Luciano De Crescenzo: “Nessuno può insegnarci ad amare Napoli”

Era la festa scudetto del Napoli, il primo tricolore degli azzurri. Gianni Minà chiamo sul palco l’ingegnere filosofo Luciano De Crescenzo.

L’indimenticato intervento di De Crescenzo

“Io più che della squadra,vorrei parlare del pubblico, lo so che corro il rischio di essere retorico. Pochi giorni fa l’Ajax ha vinto la Coppa Delle Coppe ed è successo di tutto ad Amsterdam, hanno fatto centinaia di milioni di danni, hanno rotto macchine, rotto tutto. Perché noi napoletani invece ci siamo comportati bene? Perché abbiamo voluto dimostrare il nostro amore, noi amiamo la nostra città, io voglio bene a Napoli ‘e capit!?, lo so che so retorico, ma io amo Napoli.

E allora dico una cosa, io amo Napoli, voi amate Napoli che era la città più bella del mondo, ora non lo è più, ma la possiamo far diventare la più bella perché non abbiamo bisogno di nessuno che ci insegni come amarla, ma dobbiamo comportarci come ieri allo stadio!».

Un ricordo vivido, vissuto in diretta a soli 12 anni con sofferta gioia e anche speranza, grazie alle parole di quest’uomo, all’umorismo di Troisi con il suo scherzoso – «Festeggiate, ma non lasciate il gas e l’acqua aperti» – e quella fantastica squadra. Tutti uniti in quella che poteva sembrare una nuova alba per Napoli e i napoletani. Addio professor Luciano De Crescenzo.

SALVIO IMPARATO

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Manchester City-Liverpool 2-1: Giochi riaperti

Manchester City-Liverpool non è stata semplicemente una grande partita. E’ stata anche la prova della consapevolezza che Guardiola e Klopp hanno dello spessore dell’altro. E di come le grandezze di questi due allenatori si intersechino e si influenzino a vicenda. La vittoria di misura del Manchester City riapre i giochi per la corsa alla Premier League. E pone fine all’imbattibilità del Liverpool di Klopp dopo 20 partite. Allo stesso modo di come lo scorso anno i Reds avevano invece interrotto la striscia del City.

Sta diventando sempre più semplice abituarsi all’idea di dover definire le sfide tra le squadre di Guardiola e quelle di Klopp delle vere e proprie battaglie tattiche. Il rispetto e il timore delle capacità dell’avversario sono ormai ben visibili sul campo. E l’importanza che acquisiscono i dettagli nella direzione delle partite è superiore a quella che noi siamo disposti ad accettare. A maggior ragione se poi consideriamo il peso della partita in sé e le conseguenze che esiti diversi avrebbero portato. Nell’economia dei novanta minuti, il pareggio sarebbe forse stato il risultato più giusto. L’equilibrio complessivo sempre sul filo del rasoio e con fasi alterne di conduzione del gioco ha prodotto alla fine lo stesso numero di tiri in porta. La splendida azione che ha portato al palo di Manè e al clamoroso salvataggio di Stones è stata però il manifesto della direzione che la partita avrebbe poi preso. Gli errori da matita blu di Lovren hanno poi fatto il resto.

Si può discutere con il senno di poi la scelta di Klopp di ritornare per l’occasione al 4-3-3. Accantonando per la partita in questione il nuovo sistema rinvenuto quest’anno. Ovvero quello con il doppio mediano e Fabinho in pianta stabile e i quattro giocatori offensivi. Con l’ingresso di Shaqiri quasi in pianta stabile, Firmino rifinitore e Salah centravanti. Klopp, probabilmente contando sul fatto di avere a disposizione due risultati su tre, ha optato per un centrocampo più aggressivo senza palla. Volto a soffocare la fluidità della manovra di una squadra che avrebbe dovuto necessariamente giocare per vincere. Per poi ripartire con regolarità. La bellezza data dalla verticalità dell’azione che ha portato al palo di Manè è raggiante. E il salvataggio incredibile sulla linea di Stones dopo il pasticcio con Ederson ha forse impedito al piano gara di Klopp di mettere la freccia per la nona volta in sedici confronti diretti tra i due allenatori.

