo.it, Zeman: “Ritorno? Faccio lavorare troppo”

Zeman-ForzaPalermo.it

L’allenatore Boemo, Zdenek Zeman, è stato raggiunto telefonicamente da ForzaPalermo.it.

A quasi 72 anni forse resta ancora lui una speranza per il nostro calcio, che ormai non è un bello spettacolo da valere il prezzo delle pay tv. Un calcio senza passione afferma Zeman, ma ancora il coraggio di provare a rimettersi in gioco e infettare l’ambiente con la passione di migliorarsi. Ecco l’intervista integrale rilasciata a ForzaPalermo.it

Iniziamo dai primi passi in Sicilia.

«E’ vero, ho iniziato nel settore giovanile del Palermo – esordisce Zeman a ForzaPalermo.it – dove ho fatto nove anni. Poi la società non ha creduto più nel settore giovanile anche se – in quel periodo – nove, dieci ragazzi sono stati utilizzati in prima squadra».

Che ricordi ha di Palermo?

«Ho vissuto tanti anni nel capoluogo siciliano, sono rimasto legato. Sono stato molto vicino a sedere sulla panchina rosanero, mi pare nel 1982. Purtroppo ero squalificato per una partita con la Primavera e quindi non  sono potuto andare, così hanno scelto un altro allenatore».

Gli anni a Foggia, nasce Zemanlandia.

«Foggia abbiamo fatto bene grazie alla società che ha lasciato lavorare me e il direttore sportivo. Abbiamo scelto ragazzi giovani di prospettiva: il primoanno è stato sofferto, però il secondo – con i ragazzi che avevano fatto esperienza e acquisito certe esperienze – abbiamo vinto il campionato di serie B».

Poi che cosa è successo?

«In A c’era grande motivazione per fare bene. Purtroppo dopo la primastagione nella massima serie la squadra è stata smembrata perché nel calciocontano i soldi. Siamo ripartiti da capo, con ragazzi che provenivanodall’interregionale o dalla serie C. Nonostante questo hanno dato tutto e mi hanno seguito perfettamente: infatti abbiamo disputato due buone stagioni».

Com’è cambiato il calcio in questi anni?

«Rispetto a quando ho iniziato il mondo del calcio è cambiato. Sia in senso positivo, sia in negativo: attualmente quello che manca di più alle società e ai calciatori è la passione. Molte volte quello che fanno sembra fatto quasi perché lo devono fare: una volta c’era la passione, ai giocatoripiaceva giocare a calcio. Oggi calciatori e società pensano di più al businessche a formare una squadra con un futuro».

Quindi?

«E’ un po’ più difficile lavorare. Per me il calcio è sport: ci vuole la voglia di migliorarsi sul campo ogni giorno in allenamento e questo – negli ultimi tempi – mi mancava».

In definitiva, sarebbe pronto a tornare in panchina?

«Bisognerebbe fare delle valutazioni. Io sono pronto ad allenare, però non sono pronte le società: forse si spaventano che li faccio lavorare (sorride ndr)».

 

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Radio Kiss Kiss, Zeman: “Tifo Napoli. Allegri o Sarri? Sto con Maurizio”

Zeman-Radio-Kiss-Kiss

Zdenek Zeman ancora una volta ospite a Radio Kiss Kiss, nel programma Radio Gol. Ecco le suo parole riportate da Area Napoli.

ZEMAN A RADIO KISS KISS SI PARTE CON LA JUVENTUS 

“I bianconeri sono più forti di tutti. Il Napoli e le milanesi possono migliorare ancora per ridurre il gap”.

ANCELOTTI  ED ELIMINAZIONE

“Peccato per il Napoli, ma i partenopei hanno affrontato squadre di grande valore. La squadra azzurra ha dimostrato di poter competere con tutti. Il Napoli non snobberà l’Europa League. .Carlo ha vinto tutto, spero possa trionfare anche in Italia col Napoli”.

