Atalanta-Napoli 3-1: Un Napoli perdente e poco kantiano

Il Napoli è in crisi di risultati da ormai un mese. La partita di ritorno della Coppa Italia, divenuto match da dentro o fuori in virtù dello 0-0 dell’andata al Maradona, poteva costituire un ottimo palliativo contro la confusione che regna sovrana a Castelvolturno. Tuttavia, una prestazione moralmente dignitosa e orgogliosa non è stata fornita, aggravando una sconfitta che ci sarebbe potuta anche stare.

1. L’antefatto della partita

Atalanta in finale. Giusto così! Gattuso annunciava che le priorità del gruppo azzurro erano altre: la qualificazione alla prossima Champions, il 4 posto in campionato. Considerando la prestazione di Genova, non pare… però in campionato ci sono, nelle prossime due, Juventus e di nuovo Atalanta. E poteva risultare comprensibile un turnover in Coppa che però non c’è stato, aggravando così la sconfitta di Bergamo, vista la presenza della migliore formazione possibile e della finale ad un passo.

Si premiava, per quanto quel tipo di calcio non ammicchi agli esteti, l’umiltà e l’utilitarismo con i quali Gattuso si prendeva lo 0-0 casalingo dell’andata contro la Dea. Conscio com’era, Rino, di poterne prendere 4 in campo aperto. Bene, ricordato che con un secondo 0-0 si andava ai rigori, Gattuso ha scelto di giocarsi fuori casa, contro una squadra da lui ritenuta al momento più forte, la partita a tutto campo.

2. Le contraddizioni di Gattuso

La sommatoria di una partita che non avrebbe dovuto contato nulla – e infatti per 45 minuti non ha contato nulla per i partenopei guardando a come l’hanno interpretata – e di un atteggiamento tattico offensivo e peranto incomprensibile ha prodotto un tempo di gioco orripilante.

Infatti, il taglio di Pessina, che all’andata assorbiva il libero della difesa a 3, laddove il mediano non riusciva a coprirlo tempestivamente, oggi è stato esiziale. Due volte a tu per tu con Ospina, due gol.

E, dunque, quel 3421 resiliente ma inefficace in quanto improvvisato avrebbe potuto rappresentare una problematica maggiore per l’Atalanta del ritorno, potendo disporre, come d’altronde si è disposto, di due punte. L’Osimhen di Bergamo, oltre all’immarcescibile Petagna, difatti è un calciatore in rapida corsa verso il rientro rispetto a quello tetro e fumoso del Maradona.

3. La partita del 2 Tempo

Poi la Coppa Nazionale, durante la pausa tra i due tempi, ha improvvisamente contato per il tecnico calabrese, forse anche impaurito del rischio di una goleada. Così Gattuso cambia tatticamente ed emotivamente la squadra. Passa da un vuoto e leggero 433 ad un arrembante 4231.

Complice il calo di concentrazione dell’Atalanta, gli azzurri segnano pure il gol della speranza, che però sta diventando una rete ripetutamente illusoria. Politano, Demme e Lobotka danno una viva scossa. Osimhen ha sul piede il gol della qualifcazione ma Gollini fa il miracolo.

L’Atalanta chiude i conti con il secondo taglio di Pessina, lasciando la solita sensazione atavica. Quella di aver concesso una potenziale rimonta, di esser andata ad un passo dal crollare sotto i colpi di un’armata brancaleone e dal rovinare quanto meritato, cioè la finale.

Eppure, l’arretramento delle linee è stata una scelta in controtendenza al credo di Gasperini e che infatti ha pregiudicato sprazzi di brillantezza orobica ma consentendo una gestione meno alternativa della gara. Esiste un tertium genus tra il perdere il conto dei gol realizzati e il crollare immeritatamente per un calcio fin troppo garibaldino. In questo caso, accettare lo sfogo avversario e nel finale chiudere un match già indirizzato.

4. I calciatori del Napoli non hanno etica.

La squadra prova a replicare ciò che il mister chiede ma le consegne tattiche e tecniche progressivamente, da tempo, appaiono confuse. E soprattutto continuano in ripetizione, sin dai momenti felici di questa stagione, i Primi Tempi tatticamente e psicologicamente mal preparati.