Ma tornando a parlare dell’influenza reciproca dei princìpi di gioco dei due allenatori, va sottolineato questo. Considerato lo score a favore di Klopp e le dinamiche interne delle due gare di quest’anno, la sensazione è che il tecnico ad aver studiato quasi ossessivamente sia stato Guardiola. Coerentemente con la sua maniacalità. Dapprima rinunciando quasi al dominio del pallone nello 0-0 di Anfield. E in seguito andando a mille all’ora nella partita di giovedì. Affrontando quindi coraggiosamente Klopp utilizzando le sue stesse armi. Bernardo Silva sarà al termine della gara il giocatore ad aver percorso più chilometri in Premier League quest’anno in una singola partita.

E alla bellezza e all’emozione del confronto hanno certamente contribuito anche le controrisposte di Klopp, che non sono mancate. I Reds quest’anno sono una squadra molto più quadrata, in grado di gestire i ritmi delle partite senza perdere l’intensità e la verticalità nei momenti chiave. In grado di risalire il campo in maniera sempre diretta ma anche più lucida e ragionata. E’ forse questo il compromesso che ha permesso agli uomini di Klopp di perdere per la prima volta alla ventunesima partita. Dopo aver vinto in diciassette occasioni. L’immagine è quella di una squadra che ha l’intensità e la verticalità nel sangue. Ma la cui consapevolezza di aver raggiunto uno status superiore ha portato a capire di dover razionare le energie. Per poter trovare forse l’unica cosa che mancava, la continuità.

E le controrisposte in questi termini sono arrivate anche in questa partita ovviamente. Ma abbiamo già detto quanto siano importanti i dettagli. E gli errori individuali di Lovren non erano ieri una sorpresa e non lo sono certo oggi. In occasione di entrambi i gol del City sono state decisive in negativo le sue letture. Facendosi anticipare nettamente da Aguero prima, e occupando la posizione sbagliata poi, mettendo in crisi l’intero reparto. Certo è che con gli infortuni del titolare Joe Gomez e di Matip, soluzioni alternative per Klopp non sembravano esserci.

Le prestazioni individuali della squadra di Guardiola sono state di altissimo livello. Fernandinho è stato un gigante e ha dimostrato per l’ennesima volta di essere la chiave di volta insostituibile per i meccanismi di equilibrio del Manchester City. La prova atletica, prima ancora che tecnica, di Bernardo Silva, è stata sontuosa. Quella di Aguero in qualità di attaccante moderno fantastica. E lo stesso dicasi per quella di Laporte, che oltre a bloccare Salah quasi alla perfezione ha avuto anche la forza e l’intelligenza di fare il terzino puro. Per quanto riguarda Sanè, le sue doti atletiche, aerobiche e tecniche e la loro capacità di coesistere meriterebbero sempre una menzione a parte. E il suo gol del 2-1 è un colpo da biliardo, imparabile anche per Alisson.

Siamo stati costretti nelle settimane scorse a dover leggere di un Klopp associato alla dea bendata come se fosse una colpa. Come se poi dietro qualunque tipo di successo vi sia alla base l’assoluta perfezione. Come se poi l’andamento e la direzione di alcuni momenti non abbiano mai contribuito in positivo o in negativo nella storia dei trionfi e delle vittorie. Dichiarazioni forse poco lucide, macchiate da fanatismi forse inconsapevoli ma forti. Che dimostrano di non conoscere la storia di un allenatore che ha invece sempre pagato per i suoi errori, restando comunque in credito con la fortuna da anni. Diversamente, la sua storia dei momenti topici avrebbe meritato di non essere questa.

Abbiamo letto di un Liverpool in calo per il fatto di aver perso meritatamente le tre trasferte nel girone di Champions. Senza magari considerare il fatto che, dopo la finale dello scorso anno, sia emersa forse in quelle circostanze anche la volontà di rivolgere la testa e le energie ad un campionato che manca dal 1990. Anche perché in tutte e tre le occasioni fu un Liverpool troppo brutto per poter essere definito semplicemente in giornata no. Di fronte invece al passaggio del turno meritato o meno, il discorso può anche starci. Ma la consapevolezza europea del Napoli di quest’anno non può essere macchiata di certo per una sola partita persa meritatamente, contro un avversario che ha sfortunatamente per gli azzurri giocato come sa.

