iDNES.cz, Zeman: “I sistemi nel calcio decidono a chi assegnare i titoli”

Intervista a Zdenek Zeman di iDNES.cz ovviamente inedita in Italia. Il Boemo torna sulla sua ultima esperienza a Pescara, confessa di essere stato cercato da Arrigo Sacchi per allenare l’Under 21 e attacca di nuovo il sistema calcio, che resta per lui non puro.

Quando guardi il calcio ceco, cosa provi? 

Non conosco molto le dinamiche e non so esattamente cosa sta succedendo, ma sto ascoltando e osservando. Arbitri, corruzione … Non mi piace questo. Il calcio ceco non sta attraversando un buon periodo. Non è una bella immagine. Mi aspettavo di più dallo Sparta.

Lo scorso anno lo Sparta ha provato il grande colpo. Ha ingaggiato Stramaccioni e comprato molti stranieri. 

Stramaccioni era mio tifoso (un fan) e mi ha invitato diverse volte a pranzo a Roma. Voleva che gli dicessi cosa penso del calcio e degli allenamento. Sinceramente non so spiegare come mai lo Sparta abbia pensato a lui.

Questo è  un mistero anche per me. 

Lui ha avuto buon successo a livello giovanile, forse è un problema di esperienza. Non so dire se allo Sparta fu questo il problema.

Troppi stranieri nel calcio ceco?

È di moda avere molti giocatori stranieri in rosa. Anche qui, in Italia, l’undici titolare a volte è  tutto di stranieri. Ma nel calcio ceco è peggio. I talenti cechi non si vedono e non c’è nessuna selezione giovanile da cui prenderli. Lo Sparta ha calciatori rumeni, turchi, africani. Non portano più di quanto i ragazzi cechi porterebbero. Sfortunatamente è una realtà

Sei deluso dal fatto che non puoi intervenire? 

Non sono deluso, ma di sicuro non mi piace dove sta andando il calcio.

Non ha offerte in questo momento?

Voglio fare calcio. Calcio pulito. Spettacolo, allenamenti e valorizzare giocatori. Mi piacerebbe essere sul campo di allenamento ogni giorno, così sono abituato, ma quando vedo cosa sta succedendo, capisco che sarà molto difficile. Puoi perdere e puoi vincere, il denaro non dovrebbe essere così importante. Dovrebbe funzionare che quando giochi bene vinci. Ma se non giochi bene e vinci, per me è strano.

Perché non hai mai allenato il Palermo? 


Il presidente Zamparini non vive di progetti. Vuole fare affari, quindi ha venduto Cavani, Toni, Pastore. Ma poi esonera cinque allenatori in una stagione. Non c’è spazio per me. Ma il Palermo è la migliore squadra della serie B non dovrebbe essere brutto allenarla.

Ma?

Ho la mia politica.

Dove la porta? 

A marzo sono stato esonerato dal Pescara per un presunto problema di disciplina. Proprio io che vivo per la disciplina. Sono come un tedesco.

Cosa è successo? 

Eravamo a tre punti dai play off, giocammo una buona partita contro il Cittadella. Ma purtroppo perdemmo e il presidente disse che ci dovevamo allenare il giorno dopo. Così gli dissi: “Chi decide quando ci si allena, è l’allenatore”. Era l’unico giorno libero della settimana.

E poi? 

I ragazzi erano allarmati e mi  hanno riferito dell’allenamento mentre tornavo a Roma. Quella domenica  c’erano anche le elezioni parlamentari e mio figlio minore, Andrea, stava facendo la chemioterapia perché aveva un tumore allo stomaco. Niente mi avrebbe fermato!

Neanche il presidente? 

Mi ha chiamato per dirmi che ero stato esonerato per indisciplina.

Di peggio in peggio?

Non sono sorpreso, è il calcio di oggi. Mi ha fatto anche causa e dovrei restituire una percentuale del mio stipendio. Lo ha deciso il tribunale, ma non pagherò nessuna percentuale.

Sei famoso per aver parlato di doping nel calcio italiano venti anni fa: il calcio deve scomparire dalle farmacie!

