Ancelotti sembra orientato verso il 4-3-2-1, con lui il Napoli cambia psiche

Dalle considerazioni espresse ieri da Carlo Ancelotti, specialmente su Mertens, Insigne e Verdi, si può dedurre che il Napoli potrebbe vestire lo storico modulo usato dal tecnico emiliano al Milan. il 4-3-2-1 meglio conosciuto come l’albero di natale.

Ancelotti: “Mertens per me non è un’ala, è un attaccante esterno bravo ad agire tra le linee e sulla trequarti. Lo stesso vale per Insigne e Verdi”

Anche se le prime partitelle a Dimaro sono state dei 4-3-3 vs 4-3-3,  l’idea di Ancelotti sarà quella di accentrare gradualmente le ali. Questo penalizzerebbe Callejon, ma l’eventuale scambio con Suso al Milan confermerebbe questa tesi. L’esperienza zemaniana di Insigne invece ci ha sempre portati a considerarlo un’ala pura di un 4-3-3.

ZEMAN E L’IMPIEGO DI INSIGNE

Zeman non a caso criticava a Benitez l’impiego del talento di Frattamaggiore a mo di terzino. Questo lo penalizzava in fase offensiva e anche se è migliorato molto tatticamente ha sempre avuto fatica realizzativa. Con Sarri tornato a giocare nel ruolo del Pescara e del Foggia di Zeman ha dimostrato che il boemo aveva ragione.

“Non mi parlare di Insigne, mi piange il cuore vederlo coprire 90 metri di campo, tanto non copre manco mia ombra”

Ora però è abbastanza maturo per cambiare leggermente posizione e ruolo. Soprattutto perché con  Ancelotti il Napoli cambierà soprattutto psicologicamente. Non solo rispetto all’era Sarri, ma rispetto al suo passato, di cui restano le cose straordinarie che l’anno portato fino a qui, fino ad avere il miglior allenatore possibile.

ANCELOTTI E L’EVOLUZIONE DELLA PSICHE DEL NAPOLI

Re Carlo può portare quel l’evoluzione di cui parlavamo un anno fa. In questo articolo, un’analisi filosofica e psicologica raccontavamo di uno step necessario da compiere, specialmente da parte di Sarri, per raggiungere l’obiettivo sognato da tutti i tifosi. Infatti bastò soltanto che la squadra si desse dichiaratamente l’obiettivo scudetto per andarci veramente vicino. Purtroppo episodi arbitrali dubbi e una discutibile gestione mentale, unita a tanti altri fattori campo, non hanno portato al successo.

Ora sarà tutto diverso. Non certo perché Ancelotti ha vinto tanto, o almeno non solo, ma perché principalmente l’ambiente e la squadra si libererà di tanti luoghi comuni del passato. Chi come noi segue un allenatore come Zeman conosce benissimo le conseguenze di luoghi comuni, di ambiente e stampa, sull’integrità di uno spogliatoio. Quindi ci si lascia alle spalle i discorsi sull’integralismo di Benitez, che ha portato la squadra e la piazza a sentirsi da 4-3-3 tanto da imporlo a Sarri. Quest’ultimo poi ne ha fatto un marchio di fabbrica tanto da essere accusato di essere monotematico e poco aziendalista.

Di sicuro non ci si libererà facilmente del papponismo.  Ebbene si anche dopo questa scelta epocale di affidarsi al Ronaldo degli allenatori anziché ripartire magari ingaggiando il pur bravo Giampaolo. Con Ancelotti inizialmente la squadra partirà, già dal ritiro, con scetticismo tattico pari a zero e la squadra sarà positivamente ricettiva agli eventuali cambi del tecnico. Sarà naturale per i calciatori credere di più alle idee di Carletto, è una questione psicologica di esperienza e sicurezza. Un fattore da sempre fondamentale specialmente nel calcio che conta. Questo, si spera, lo capiranno anche i più accaniti contestatori di De Laurentiis.

SALVIO IMPARATO

 

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