Napoli-Crotone 4-3: vincono gli attacchi

Napoli-Crotone

Di scena al Maradona stadium va un incontro quasi da testacoda. I partenopei di Gattuso contro gli squali del redivivo Serse Cosmi. I calabresi strappano applausi per come giocano, veloci e garibaldini, ma concedono tanto, troppo. 74 reti subite di cui altre 4 al vecchio San Paolo. La forza offensiva del Napoli è andata a nozze.

1. Napoli-Crotone, il primo tempo

Napoli-Crotone. Gattuso, in vista della supersfida di Mercoledì contro la Juventus, si concede leggero turnover e arma i cannoni, presenta un 4231 a fortissima trazione anteriore con Mertens e Osimhen contemporaneamente di punta. Squadra naturalmente squilibrata, constando sulle fasce di due ali e due terzini di spinta alle loro spalle, si presentava grammaticalmente però corretta al fischio d’inizio per chiudere presto la pratica Crotone.

Cosmi, dal canto suo, complice una rosa a sua disposizione votata al gioco veloce e offensivo, ha presentato un centrocampo leggero con Zanellato, Benali e Messias a supporto di due punte vere come Simy e Ounas. Il trasformista Molina invece decentrato sulla fascia sinistra. Lui di piede buono ma destrorso.

L’equilibrio del Napoli, gravitante completamente intorno al perno consumato di Bakayoko, sarebbe stato facilmente attaccabile con altro undici iniziale da parte dei calabresi. Ma la lettura originaria dell’allenatore degli Squali ha lasciato al Napoli il dominio completo del gioco e della partita. Il Crotone non abilissimo a marcare in area di rigore, non a suo agio se schiacciato nella propria metà campo, crolla in un primo tempo sotto i colpi di Insigne, Mertens e Osimhen.

Eppure, che il Napoli fosse vulnerabile Cosmi lo comprende già nella sciagurata prima frazione di gioco dei suoi, durante la quale comunque colleziona due contropiedi mortiferi. In uno Manolas propizia un gol di Simy quasi collocabile nella categoria “auto-gol”; nell’altro Meret mette le mani su quello che a quel punto sembra un tranquillo Sabato prepasquale in quel di Napoli.

2. Parentesi: il gol d’Insigne

Ormai il capitano ha raggiunto gradi e status quo. Dopo tante lamentele talvolta ingiustificate, il talento di Frattamaggiore ha la centralità nel progetto del Napoli tanto cercata e richiesta a società e allenatori. E Gattuso, che è anche una sua creatura, sta ricevendo regali in versione di Perle e Coralli.

Ieri, più che il gol, resta negli occhi lucidi dei tifosi partenopei lo schiaffo in sforbiciata volante che Lorenzo Insigne, dopo attacco andaluso alla linea difensiva, di esterno destro ha dato al pallone per servire l’accorrente Osimhen. Il nigeriano ha così potuto depositare a porta vuota il gol che porta la sifda Napoli-Crotone sul 2-0. Nelle more: ragguardevole la punizione di Mertens… forte e tagliente! Quanto basta per togliere tempo d’intervento a Cordaz, incolpevole portiere e bandiera storica del Crotone.

3. Napoli-Crotone, il secondo tempo

Cosmi entra nella ripresa con le idee chiare in testa. Sposta soldatino Molina a destra. Insierisce il più arcigno Pedro Pereira al posto dell’aitante Rispoli. Inoltre accomoda in panchina lo spento Ounas, che lascia il posto in attacco all’irrefrenabile Messias. A centrocampo viene aggiunto un centrocampista di presenza come Vulic.

Ecco che di fronte ad un Crotone molto più equilibrato rispetto a quello del Primo Tempo un Napoli anche appagato va in difficoltà. Gli squilibri del 1 tempo che non avevano preoccupato diventano lacune. Il Napoli perde sin dall’inizio del 2 tempo il controllo della gara. E gli azzurri quando non sono padroni del proprio destino tendono a perdere anche le certezze psicologiche acquisite.