La Premier League può in ogni caso dirsi riaperta. Il Liverpool è sempre in testa a quota 54, il City ha ridotto le distanze a quattro lunghezze, mentre il Tottenham, con i suoi 48 punti, è sempre lì. In un momento di forma smagliante. E senza aver speso un centesimo nella sessione estiva di mercato. Lo scorso anno, come detto, il Liverpool pose fine all’imbattibilità del City, ma la squadra di Guardiola continuò a dominare e vinse comunque il campionato. Questo per Klopp è l’anno della verità. Entrare definitivamente nella forma mentis di squadra che deve essere rincorsa e non che deve rincorrere. Proseguire il cammino con la stessa consapevolezza allontanando qualsiasi tipo di contraccolpo. Il confine tra la vittoria e la sconfitta alla fine del campionato è sottilissimo. Sia per quanto riguarda il suo status di allenatore che per quanto riguarda la storia del Liverpool.

Gioacchino Piedimonte

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Zeman: “Dobbiamo migliorare più sul piano mentale che tecnico. Esonero? Ci sono dei problemi!”

Scuro in volto Zdenek Zeman nella conferenza post Sampdoria-Pescara, sembra non aver digerito i minuti iniziali della sua squadra, che si è trovata sotto 2-0 in pochi minuti, forse le scorie per la sconfitta di La Spezia hanno influito non poco sull’approccio alla gara. Ecco l’estratto delle parole del Boemo nella sala stampa del Ferraris, in apertura la mia domanda e poi quella dei colleghi presenti.

Mister buonasera, anche se vi siete trovati sotto in pochi minuti, la squadra ha mostrato a sprazzi quello che lei vorrebbe vedere, è indicativo il fatto che una delle giocate, che lei predilige da un play, l’ha eseguita il vostro portiere, Marco Pigliacelli?

Si Pigliacelli fa anche troppo il play, anche perché cerchiamo spesso il portiere giocando palla dietro, dopo il gol fatto abbiamo avuto più convinzione e abbiamo provato qualcosa, ma era troppo tardi.

Per tutto il primo tempo non si è mai alzato dalla panchina, era già rassegnato?

“Io mi alzo sempre poco, perché sono convinto che facciamo in campo le cose fatte in allenamento. Nel secondo tempo ho cercato di dirigere i ragazzi cercando di dargli qualche indicazione in più”

Dopo gli otto gol subiti,  in questa trasferta ligure, c’è qualcosa di buono che porta a casa?

“L’atteggiamento dei ragazzi nel secondo tempo di stasera, con la testa libera hanno fatto vedere che sono capaci di eseguire certi concetti, dobbiamo migliorare mentalmente più che tecnicamente, dobbiamo essere convinti dal primo minuto su quello che facciamo”

Mister visto il momento, ha paura di essere sostituito?

“Io vorrei fare tanto per questa squadra, vorrei che provasse di più a fare quello che chiedo. Come allenatore sono abituato ad essere in discussione, fa parte della nostra vita, mi piacerebbe uscire da questo momento con gioco e risultati, ma ci sono dei problemi!”

SALVIO IMPARATO

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Sebastiani: “Zeman sta lavorando tutti i giorni per il Pescara del futuro” (VIDEO)

Il presidente Sebastiani ha parlato dopo l’amichevole di Ortona, vinta 11-0 dagli uomini di Zeman, soffermandosi sulle qualità dei ragazzi a disposizione

“Ci vuole pazienza, anche se sono tutti ragazzi di qualità, magari sono tanti ma comunque supportati da uomini di esperienza, su tutti Campagnaro che in B gioca ancora facile, se il mister non l’ha fatto giocare è perché non lo vede ancora in condizione, d’altronde non conosco allenatori che vogliono farsi male. Zeman lavora tutti i giorni per creare il Pescara del futuro”

SALVIO IMPARATO

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Napoli-Shakhtar 3-0, una vittoria diversa. Sarri: “Non ho bisogno di chiamare Guardiola, Maggio grande prestazione”