Non so se sono famoso sol per quel messaggio.

Ma sei stato una persona  poco gradita per dieci anni.

Sono ancora qui.

La tua lotta non è stata inutile. I tribunali hanno avuto ragione. 

Il problema del doping ci sarà sempre. La domanda è, quanto sarà davvero rivelato? Spero solo che i giovani giocatori si rendano conto di quanto possa finire male.

Oggi rifaresti quelle dichiarazioni?

Senza esitazione la Juventus non era certamente l’unica ad usare sostanze proibite. Creatina, EPO, steroidi. Le droghe non appartengono allo sport. L’ho fatto per il calcio.

La Juventus non ha dimenticato. 

No ma quando la Juve gioca a Roma e sto camminando verso lo stadio Olimpico, i tifosi della Juventus  mi chiamano “Mister! Possiamo farci un selfie? ”

 

Queste dichiarazioni anti-doping ha rovinato la tua carriera? 

Non ero ancora cinquantenne, ero considerato un dei migliori allenatori in Europa. Mi avevano cercato Barcellona, ​​Real Madrid, Inter.

Rifiutò il Barcellona?

Mi sono divertito a Roma allora. Non avevo bisogno di più.

Prima hai guidato la Lazio, dove hai portato Pavel Nedved, poi due volte la Roma. 

La prima diventai un idolo, la seconda volta mi scontrai con la squadra. Non cercavo soldi e volevo solo fare cose che fanno bene al calcio.

Qual era il problema? 

La squadra non si è comportata come dovrebbe comportarsi. Non voleva essere di prim’ordine. Non mi interessa se alleno Foggia, Real Madrid o Lecce. Ovunque voglio la stessa cosa. Purtroppo a quel tempo, i ragazzi dell’AS Roma non volevano allenarsi. A loro piacevano gli accendini sul lettino da massaggio.

Chi le ha messo il bastone tra le ruote? 

De Rossi locale e un gruppo di brasiliani. Non sono abituati a lavorare in Brasile e non volevano farlo nemmeno qui. Quindi hanno avuto un problema con me.

Tuttavia, sei famoso per le durissime sessioni di allenamento. 

Vent’anni fa erano più dure.

Quindi? 

Scherzi a parte. Mi dicono che faccio lavorare e lavoro sodo. Ma quando lavoro, non guardo in faccia nemmeno a mio fratello. Mi devono seguire tutti. Ma oggi hanno reso il calcio noioso. Non si gioca verticalmente, solo palla al piede. Tutti stanno sul posto, nessuno si muove. La squadra che attacca appena fa gol si abbassa o fa passaggi da una parte all’altra giocando anche con il portiere. Non mi piace anche se si chiama calcio moderno.

Quindi non ti piace il modernismo? 


Voglio giocare a calcio. E un buon calcio può essere giocato solo allenandosi e correndo. Ma i giocatori hanno imparato a dire:  Ci stanchiamo con gli allenamenti duri e domenica non avremo la forza di giocare correttamente.

Quale allenatore segui oggi? Mourinho, Guardiola, Klopp, Ancelotti, Sarri, Emery …

Seguo molto, solo non c’è niente che mi piaccia.

Sei severo 

Quando la Guardiola stava allenando il Bayern Monaco, mi invitò a guardare i suoi allenamenti. Devo dire che il suo calcio stava cambiando ma non era ancora l’ideale.

Perché in realtà ti ha invitato? 

Gli è piaciuto come il mio Pescara ha giocato nel 2011-2012. Ha dato un’occhiata. Poi ha Estiarte che è stato uno dei più grandi giocatori di pallanuoto e ha giocato ha Pescara.

Chi sta giocando a calcio ora secondo i tuoi gusti? 

Mi piace il Liverpool. È vivace, sempre in tempo. Anche se è generalmente una caratteristica del calcio inglese.

Non hai mai abbandonato un sistema con tre attaccanti. 