TIFO  NAPOLI

“Per chi devo tifare? Dico Napoli perché c’è Insigne, solo per questo. Gli voglio molto bene”.

MERET 

“Portiere di grande talento, ha dei grandi margini di crescita”.

NAPOLI E L’ESONERO

“Se non mi esoneravano credo che ci saremmo salvati. La squadra non era affatto male, non sicuramente da retrocessione”.

LA FRASE PAGATA CARA

“Dissi: ‘Il calcio esca dalle farmacie’. Da quel momento la mia carriera è stata penalizzata. In qualche modo me l’hanno fatta pagare”.

ALLEGRI O SARRI 

“Sono con Sarri quando dice che bisogna giocare bene per vincere. Il motto che conta solo vincere non mi appartiene”.

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Caccavallo, Zeman: “Mi ha insegnato molto, anche a livello e caratteriale”

Caccavallo-Zeman

Beppe Caccavallo oggi in forza alla Carrarese di Silvio Baldini, ha parlato del momento positivo personale e della squadra ricordando il suo maestro Zdenek Zeman.

Alla stessa stregua della coppia gol del Paris Saint Germain, MBappe’– Neymar con 21 gol (11 più 10) all’attivo.

Perfino un pochino meglio di Messi-Suarez del Barcellona 18 gol (9-9).

Fra gli attacchi “boom “d’Europa salgono, d’imperio, i due azzurri Francesco Tavano e Giuseppe Caccavallo. La coppia di provincia che sfida i grandi campioni, talvolta facendo perfino meglio. Un duo micidiale, Tavano e Caccavallo. Il primo è stato ribattezzato “un marziano in serie C” per le giocate e le reti spettacolari che hanno conquistato i tifosi di Carrara. Il secondo per i tifosi azzurri è diventato, d’imperio, non un nomignolo ma una frase completa “Caccavallo salta la ramata” per quel modo di esultare, aggrappato alla rete degli spalti a torso nudo, che lo hanno fatto diventare uno degli idoli indiscussi dei supporter.

La “ramata” – quella della gradinata – Beppe Caccavallo l’ha saltata anche domenica scorsa allo stadio dei Marmi: con il Pisa ha segnato una doppietta e ha disatteso il monito di mister Silvio Baldini, togliendosi la maglietta.

Il mister cosa le ha detto? 

Come al solito è stato molto diretto: se per quella cosa della maglietta ti squalificano sappi che la prossima volta non ti faccio giocare io!

Ma intanto la sua esultanza fa impazzire i tifosi. 
Qui a Carrara c’è un pubblico speciale, io sono venuto per rilanciarmi dopo un anno e mezzo di infortuni. Sono venuto per Silvio Baldini perché è un allenatore che insegna il calcio. Io avevo bisogno proprio di questo.

Come sono i rapporti con Baldini? 

All’inizio non giocavo, perché il mister ha il suo tipo di gioco e io mi trovo bene a destra. Ma non è mai stato un problema: adesso ho trovato il mio spazio. Da sempre i rapporti con il mister sono stati ottimi, perché è una persona vera proprio di quelle che piacciono a me. Se ti deve rimproverare non guarda in faccia a nessuno e non fa giri di parole. A me, che sono napoletano, non poteva andare meglio. Siamo due persone dirette e questo ci ha consentito di avere un ottimo rapporto.

 

Ma qual’è il segreto di questa Carrarese? 

Quello che funziona davvero è la cura del mister. Ma non solo per la mensa e l’alimentazione. È molto di più. Noi giochiamo a memoria e si vede, questo riesce davvero a fare la differenza.

 

E dal punto di vista dello spogliatoio? 

Baldini ci tratta come dei figli, come figli che possono essere anche rimproverati, ma sempre come figli. Sta allo stadio dalla mattina alla sera, il primo a fare sacrifici è proprio lui.

Qual’è un altro allenatore che ricorda della sua carriera? 