Conta in quest’ultimo caso, certamente, l’immaturità del tecnico ma anche un gruppo che manca di una bussola interiore, di una legge morale, la quale agisca e gestisca i momenti e le situazioni. E quando manca, questo ordine interno e convenzionale, allora l’uomo diventa meschino e il gruppo branco.

Massimo Scotto di Santolo

Gattuso è solo e il suo sfogo racconta i soliti problemi di De Laurentiis

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Dopo il raggiungimento della semifinale di Coppa Italia, le tensioni tra Gattuso e De Laurentiis restano. Lo sfogo di Ringhio nel post gara può lasciare spazio a varie interpretazioni.

Molti ascoltando lo sfogo di Rino Gattuso, hanno parlato di un uomo delirante e in confusione, a tratti imbarazzante. Ma chi vi scrive non la pensa così, anche se a tratti Gattuso ha ricordato Malesani nella famosa conferenza Mollo, non sembra un allenatore allo sbando o stressato. È semplicemente solo e incazzato per le incessanti voci che circolano. La sensazione è quella di un allenatore ormai scaricato da presidente e piazza istruita a mezzo stampa. Insomma siamo alle solite dinamiche di attrito tra De Laurentiis e il suo tecnico.

Le distanze tra i due non sembrano essere solo i risultati, anzi, ma questo rinnovo che tarda ad arrivare e questo scetticismo che si respira attorno al tecnico sembra influire sulle prestazioni della squadra. Non si sta dicendo che Gattuso è esente da colpe, ma non sembra responsabile al punto di metterlo alla gogna mediatica. Le dimissioni sembrano una cantilena imposta dall’alto un pò come il modulo quest’estate.

IL 4-2-3-1

Da quest’estate dopo l’acquisto di Osimhen, la cantilena sul cambio modulo iniziata da alcune testate voce del presidente è stata insistente. Gattuso è venuto qui con l’idea di riproporre quel 4-3-3 di cui questa squadra sembrava orfana nel periodo ancelottiano. Purtroppo però questa cosa ha creato insofferenza, specialmente da parte di De Laurentiis che sembra aver, a suo tempo, accolto l’idea del ritorno per salvare la baracca che l’anno scorso stava naufragando.

Con l’acquisto del nigeriano Gattuso si è messo al lavoro sul nuovo modulo buttandoci il sangue, come dice lui, nonostante è evidente, a lui in primis, che questa squadra fatica ad interpretarlo. Nemmeno il mercato ha aiutato ad equilibrare bene questa scelta. Se è vero che De Laurentiis aveva scelto Juric dopo il traghettamento di Gattuso, i nodi vengono al pettine. De Laurentiis si è trovato sorpreso e costretto a continuare con Gattuso anche per la stagione in corso. Questo non giova a nessuno anche perché i problemi di spogliatoio non sono risolti e un tecnico discusso dalla società e non sostenuto da un filotto di risultati, difficilmente otterrà il massimo dai suoi.

GATTUSO NON SI DIMETTE

Quando un allenatore non è mai esente da critiche, di errori tattici e di cambi sbagliati ne avrà fatti. Ma non gli si può dare torto quando trova assurdo che gli si dica di dimettersi. I risultati altalenanti, causa Covid, travolgono bene o male un pò tutte le squadre. Il Napoli resta comunque in lotta, sia per la Champions che per lo scudetto e ovviamente per le coppe. Subito dopo la partita con il Verona è stato un pò delirante sentire un famoso giornalista partenopeo invocare le dimissioni del tecnico calabrese. Ed è stato gravissimo ieri ascoltare un giornalista conduttore Rai dire in diretta che la semifinale raggiunta non è poi sto gran risultato. Su questo la società dovrebbe intervenire duramente. Invece di dare fiducia al tecnico solo di facciata e far circolare insistentemente il nome di Benitez, il giorno dopo lo sfogo.

Non è ben chiaro cosa pensi di fare Adl con l’eventuale ritorno dello spagnolo. Rafa non è più quello del 2013, potrebbe rilanciarsi qui certo e cercare di riproporre le sue intuizioni di mercato, visto che è anche in rotta con Giuntoli. Ma anche se il 4-2-3-1 è il suo marchio di fabbrica, non sembrano esserci le condizioni per ottenere risultati migliori di Gattuso, almeno in questa stagione. Tutto sembra tranne che un progetto razionale, sembra il solito capriccio di distruggere quello che lui stesso ha costruito. E questo succede quando sente oscurati i suoi meriti, questa volta anche perché Gattuso non è propio una sua scelta in prima persona.