Nonostante un San Paolo surrealmente, per l’occasione, semivuoto, il Napoli ha offerto una delle migliori e importanti prestazioni della stagione, non tanto per il risultato, ma per come è arrivato, per le giocate offerte senza Insigne in campo e le insolite scelte di Sarri. Una vittoria diversa che racconta cose nuove di questo Napoli, a parte la magia di Lorenzo, la squadra ha dato un altro segnale importante anche per il campionato. Zielinsky e Rui esterni alti hanno proposto valide alternative di modulo nella stessa partita, passando tranquillamente dal 4-3-3 al 4-4-2 e al 4-5-1, quest’ultimo da sempre la versione difensiva del 4-3-3 in fase di non possesso, ma a volte non basta arretrare gli esterni, serve gente con determinate caratteristiche e il polacco e il portoghese hanno dimostrato di averle, da quell’altro lato ad un inesauribile Callejon può chiedergli anche di fare il terzino. Proprio Sarri, in conferenza, ha parlato della possibilità di vedere queste diverse soluzioni anche in campionato, ovviamente più per partite in cui c’è da gestire un vantaggio, che in partite su campi chiusi dove c’è da aprire le difese avversarie. Complimenti da parte del toscano anche per la difesa e per Maggio – << Vorrei sottolineare la prestazione di Maggio, quando sei fuori tanto tempo e ti fai trovare pronto in una partita del genere, vuol dire che ha alte qualità calcistiche e umane>> – una battuta anche sulla scherzosa possibilità di chiamare Guardiola per chiedergli la vittoria – << Non ho bisogno di chiamare Guardiola, per la sua mentalità so che andrà in Ukraina per vincere>> – il Napoli quindi spera ancora, ma il segnale importante è che la squadra si sta adattando al meglio alle emergenze, messaggio importante in ottica scudetto.

SALVIO IMPARATO

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Zeman: “A sprazzi si è visto qualcosa, Pettinari è dall’inizio che volete farlo fuori” (VIDEO)

Nella conferenza post Pescara-Pro Vercelli, Zdenek Zeman soddisfatto per la prima ora di gioco della sua squadra, che poi ha sofferto le palle lunghe dell’avversario. Nel finale riserva una stoccata ad alcuni giornalisti presenti – <> – spiega il Boemo che poi abbandona la sala stampa.

SALVIO IMPARATO

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Sarrismo, Zeman e disfatta mondiale secondo Mastroluca

In una settimana senza campionato, ma con la triste mancata qualificazione della nostra nazionale, il pensiero di uno zemaniano attratto e incuriosito dal Sarrismo, il nuovo fenomeno calcistico italiano, non si ferma. Ho avuto l’occasione di dialogare e confrontarmi, cercando di approfondire le origini, le evoluzioni e le similitudini con il calcio del passato, magari perché no, anche quello del presente con Alessandro Mastroluca sagace esperto di calcio, autore di interessantissime analisi tattiche su Fanpage e Rivistaundici.com

Ciao Alessandro, tu che analizzi il calcio partendo da lontano, cosa rappresenta per te il Sarrismo, fanatismo o si può parlare di qualcosa di innovativo?

“Secondo me Sarri più che innovare davvero, perfeziona una serie di filoni che già si erano intravisti. Quello di Sacchi in primis, e quello di Zeman di cui riporta quell’idea di 433, come modulo migliore per coprire gli spazi. Porta certamente un modo di giocare interessante, lo fa in una maniera tale che gli permette di combinare, quest’anno più dell’anno scorso, l’equilibrio in fase di non possesso e nel recupero alto del pallone, perché la squadra resta corta rendendo più difficile per gli avversari ribaltare l’azione e cercare di saltare la prima linea di pressing. Contemporaneamente il Napoli non ha più bisogno di andare a duemila e la massimo per vincere le partite, come l’anno scorso, sa anche gestire e controllare proprio perché si muove molto meglio in campo. Detto questo  qualcosa di innovativo sicuramente c’è, Sarri non è un rivoluzionario, ma non credo che oggi nel calcio si possa più veramente innovare, si può perfezionare. Sostanzialmente la qualità dell’allenatore di oggi è cercare di fare in modo che i giocatori che ha, rendano al meglio, nel caso di Sarri c’è una visone che si adatta alla rosa e dunque che plasma il senso della squadra, ed è una visone che poggia su una tradizione, che non è quella tutta italiana difesa e contropiede, ma è appunto figlia del filone che parte da Sacchi in poi.”

