IL REAL MADRID E’ PER LA 14ESIMA VOLTA CAMPIONE D’EUROPA

Contro ogni pronostico Carlo Ancelotti, alla guida di un sottovalutato Real Madrid, batte Psg, Chelsea, Man City e in finale il Liverpool e si laurea per la quarta volta campione d’Europa divenendo leggenda del calcio mondiale insieme al suo club e ai suoi giocatori.

1. IL GIOCO POCO SPETTACOLARE DEL MADRID

Trionfa una squadra, il Real Madrid, che all’Italia degli Europei del 2000, talmente prudente da scomodare il disgusto pubblico di Pelè, ha fatto le fusa. D’altronde Zoff e Ancelotti appartengono alla stessa generazione calcistica.

Il modo di giocare del Real pertanto è risultato abbastanza anacronistico. È parso di tornare, durante una singola notte parigina abbastanza lunga, ai tempi delle vittorie spiegate da Nereo Rocco: basta un cristo che para e un mona che segna.

2. I FUORICLASSE: COURTOIS IL DRAGO E BENZEMA KARIM THE DREAM

E il Real ne ha avuti due sublimi, cioè Courtois e Benzema. Due fuoriclasse che sono saliti in cattedra dagli Ottavi di finale Champions in poi e hanno obiettivamente portato a scuola la nobiltà del calcio europeo.

3. LA STRATEGIA DEL MADRID

Complicato immaginare, senza tali individualità, un ennesimo trionfo del made in Italy by Carlo Ancelotti. La finale è stata, non a caso, decisa su un tiro sporco di Valverde deviato in porta da Vinicius.

Così la voleva vincere Ancelotti e così l’ha vinta. Attendismo e centrocampo folto a togliere ritmo al Liverpool.

I reds, arrivati alla 63esima partita stagionale, avevano poca benzina. Quella che bastava per vincere questa Champions l’hanno messa in campo ma Courtois, con le sue parate, ha impedito che il motore avversario carburasse.

4. LA RINASCITA DI ANCELOTTI

Per la gloriosissima carriera bisogna comunque essere contenti per la vittoria di Ancelotti, il quale aveva intrapreso un viale del tramonto poco edificante tra Napoli ed Everton.

A Napoli, in particolar modo, non è stato messo nelle condizioni di rendere. Voleva trasformare l’ambiente e ne è stato fagocitato rischiando di compromettere il crinale finale della propria carriera. Pagò il non sapersi estraniare dalla melma in cui lo cacciarono società, tifosi e calciatori.

Con tutte le tare del caso, a Madrid, invece, ha dimostrato di avere ancora occhio per il calcio. Quello difficile si perda! Valverde centrocampista laterale. Vinicius un po’ ala e un po’ seconda punta.

Così, tatticamente, il “ragazzo” di Reggiolo ha sistemato la squadra e ha vinto coppa Europea e campionato. Le due ali prescelte per far quadrare i conti poi hanno deciso la finale di Champions.

5. JURGEN KLOPP, LO SCONFITTO

Colpo di coda vincente, alla stregua di un Drago, ai danni di Klopp dunque… uno, il tedesco, che per il calcio e per i pensieri che propone alla platea pallonara merita sempre un applauso a prescindere.

Si consolerà anche lui con due secondi posti prestigiosi e qualche coppa nazionale vinta. Stasera, forse, reo di aver puntato troppo su dei senatori dalla gamba un po’ spenta.

Pur tuttavia, per un Signore arcimilionario che ambisce soltanto ad essere ricordato post mortem come una brava persona, me quito la gorra señor! Ce ne sono ancora pochi di esseri umani al mondo anche solo preoccupati di risultare semplicemente perbene.

Massimo Scotto di Santolo

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