SALVIO IMPARATO

Juventus – Napoli 2-0: Juve meritatamente campione.

L’account twitter del Napoli segnalava la copertura mediatica globale del match di supercoppa. Il calcio italiano ancora una volta ha però proposto all’intero mondo uno spettacolo per una buona ora soporifero. La partita si è decisa sugli episodi, che sono girati a favore della Vecchia Signora apparsa molto più convinta e organizzata di un timoroso Napoli. Il rigore di Insigne ha infine consegnato la partita agli annali del psicodramma sportivo.

MERITI DELLA JUVENTUS

La Juve, pur non facendo nulla di straordinario, ha giocato al calcio e vinto meritatamente il primo trofeo della stagione. Il Napoli ha peccato di timidezza e paura per 90 minuti, rispettando oltremodo un avversario forte ma battibile.

Sczesny, con due grosse parate, ha ricostituito una giustizia sportiva per quello che le prestazioni delle due squadre hanno raccontato.

Pirlo l’ha preparata molto bene, schermando alcuni giocatori decisivi del Napoli, clamorosamente venuti meno dal punto di vista caratteriale, e tallonando gli azzurri nel loro punto debole difensivo.
Infatti le spalle di M.Rui e Di Lorenzo sono state ben attaccate da Ronaldo e Kulusevsky, esattamente come le ha ben attaccate per 45 minuti – alla grande! – la Fiorentina di Prandelli con Ribery e Callejon prima dell’uno due micidiale degli azzurri.

Inoltre Pirlo fa il capolavoro soprattutto in fase difensiva, giocando a scacchi con Gattuso: si mette uomo contro uomo a tutto campo contro un Napoli storicamente in difficoltà a costruire da dietro. Gli unici due che lascia liberi sono Zielinski e M. Rui. Indirizza il possesso palla del Napoli dal lato del terzino portoghese, al quale viene tolta da Mckennie ogni linea di passaggio verso il trequarti polacco.

Schermate così bene le linee di passaggio diretta a Zielinski, che gli uomini di Pirlo si sono concessi il lusso di non prenderlo a uomo. Così facendo, Bonucci e Chiellini hanno avuto sempre la superiorità numerica nei confronti di Petagna, per l’occasione cattedrale nel deserto.

DOMANDE SENZA RISPOSTA

Gattuso non ha preparato alcunché all’infuori dell’attendismo, buttando via più di un’ora nella speranza di non prenderle.
Male la gestione dei cambi, i quali hanno dato la parvenza che fosse lui al primo anno di professionismo – e non al nono – piuttosto che Pirlo.

Ci sarebbero da porsi le seguente domande: perché Zielinski 90′ in campo?
Perché non sfruttare il mismatch sulla fascia sx, dove Bonucci scivolava in fase di possesso?
Pirlo, chiaramente, ha sfruttato la qualità di Bonucci, ben superiore a quella di Milenkovic, per replicare lo stesso giochino ben conscio che in ripartenza il passo di Insigne non avrebbe mai messo in difficoltà il difensore juventino.
Perché non mettere Lozano a sinistra, a quel punto?
Perché a Politano sono stati concessi soltanto 10′?

La percezione è che sin dal prepartita Gattuso fosse consapevole di essere finito in un doppiogioco tattico, da cui voleva tirarsi fuori puntando tutto su una difensivismo oltranzista e in virtù di una rete episodica che portasse per primo in vantaggio il Napoli. Non è andato molto lontano dalla realizzazione del piano studiato.

LE FRAGILITÀ MENTALI DEL NAPOLI

Chiuderei con un’amara sensazione: se avessimo perso in casa contro la Fiorentina, probabilmente l’avremmo giocata diversamente.
Il che deve far riflettere sullo status psico-emotivo di questa squadra.

Sento le urla dei social contro Insigne. Comprensibile non amarlo, indecoroso criticarlo per un rigore sbagliato e non per la prestazione.
Ritenere che il Napoli abbia perso la partita per l’errore dal dischetto, altrettanto miope.
I rigori li sbaglia solo chi ha le palle di assumersi la responsabilità di tirarli. Le partite le vince chi invece ha coraggio. Il Napoli non ne ha avuto mentre la Juventus si.