Sono 25 i minuti di agonica sofferenza del Napoli. I partenopei soffrono il palleggio del Crotone e non mordono in avanti. Black out complessivo in cui i poco brillanti Manolas e Maksimovic giungono a consuzione. Il greco concede anche un secondo gol, quello del 3-2, spazzato via da Simy. Il serbo compie harakiri tecnico: scopre la palla che Messias rapina con destrezza e s’invola con una certa qual cattiveria a depositare in porta per l’impronosticabile 3-3 in rimonta del Crotone.

Che Maksimovic sia difensore ormai fuori dal progetto Napoli è cosa che lui stesso ribadisce ogni volta che indossa scarpini da calcio ormai da Dicembre. Che Manolas dipenda troppo dalla sua salute atletica, è fatto altrettanto noto: con Koulibaly il greco ha media gol subiti di 0.73 – proiezione su 38 partite di 27 gol subiti: media scudetto -. Manolas e KK hanno giocato 1107 minuti, pari a 12 partite. Il dubbio su Manolas non è tecnico ma fisico. Gioca troppo poco per garantire ciò che in coppia con il centrale senegalese può dare difensivamente al Napoli, ossia numeri da scudetto.

4. Ci pensa Giovanni Di Lorenzo

Napoli-Crotone sembra compromessa. Vulic ha l’opportunità del ribaltone definitivo. Spreca! Allora ci pensa un terzino che da bambino era soprannominato BatiGol, conosciuto da tutti come Giovanni Di Lorenzo. Il fin troppo sottovalutato Giovanni sfodera un marchio di fabbrica del suo repertorio… il gol! Rientra sul sinistro e trova l’angolino basso alla destra di Cordaz. 4-3, come con la Lazio in un Sabato prepasquale di tanti anni fa. All’epoca fu tripletta di Cavani a segnare delirio al San Paolo.

Poi l’ingresso poco dopo il gol di Zielinski: parità numerica a centrocampo ristabilità con colpevole ritardo e partita di nuovo nelle mani del Napoli, pertanto in ghiaccio. Elmas, inoltre, che si procura trafiletto cronachistico offrendo, già prima del quarto gol, gamba e sprint ad una mediana dilaniata dall’inconsistenza di Bakayoko progressivamente riacutizzatasi.

Casatiello e Pastiera sono salvi… ora finalmente deglutibili e digeribili. Buona Pasqua!

Massimo Scotto di Santolo

Pescara-Salernitana, Zeman: “Due squadre a cui manca la continuità. Vorrei allenare ancora”

Zdenek Zeman interpellato sulla prossima sfida di B, Pescara-Salernitana, parla a 360° sul calcio italiano di A e B, sul Var, sul Napoli, sul mercato e sul suo futuro.

“Pescara-Salernitana? È una sfida tra due squadre che hanno espresso buon calcio, ma senza continuità. Il Pescara ha il vantaggio di giocare in casa, ma ultimamente all’Adriatico ci va poca gente. Ventura ha molta esperienza e se ha costruito la squadra insieme al Ds, bisogna lasciarlo lavorare. I campionati si vincono con la programmazione, costruendo la squadra adatta all’allenatore. Non credo nel mercato di gennaio. Alla Salernitana dei miei tempi, presero 15 giocatori a gennaio e non rimase nessuno”.

Serie B

“Il Pescara ha deluso? Sono tante ad aver deluso, l’Empoli e la Cremonese specialmente. È un campionato strano, se fai tre vittorie sei in A, se fai tre sconfitte sei in C. Il Benevento fa un campionato a parte, anche se non fa un buon calcio, vince con gli uno a zero e fino ad ora gli sta riuscendo, l’unica ad averli battuti è proprio il Pescara. C’è ancora tanto da giocare.”

Var, Serie A e Futuro

“Sono sempre stato contrario al Var. Doveva servire a limitare l’errore umano, ma ha fatto tanti errori quest’anno. Se la tecnologia fa errori è meglio farli fare all’arbitro.”