Senza alcun dubbio Zeman. Mi disse: se firmo con il Lecce ti porto con me e mi fece esordire in prima squadra a 18 anni contro lo Spezia. Segnai il mio primo gol. Zeman era uno di quegli allenatori che insegnano il calcio, proprio come Baldini. Ricordo che mi faceva fermare ogni giorno, dopo gli allenamenti, per farmi provare i tiri, per farmi riprovare le giocate. Mi ha insegnato molto, anche dal punto di vista caratteriale.

Adesso che effetto le fa vedersi fra i migliori attacchi d’Europa? 

Mi fa un bellissimo effetto visto che io impazzisco per il Barcellona e essere meglio, insieme a Tavano, della coppia Messi-Suarez devo dire che è una sensazione grandiosa.

Dove vuole arrivare la squadra azzurra? 

Io non ho dubbi, quoto mister Baldini. La Cararrese ha davvero la possibilità di fare un bellissimo campionato. Abbiamo trovato l’alchimia, abbiamo la forza del gruppo dalla nostra parte e quella di avere un allenatore che fa davvero da collante. Baldini è uno che non guarda in faccia nessuno, l’ho già detto, ma non solo quando si tratta di rimproverare qualcuno, ma anche quando deve scegliere chi far giocare. Gioca chi sta meglio, chi è più in forma e, prima della partita, come nello spogliatoio, siamo davvero tutti uguali.

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Padova, Bisoli a rischio esonero. Il sogno è Zeman

Padova-Zeman

Dopo la sconfitta contro il Perugia di Alessandro Nesta, il Padova pensa seriamente all’esonero di Bisoli.

Una sfida tra due compagini nella stessa situazione panchina. Alessandro Nesta, in quanto a rischio esonero, tira un sospiro di sollievo e mantiene ancora le redini del Perugia. La vittoria sul Padova, per 3-2, salva l’ex difensore di Lazio e Milan, ma mette nei guai Bisoli. L’esonero sembra molto vicino.

Secondo le prime indiscrezioni di Padovagoal e poi confermate da SerieBnews, Zdenek Zeman sarebbe il sogno proibito della dirigenza biancoscudata. Troppo brevi i termini per organizzare un eventuale ingaggio del Boemo e troppa, per ora, sembra la distanza economica. In pole per la panchina dei patavini ora c’è Serse Cosmi, ma l’esonero , se ci sarà, avverrà dopo il derby di sabato contro il Cittadella.  Gli altri nomi per la panchina del Padova sono Foscarini, DI Carlo, Breda e Marcolini.

SALVIO IMPARATO

 

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Napoli-Liverpool, Ancelotti si è consolato bene con la coppa del 2003

Napoli-Liverpool

Una delle cose più belle del calcio è essere smentiti o meglio sorpresi da imprese che non ti aspetti. Napoli-Liverpool conferma che Carlo Ancelotti ha la Champions nel sangue. Un po’ come Terence Hill aveva le pallottole nei Due Superpiedi Quasi Piatti.

Re Carlo deve aver preso troppo sul serio la provocazione agli Juventini e con quella coppa del 2003 sembra essersi consolato proprio bene. Un grazie di cuore ai cori dello Stadium. Scherzi a parte, Ancelotti ha preparato Napoli-Liverpool da vecchia volpe, citando Klopp, e ne ha anche letto perfettamente i momenti, annusando anche la possibilità di poter rischiare.

IL CORAGGIO DI RE CARLO

La scelta di schierare un difesa a 4 con un centrale come Maksimovic al posto di Hysaj era inedita da queste parti. L’intenzione era quella di disinnescare il gegenpressing offensivo dei Reds sui due centrali Albiol e Koulibaly. Il risultato promuove la scelta, anche se onestamente il Liverpool, che siamo abituati a vedere, è un pò mancato. I Reds hanno giocato gran parte del match sotto ritmo, senza il supporto del loro famoso pressing ultra offensivo e questo gli ha impedito di cambiare passo.