Massimo Scotto di Santolo

Radio1, Zeman: “Sono contento per il Napoli e Insigne” (VIDEO)

Zdenek Zeman è intervenuto nella trasmsissione di Radio1 “Un giorno da pecora. Ha parlato del calcio attuale post virus e della condizione delle squadre.

UGDP DEL 25/06/2020

E solo oggi è l'ultimo Giovedì Da Pecora della stagione! 🐑Chi c'è oggi con noi?Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, Andrea Crisanti, Zdenek Zeman, PUPI AVATI, Andrea Romano

Posted by Un Giorno da Pecora Radio1 on Thursday, 25 June 2020
Un giorno da pecora di Radio1, intervento di Zeman al
minuto 50

Come sto? Non male – esordisce Zeman a radio1 – sono 4 mesi che corro per evitare il virus e devo ancora correre. Non per paura, ma non vorrei prenderlo, non vorrei far parte di quel gruppo di 10 milioni di contagiati. La mascherina ormai la uso poco, ma più per non dare fastidio agli altri, perché di solito non do fastidio.

Calcio ai tempi del Covid

Il calcio di oggi? È un pò come il cibo senza sale, insipido senza pubblico. Il calcio è per il pubblico, senza di esso che spettacolo è!? La Juventus vincerà lo scudetto? Certo se la Lazio perdendo a Bergamo le da una mano si, anche gli stessi bianconeri non stanno giocando bene. Dopo tre mesi di stop crolleranno tutti durante le partite. Non hanno la condizione per mantenere i ritmi partita. Mi ha sorpreso l’Atalanta, perché a Bergamo hanno avuto più problemi per il virus per potersi allenare. Hanno meritato la rimonta contro i biancocelesti, ma se Malinovs’kyj non indovina quel tiro non so come sarebbe finita. Se ho goduto alla vittoria del Napoli in Coppa Italia contro la Juventus? Sono contento per il Napoli e Insigne che rappresenta la città.

Futuro in panchina

Per ora non mi ha chiamato nessuno, nel calcio oggi c’è troppa confusione. Spero che appena si chiarirà la situazione uscirà qualcosa, altrimenti mi troverete su una panchina del parco.

SALVIO IMPARATP

Napoli-Inter 1-1, Insigne, Mertens e Ospina come Maradona, Careca e… Zeman (VIDEO)

Napoli-Inter seconda semifinale di ritorno, di Coppa Italia, ha visto il passaggio del turno del Napoli. I ragazzi di Gattuso, soffrendo, hanno conquistato la finale contro la Juventus.

Napoli-Inter è stata una sfida più vicina ad una partita di calcio, rispetto al match del giorno prima tra Milan e Juventus. L’Inter di Conte forse più in palla e già in una condizione ottimale. Solo le prodezze di Ospina e il bel guizzo di Insigne e Mertens hanno vanificato la buona prestazione dei nerazzurri di Conte. L’azione gol del Napoli, firmata Insigne-Mertens, ha ricordato il gol della finale di Coppa Uefa del 1989. Era il match di ritorno in Germania tra Stoccarda e Napoli. Il Napoli era in vantaggio per 1-2, quando Maradona, lanciato in contropiede da Ferrara, vedendosi raggiungere dal difensore avversario Hartmann più veloce di lui, rallenta facendosi superare e difendo il pallone attende l’arrivo di Careca sul lato debole e batte il portiere Immel con un elegantissimo scavetto.

Stoccarda-Napoli 1989, il gol di Careca

La giocata di Insigne ieri è stata molto simile. Partita da Ospina, come succedeva nel Pescara di Zeman con Anania, si è conclusa più in velocità con Insigne vedendosi raggiungere da due avversari ha prontamente servito Mertens, bravo a seguirlo con i tempi giusti e facendosi trovare smarcato.

Napoli-Inter 1-1 gol Mertens assist di Insigne

Lancio del portiere per l’ala, schema targato Zeman

Il lancio di Ospina per Insigne, come già detto sopra, fa parte di una giocata che Zeman ha portato in Italia ad inizio anni 90. Si tratta di un’evoluzione delle uscite centro-lato dell’Olanda anni 70. All’epoca era il libero ad eseguire questo tipo di apertura, il portiere anche se bravo con i piedi era più deputato alla costruzione dal basso. Quindi concetto nato in Olanda, ma ripreso ed evoluto da Zeman dedicandolo al portiere per sorprendere maggiormente le difese in fase di sistemazione. Insigne lo ha ormai nel Dna.