“La serie A non è in crisi come dicono, lo dimostra anche la nazionale, c’è meno pubblico perché ci sono troppe partite in tv che non sono nemmeno emozionanti, anche se Juve, Inter, Lazio e Atalanta giocano un bel calcio. Alcune società paradossalmente preferiscono poca gente negli stadi, così c’è meno rischio di incidenti. Sarebbe bello tornare a vedere bel calcio negli stadi senza incidenti.”

“La crisi del Napoli non me la spiego, dovrei essere dentro. Per me non è un problema di allenatore o di giocatori che improvvisamente non sanno più giocare. È una questione di testa e di motivazioni e la questione del ritiro ha aggravato il tutto”

“Futuro? Io vorrei fare ancora qualcosa nel calcio, purtroppo la mia volontà non basta. Per ora guardo calcio da casa e la Roma e la Lazio allo stadio”

Salvio Imparato

Gattuso ha ragione, ma è corretto dire che il Napoli torna a pensare?

Gattuso chiede alla stampa di fare il bene del Napoli, ma forse sbaglia a spiegare il nuovo metodo del Napoli. Proviamo a spiegare perché.

https://fbwat.ch/1yCyJ3oiRoGXFHp0

Lo snobismo per Gattuso è partito. Era auspicabile portando vento di sarrismo, specialmente se sbandierato da chi meno te l’aspetti, da De Laurentiis, il presidente che qui chiamano Pappone. Ed è qui che la stampa partenopea ha perso la bussola. Mesi e mesi a difendere Ancelotti per screditare il predecessore, con tesi improbabili e in malafede, si è sentita tradita da questo inauspicabile dietrofront presidenziale. Un tradimento simile lo ha subito la famosa pagina sarrismo, quando fu ufficiale il passaggio di Sarri alla Juventus. Di certo i fan del toscano non hanno il coltello tra i denti come alcuni giornalisti vicini al Napoli, pronti a pugnalare Gattuso, sperando in passi falsi e fallimento.

Gattuso fa benissimo a sfogarsi e a chiedere il bene del Napoli. Sbaglia però, insieme al Napoli (Giuntoli ndr), a dire che il Napoli torna a pensare. I termini e la comunicazione sono importanti, se Sarri veniva attaccato per la sua, irriverente e a volte volgare, era però impeccabile nei termini e nei concetti. A dire il vero anche Ringhio, quando ha parlato di calcio in serenità ha saputo essere chiaro e ha dimostrato preparato. Ma sulla questione della squadra pensante ha dato l’assist perfetto ad alcuni media per alzare il polverone Gattuso vs Ancelotti.

Di solito la stampa calcistica, specialmente quella autorevole, non studia, non si aggiorna anzi il loro scopo, data la velocità di consegna e la ricerca di feedback click tendono ad essere superficiali ed approfittare di crepe di linguaggio. In questa giungla abbiamo assistito a concetti chiari stravolti completamente, quindi figuriamoci. Ecco che in questo contesto non conviene esprimere concetti delicati in modo errato.

IL NAPOLI DI ANCELOTTI DOVEVA PENSARE TROPPO

Il Napoli ha cambiato metodo e se vogliamo affermare che quello attuale è più giusto per questo Napoli non sbagliamo. Sbagliamo se diciamo che la squadra torna a pensare, perché con Ancelotti il problema era proprio questo. I ragazzi erano costretti a pensare troppo ed essere meno automatizzati. Dovevano essere più pronti ad interpretare lo sviluppo del gioco (ne abbiamo parlato qui), e su questo vuoi per una questione, di caretteristiche, di tattica o psicologica, il Napoli ha avuto delle grosse difficoltà di continuità. Con Gattuso si torna a lavorare di catena, ad impare a memoria certi movimenti e quindi ad allenare la concentrazione per mantenere certe posizioni ed eseguire geometricamente il modulo. Si torna a pensare si, ma di collettivo e non più singolarmente. Alla fine forse il più grande errore di Ancelotti è stato pretendere troppo da questi calciatori e troppo poco da De Laurentiis.

