Italia-Galles 1-0: Mancini eguaglia Pozzo

Italia-Galles. Mancini, con una sola vittoria, raggiunge il primo posto del girone europeo, stacca il pass per gli Ottavi di finale ed eguaglia il record di 30 risultati utili e consecutivi di Vittorio Pozzo. Quest’ultimo leggenda del calcio italiano. Ct di due spedizioni mondiali consecutivamente conclusesi con l’alzata al cielo della Coppa Rimet, ex Coppa del mondo. Padre spirituale del Grande Torino. Fu lui a riconoscere i corpi dei suoi ragazzi tra le macerie di Superga e prima ancora ad insegnargli a giocare il calcio degli angeli.

1. Italia-Galles, Italia da primato

Italia-Galles. L’italia, piegando la resistenza di un orgoglioso Galles, raggiunge il primo posto del girone non ancora conquistato matematicamente. I punti a referto sono nove. Sette i gol fatti. Zero invece i subiti. Trenta le partite senza perdere dell’Italia. Da undici incontri i portieri azzurri non subiscono reti.

Una magia che contro il Galles rischiava di finire: l’italia aritmeticamente perlomeno già seconda schierava, secondo i principi del buon turnover, otto giocatori diversi dall’ultima partita. Hanno esordito in corso di match altri tre calciatori azzurri. Dal canto loro, i britannici avevano una differenza reti nettamente favorevole rispetto alla Svizzera, impegnata contro la già eliminata Turchia e dunque facilmente pronostocabile vittoriosa. Per questo Bale e co., alla vigilia del match contro l’Italia, non erano ancora certi del Secondo Posto. Così affrontavano la partita con la formazione migliore.

Il risultato che ne è venuto fuori ha prodotto una Italia poco fluida ma vogliosa di non rinunciare a percentuali d’intensità ed estetica. Verratti ha spiegato calcio. E un Galles che aveva più un orecchio alla radiolina che al campo in attesa di buone notizie dallo stadio di Baku dove stava svolgendosi Svizzera-Turchia. Gli elvetici dovevano recuperare anche con il contributo dell’Italia un differenziale di 5 reti ai gallesi. La Svizzera contava un -3 di DF mentre il Galles un +2. La rimonta alla fine è rimasta incompiuta e la speranza rivelatasi vana.

2. C’est la precision qui fait la difference

Il vantaggio che ha mollato gli ormeggi dell’incontro Italia-Galles è derivato da una scelta molto convincente di Mancini: rinunciare alle ali a piede invertito – Chiesa (molto vivo) e Bernardeschi (sempre meno convincente e comprensibile la sua convocazione) – per posizionarle sulla fascia del loro piede forte.

Il Galles proponeva grande densità al centro del campo. L’Italia perciò in fieri ha risolto il rebus difensivo cercando gli uno contro uno dei due ragazzi scuola Fiorentina sulla fascia. Lo scopo era superare i quinti del centrocampo avversario e arrivare sul fondo del terreno di gioco per servire il generoso Belotti o l’accorrente Pessina. Il primo, punta centrale monocorde, è infine risultato incapace di calarsi come Immobile nell’articolata architettura codificata dal Mancio, a sua volta ispirato da Sarri. Idoneo, pertanto, servirlo tramite i cross dal fondo.

l’Italia metabolizza subito il cambio tattico di cui sopra e genera due occasioni da gol. Alla fine realizza la rete del poi definitivo 1-0 su calcio piazzatto durante il corso del Primo Tempo. Il taglio sul primo palo del centrocampista Pessina, scuola Monza e ormai da un po’ di tempo in forza all’Atalanta, è cercato dal piede certosino di Verratti e risulta vincente. Tenta, Pessina, di raddoppiare su azione da gioco ma con dinamica uguale alla punizione calciata da Verratti, però sciupa.

Pessina impressiona per l’intelligenza mai riflessiva con cui approccia alle partite e agli innumerevoli grandi eventi a cui ha partecipato quest’anno da protagonista sebbene novizio. I tempi d’inserimento sono gli stessi del Perrotta di Spalletti: orologio svizzero, Matteo! Superiori persino a quelli di Barella, il quale però vanta rispetto al suo competitor un volume di gioco superiore. La mezz’ala interista è un carrarmato; Pessina un V2.

3. I prossimi avversari degli Ottavi di Finale

Una Italia impavida ha scelto di vincere e onorare la partita Italia-Galles accettando così il rischio che il suo primato gli comportava, cioè di dover battersi già ai Quarti contro la Francia. Però prima agli Ottavi tocca ad una tra Austria e Ucraina.

Si ricorda che se l’Italia, perdendo contro il Galles, si fosse qualificata come Seconda, avrebbe beccato agli Ottavi una tra Russia, Finlandia e Danimarca ma ai Quarti la potenziale teste di serie non irresistibile dell’Olanda.

Tant’è… bisogna ora focalizzarsi su due compagini diverse: l’Ucraina ha un atteggiamento prettamente difensivo nella speranza di poter sprigionare in contropiede la tanta qualità della sua trequarti. Malinovsky, Zinchenko e Yarmolenko su tutti. Squadra che però mostra lacune, oltre che complessive sia dal punto di vista tattico che tecnico, soprattutto mentali.

Anche l’Austria ha la stessa problematica di convivere psicologicamente con un potenziale che appare inesploso e chissà quando riproponibile. Sulla nazionale austriaca campeggia il simbolo della Bundes di cui è enclave nell’Europeo. Pochi giocatori ma di ottimo livello, a differenza dell’Ucraina che sembra dotata di un roster leggermente più lungo. Capeggiati gli autriaci da Alaba in versione libero di Gaetano Scirea ai mondiale dell’82. Difende ma all’occorrenza, il nuovo giocatore del Real Madrid, deve poter anche servire l’assist a Tardelli, del quale imita fioretto e sciabola quell’austero Signore del centrocampo quale Sabitzer. Sembra proprio andare ad un’altra velocità di gambe e di pensiero rispetto ai suoi compagni.

L’Italia ha il dovere di passare con entrambe. Gli azzurri devono regalarsi, salvo sorprese, il Quarto contro Monsieur Karim The Dream Benzema e soci. Sconfiggere gli avversari forti senza smobilitare dal proprio credo nobilita il gioco perseguito e la mentalità vincente e non speculativa. Giusto cercare il Paradiso attraverso Inferno e Purgatorio, basta che poi questo percorso ex post non diventi alibi o rimpianto. Chi ci ha giocato davvero a calcio in Paradiso, quand’ancora era in terra, non approverebbe. Firmato Vittorio Pozzo e i ragazzi del Grande Torino.

Massimo Scotto di Santolo

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