Empoli-Pescara 2-0 2011/12 Gol Maniero asse Anania-Insigne

Video Zeman: “Spero che il calcio femminile vada sempre più avanti”

Le reali parole di Zeman riprese in questo video da canale 50. Come ha detto anche Alessia Tarquinio in un suo Tweet “non sempre carta canta”.

Titoli creati ad hoc per ricevere traffico di click ce ne sono ormai migliaia. Li usano ahimé anche testate autorevoli senza pudore. Non è grave per loro essere attaccati dalla controinformazione o sbugiardati da un video, purtroppo senza adeguate sanzioni o licenziamenti questo fenomeno non si estinguerà.

Salvio Imparato

Gattuso ha ragione, ma è corretto dire che il Napoli torna a pensare?

Gattuso chiede alla stampa di fare il bene del Napoli, ma forse sbaglia a spiegare il nuovo metodo del Napoli. Proviamo a spiegare perché.

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Lo snobismo per Gattuso è partito. Era auspicabile portando vento di sarrismo, specialmente se sbandierato da chi meno te l’aspetti, da De Laurentiis, il presidente che qui chiamano Pappone. Ed è qui che la stampa partenopea ha perso la bussola. Mesi e mesi a difendere Ancelotti per screditare il predecessore, con tesi improbabili e in malafede, si è sentita tradita da questo inauspicabile dietrofront presidenziale. Un tradimento simile lo ha subito la famosa pagina sarrismo, quando fu ufficiale il passaggio di Sarri alla Juventus. Di certo i fan del toscano non hanno il coltello tra i denti come alcuni giornalisti vicini al Napoli, pronti a pugnalare Gattuso, sperando in passi falsi e fallimento.

Gattuso fa benissimo a sfogarsi e a chiedere il bene del Napoli. Sbaglia però, insieme al Napoli (Giuntoli ndr), a dire che il Napoli torna a pensare. I termini e la comunicazione sono importanti, se Sarri veniva attaccato per la sua, irriverente e a volte volgare, era però impeccabile nei termini e nei concetti. A dire il vero anche Ringhio, quando ha parlato di calcio in serenità ha saputo essere chiaro e ha dimostrato preparato. Ma sulla questione della squadra pensante ha dato l’assist perfetto ad alcuni media per alzare il polverone Gattuso vs Ancelotti.

Di solito la stampa calcistica, specialmente quella autorevole, non studia, non si aggiorna anzi il loro scopo, data la velocità di consegna e la ricerca di feedback click tendono ad essere superficiali ed approfittare di crepe di linguaggio. In questa giungla abbiamo assistito a concetti chiari stravolti completamente, quindi figuriamoci. Ecco che in questo contesto non conviene esprimere concetti delicati in modo errato.

IL NAPOLI DI ANCELOTTI DOVEVA PENSARE TROPPO

Il Napoli ha cambiato metodo e se vogliamo affermare che quello attuale è più giusto per questo Napoli non sbagliamo. Sbagliamo se diciamo che la squadra torna a pensare, perché con Ancelotti il problema era proprio questo. I ragazzi erano costretti a pensare troppo ed essere meno automatizzati. Dovevano essere più pronti ad interpretare lo sviluppo del gioco (ne abbiamo parlato qui), e su questo vuoi per una questione, di caretteristiche, di tattica o psicologica, il Napoli ha avuto delle grosse difficoltà di continuità. Con Gattuso si torna a lavorare di catena, ad impare a memoria certi movimenti e quindi ad allenare la concentrazione per mantenere certe posizioni ed eseguire geometricamente il modulo. Si torna a pensare si, ma di collettivo e non più singolarmente. Alla fine forse il più grande errore di Ancelotti è stato pretendere troppo da questi calciatori e troppo poco da De Laurentiis.

Salvio Imparato

Modica ode a Zeman: “È il massimo e grande educatore di vita” (VIDEO)

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Dopo il match pareggiato ad Avellino, contro i lupetti di Eziolino Capuano, Giacomo Modica, interpellato sul suo gioco e su Zeman, loda sentitamente il suo maestro.