Salvio Imparato

A Zdenek Zeman premio Fair Play alla carriera: “Zeman modello da seguire” (FOTO)

Dopo Aurelio De Laurentiis anche a Zdenek Zeman va un premio Football Leader 2018, esattamente gli verrà consegnato il premio Fair Play-Dino Celentano alla carriera con queste motivazioni.

“A Zdenek Zeman, maestro di calcio e di vita, manifesto dello sport pulito ed esempio per i giovani con il suo comportamento dentro e fuori dal campo sempre improntato al fair play e alla lealtà sportiva. Le sue celebri battaglie hanno contribuito a migliorare il calcio parimenti alla sua idea di calcio moderno e propositivo. Zeman è, senza dubbio, un modello da seguire”.

Il premio “Fair Play alla carriera – Dino Celentano ”di Football Leader 2018 (www.football-leader.it) verrà consegnato a Zeman nel corso della cerimonia di premiazione in programma il 28 maggio all’Auditorium del Royal Continental, in una giornata che si concluderà con la cena di gala prevista nella splendida location del “D’Angelo Santa Caterina”.

Football Leader 2018 può vantare alcune partnership importanti: tra esse, per la quarta volta consecutiva, con MSC Crociere, la più grande compagnia crocieristica a capitale privato nel mondo e la principale compagnia di crociere in Europa e in Sud America. La flotta di MSC Crociere comprende attualmente 14 navi ultramoderne, tra cui “Seaside”, varata di recente, e “Seaview” che sarà varata il prossimo 9 giugno.

Al fianco di Football Leader anche Well.com della  SVE Group S.r.l., azienda emergente del centro-Sud nella commercializzazione di prodotti di elettronica, telefonia, elettrodomestici e informatica.

SALVIO IMPARATO

Mastellone: “Sarri ama la città in modo straordinario, ma vuole rinforzi per conquistare lo scudetto. Io il primo a sapere dei contatti con De Laurentiis”

Oggi abbiamo avuto il piacere di intervistare il commendatore Gaetano Mastellone, amico di Sarri ed ex vicepresidente del Sorrento, che rassegnò le dimissioni quando il tecnico toscano fu esonerato, nonostante fosse ad una lunghezza dai playoff, sostituito da Gennaro Ruotolo. Con lui abbiamo parlato dell’attuale situazione tra Sarri e il Napoli, dove in ballo c’è il rinnovo e l’eventuale permanenza del tecnico di Figline Valdarno

Buongiorno commendatore Mastellone, innanzitutto grazie per aver accettato l’intervista, da amico ed ex vicepresidente del Sorrento di Sarri, come sta vivendo questi dubbi di permanenza del toscano a Napoli, lei che lo conosce bene quali sensazioni ha, resterà? Quali sono le vere riserve del tecnico?

Io sto vivendo questo momento con serenità perché so bene che Sarri è molto legato al Napoli ed ama la città in modo davvero straordinario. Lui qualche settimana fa è stato chiaro: vuole avere una squadra modificata in meglio, quindi rafforzata, per conquistare lo scudetto. Senza se e senza ma.

Il mister come vive le critiche del presidente e di alcuni giornalisti nonostante il campionato fantastico e il record punti?

Il presidente credo abbia espresso, come è giusto che sia, il suo pensiero. Ambedue sono caratteri forti che, da persone intelligenti quali sono, sanno smussare gli angoli!

Polemiche arbitrali a parte, il Napoli ha perso lo scudetto per un filotto che non è riuscito a centrare, con una squadra come la Roma si può perdere, ma da Sassuolo in poi qualcosa sembra non aver funzionato. In base alle sue conoscenze Sarri si rimprovera qualche scelta, ha qualche rimpianto? Lei da presidente avrebbe avuto qualcosa da rimproverargli?

Sarri è un grande professionista, una persona dotata di un alto quoziente intellettivo e quindi sa ripartire da eventuali errori (pochi) che potrebbe aver fatto. In questi tre anni ha lavorato, e bene anzi benissimo, con il materiale umano che aveva a disposizione. Oggi è giusto che chieda qualche nuova pedina valida in più! In guerra non si combatte con le armi spuntate!