Perdendo Higuain, il tridente del Napoli sembra più puro, più libero di esprimersi 

“Si e no, nel senso che Higuain non è un centravanti classico, non è una prima punta come siamo abituati a vedere, per quello si inseriva bene nel 4-3-3, perché è un giocatore che fa un enorme lavoro per la squadra, non a caso Capello lo volle al Real Madrid dopo averlo visto al River,  che fa tanto movimento per i compagni, viene tanto dietro, crea gli spazi per gli inserimenti degli esterni ed è un lavoro che funziona altrettanto  bene anche oggi alla Juventus, che si incastra bene sia con Dybala che con Mandzukic, perché il croato lavora molto più sull’esterno, mentre Higuain agisce nel corridoio centrale andando a dare profondità,  permettendo a Dybala  eventualmente di inserirsi da dietro, facendo in modo che i due esterni alti vadano ad occupare i semispazi con i due interni, in fase di costruzione, trovandosi poi di nuovo libero nella fase di finalizzazione. Quindi Higuain si incastrava bene nel 4-3-3 di Sarri, certo era evidente dall’altro lato che era talmente tanto importante per la squadra, che tendeva a giocare per lui  e questo ha creato non pochi problemi al primo Sarri, quando l’argentino è mancato, quando non aveva a disposizione una prima punta che facesse lo stesso tipo di movimenti, che fosse un punto di riferimento in quella maniera, anche lo stesso Mertens ci ha messo un pò a capire come muoversi come centravanti nel tridente, non ci dimentichiamo che i primi tempi di Mertens falso 9, che è un termine che mi piace poco ma per capirci, non sono stati buonissimi, il Napoli aveva tanta difficoltà ad entrare in area, a creare azioni, faceva tanto possesso, ma abbastanza sterile negli ultimi venti metri, quando Mertens ancora veniva troppo dietro facendo più movimento da attaccante esterno del 4-3-3, che non da attaccante centrale. Adesso i movimenti di tutti, di Mertens in relazione alla squadra, della squadra in relazione ai tre davanti sono estremamente perfezionati e quindi può funzionare anche un modo di costruire l’azione, se vogliamo prevedibile nel suo sviluppo, cioè molto sul lato sinistro, sfruttando il triangolo Ghoulam (prima che si infortunasse), Hamisik e Insigne, lavorando per ribaltare il gioco con Callejon sul lato debole, che va alle spalle del difensore opposto, lui che è ala molto più classica rispetto a Insigne.

Sarri tempo fa, ad Empoli, dichiarò di non avere modelli, vedendo però in Zeman il personaggio che più lo affascinava, ma gli addetti ai lavori preferiscono paragonarlo a Sacchi e a Guardiola, più che al Boemo. Tu ci vedi tanto o poco di Zeman nel calcio del toscano?

Chiaramente Sacchi secondo me è il primo riferimento dal punto di vista nel modo di giocare, perché è il capostipite della zona pressing, della difesa orientata venendo in avanti, di un pressing orientato al recupero alto del pallone, all’idea che la squadra debba essere corta, all’idea che ogni giocatore abbia dei compiti che devono essere semplici, interiorizzati e ripetuti. Questo è il calcio di Sacchi ed è un pò anche il calcio di Sarri, come principi. Di Zeman vedo affinità nel modo di intendere il ruolo di allenatore, che non è solo uno che si adatta ai giocatori che ha,  ma che cerca di imporre una visone, che cerca di portare una filosofia, che cerca di essere maestro e insegnante di calcio, quindi è il modo di intendere il suo ruolo di allenatore che più li accomuna, più che l’aspetto strettamente tattico delle squadra.

Tu che segui il calcio a 360 gradi, cosa pensi del Sarrismo personalmente e cosa pensi della visione tutta italiana, non ultimo Allegri si è espresso sulla questione, che antepone la vittoria all’estetica del gioco, cercando di sminuire quest’ultimo fenomeno nato dal binomio Napoli-Sarri?

Da un certo punto di vista è questione di quali obiettivi e ambizione hai, perché si può vincere in tanti modi. E’ chiaro che alla Juventus,  dove per tradizione già con gli Agnelli – <<La vittoria è l’unica cosa che conta>> – , la bellezza del gioco verrà inevitabilmente, inesorabilmente al secondo posto, se non al terzo, rispetto all’efficacia e al raggiungimento del risultato. In una piazza come Napoli,  finché non c’è stato il salto di qualità degli ultimi anni,  e quindi quando il Napoli è diventata ed ha cominciato a viversi e a sentirsi come una concorrente per lo scudetto,  quando l’obiettivo del Napoli era arrivare tra le prime quattro allora la visione, la passione, l’identità e la riconoscibilità, diventavano valori che permettevano identificazione, che permettevano al modello Napoli di essere percepito come qualcosa di peculiare, e dunque essere percepito come un valore, ed è quella la cifra distintiva. Ora questo non basta più, adesso Sarri deve vincere.