“È giusto – dice Modica – che se hai studiato con un professore bravo e importante, vai a cogliere l’essenza di quegli insegnamenti. Senza fotocopiarli, perché devi si studiare il tuo bravo insegnante, ma ci devi mettere qualcosa di tuo. Io avuto il massimo calcisticamente – continua Modica – piaccia o non piaccia, condiviso o non condiviso è un grande insegnante ed educatore di calcio e un grande educatore di vita. Forse è l’unico in Italia a non avere scheletri nell’armadio che sia chiaro ed è bravo. Io ho avuto 25 allenatori nella mia carriera, ma lui è non plus ultra. E se oggi riesco a fare un gioco propositivo e che a detta degli altri piace, e che riesco a valorizzare gente senza nome, è merito suo”.

Salvio Imparato

Marchegiani: “L’Atalanta mi ricorda le squadre di Zeman”

Durante Sky Calcio Club, Luca Marchegiani, interpellato su Inter-Atalanta, loda i nerazzurri di Gasperini accostandoli alle squadre di Zeman.

“L’Atalanta mi ricorda le squadre di Zeman nei momenti migliori, per l’intensità e la condizione”. Caressa lo incalza, “Calcio asfissiante praticamente” e Marchegiani entra nel dettaglio, “È una squadra sempre in crescita, ti da sempre l’impressione di salire di livello e di poter fare quel gioco per 90 minuti. Ti sfianca e ti devasta fisicamente”. Insomma ogni tanto anche al Club, grazie a Marchegiani, si ricordano dell’esistenza di Zeman. L’ex portiere ci ha giocato con il Boemo e recentemente ne parlò a Speciale Calciomercato, raccontando come Sacchi, nei periodi della nazionale, fosse innamorato degli schemi di Zeman.

Salvio Imparato

Corriere Dello Sport, articolo vergognoso su Zeman

Neanche il tempo di far esordire la Roma e subito la si accosta a Zeman per una rimonta subita. L’articolo più vergognoso è del Corriere Dello Sport.

Leggere il trattamento riservato a Zeman, da un certo tipo di stampa italiana, non sorprende più. Ma ammettiamolo ormai siamo stanchi di leggere il ragliare degli asini. E questo asino, penna del Corriere Dello Sport di cui non faremo il nome, ha toccato il fondo. Citare il Boemo in questo modo così sprezzante e offensivo è giornalisticamente peggio della bufala pubblicata su Sarri da Fanpage. Almeno quella è una fakenews, questa invece è una vergognosa dimostrazione di come non esista più decenza, i direttori e gli editori di una volta.

Inutile ricordare a questo “signore” la storia che rappresenta Zeman e come a sue spese abbia provato a migliorare il nostro calcio. Sul campo e fuori un rivoluzionario senza uguali, che in un paese troppo abituato alle sue pigre e arretrate abitudini è solo di fastidio. Sarebbe inutile provare a spiegargli che dopo anni di esilio è tornato a vincere un campionato di B, dopo venti anni dall’ultima sua e del Pescara, sempre con il suo calcio tacciato per superato e regalando dei nuovi campioncini alla nazionale italiana. Chissà senza di lui in quali squadre starebbero vagando in prestito in attesa di esplodere.

Sarebbe anche inutile spiegare a questa gente che l’ultimo anno di Zeman alla Roma, viste le condizioni fu positivo. Totti tornò in formissima e regalò gol e spettacolo, Lamela finalmente capì come segnare e giocare a calcio e cosa più importante, Zeman resta l’unico allenatore ad aver raggiunto una finale nell’era americana giallorossa.

Ma cosa può capire chi definisce Zeman un fantasma tragico da scacciare. Magari sapesse che a Coverciano, chi vuole imparare ad impostare una fase offensiva, studia gli schemi di Zemanlandia. Forse il Corriere Dello Sport da giornale serio avrebbe dovuto fare un articolo che sottolineasse la gravità dell’assenza Zeman in questo calcio, dove finalmente la sua mentalità si sta vedendo in tutti i campi. Nelle idee di tanti allenatori che si ispirano dichiaratamente a lui.

Quando poi serve un’opinione autorevole sono bravi a chiedergli un’intervista. Il Maestro ora ci pensi mille volte prima di rilasciare un’intervista a questo quotidiano, noi ci aspetteremmo un articolo di scuse. Zeman ne aspetta e ne merita ancora tante da parte di tanti addetti ai lavori dell’Italia pallonara.

SALVIO IMPARATO