Su Sarri sono nati molti luoghi comuni, un po’ come successo a Zeman ispiratore della nostra testata, etichette fastidiose e difficili da scrollarsi di dosso. Il nostro direttore Salvatore Piedimonte è un amico comune e di sicuro ne avrete parlato, quindi domanda d’obbligo, in cosa differenzia Zeman e Sarri, che visione ha del Boemo?

Zeman ha tutta la mia stima, è un vero uomo oltre ad essere un allenatore innovativo. Differenze con Sarri? Maurizio è più moderno, ambedue sono studiosi di calcio e seri professionisti che dicono sempre ciò che pensano. No ipocrisia!

Lei che è amico diSarri, ci racconta un aneddoto inedito del vostro rapporto o della vostra esperienza al Sorrento?

Essere amici, anche se con poche assidue frequentazioni, lo si capisce da piccole cose. Ricorderò sempre la sua telefonata del pomeriggio del giorno in cui la sera doveva incontrare a cena il Presidente Aurelio De Laurentiis. Squilla il mio telefonino, era lui. Vediamoci sto venendo a Sorrento. Siamo stati insieme, c’era anche la sua Signora, per quattro ore. Poi andò a Napoli per il primo incontro a cena con De Laurentiis. Insomma sono stato il primo a saperlo! Ovvio che restai in religioso silenzio.

SALVIO IMPARATO

Auguri Maestro. Zdenek Zeman compie 71 anni, ma il calcio italiano ha ancora bisogno di lui e di fare i gradoni

Settantuno primavere e ancora tanta voglia di respirare l’erba dei rettangoli di gioco insegnando ai più giovani, almeno era cosi al suo ritorno a Pescara, preso in una situazione disperata. Il patto di prendersi una sicura retrocessione, con il presidente del Pescara, era la costruzione di un progetto vincente in serie B con largo anticipo, ma l’occasione di programmare con il vantaggio dei tempi e con le unite visioni del Boemo e di Pavone sono state sprecate. Acqua passata ormai, ma va ribadita la qualità del suo lavoro, che ha portato una squadra zeppa di primavera e di esuberi a lottare per un posto nei play off e che senza di lui si è ritrovata a lottare per evitare i play out, ancora oggi è a rischio e la sconfitta contro l’Ascoli degli ex Ganz e Cosmi potrebbe essere fatale. Facendo gli auguri al MAESTRO ci auguriamo di rivederlo già dalla prossima stagione in panchina, il calcio italiano ha ancora bisogno di lui, un calcio distratto e esclusivamente attento al mercato e alle vittorie non si accorge dell’assenza di crescita dei propri talenti, se pensiamo che i più grandi e nuovi talenti italiani li ha scoperti e cresciuti lui, ma non certo perché si è resi conto di tener esiliato uno dei più grandi innovatori del nostro tempo pallonaro, ma solo perché Casillo nel 2009 provò a ricomporre il Foggia di Zemanlandia e il Boemo accettò la sfida di tornare in Lega Pro. Quasi riuscì il colpaccio a Casillo-Zeman-Pavone con un squadra costruita con 10000 euro e una pioggia di gol, si sfiorarono i playoff e incominciò a fiorire il talento di Lorenzo Insigne, trasformato dal muto nella splendida ala sinistra che ammiriamo oggi nel Napoli. Quell’annata incuriosì, l’allora presidente del Pescara, De Cecco e complice anche l’intervento di Eusebio Di Francesco ci fu il matrimonio Zeman-Delfino, il resto è storia quel 4-3-3 con Insigne, Immobile e Verratti ha riscritto gli almanacchi e riportato Zeman tra l’olimpo dei tecnici da studiare, rivincere dopo 20 anni con il calcio che tutti ti hanno sentenziato morto e defunto è stato un vero e proprio miracolo e uno smacco ai detrattori. Oggi i principi e i concetti del suo calcio sono visibili e attuati nelle migliori squadre di A, Sarri, Di Francesco, Spalletti e addirittura Allegri hanno in modi diversi addosso l’influenza offensiva del Boemo e si fa davvero ancora tanta fatica a non vederlo con costanza nel calcio che conta, qualcosa non torna da anni, da troppo. Chi lo ama e lo segue lo sta abbracciando con tanti messaggi e ci chiede se tornerà, purtroppo non lo sappiamo ancora e se potessimo regalargli una squadra lo faremmo immediatamente, non potendo farlo chi scrive può solo regalargli un sogno, maturato in questi anni e che lo vede sostituire il dimissionario Sarri, nel malaugurato caso dovesse andar via, sulla panchina del Napoli dove sarebbe perfetto per quello che chiede De Laurentiis e per la cultura del lavoro che c’è a Castel Volturno, valorizzazione della rosa, 4-3-3 e scoperta di qualche giovane italiano, portato dalla primavera alla prima squadra, sognare non costa nulla e lo scudetto del Napoli con lui in panchina è uno dei più bei sogni che posso regalare al Maestro. Tantissimi auguri Maestro un popolo di zemaniani ti aspetta!