Ora però la situazione, con l’infortunio di Ghoulam, che si aggiunge a quello di Milik, si complica non poco per Sarri, se come hai detto adesso deve vincere, per farlo basterà attendere che Mario Rui cresca, o pensi che Sarri debba addirittura inserire un altro modulo o adattare dei giocatori ne ruolo di terzino sinistro? 

Io ho l’impressione che qualcosa debba cambiare, ma non tanto per Mario Rui che comunque è un giocatore valido e ha delle caratteristiche che potrebbero prestarsi, anche lui è un terzino di spinta e che per giunta Sarri conosce già, ho la sensazione però che è il resto della squadra che deve incominciare a muoversi diversamente, perché ovviamente Mario Rui non ha gli stessi movimenti, non ha la stessa tendenza offensiva che ha Ghoulam. Questo richiederà del tempo, perché ora la squadra si muove a memoria, se invece hai un terzino che non sale così alto, o che lo fa con un tempismo diverso, allora è chiaro che per costruire la stessa situazione su quella fascia la mezzala di riferimento dovrà stare magari più alta, l’altra mezzala, che gioca nella posizione opposta ad Hamsik, occuperà una zona di campo diversa, venendo  un pò più centrale se lo slovacco si sposterà accompagnando dal lato di Insigne. Lo stesso Koulibaly probabilmente dovrà scalare diversamente, per garantire a Mario Rui le spalle coperte, c’è tutta una piccola serie di adattamenti che andranno fatti, perché Mario Rui, almeno nella fase iniziale, dovrà interiorizzare una serie di movimenti che al momento non ha, però per garantire la stessa efficacia in un modello che funziona come un ingranaggio, in cui tutti hanno dei compiti precisi, semplici e specifici, se uno degli anelli salta tutti gli altri devono lavorare diversamente per coprire quella mancanza e del tempo ci vuole, il tempo che ci è voluto l’anno scorso per abituarsi a giocare con un diverso riferimento offensivo. In questo sta la bravura di un allenatore, perché d’altra parte è un limite pensare che il successo di una squadra dipenda dalla condizione di un solo giocatore e fino ad ora a Sarri poco si può dire come rendimento e obiettivi, in questa stagione ha perso solo contro la squadra più forte del momento, Il City di Guardiola,  che gioca il calcio più visionario di tutta Europa, dominandola anche per un tempo nella partita di ritorno.

Parlando di nazionale anche tu sei stato duro, su Fanpage, con Ventura, il modello Sarri non era proprio riproducibile? Non ti stupisce pur avendo il materiale per fare un buon 4-3-3 abbia optato per il 4-2-4 e il 3-5-2?

No, non era riproducibile, perchè non è questione di modulo ma di movimenti che devi affinare quotidianamente e i tempi della nazionale non te lo permette, e no che non mi stupisce di Ventura. Questi sono i suoi moduli, lui è un allenatore e non un selezionatore, e ha insistito per me con troppa rigidità su una visione che non si combina con gli uomini a disposizione. Ma non lo scopriamo oggi che sia un tecnico rigido.

Per finire parliamo del Pescara di Zeman,  hai avuto modo di seguirlo? Se si che ne pensi?

Mi stupisce, partendo dalle cose meno positive come si fa in genere,  vedere poca impronta zemaniana in questo Pescara, vedo ancora una squadra che spesso si muove in maniera disomogenea, slegata, con i giocatori un pò se vogliamo  per conto loro, mentre invece il 4-3-3 di Zeman, che è ancora più complicato di quello di Sarri, perché richiede posizioni diverse, un’occupazione del campo diversa, un pò più alta, un pò più larga, ha proprio bisogno invece di una squadra che si muova in maniera estremamente coesa per tutti i 90 minuti e questo ancora non si è visto, si sono visti alcuni momenti buoni, per esempio la prima mezz’ora del secondo tempo contro il Palermo, ma non c’è ancora una squadra dalla fisionomia tipicamente zemaniana in maniera continuativa. Il tempo secondo me lavora a favore, Zeman è per la squadra, non dimentichiamoci, noi che siamo zemaniani da un pò sappiamo che i primi sei mesi sono sempre piuttosto complicati, le prime tre, quattro partite andrebbero in realtà quasi non viste in genere, quest’anno ha fatto forse un pò eccezione, ma in realtà gli inizi di Zeman non sono mai straordinari, si vede qualcosa a novembre e dicembre, a gennaio meno e poi di solito in primavera la squadra viaggia al doppio degli altri. Il campionato di B quest’anno è molto particolare, c’è una classifica cortissima ed è molto difficile da decifrare, ed è importante, per il Pescara, non perdere troppo contatto perché a un certo punto questo campionato prenderà una via e una fisionomia che al momento non ha, e sarà li che al Pescara, avendo chiare ambizioni di promozione, servirà farsi trovare nelle posizioni che contano.

