Chiamate Di Francesco zemaniano anche quando vince, non solo quando perde. Da questi quarti di C. L. ne esce meglio il calcio italiano che Guardiola

Pressing asfissiante per 90′, verticalizzazioni rapide ed un collettivo partecipe nelle due fasi, poco importa se Di Francesco ha scelto di giocarsela con il 3-4-3, ma in queste ultime uscite è un Eusebio più zemaniano del solito, sia nella filosofia, d’altronde anche il suo maestro raggiunse una semifinale di Tim Cup con la Roma a Firenze con uno storico e sorprendente 3-4-3, che nell’intensità. Se in qualche dichiarazione il tecnico abruzzese ha sempre sostenuto di aver aggiunto le sue idee al calcio di Zeman, cercando di limitare l’ossessione della verticalizzazione, bisogna ammettere che è proprio questa nuova propensione alla verticalità a portare la Roma a vincere, sorprendentemente contro il Napoli e contro il Barcellona, anche se al San Paolo, venendo da risultati poco esaltanti badarono più a lasciare la palla agli avversari, con un baricentro più basso, tentando un’immediata riconquista e verticalizzazione repentina, rischiando anche molto, perché attaccare la profondità in velocità fa correre il pericolo di perdere palla quando si è mal posizionati dietro. Per fortuna dei giallorossi il Napoli non ne ha saputo approfittare, ripartendo più con il palleggio da dietro, che con la ricerca e l’attacco immediato della profondità. Una serata storica per la Roma, a conferma che un certo tipo di calcio coraggioso, ad alto rischio ed alta intensità, paga ancora, tutti meriti vanno a Di Francesco che è riuscito piano piano a convincere tutti i giocatori, anche De Rossi, la spada di Damocle del Boemo, grandissima partita di Capitan Futuro, che un po’ resuscita i rimpianti per la Roma del maestro dichiarato dell’attuale allenatore giallorosso. Ma il passato è passato, giusto elogiare l’allenatore pescarese e applaudire il suo miracolo, ma diamogli dello zemaniano anche quando vince, non solo quando perde, e questa sua impresa racconta che Il calcio italiano ne esce meglio di Guardiola, da questi quarti di Champions, che ha avuto un budget infinito per competere su tutti i fronti. Bisogna ripartire da questa filosofia e da questa mentalità, sperando che non siano solo Sarri e Di Francesco l’unico esempio, di cambiamento del nostro calcio, a continuare una rivoluzione partita da lontano, da un silenzioso e misterioso uomo venuto da Praga, che ha sempre scelto di puntare al gioco, alla prestazione come mezzo per arrivare alla vittoria, una scelta che non ha sempre pagato, ma ha regalato all’italia spettacolo, tanti campioni e bravissimi allenatori.

SALVIO IMPARATO

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