SALVIO IMPARATO

Zeman all’Olimpico: “Finale per ora equilibrata”

Zdenek Zeman intercettato dai microfoni de Il Milanista, durante l’intervallo della finale di Tim Cup tra Juventus e Milan, commenta così il primo tempo.

“Partita equilibrata. Non mi sbilancio sul risultato. Douglas Costa può essere decisivo per la Juventus. Per il Milan Calhanoglu: ma deve essere più veloce”

SALVIO IMPARATO

Castori: “Tifo Zeman, resta un maestro e un punto di riferimento”

Dopo il pareggio a reti bianche dell’Adriatico, tra Pescara e Cesena, l’allenatore ex Carpi ha rilasciato alcune dichiarazioni a favore del tecnico Boemo. ”

Questo è un Pescara rimesso a posto da Pillon dopo un periodo critico. Io sono un tifoso di Zeman, che resta un grande maestro e il suo Pescara era il Pescara di Zeman, votato a giocare sempre all’attacco come tutte le sue squadre. Pillon è stato bravissimo a rimettere a posto il Pescara, prestando maggiore attenzione anche alla fase difensiva e secondo me è cosi che il Pescara deve giocare”

SALVIO IMPARATO

Di Francesco ospite da Fazio: “Zeman ha una grande cultura del lavoro, mi faceva molto ridere e continua a farlo quando viene a cena” (VIDEO)

Fazio tu lo vedi tutti i giorni…

“Sì, il Comandante”.

Ma mi pensi quando parli con lui?

“No, in altre occasioni (ride, ndr)”.

Quanto ti rode quando ti danno consigli?

“Non mi infastidisce assolutamente, fa parte del calcio. Tutti si vogliono sentire importanti, anche nelle vittorie. Ci sono anche ottimi consiglieri”.

La Roma lotta per la Champions League.

“Credo che abbiamo fatto qualcosa di straordinario. Sono qui per lanciare un messaggio: io ci credo. Questa squadra ha fatto gare importanti in Europa, non voglio accontentarmi. Dobbiamo credere in questa rimonta”.

Tu hai fatto una conferenza postpartita che ho trovato esemplare.

“Volevo sottolineare il pessimismo che c’è in generale, io sono ottimista. Bisogna cercare di passare da errori, bisogna portare alla realtà lo sport, poi per me è una professione e bisogna passare da altre dinamiche”.

Il presidente Pallotta è stato molto chiaro nel rifiutare una certa tifoseria violenta.

“Sono contrario a ogni forma di violenza, perdipiù parliamo di una minoranza di persone che non hanno a che vedere col tifo, che possono rovinare l’immagine di una tifoseria grandissima, sotto ogni punto di vista. Sono stato anche un calciatore della Roma, la tifoseria è la prima a sostenerti, come farà mercoledì”.

Sulla rimonta contro il Barcellona.

“È questa la forza, guardare avanti, non andare dietro all’esaltazione”.

Realizzare i sogni è una tua caratteristica, anche con il Sassuolo.