Si è rivelato un suicidio contro questo Napoli in cui svettano le prestazioni di Hamsik, Rui e un Allan sempre più sontuoso. Attento e compatto anche tutto il pacchetto arretrato, non hanno concesso nulla e raddoppiato i portatori quando ce n’era bisogno. Ma se c’è una caratteristica fondamentale per competere in Champions, quella è il coraggio e Ancelotti ha dimostrato di averne, inserendo Verdi e Zielinski nel finale. Un assetto spregiudicato nel momento in cui sentiva di poter affondare, e conquistare tre punti fondamentali per non sentirsi già condannati all’Europa League.

DIFETTI NE ABBIAMO?

Se si vuole trovare il coraggio di trovare qualche difetto Napoli, va individuato nelle scelte negli ultimi metri. Molti movimenti senza palla, a cercare la verticalizzazione tra le linee, ignorati preferendo il tiro dalla distanza. Il Napoli resta una squadra che tira molto in porta, e anche contro una squadra come il Liverpool un gol è troppo poco dopo. Un dato evidente dall’amichevole contro il Chievo a Trento. A giudicare dalla prestazione di ieri contro i Reds sembra l’unico dato ancora da migliorare.

Ancelotti in pochissimo tempo ha ottenuto risposte sorprendenti, nonostante i tanti cambi testati in questa prima parte di campionato. Ha di colpo ribaltato le sensazioni dello Stadium di Torino e se riesce a migliorare la fase realizzativa, come ha fatto con l’attenzione e i duelli individuali a centrocampo e in difesa, porterà il Napoli ad un livello di consapevolezza superiore. Confermerà di aver sovvertito un sistema rigido in cui la perfezione del collettivo passava solo per alcuni singoli.

IL LEADER CALMO ANCELOTTI COME IL MINISTRO DI NORMAN

Napoli-Liverpool vista subito dopo La Vita Straordinaria Di Norman (film con un grande Richard Gere nei panni del compiacente faccendiere Norman Oppenheimer) consegna un Ancelotti simile al Ministro Micha Eshel. Due leader calmi contrappongono il compromesso al fanatismo, rendendo quest’ultimo vuoto e il primo capace di far sognare come un’impresa di idealismo.

“Cosa preoccupa il presidente, che non ho un messaggio unico? Stasera 50/100 leader di fazioni dichiaratamente avversarie si sono avvicinate a me dicendomi “la appoggiamo”, ciascuno con un programma completamente diverso. Non esiste una cosa come il messaggio unico e chiunque le dica di avere un messaggio unico probabilmente insegna all’università o tiene un blog. Glielo dico io qual’è il mio messaggio unico, io metterò fine a questo conflitto, dicendo si al compromesso, a tutti indistintamente. Perché l’opposto del compromesso non è l’idealismo, non è l’integrità, l’opposto del compromesso è fanatismo e morte. La vita è compromesso, io non solo credo in questo, ma è ciò che sono, ecco perché sono in questa posizione”

 

INSIGNE E I GRADONI 

Una menzione d’onore va a Lorenzo Insigne, sempre criticato eccessivamente, riesce sempre a dimostrare di saper portare il peso schiacciante di questa maglia da napoletano, con la forza di chi non si abbatte di fronte all’ingiustificato scetticismo della su gente e del suo paese. Il risultato è farsi trovare pronto e diventare decisivo nei momenti importanti. Ha segnato al Bernabeu, è uno dei prolifici in Champions ed è il mattatore di Napoli-Liverpool. Per favore non parliamo ancora di crescita, Insigne avrebbe bisogno di chi come Zeman allenandolo in seri c disse: “Lorenzo è più forte di chi gioca attualmente nel Napoli” era il 2010 e gli azzurri volavano con Cavani e Lavezzi. Insigne ha fatto i gradoni, dovrebbero farli tanti tifosi e tanta stampa.

SALVIO IMPARATO

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