Ci spieghi meglio perché pensi che il 4-3-3 di Zeman sia più complicato di quello di Sarri? 

Prima di tutto perché è più dispendioso, perché a maggior ragione quando il Pescara ha la palla e soprattutto quando non ce l’ha, quindi nella gestione delle fasi di non possesso, la difesa è più alta, le linee sono un pò più lontane e questo comporta che:  in fase di pressing e in fase di copertura preventiva di transizione, ogni giocatore ha più campo da coprire ed è tanto più importante la posizione del singolo in rapporto al collettivo. Il Napoli quest’anno soprattutto, ancor più dell’anno scorso, corre meglio e occupa meno campo in lunghezza, è una squadra molto più corta e questo permette al Napoli di gestire, quindi di stare più dietro avendo una linea se vogliamo più arretrata rispetto a quello che si vedeva l’anno scorso, senza correre troppi rischi ma contemporaneamente senza essere passiva, quando preme sale tutta insieme, la difesa resta equilibrata mantenendo il recupero alto del pallone, perché la squadra è corta, e questa fa si che ogni giocatore corra meno e meglio, si stanchi di meno e regga di più. A Pescara questo ancora non si vede, perché gli spazi da coprire sono più alti, quando hai la difesa più alta ogni errore pesa più e quindi servono anche delle caratteristiche individuali particolari per interpretare quella visone in una maniera che sia produttiva. Quando a Pescara c’erano gli Insigne, i Verratti,  gli Immobile, i Cascione e i Sansovini etc. che erano giocatori che poi abbiamo avere delle caratteristiche e delle qualità molto alte e particolari, quel modulo funzionava in maniera strepitosa, perché c’erano degli interpreti che permettevano a quella visione di prendere forma. E’ il vecchio principio di Cruijff, giocare a calcio e semplice, ma in quanto semplice è la cosa più difficile che ci possa essere, il calcio totale non è una cosa da tutti, servono giocatori con delle qualità speciali e se non ce le hai fai qualcos’altro.

Salvio Imparato

 

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Chievo-Napoli, un pigro 0-0

Il Napoli in scena a Verona contro il Chievo di Maran, non approfitta della battuta d’arresto dell’Inter, fermata dal Torino sull’1-1, e la Juventus si avvina a -1. Affrontare una squadra come il Chievo, con poca brillantezza e poca aggressività senza palla, è sempre difficile perché gli uomini di Maran sono sempre abili, a non concedere profondità e a coprire le linee di passaggio. Una gara che andava affrontata con più dinamismo, infatti sono mancati al Napoli la velocità nell’impostare l’azione e la precisione negli ultimi metri. Forse un appannamento dovuto alle fatiche di Champions, che hanno anche costretto Sarri a fare scelte obbligate, tra le quali Mario Rui, il terzino non ha per niente sfigurato, ha forse mostrato un piede più educato dell’algerino Goulham e un buon senso della posizione. Esordio anche per il portiere napoletano Sepe, che forse ha mostrato un po’ di insicurezza nelle uscite e un pò di lentezza nell’impostare l’azione, dando al Chievo più tempo per riposizionarsi dietro. In questo appannamento generale difficile parlare di migliori e peggiori in campo, l’importante per il Napoli sarà recuperare energie psicofisiche, per ritornare a fare il calcio che ha portato la squadra, in vetta alla classifica.

Salvio Imparato

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Zeman: “Quando il Napoli perde, partita non mi piace mai”

Avvicinato dopo la consueta conferenza post partita, in cui il suo Pescara ferma il Palermo sul 2-2, gli chiedo se ha gradito il match di Champions League Napoli-Manchester City, bella la risposta del Boemo, dichiarazione d’amore per gli azzurri, con l’immancabile sigaretta si dice dispiaciuto per la sconfitta della squadra di Sarri e del suo ex Insigne

Salvio Imparato

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