Napoli-Udinese 2-1, la decide Politano

Un Napoli in difficoltà contro il 532 friuliano del mister bianconero (John) Gotti. Partito, quest’ultimo, manovale del calcio e finito capo allenatore. Infine convinto da Pierpaolo Marino, vecchia conoscenza del Napoli Calcio, a concludere la stagione alla guida della squadra. Rino ha salvato il Napoli, lui l’Udinese.

1. Le motivazioni

Le temperature tropicali cui l’Italia in costume deve fronteggiare sono la criptonite del calcio. Squadre non facilmente corte; giocatori impauriti dagli infortuni e fiaccati dal caldo e dalla fatica. Intanto alternative alla ripresa non ce n’erano. Chi ha potuto credere che l’interruzione avrebbe illuministicamente inciso sugli equilibri del football italiano ha forse immaginato un mondo marxista. Per definizione cioè utopistico.

Lo spettacolo sportivo offerto non necessariamente è indimenticabile. Le corse palla al piede mancano del boato del pubblico che le accompagna a piè sospinto. Il terzino sembra meno impavido, l’ala meno brevilinea. Il controavanti invece meno famelico.

Così Napoli-Udinese è un’osmotica miscela tra il Ponente e la pennichella pomeridiana di mezz’estate. Sprazzi di calcio frizzante, lunghe pause di riflessione sociale per lo spettatore. Peggio ancora per i sostenitori delle squadre che hanno raggiunto il proprio obiettivo stagionale: il Napoli, la qualificazione alle coppe europee; l’Udinese, la salvezza. Eppure non mi sentirei di ritenere lo stipendio dei protagonisti di stasera non meritato. La partita per quanto possibile è stata giocata.

2. Il 532 dell’Udinese

Gotti, che vorrebbe tanto rientrare nell’anonimato da cui è venuto fuori per salvare la dinastia Pozzo ad Udine, ha imbrigliato bene il Napoli. La seconda punta su Lobotka o Demme. Superiorità numerica dei tre centrocampisti (Wallace, De Paul e Fofana) contro le due mezz’ali del Napoli (Ruiz e Zielinski). Il centrale di difesa dell’Udinese sul centroavanti del Napoli. I quinti friulani in partenza sulle ali partenopee, se i terzini azzurri fossero rimasti bassi. Viceversa Stryger-Laarsen e Zegeelar avrebbero mosso su Rui e Hysaj. In quest’ultimo caso, i due marcatori laterali della linea a tre friuliana avrebbero scalato sulle ali napoletane. Becao e Nyutnick all’occorrenza persino in grado di offrire il raddoppio su Milik.

La poca verve offensiva di Mario Rui e Hysaj, infatti, ha consentito al Napoli di dominare sì la metà campo avversaria ma di non scardinare frequentemente il bunker bianconero. Non a caso, i due gol del Napoli nascono dai piedi dei due terzini. La loro discesa costante sul fronte d’attacco del gioco avrebbe consentito persistenti uno contro uno dei tre attaccanti azzurri avverso i tre difensori dell’Udinese. Siccome il portoghese e l’albanese sono terzini più di manovra che d’assalto, anche per loro chiare connotazioni atletiche non straripanti, non è possibile attribuirgli colpe circa il gap tattico sofferto da Gattuso.

3. L’area di rigore e il dribbling

Napoli-Udinese, infatti, alla fine è stata decisa da Milik e Politano. Un centroavanti e un’ala decisivi nel momento in cui hanno avuto la possibilità di restare isolati con il proprio marcatore di fiducia, del quale hanno avuto, come il tabellino dimostra, la meglio.

Quante partite come Napoli-Udinese i partenopei dovranno l’anno prossimo giocare? Ad occhio tante! Milik, stasera, ha in una sola occasione finto ottimamente di essere ciò che non è: un picchetto dell’area di rigore. Politano è esterno funambolico ed estroso ma a quali frequenze di continuità? Il Napoli, non casualmente, per sostituire il polacco cerca un profilo che non ama svariare sulla trequarti allorché la movra stagni negli ultimi 30 mt. Osimhen, ad esempio, ha tale fissità posizionale.

Il Napoli inoltre abbisognerebbe di più dribblatori in rosa, a meno che non si scelga di puntare anche a sinistra su un terzino della spinta e della falcata di Di Lorenzo. Per intenderci, se le ali sono rifinitori come Insigne e Callejon, mantenere i terzini bassi significa costringere i due attaccanti azzurri a subire perennemente un raddoppio rispetto al quale non hanno le caratteristiche per venirne fuori. Diventano, tuttavia, esterni offensivi di altra pericolosità, qualora l’ascesa dei fluidificanti in avanti gli tolga un uomo di dosso e gli conceda una one to one. In quest’ultimo contesto strategico, tanti attaccanti, tra cui a maggior ragione anche gli Insigne e i Callejon, possono risultare esiziali.

4. De Paul

Alla ricerca dell’ala prescelta, negli ultimi giorni, il mercato ha tirato fuori dal cilindro il nome di De Paul. L’argentino ha potuto violare il San Paolo per il momentaneo Napoli-Udinese 0-1. Tralasciando la sciagurata transizione negativa del Napoli che ha favorito il temporaneo svantaggio, (Don) Rodrigo ha fisico, duttilità tattica, fiuto del gol e passaggio chiave che definirei cholista. La giocata che si permette è sovente qualitativamente essenziale e rabbiosa.

E’, De Paul, tuttavia un trequartista equilibrista sul filo della cinica ragione, che nel Napoli andrebbe ad agire con profitto nella zona d’influenza d’Insigne o di Callejon. Tant’è vero che già ora, ad Udine, agisce da mezz’ala sebbene in un 352. La prova cioè che egli prediliga gestire i tempi del gioco ma abbia comunque bisogno delle dovute coperture non essendo centrocampista puro. A Napoli faticherebbe in un centrocampo a 3 non coperto da una linea di difesa a 5. Pertanto, in terra campana meglio da ala.

Un suo eventuale acquisto delineerebbe di certo una chiara scelta tecnico-tattica da parte dello Staff dirigenziale azzurro, che però implicherebbe anche una scelta diversa sui terzini. Infatti si è passati dalla permanenza di Hysaj ai sondaggi per Faraoni e Ola Aina, in attesa di un calciatori che soppianti l’ascetico Ghoulam. A dimostrazione di come anche Giuntoli potrebbe concordare sulla deduzione per la quale i dribblatori chiedano un bodyguard difensivo alle loro spalle, mentre i suggeritori chi ha gambe e piedi per capire il loro mondo.

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