“La cosa più bella è trasmettere gioia, vedere la gente gioire è la cosa che mi riempie più di orgoglio. Mi piace lasciare spazio agli altri e trasmettere, è il senso della mia vita”.

Tu volevi correre in bicicletta.

“Mia mamma è trentina, le origini mi hanno spinto a vedere il ciclismo. Ho provato, alla fine ha prevalso il calcio”.

Il tuo nome arriva dal portoghese Eusebio.

“Mio padre lo stimavaMi dovevo chiamare Luca, mi chiamo Eusebio Luca. Il codice fiscale mi ha salvato da altre situazioni di omonimi”.

Hai avuto come allenatore anche Zeman. Anche se non ne condividi la preparazione atletica.

“L’ho fatta, non è che non sono d’accordo, ne sento addosso le fatiche. Ha una grandissima cultura del lavoro, a volte si eccedeva. È un lavoro duro. Mi fa ridere, il suo modo di parlare, la sua ironia”.

Ancelotti ha rifiutato la panchina della nazionale, c’è anche Mancini, tu hai un’idea?

“Ci credo poco che abbia detto di no, sono entrambi grandi allenatori”.

Tuo figlio gioca nel Bologna.

“Quando giochiamo contro mi nasconde la formazione”.

Juve-Napoli?

“Dopo oggi, è favorita la Juventus. Che però deve venire a giocare da noi. Saremo determinanti, ma per noi stessi”.

Di Francesco regala la maglia di Federico Fazio a Fabio Fazio.

“Se non gioca lui, puoi entrare tu in lista”.

https://www.raiplay.it/video/2018/04/Eusebio-Di-Francesco—29042018-ed92f7ec-2f06-4a50-ab4d-34d0d7ed2bc1.html

SALVIO IMPARATO

Un po’ tardi per i complotti, Zeman ci avverte da anni (VIDEO)

https://www.youtu.be/4n9z-WvcvxY

Un po’ mi fanno sorridere i post complottisti, anche se assolutamente fondati, ma lasciano il tempo che trovano, specialmente se l’anno prossimo continueremo a riempire le casse di tutto il sistema, sia chiaro uno scudetto del Napoli l’anno prossimo o addirittura quest’anno, per esempio, non cancellerebbe quello che abbiamo patito in questi 20 anni, anche perché né la frode sportiva VERIFICATA per doping e né calciopoli, hanno davvero scalfito la potenza criminale di quelli là. Io so solo, e lo ripeterò sempre fino alla morte, che un uomo solo ha avuto le VERE palle di attaccarli sul campo e fuori, battendoli con il Foggia, la Lazio e la Roma, con rose nettamente inferiori, gli sono stati portati via due campionati, li ha portati in tribunale e nessuno del calcio, dico nessuno, si è accodato sostenendolo, anzi da tanti che, oggi e da qualche anno, fanno la cantilena amareggiata ho sentito ripetere tutti i luoghi comuni iniettati dal sistema Juve con le spalle al muro : “ma non ha mai vinto niente”, “non cura la difesa”, “non sa allenare i campioni”, “il suo calcio è finito”, etc etc… Lasciato solo da tanti è ripartito dalla C nel 2009, da dove aveva costruito la prima Zemanlandia e ha vinto un campionato a Pescara contro errori arbitrali, poteri forti e continuando ad attaccare mediaticamente la Juve, e successivamente si è dovuto aspettare Benitez per ascoltare un tecnico dargli ragione sul doping dopo 20 anni. La carriera non l’ha rischiata per mosse d’ego, ma per difendere la legalità, la dignità di questo sport e ovviamente di chi lo segue. Quindi oggi che siete disposti a fare per cambiare questo sport e l’incolumità della vostra passione? Vi basterà solo uno scudetto? Io più di portarvi sotto casa di Zeman e proporvi di iniziare un’altra guerra per portarli di nuovo in tribunale e provare a radiarli non posso fare, c’ammà fa, facciamo la storia o facciamo facebook?

SALVIO IMPARATO