In realtà lo adotto da quando ho allenato gli alunni dello Slavia.  Non ho giocato li con un sistema diverso dal  4-3-3. Il miglior assetto che esisteva, si doveva solo dare più senso del movimento e inserirci il nostro calcio danubiano come volevo. Era un calcio senza un grande jogging, quindi non ti stancavi troppo.

Il tuo acclamato zio Čestmír Vycpálek, doppio campione del campionato italiano, ha provato anche alla Juventus le tre punte, giusto?

Si Anastasi, Capello, Bettega. Entrambi abbiamo provato a farlo funzionare.

Tuo zio come te? Dietro di lui sei partito nel 1969 in Sicilia.
Spesso ero più cauto di essere un bastardo a comportarmi diversamente e ad ascoltare i consigli degli altri. Aveva ragione, ma non potevo. Ero convinto di quello che stavo facendo, perché lo stavo facendo e che lo stavo facendo bene.

Quale è stato il tuo picco da allenatore ?
Probabilmente a Licata, nella serie C italiana. Nella metà degli anni ottanta. Avevo ragazzi già allenati nelle giovanili del Palermo, quindi tutti sapevano cosa volevo da loro. Ci hanno chiamato rappresentazione siciliana. Fu molto prima di quel famoso Foggia.

Foggia, grazie ad un grande gioco, ha dato spettacolo in serie A con giocatori presi dalla serie C, il periodo fu soprannominato Zemanlandia. Ci cita qualche giocatore? 


Beppe Signori, l’oro di Foggia. Quando è andato alla Lazio, ha vinto tre volte Capocannoniere, il premio per il miglior goleador in Italia. Signori poteva dominare il mondo. Igor Shalimov, era, un pugnale. Solo se la sua testa stava bene. Gli piaceva bere. Kolyvanov è lo stesso.

Ti hanno stupito?


Io gli ho solo spiegato che giocare a calcio non significava solo qullo che si vedeva allora. L’uomo non mangia solo per diventare più alto. Dopotutto io ho sempre voluto voglio che i giocatori fossero in grado di creare spettacolo per le persone. Teatro, capisci? Non solo intascare lo stipendio del contratto.

Ma per alcuni giocatori è una follia? 


Sono coccolati perché i club li permettono. I club dipendono direttamente dai giocatori, ne hanno bisogno, quindi pagano troppo per renderli leggermente redditizi. E sarà sempre così.

Cosa hai fatto con i giocatori di calcio che non hanno dato tutto? 


Non hanno giocato quanto volevano. Dovevano mostrarmi qualcosa per farmi cambiare idea.

Perché?

Per giocare bene devi allenarti bene tutti i giorni.

Ascolta, ora non hai nessuna offerta? 

Nessuna. Sono solo un po’ sorpreso dal fatto che i club stiano optando per allenatori giovani. Forse solo il Bayern è stato un’eccezione l’anno scorso, perché aveva Heynckes. Mi chiedo se sia giusto. Se sei giovane mestiere non l’hai imparato da nessuna parte.  Che tu abbia giocato bene da qualche parte non significa che sarai un buon allenatore.  Sono contento che Arrigo Sacchi mi abbia chiesto di aiutarlo con l’Under 21 Italiana, ma io quando alleno, ho bisogno di essere in campo ogni giorno. Quindi ora ho troppo tempo libero che non mi piace.

Se non ci fossero nuove panchine, considereresti la tua carriera un successo? 

Credo di sì, anche se so che potrei lavorare ancora e meglio. Apprezzo che la rivista France Football mi abbia classificato tra i trenta migliori allenatori della storia.

Ma i titoli mancano.

Sì, ma dipende da che punto di vista si guarda. A volte i titoli vengono assegnati a tavolino, a chi non li merita.

Si riferisce alla Juventus? 


Non solo alla Juventus. Ci sono i sistemi nel calcio – che in ogni paese decidono prima della stagione, chi vincerà. E non mi piace il calcio così. Mi piacerebbe rendere il calcio puro. Lasciarlo vincere al migliore.

traduzione e trascrizione a cura di

SALVIO IMPARATO

 

 

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