Turchia – Italia 0-3: dov’è la vittoria?

L’Italia del Mancio, all’esordio casalingo in questo Europeo itinerante e già passato alla storia perchè macchiato dal covid-19, ha offerto gol e spettacolo.

1. Notti magiche?

La Turchia dell’allenatore leggenda Gunes, che portò i turchi fino alla semifinale mondiale nel 2002, è apparsa fin troppo difensivista e rinunciataria. Il muro eretto è durato 45′, complice una Italia tesa ed imprecisa. Poi il goffo autogol dello juventino Demiral ha dissolto in polvere di stelle pressioni e paure. L’Italia così ha dilagato.

E per molti italiani che ancora stoicamente serbano spirito patriottico, la notte di Roma in un Olimpico di nuovo popolato dal tifo è sembrata come una di quelle notti magiche e tipicamente romane: così nere da sporcare le lenzuola oppure da passare in centomila in uno stadio!

– Doveroso il piccolo omaggio ad un poeta bolognese e alle sue sere dei miracoli dal momento che la Virtus Bologna ha schiantato ieri sera, nella finale scudetto del campionato di basket, l’Armani Milano per 4 vittorie a 0, benché i virtussini non siano ben accetti nella Superlega del Basket mentre i modaioli milanesi sì -.

Ma come spesso è accaduto nella storia del calcio italiano, le stelle erano sparite non solo perché concentrate in campo ma anche perché una cortina di fumo denso e tossico ha oscurato la bellezza del gioco della Nazionale di Mancini e dei coraggiosi calciatori azzurri tra principianti in erba e ottimi calciatori in cerca di consacrazione.

2. Riflessioni amare ottenebrano sulla Nazionale

Fa piacere, infatti, che l’Italia tutta si sia accorta ora, dopo 3 anni, del fatto che Mancini abbia mutuato il gioco di Sarri, due degli innumerevoli registi di cui godeva in quel Napoli Maurizio – Jorginho e Insigne (sì quelli che con Ventura e Conte non dovevano vedere campo) – e abbia fatto bingo.

Tuttavia, è proprio questo che infastidisce della Nazionale Italiana, cioè che al momento stia difendendo ed esaltando un movimento, tra scandali arbitrali e presidenti protervi, marcio fino al midollo.

Tale marciume è calcisticamente ben rappresentato dall’ipocrisia di Mancini, il quale qualche anno fa chiedeva la radiazione di Sarri per un insulto omofobo e ora invece ne copia principi e strategie. Chi si accoderebbe al credo di un omofobo se fosse dotato di dignità e orgoglio?

Fa però sempre ribrezzo veder da chi è onerato del racconto di questa Nazionale non riconoscere ad un pionere (Sarri) la sua lungimiranza. Come se l’Olanda negasse che il suo calcio sia nato dal duopolio: Happle e Michels. Come se il Barcellona negasse all’impronta immaginifica di Cruijff il merito dell’ascesa del club in ambito europeo. E la timidezza con cui durante il post partita Sky un decano del giornalismo italiano, Paolo Condò, pavidamente annuisce al corretto paragone che Piccinini compie tra la coppia Spinazzola-Insigne e Ghoulam-Insigne è oleograficamente riassuntivo di quanto si sta dicendo.

3. La damnatio memoriae di Zemanlandia

Altrettanto raccapricciante, per altri motivi stavolta, è la damnatio memoriae a cui è stato sottoposto Zeman, il quale ha fornito alla nazionale italiana terzino destro, mezz’ala, trequartista e punta centrale: Florenzi, Verratti, Insigne e Immobile.

In un’altra Nazione sarebbe celebrato come che ne so… Ragnick, eminenza grigia del calcio tedesco, padre spirituale della Germania pallonara contemporanea. E invece niente, nulla! Tutto ciò per colpa di una testimonianza in Tribunale contro dei cialtroni che ancora rovinano il pallone.

4. La Federazione spieghi

La Federazione può spiegare esattamente quali valori questa Nazionale del Mancio segue? L’irriconoscenza tecnica e professionale nei confronti di chi non si è piegato, a differenza di Vialli e Mancini, alle logiche del Potere calcistico? Oppure la salute di un movimento che al momento Report sta picconando in tutte le sue contraddizioni?

E sul rigore non fischiato agli azzurri per il braccio largo di Celik, chi non ha pensato a tutti i tifosi italiani che domenicalmente subiscono torti arbitrali del genere e poi nel post partita devono anche sentirsi la nenia sul regolamento o la predica sulla cultura dell’alibi.

L’Italia farà bene, molto bene, perché gioca un gran calcio nato altrove, molto lontano da Coverciano… sarà divertente infine sentire, laddove non dovesse vincere l’Europeo, i processi sul bel giuoco che alla resa dei conti non paga.

Stavolta non ci saranno, perché l’alibi ad hoc è già stato creato: ci sono Nazionali più forti! Perché questa legittima giustificazione fu derubricata a sindrome del perdente per Sarri e Zeman?

Caressa giura che “siamo una macchina da guerra”… dopo 5 anni di assenza dell’Italia da una competizione per Nazioni e dopo 11 anni di astinenza dei club italiani da una vittoria in campo internazionale, mi verrebbe da concludere: Quante certezze, Fabio, non so se invidiarti o provare una forma di ribrezzo!

Massimo Scotto di Santolo

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